Esi Edugyan.
.
Questo suono  una leggenda.
.
Titolo originale: Half Blood Blues. 2011.
Traduzione di: Massimo Ortelio.
2013. Neri Pozza Editore, VICENZA.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Presentazione.
.
Nel 1940 Hieronymus Falk, detto Hiero,  un bel ragazzo di colore e un genio della musica. Dei componenti gli Hot-Time Swingers, una band di jazz gi nota nei locali pi famosi di Berlino e d'Europa,  il talento puro, il trombettista capace di prodigiose improvvisazioni mentre, come Robert Johnson, d sfrontatamente le spalle al pubblico. Nella band vi sono buoni musicisti, come Chip Jones, ed onesti esecutori, come Sidney Griffiths, afroamericani approdati nel vecchio continente a cercare
fortuna e a lasciarsi alle spalle il razzismo degli Stati Uniti del Sud. Ma soltanto Hiero  l'innovatore, il Louis Armstrong tedesco, il genio ammirato sui palcoscenici di mezza Europa.
.
Nel 1940 gli Hot-Time Swingers e Hiero sono a Parigi, citt nella quale sono appena entrate trionfalmente le truppe di Hitler. Registrano un disco, producono un suono strabiliante mai sentito prima e aspettano con ansia che Hiero riceva un visto per l'America, poich per i reparti della Gestapo, acquartierati sugli Champs-lyses, quel ragazzo che suona divinamente la tromba , pi di Chip e di Sidney, un'onta intollerabile, una vergogna nera.
.
Hiero, infatti, appartiene a un gruppo raro e ristretto: i bastardi della Renania, i figli nati da donne tedesche e dai neri provenienti dalle colonie africane francesi. L'attesa si rivela, tuttavia, vana. In un amabile caff parigino la Gestapo arresta il ragazzo, lo accusa di corrompere la razza ariana, di essere un apolide e un comunista, lo trattiene a Saint-Denis per due settimane e poi lo spedisce nel campo di Mauthausen.
.
Trascorrono gli anni e degli Hot-Time Swingers resta la leggenda delle strabilianti registrazioni parigine, leggenda che costituisce la fortuna dei componenti della band sopravvissuti, Chip e Sidney innanzitutto. Di Hiero, del ragazzo che suonava come un Louis Armstrong tedesco, restano solo voci disparate e tristi. C' chi dice che sia morto nell'agosto del '48 a causa di un'embolia polmonare, chi che se n' andato a causa di una pleurite, chi, invece, con un'immaginazione pi romantica, parla di un arresto cardiaco dovuto alla denutrizione sofferta nel campo.
.
Dalle rovine del passato emerge, tuttavia, a volte la verit. Verit che, nel caso di Hieronymus Falk, prende il crudele aspetto di uno sconvolgente, insospettabile tradimento. Pluripremiato nei maggiori concorsi letterari internazionali, Questo suono  una leggenda  stato un bestseller internazionale che ha consacrato Esi Edugyan come una delle voci pi originali e di talento della narrativa mondiale.
...
.
...
L'Autrice.
.
Esi Edugyan si  laureata in scrittura creativa alla University of Victoria e alla John Hopkins University. I suoi lavori sono apparsi in diverse antologie tra cui la Best New American Voices 2003. Questo suono  una leggenda  il suo secondo romanzo.
...
.
...
Indice.
...
.
...
Prima parte. Parigi, 1940.
Seconda parte. Berlino, 1992.
Terza parte. Berlino, 1939.
Quarta parte. Berlino, 1992.
Quinta parte. Parigi, 1939.
Sesta parte. Polonia, 1992.
Ringraziamenti.
Bibliografia.
...
.
...
FINE Indice.
...
.
...
PRIMA PARTE.
...
.
...
PARIGI, 1940.
...
.
...
Chip ce l'aveva detto di non uscire. Non sfidate la sorte ragazzi,
aveva detto. Ma era stata una nottataccia e ci girava
ancora la testa per via del cancherone. Costava poco l'acquavite
dei contadini, ma scorticava le budella, e non aveva
neanche un bell'aspetto, scura e melmosa nella bottiglia
come acqua di palude.
Eravamo stravaccati in casa, le finestre tappate dalle lenzuola,
ma un'alba di fuoco penetrava lo stesso nelle stanze
e ti copriva la pelle come uno straccio caldo. Un paio d'ore
prima eravamo ancora in quello studio nei vicoli. Un bugigattolo,
un covo di spettri, pi che un posto per far musica,
i caloriferi sibilanti di vapore, le bottiglie che rotolavano
sul pavimento sconnesso. Le sigarette ardevano come
buchi rossi nel buio e fu questo a farmi capire che Hiero
non era soddisfatto: il fumo immobile, la sigaretta incollata
sulle sue labbra. Facevamo su e gi nella stanza, fra un
pezzo e l'altro, e si sentivano le corse dei topi sul soffitto.
Dio, se eravamo tesi! Forse non facevamo proprio schifo,
ma io mi sentivo fuori fase. Troppo nervoso, troppo distratto,
troppo preso a fissare la porta. Per non parlare del
cancherone e della clausura dello studio. Non riuscivo a lasciarmi
andare. Mettevo l'anima in ogni nota, ma alla fine
Hiero graffiava il disco e lo buttava nel cestino.
Non ci siamo, maledizione! Non ci siamo!
Hai ragione, ragazzo. Suoniamo come dei re... ghigliottinati!
aveva scherzato Chip.
Coleman e io eravamo rimasti a capo chino, troppo
stanchi per parlare.
Hiero stava asciugando la tromba con un fazzoletto sudicio.
A un tratto si era voltato verso Chip quasi con ferocia. Cristo! Anche quando facciamo schifo, siamo geniali!
Non me l'aspettavo. Da settimane non faceva che ripetere
quanto suonavamo male. Prendeva i dischi appena incisi e
graffiava la lacca con un temperino per renderli inascoltabili.
Borbottava che non c'era niente l. Invece c'era qualcosa. I
germi di una bellezza nuova, una bellezza selvaggia.
Era stato pi forte di me. Appena il ragazzo mi aveva
voltato le spalle, avevo preso l'ultimo disco, la cera ancora
molle, e l'avevo avvolto nel gilet. Mi ero dato un'occhiata
in giro e l'avevo infilato alla svelta nella custodia del contrabbasso.
Dov' l'ultima lacca? aveva detto poco dopo Hiero con
cipiglio, frugando nel bidone.
Sbaglio o hai detto che era da buttare?
Mi aveva guardato con amarezza.  inutile, maledizione.
Non ci riusciremo mai.
Cosa vuoi dire, ragazzo? aveva farfugliato Chip con la
voce da ubriaco. Che dobbiamo mollare?
Hiero si era stretto nelle spalle.
Avevamo ammucchiato le bottiglie vuote ai piedi della
parete ed eravamo tornati da Delilah, ognuno per conto
suo. Parigi era triste con il coprifuoco, fetida e densa di
ombre. Un rumore di passi bastava a farti trasalire, nei vicoli
silenziosi. Ci eravamo ritrovati tutti nell'appartamento.
Tutti tranne Coleman, ovviamente, perch lui stava dalla
sua donna. Eravamo stramazzati sui divani lerci, nella penombra
dell'oscuramento.
La custodia era appoggiata al muro e mi pareva quasi
di sentire il tepore del disco chiuso l dentro. Come facevano
gli altri a non sentirlo. Il calore tenue di una candela
sull'altare...
Vivevamo in quattro nell'appartamento, Delilah, Hieronymus,
Chip e io. Un paio di mesi prima avevamo trascorso
un'intera giornata a inchiodare lenzuola nere sulle
finestre ma, dannazione, quel sole spietato trovava sempre
il modo di entrare. Era impossibile farsi passare la sbronza
in una stanza. Ci sarebbe voluta una bella sudata all'aria
aperta. Da settimane non tirava un filo di brezza.
Hiero era buttato sulla sedia, le gambe scheletriche che
penzolavano dal bracciolo. A un tratto si volt verso di me,
la faccia scura e lucida come una melanzana. Cristo, mi
sento di merda. Mi si stanno sciogliendo le budella.
Amen.
Dio, ho bisogno di latte.
Amen.
Parlavamo una strana lingua, a met fra il tedesco e il
gergo dei bassifondi di Baltimora. Con un pizzico di francese
di tanto in tanto. L'Hochdeutsch, il tedesco letterario,
era l'unica lingua che conoscessi a parte l'inglese, ma a volte
le parole mi si confondevano nella mente e non c'era verso
di tenerle separate. E Hiero rideva. Veniva dalla Renania,
ma era come se avesse la vecchia Baltimora nel sangue.
Il fatto  che era ancora giovane. Gli piaceva scherzare.
Per qualcosa era cambiato in lui negli ultimi tempi.
Mangiava poco o niente. Quando i Nazi erano entrati in
citt, si era messo a letto con la febbre. Poi gli era passata,
ma gli aveva lasciato sul viso un'aria cupa che non era da
lui.
Diedi un'occhiata alla vecchia custodia, pensando al disco
che ci avevo nascosto dentro. Ma non mi sentivo in
colpa. Neanche un po'.
A un tratto Hiero inizi a rotolarsi sul tappeto. Oh,
Sid gemeva. Ho bisogno di un po' di latte.
Guarda nella credenza. Abbiamo del latte, Chip?
Chip si limit ad aprire uno dei suoi occhi castani, la
faccia scura come il carbone che si intravedeva a malapena
nella penombra.
Hiero toss. Devo pulirmi lo stomaco, non ne posso
pi. Gli occhi gli fremevano sotto le palpebre, come i seni
di una donna sotto la camicetta. Ho bisogno di latte, fratello.
Quella broda ti gratta le budella. Sembra di cacare
sabbia, come una clessidra!
Oh, non  poi cos male dissi. E comunque non c'
niente di aperto a quest'ora, ragazzo. Lo sai anche tu. Forse
solo il Coup. Ma  troppo lontano. Rimanemmo in silenzio
per un minuto. Mi passai la mano sulla bocca e, Dio
santo, la mia pelle puzzava di aceto: il cancherone ti conciava
davvero per le feste!
Ammucchiate contro il camino, le ultime sedie rimaste
avevano qualcosa di assurdo, come uno stormo di anatre
sfuggite al macellaio. Perch erano proprio le ultime.
Stando a Lilah, quello era stato un appartamento di lusso,
sedie Luigi XIV, lampadari di Murano, tappeti Aubusson. I
soffitti erano alti come in una cazzo di stazione ferroviaria.
Ma il conte che l'aveva affittato a Delilah aveva voluto vendere
i mobili prima che arrivassero i Crucchi. Ora era vuoto
e c'era da perdersi in tutto quello spazio, come naufraghi in
mezzo al mare. Soprattutto di notte.
Chip inizi a russare piano dall'altra parte della stanza.
Gettai un'occhiata a Hiero, piegato in due sulla sedia.
Ragazzo dissi, con la bocca impastata. Ehi, ragazzo! ripetei,
agitando la mano. Scherzavi vero, quando hai detto
che volevi mollare tutto? Ci siamo quasi e lo sai anche tu.
Hiero fece un bel rutto.
Buongiorno anche a te.
Non rispose. Rimasi a guardarlo mentre si alzava in
piedi, la sedia che ragliava come un mulo. And barcollando
verso la porta, o meglio quella sarebbe stata la sua intenzione,
perch in realt stava puntando dritto verso il camino
e alla fine and a sbattere contro il muro.
Un attimo dopo era a quattro zampe sul pavimento.
Che stai facendo, Hiero? dissi.
Come sarebbe a dire? Non hai mai visto uno che si
mette le scarpe? E questo  niente, ora viene il bello: mi
metto il cappotto.
Detto fatto, inizi a lottare con il suo palt pied-de-poule.
Ho bisogno di vedere la luce disse, senza alzarsi.
Tirai fuori l'orologio dal taschino e rimasi a fissarlo
strizzando gli occhi. E notte fonda, fratello. Tu sei fuori
di testa.
Non fiat.
Lilah dorme ancora. Aspetta che si svegli e fatti accompagnare da lei.
Anche le mie gambe dormono se  per quello, ma io non aspetto nessuno.
Dovresti almeno avvisarla.
Io faccio quello che mi pare.
Un grugnito giunse dalla finestra e Chip si puntell sul gomito, come se stesse posando per una scultura. Aveva lo sguardo vitreo, le palpebre che sbattevano come falene. Poi la testa gli cadde all'indietro e sembrava che parlasse con il soffitto.
Vi ho gi detto di non uscire, dannazione farfugli. Tornate a letto e cercate di dormire. Dico sul serio.
Pensa per te, negro disse Hiero, con un ghigno. E mi raccomando, non perdere di vista il soffitto.
Gi che ci sei potresti dare una sistemata all'intonaco aggiunsi.
Ma Chip russava gi.
Vai a svegliare Lilah ripetei.
Hiero era gi davanti alla porta e mi guard storto con la sua faccia leonina. Che diavolo, non mi serve la bambinaia! Voglio solo scendere a bere una tazza di latte caldo...
Si pieg di colpo, come per ripararsi da una folata di vento.
Cazzo, Sid, non dirmi che hai paura di Lilah! Cosa pu farci? Spararci col rossetto?
Tu sei pazzo. Tacqui un momento, poi aggiunsi: Lo sai che sei senza documenti. E se ti fermano?
Si strinse nelle spalle. Voglio solo fare un salto dalla Mantide. Sono due passi. Spalanc la porta e sgattaiol sul pianerottolo, barcollando nella luce fioca delle scale.
Mi prese una strana inquietudine, mentre scrutavo il buio oltre la porta. Mantide era il soprannome che avevamo dato alla tabaccaia in fondo alla strada.
Va bene, va bene brontolai. Aspettami, vengo con te.
Poggi una mano sottile sul pomello, perch altrimenti non stava in piedi. Questo ragazzo sar la tua rovina, Sid, pensavo.
Lui fece una smorfia. Cosa vuoi, un invito scritto? Muoviti!
Mi tirai su, cercando l'altra scarpa a tentoni.
Andr tutto bene aggiunse. Chi vuoi che ci sia dalla Mantide a quest'ora?
Sentitelo dissi. Sprizza sicurezza da tutti i pori.
Hiero sorrise. Tranquillo, Sid, con me sei in una botte di ferro!
Eravamo gi per le scale, quelle grandi scale di marmo, e
poco dopo ci ritrovammo in strada. Il fatto  che il ragazzo
aveva un'aria cos solenne e smagrita, lo sguardo serio di
un bambino che muore di fame, che era impossibile dirgli
di no. Prendete Chip, ad esempio: all'inizio non lo poteva
vedere e poi era diventato una seconda madre per lui. Lo
guardai mentre usciva baldanzoso con in testa quel cappellaccio
da vagabondo e pensai: mi sto mettendo nei pasticci.
Ero il pi vecchio della band, avrei dovuto essere il pi assennato
e invece gli trotterellavo dietro come un cagnetto.
Diavolo. Delilah mi avrebbe spaccato la testa!
Di solito non andavamo da nessuna parte di giorno,
senza Delilah. Non passavamo mai due volte per la stessa
strada. Soprattutto non mettevamo mai piede in Rue des
Saussaies o in Avenue Foch. Ma l'Occupazione continuava
e Hiero diventava ogni giorno pi irrequieto. Era un
Mischling, un mezzosangue, scuro per: non avresti mai detto
che sua madre era bianca e veniva dalla Renania. Diavolo,
il ragazzo aveva la pelle nera e lucida come il petrolio, ma
era nato in Germania, sissignore. Magari non aveva la faccia
da tedesco, ma era tedesco dalla testa ai piedi. Aggiungeteci
il fatto che non aveva uno straccio di documento...
Insomma la vita non era una passeggiata per lui.
Io sono americano e ho la pelle cos chiara che mi prendono
tutti per un bianco. Sono figlio di due quarterons di
Baltimora e gli sono uscito con i capelli lisci e gli occhi verdi.
Questo mi ha sempre aiutato a Baltimora. E me la passavo
bene anche a Berlino. I Crucchi erano gentili con me, ma
quando Hiero diceva qualcosa con il suo tedesco madrelingua
rimanevano di sasso. Non gli piaceva un selvaggio che
parlava come un uomo civilizzato. Lo guardavano con una
luce strana negli occhi, lo scintillio di una lama...
Per quello eravamo scappati a Parigi. Ma sapevamo che
lo squallido appartamento di Lilah non poteva ripararci per
sempre dal caos. Non si sfugge al destino. A volte, mentre
sbirciavo dalla finestra Rue de Veron senza un'anima viva, mi
sembrava di essere di nuovo a Berlino, la notte che tutti i vetri
della nostra strada andarono in frantumi. Eravamo a casa
di Ernst, in Fasanenstrasse, a fare bisboccia, e quando ci affacciammo
alla finestra sembrava carnevale. La calca, i fal,
le bottiglie rotte. Scendemmo anche noi ed era come camminare
sul ghiaino, con tutte quelle schegge che scricchiolavano
sotto le scarpe. La sinagoga l accanto era in fiamme, ma i
pompieri le davano le spalle spruzzando l'acqua su tutti gli
altri caseggiati. Per evitare che l'incendio si propagasse, capite?
Ricordo il silenzio della gente, il bagliore del fuoco sulla
strada bagnata, l'acqua degli estintori che finiva nelle fogne.
Qua e l si vedevano schegge lucide come opale contro
il nero del selciato.
Hiero e io ci addentrammo senza parlare nel grigiore
di Montmartre. Una volta ci facevano un jazz da favola,
ma ormai c'erano solo tedeschi nei locali. I bistrot avevano
cambiato genere quasi da un giorno all'altro, riempiendosi
di grasse sciantose con le calze smagliate che cantavano canzoni
sdolcinate alla Gestapo. Prendemmo per i vicoli, evitando
di passare davanti ai bistr da cui giungeva un gran
baccano nonostante l'ora. L'aria era fredda e Hiero con le
mani in tasca sembrava che avesse le ali. L'alba era strana,
un cielo marrone come il cuoio. Tutto puzzava di fango.
Mi fermai a guardare l'orologio. Avevo l'impressione che
andasse indietro.
Ascolta. Ti sembra lento? dissi al ragazzo,
appoggiandoglielo all'orecchio.
Lui mi guard come se fossi fuori di cervello.
I caseggiati incombevano tetri su di noi e le ombre si allungavano
ai lati della strada. Mi sentivo sempre pi inquieto.
Non c' niente di aperto a quest'ora. Dove stiamo
andando, Hiero? Dove cazzo vuoi andare?
La Mantide  aperta fece il ragazzo. Lei  sempre
aperta.
Mi guardai intorno, chiedendomi cosa avremmo fatto
se ci fossimo trovati faccia a faccia con uno di quei fottuti
nazisti. Ehi... ti ricordi quel gran pezzo di figliola al Club
Noiseuse? Quella vestita da uomo?
Ancora questa storia? Hiero camminava in fretta con
le sue gambe segaligne. Ogni volta che bevi il cancherone
tiri in ballo quel tizio?
Non era un tizio, fratello... era una donna, fidati!
Il tizio col vestito verde? Accanto al palco?
Era una fata, amico, roba di prima qualit.
Hiero si mise a ridacchiare. Te l'ho gi detto, amico,
quello era un maschio. Un uomo. Con un bel culo peloso.
Gi, tu te ne intendi, vero?
Continua a far confusione, Sid, e uno di questi giorni
finirai a letto con un Crucco.
Girammo l'angolo e sbucammo nella piazza, quando a
un tratto mi venne da vomitare. Me l'aspettavo, ci sarebbero
volute delle budella di ferro per reggere tutto quello
che avevamo bevuto quella notte. Io non ho le budella di
ferro, ma non fatevi venire strane idee su altre parti del mio
corpo: l la forza non mi manca, state tranquilli. Mi trascinai
fino al tiglio pi vicino e vomitai l'anima.
Continua pure disse Hiero ridendo. Torno subito. Il
bar-tabacchi della Mantide era dall'altra parte della strada.
Non farti rifilare soldi falsi! gli gridai dietro. Con la
vista che ti ritrovi, quella ti spella vivo se non stai attento.
Il sole, bianco e tenero come un frutto precoce, tingeva le
finestre dei palazzi scuri, ma l'aria sapeva ancora di rancido
e la fuliggine bruciava nelle narici. Battei i piedi, poi mi
piegai di nuovo in due. Dannato cancherone.
All'improvviso sentii un gran baccano. Sollevai la testa
e vidi Hieronymus che picchiava sull'uscio della bottega
come se volesse buttarlo gi. Pareva stupito che la serratura
osasse resistergli. Alla fine si arrese e appiccic quella faccia
da matto alla vetrina, come un bambino. Perch Hiero
era un bambino. Un bambino pazzo, ma cosa non usciva
da quella tromba! Una musica cruda, quattro note in croce,
eppure ci sentivi dentro un altro mondo!
Torn di corsa. Chiuso disse ansimando. Com' che
 ancora tutto chiuso? Che ore sono?
Saranno le nove e mezzo.
Guarda l'orologio.
Lo accontentai. Le nove e mezzo.
Non  possibile. Si guard intorno imbronciato. Un'automobile
bianca pass nella strada ombreggiata, come un
blocco di ghiaccio che scivola su un fiume. L'autista si volt
a guardarci e mi si accappon la pelle, mi sentivo inerme,
in balia degli eventi. Il tizio era azzimato e vestito di nero
come se stesse andando a un funerale.
A un tratto mi ricordai che giorno era. Maledizione, 
domenica, scemo che non sei altro! esclamai, dando una
pacca sul braccio a Hiero. Non c' niente di aperto. Se
vuoi il latte devi andare al Caf Coup. Infatti, di domenica
le strade appartenevano ai Crucchi.
Hiero si strinse la pancia, guardandomi avvilito. Non
so se ce la faccio,  troppo lontano!
L'hai detto. Torniamo a casa.
Il ragazzo inizi a frignare.
Non ti dar pi retta brontolai. Dico sul serio. Ehi,
dove stai andando? Hiero?
Si allontan barcollando e mi fece una gran pena. Rimasi
a guardarlo per un po', e alla fine gli andai dietro imprecando.
Ci farai beccare tutti e due sibilai quando l'ebbi raggiunto.
Avevo la faccia accaldata e scivolavo a ogni passo sui
ciottoli viscidi di pioggia. Ragazzo! Sto parlando con te!
Dai, arriviamo fino al Coup disse senza fermarsi.
Stai scherzando? E in capo al mondo!
Mi fece un mezzo sorriso e ripensai al disco che avevo
nascosto nella custodia. Fui preso da qualcosa che assomigliava
parecchio a un senso di colpa. Ma non lo era. Mi voltai
verso di lui.
Dimmi una cosa. Davvero non vuoi pi farlo, il disco?
Non rispose, ma si capiva che stava riflettendo sulle mie
parole, gli occhi duri e neri come due sassi.
Il Caf Coup de Foudre aveva appena aperto quando arrivammo.
Il ragazzo s'infil dentro, tenendosi lo stomaco
come se stesse per vomitare da un momento all'altro. Io mi
fermai un attimo a guardare dalla soglia. Non mi sentivo
troppo bene, anche se la nausea mi era passata. C'erano solo
coppiette sedute ai tavolini. Fumavano tutti e una nebbiolina
azzurrognola avvolgeva il locale come una ragnatela. L'odore
del tabacco si mescolava al tanfo del liquore rimasto dalla
sera prima. Il mormorio di una radio in sottofondo. Il bancone
per profumava di caf au lait e cioccolata calda. Il ragazzo
si arrampic su uno sgabello rosso e screpolato, prendendosi
la testa fra le mani. Il barista venne verso di noi.
Un bicchiere di latte dissi in inglese, indicando Hiero.
Latte borbott lui, senza sollevare il capo.
Il barista pos l'avambraccio sul bancone e si chin verso
Hiero. Lo conoscevamo per un buon diavolo. Solo latte?
Cosa sei, un gatto? gli sussurr all'orecchio in un tedesco
stentato.
Che ridere rispose Hiero, la bocca contro la manica
del cappotto. Sei spiritoso quanto il nostro Sid. Perch
non vi date al cabaret, voi due?
Il barista fece un ghigno e bofonchi qualcos'altro all'orecchio
di Hiero. Il ragazzo alz la testa di scatto, serrando
le labbra.
E dai, Hiero gli dissi. Non vedi che scherza?
Mentre andava verso la ghiacciaia, il barista mi rivolse
un'occhiata, poi guard l'orologio. Lo feci anch'io. Erano
le dieci meno cinque. Torn con un bicchierone di latte, la
voce che crepitava nel silenzio del locale come le palle da
biliardo quando picchiano l'una contro l'altra. Puoi bere
tutto il latte che vuoi disse. Non diventerai mai bianco.
L'uomo aveva una risata femminea.
Hiero si port il bicchiere alle labbra strizzando gli occhi.
Sentii la nausea montare dentro di me e feci del mio
meglio per ricacciarla indietro.
All'improvviso il ragazzo si volt e mi pos la mano sulla
spalla. Potremmo tornare in studio disse. L'ultima lacca
non era da buttare forse. E il mio visto non  ancora arrivato.
Almeno avr qualcosa da fare.
Deglutii nervosamente.
Lui mi guard a lungo: Vedrai che alla fine ce la faremo
disse. Ci vuole solo un po' di pazienza.
Ma certo dissi. Certo che ce la faremo, ragazzo. Per
anche l'ultima versione non era male, ti pare? Anzi, io dico
che avrebbe fatto la nostra fortuna.
Il ragazzo pos il bicchiere sul bancone e ordin, indicandolo
col dito: Un altro!
Mi venne un conato. Torno fra un attimo dissi tenendomi
lo stomaco. Non te la squagliare senza di me, eh?
La latrina era nel seminterrato. Scesi le scale in preda a
una nausea terribile, il gusto della bile in bocca. Mi aggrappai
al lavandino ingiallito e coperto da un dito di grasso.
Ansimando, aprii il rubinetto e mi spruzzai il viso. L'acqua
era gelida e sapeva di ferro, per un attimo non mi sentii
la faccia.
Poi ci fu quel rumore al piano di sopra, un tonfo improvviso.
Trattenni il respiro. Dannazione, pensai. Vuoi vedere
che Hiero ha preso a botte il barista? In quel periodo,
infatti, il ragazzo era sempre pronto a menare le mani. Inspirai
a fondo e andai verso la porta.
Rimasi un momento a fiutare l'aria come un segugio.
C'era uno strano silenzio, poi tutto inizi a traballare
e ci fu uno schianto tremendo, come una cosa che va in
pezzi. Dannazione. Mi tremava tanto la mano che la maniglia
cigol quando la girai. Uscii nel corridoio e salii tre
gradini, fermandomi dietro un muro da dove potevo sbirciare
la sala senza essere visto.
Tutte le luci erano accese. Non capitava mai al Coup,
mai! Mi sembrava di essere finito in un incubo.
Non si sentiva volare una mosca, un silenzio opprimente
gravava su cose e persone. Un tizio si volt, adagio, verso
di me. Aveva dei segni sulla faccia, come ferite di coltello.
Sbirciai sotto il suo tavolo: aveva una gamba sola. Le sue
mani si torcevano e fremevano come creature appena ripescate
da un lago, stringendo dei fogli sudici. La cenere della
sigaretta gli cadde sui calzoni.
Mi guardai intorno e scoprii con sgomento che tutti
gli avventori avevano posato i documenti sul tavolo. Molti
erano accartocciati come le foglie d'autunno, altri quasi
a brandelli. Per l'agitazione, una brunetta aveva posato la
carta di identit su una pozza di caff. Masticava nervosa
un filo sfuggito dal colletto del suo cappotto di tweed. Ricordo
che pensai: non avr troppo caldo vestita cos?
Il barista stava pulendo il bancone con uno straccio,
come se niente fosse.
E poi c'era quest'altro tizio, seduto nella luce immobile
della finestra. Aveva un'espressione soddisfatta che mi fece
venire la pelle d'oca.
Pian piano la gente ricominci a chiacchierare e sollevai
lo sguardo.
Fu allora che li vidi: due tedeschi con le uniformi chiare.
Di solito le avevano nere, se li incontravi di notte vedevi
solo una faccia da fantasma e un bracciale rosso sangue venire
verso di te. Ma i tedeschi erano tedeschi con qualunque
uniforme.
Uno era alto e secco come un arbusto. L'altro, basso e
tarchiato, mi dava le spalle e notai il rotolo di ciccia sulla
sua nuca.
Cercai Hiero con lo sguardo. Poco dopo lo scorsi accanto
all'entrata del bistrot. Fissava i Crucchi e aveva di
fianco un ragazzo ebreo con un'espressione terrorizzata eppure
dignitosa. Il tedesco alto sfogliava i documenti dell'ebreo,
leccandosi il pollice ogni volta che voltava pagina.
Guardai la sua faccia: una faccia qualunque, la faccia di uno
che bada ai fatti suoi.
Forestiero disse il tedesco basso, cos piano che sentii a
malapena. Apolide di razza negra.
Hiero e il ragazzo ebreo se ne stavano l con le braccia
ciondoloni, come due scolari in castigo. Erano uno spettacolo
straziante. Due creature indifese. Chiss come gli batte
forte il cuore, pensavo. Non li vedevo bene in faccia per via
della porta a vetri alle loro spalle, ma sentivo che respiravano
in modo affannoso.
Anche il tedesco alto parlava con voce sommessa.
Strano: quei due Crucchi erano fin troppo garbati. A Berlino
non si comportavano cos. Sembravano quasi in imbarazzo,
due persone di buon cuore che solo la durezza dei
tempi costringeva a certe azioni. E quel garbo, quella pacatezza
mi spaventavano pi di ogni violenza. Erano un genere
inedito di brutalit.
Straniero disse il tedesco basso soavemente. Ottentotto.
Apolide gli fece eco l'altro. Ebreo. Negro.
Avrei voluto chiudere gli occhi. Mi tremavano le gambe
e non mi sentivo pi i piedi. Non cadere, mi dicevo. Non
cadere proprio ora, dannazione. Tira fuori le palle, per Dio,
fatti avanti.
E invece rimanevo l, impietrito.
Hieronymus fissava i Crucchi. Quando quelli se ne accorsero
e lo guardarono male, distolse lo sguardo e si mise
a scrutare le mattonelle. Non si voltava mai verso i bagni e
io sapevo perch. Dannazione. Era lui che proteggeva me,
quando avrebbe dovuto essere il contrario. Non potevo accettarlo
...
Ma a un tratto i Crucchi spalancarono la porta del Coup
facendo tintinnare il campanello. Presero Hiero per il braccio
e lo trascinarono in strada insieme all'altro ragazzo. Io
rimasi dov'ero, immobile, le mani come due sassi sulle cosce,
il petto pieno di qualcosa che sembrava acqua. Rimasi
l a guardare mentre portavano via Hiero.
La porta si richiuse di schianto. Le luci erano ancora
tutte accese nel locale, ma nessuno fiatava.
Poi il tizio con la faccia soddisfatta si alz e and al bancone.
Cont i franchi mettendoli uno sull'altro sul ripiano
di mogano, e disse al barista qualcosa in francese.
Il barista raccolse le banconote umide e le ripose nella
cassa. Il tizio si allontan rasente i tavolini, i tacchi che strusciavano
sul pavimento consumato. Lo guardavamo tutti,
ma nessuno disse una parola. Poi la porta si richiuse con il
suo allegro scampanellio.


SECONDA PARTE.
BERLINO, 1992.

Chip aveva chiamato per dire che avrebbe fatto un salto da
me. Quando vuoi fratello, avevo detto.
Le luci erano accese nel mio appartamento di Fells
Point, la moquette del salotto ingombra di vestiti, carte e
roba da buttare: gli avanzi di una vita. Avevo tirato fuori
tutto e stavo decidendo cosa portare con me, quando sentii
quei colpi secchi alla porta. Avevamo l'aereo il giorno
dopo. Mi avviai nel corridoio, fra pile di giornali ingialliti
e vecchie foto. Vivevo l da quarantaquattro anni. Il padre
di Lola ci compr l'appartamento alla fine della guerra e
quando lei mor, cinque anni dopo il matrimonio, pass
a me.
Il portone s'incastrava sempre e per aprire dovetti aggrapparmi
alla maniglia di ottone finch non cedette. Ed
eccolo, il mio amico d'infanzia, la faccia butterata e gualcita
come un vecchio materasso.
Fece un ghigno. Ges, Sid, quand' che metterai un po'
in ordine? Guarda che macello! disse oltrepassando lo zerbino
frusto, il volto scuro che si stagliava contro la camicia
lucida. Aveva un vocione che sembrava scivolare nell'aria
come l'olio sull'acqua. Una voce notevole, considerando
la sua statura: senza scarpe e cappello, il vecchio Chip non
superava il metro e sessanta.
Un macello, eh? Ma ti sei guardato allo specchio? ribattei,
prendendo il suo bel cappotto nero e appendendolo
all'ometto. Hai una faccia che sembra una borsetta di coccodrillo.
Lo so fece Chip, fregandosi le guance con le sue manone.
Pensa che mentre venivo qui, un tizio ha cercato di
scipparmela.
Spiritoso dissi, dandogli una pacca sulle spalle. Davvero
spiritoso. Hai fatto i bagagli?
Si strinse nelle spalle. Ci sto provando. Guard il pavimento
con aria teatrale. Ma vedo che anche tu non sei
messo meglio.
Lo feci accomodare nel caos del salotto e andai in cucina.
Cosa bevi? gridai. Scotch? Siccome non rispondeva,
infilai la testa nella porta. Vuoi uno scotch?
Chip si volt verso di me. Come?
Ehi, fratello, non  che sei diventato sordo a furia di
suonare quei maledetti tamburi?
Sorrise. Un pochino. Cos'hai detto?
Ti va uno scotch?
Si lecc le labbra. Non ne ho mai rifiutato uno.
Lo guardai e mi fece una gran pena. Quell'aspetto orribile
non era dovuto solo alla stanchezza: alla fine la droga
gli aveva presentato il conto. Chip si era fatto di eroina per
decenni e aveva smesso solo una quindicina di anni prima.
Era pulito da cos tanto tempo che a volte me ne dimenticavo.
Per la verit, non so ancora come avesse fatto a cominciare.
Non avrei mai immaginato che potesse diventare
un tossicomane. Da ragazzo era pieno di scrupoli, per non
dire refrattario, nei confronti degli stupefacenti. Comunque
era stato un colpo per me veder affiorare sul suo viso i
segni di una malattia tenuta a bada per anni. Il passato che
tornava a bussare alla porta.
Preparai due scotch lisci, con appena qualche scheggia di
ghiaccio. Ci sar ancora l'Hound? gli domandai.
Dove? A Berlino?
Sorrisi, sedendomi accanto a lui.
No fece Chip. Niente  rimasto come prima. Temo
che non la riconoscerai.
Be' dissi. Non pensavo proprio che ci sarei tornato.
Prost dicemmo all'unisono, facendo tintinnare i bicchieri.
Hai visto il film?
Chip scroll la testa. Caspars non vuole che lo veda
nessuno, prima del festival. Dici che sar brutto?
Temo di s. Non so come hai fatto a convincermi, fratello.
Sorrise. Sar per via di questa faccia affascinante, immagino.
Gi dissi. Dev'essere stata quella.
Tacemmo per un po'. Mi faceva uno strano effetto vedere
Chip in casa mia: non mi capita spesso di avere intorno gente
cos elegante. Quel completo blu doveva costare un occhio.
Anche se non hai il grano, era solito dire Chip, vestiti
come se lo avessi, cos confondi la gente. Ha sempre abiti
di gran classe, le camicie tanto inamidate che gli segano i
polsi. Perfino sul palco, mentre pesta sui tamburi, sembra
un croupier al tavolo da gioco. L'unica volta che l'ho visto
in disordine fu dopo quella zuffa, a Berlino, e che zuffa!
Avete presente James Bond dopo che gli hanno dato una
bella ripassata? L'altro per era conciato molto peggio...
Eccellente il tuo scotch disse Chip, posando il bicchiere
sul tavolino sbiadito.
Di certo sei abituato a roba migliore.
 buono. Chip si guard intorno, schiarendosi la voce.
Senza prendersi la briga di chiedere il permesso (quando
mai Chip Jones ha chiesto permesso?) tir fuori un portasigarette
in titanio con le sue iniziali e ne estrasse un cigarillo
che non poteva che essere di prima qualit. Lo accese
e mi porse l'astuccio.
No. Se fumo un sigaro cos buono  la volta che riprendo
il vizio. E devo pensare alla salute.
Perch, sei malato?
Nossignore. Ma da quando sono in pensione sono diventato
pi riflessivo...
Bisogna prendere la vita come viene, Sid. Non serve
stare a pensarci su. Chip sorrise. Per mi sorprende ancora
che tu ti sia ritirato dalle scene. Io non potrei mai.
Gi. Eravamo due vecchi decrepiti ormai, ma a ottantatr
anni suonati, Chip passava ancora da una tourne all'altra.
Non sapevi mai se era a Baltimora, a Buenos Aires o a
Reykjavik.
Non fa per me. Preferisco una vita tranquilla. Ho passato
trentuno anni a trascrivere verbali per un paio di medici,
due tipi boriosi con le facce avvizzite. Battevo a macchina
quelle diagnosi complicate, ringraziando Dio perch
non ero fra i loro pazienti. Sebbene fossi circondato da
malanni di ogni genere, sono arrivato alla pensione sano
come un pesce. Nato sotto una buona stella, diceva sempre
la mia terza moglie, storcendo il naso. Non so se  cos.
Provate voi a svegliarvi una mattina soli soletti a ottantadue
anni, provate a smettere di fare l'unica cosa che vi permette
di ammazzare il tempo. Quello era un lavoro perfetto
per riempirti le ore. Non erano passate due settimane che
avevo gi voglia di ricominciare. Ma qualcosa era cambiato
in me. Non c'entra il declino del corpo, avevo maturato
una nuova consapevolezza, la consapevolezza della mia fragilit.
Ci sono pensieri da cui bisogna stare alla larga, amici
miei, perch se ti acchiappano sei fritto!
Chip mi guardava con aria inquieta e capii che aveva in
testa qualcosa. Sputa il rospo, Jones dissi. Parla!
Scoppi in una risata fragorosa. Sei diffidente come
una vecchia zitella, Sid! Pensi sempre che ci sia sotto qualcosa,
anche se mi infilo uno stecchino fra i denti.
Falsi anche quelli ribattei.
Si chin e prese il bicchiere scolandolo d'un sorso. Bagnate
dal liquore, le labbra sottili di Chip sembravano proprio
un'ostrica.
Per ho indovinato, vero? Hai in mente qualcosa?
Aggrott la fronte, fingendosi indispettito. Sidney
Griffiths disse, guardandomi dritto negli occhi.
Non riuscii a trattenere un risolino. Il vecchio Chip,
quel diavolo del vecchio Chip!
Sidney Griffths ripet, avvicinandosi il cigarillo alle
labbra. Fissai la brace ardente. Devo dirti una cosa ma non
so come fare, perch non crederai alle tue orecchie.
Chip  convinto di essere irresistibile, e chi sono io per
fargli venire dei dubbi?  capace di far passare per oro colato
qualunque panzana. E il bello  che non lo fa nemmeno
apposta.
Sidney Griffiths disse per la terza volta e a quel punto
non ebbi pi dubbi: ne aveva escogitata una delle sue. Ti
ricordi quando cadde il Muro? Non ci credevi, dovetti dirti
di accendere la TV! Bene,  una cosa cos, fratello. Anzi pi
grossa.
Risi controvoglia. Era vero. Non ci avevo creduto finch
non avevo acceso la TV in camera da letto, nella vecchia
tana che avevo condiviso con altre tre donne, dopo Lola.
Sono tutte e tre ancora in vita, ma nessuna  mai riuscita a
scacciare Lola dal mio cuore. Ricordo che la stanza era ancora
piena delle cose che ci aveva messo la mia ultima moglie:
tendine in poliestere e orribili ninnoli che venivano
dalla sua infanzia a Roanoke. Nel frattempo  venuta a riprenderseli,
grazie Dio.
Mi ero seduto sul letto e avevo acceso il mio vecchio televisore.
Dopo dieci secondi pensavo di avere le traveggole:
gente assatanata che dava di piccozza sul Muro di Berlino,
buttando gi l'orrido cemento coperto di graffiti. Spruzzi
di champagne. Grida e lacrime e i flash dei fotografi che
lampeggiavano come spari nel buio mentre le persone sbucavano
dagli squarci. Alcuni si allontanavano a piedi con
scarpe scalcagnate e jeans macchiati, altri a bordo di quelle
automobili giocattolo, le Trabant, con la folla che picchiava
allegramente sul tettuccio. Ero rimasto impietrito, come un
monaco in preghiera. Non credevo ai miei occhi. Quella
non era la citt che ricordavo, non era la mia Berlino.
Chip si sporse verso di me, urtando con il piede il bicchiere
vuoto. Lo sai cosa intendo, fratello. Tu rifiuti il
mondo.
Ma piantala. Perch, Baltimora non fa parte del mondo? Scrollai la testa. E verr a Berlino, no? Berlino non
conta?
Chip ridacchi. Il pi subdolo figlio di puttana di tutta
l'America. Lo  sempre stato, fin da ragazzo. Ha qualche rotella
fuori posto secondo me. E deve per forza fare il bastian
contrario,  pi forte di lui!
Ripetei che era faticoso per me, quel viaggio, che lo facevo
solo per lui.
Vedi? ribatt. Non lo fai per me, ma per Hiero, per la
storia del jazz. In fondo lo fai per te!
Aggrottai la fronte.
Perch mi scocciava davvero l'idea di quel viaggio. Circa
un anno prima Chip era venuto da me tutto eccitato e mi
aveva parlato del documentario. Un tizio di nome Kurt Caspars,
per met finlandese e per met tedesco - celebre per
un coraggioso cortometraggio sulla tratta delle bianche in
Olanda -, lavorava a un film sulla vita di Hieronymus Falk.
A produrre il documentario sarebbe stata una televisione
tedesca e avevano scelto Caspars perch il suo modo veloce
e scarno di trattare le immagini aveva molto in comune
con lo stile musicale del ragazzo. Ma come ogni artista,
Caspars aveva bisogno di materiale grezzo da cui trarre ispirazione.
Noi, amico mio, saremo i mattoni e il cemento
aveva spiegato Chip.
Caspars voleva gente capace di sviscerare ogni singolo
aspetto dell'esistenza di Hiero.  risaputo che Buddy Bolden
mor in manicomio, che Bix Beiderbecke se ne and
per via dell'alcol, ma Falk? A quanto ne sapevamo, era
uscito vivo da Mauthausen, ma era morto poco dopo. Dove
e quando rimaneva un mistero. Il fatto che fosse stato in
un campo di concentramento di per s non spiegava la sua
fine. Era stata la prigionia a rovinargli la salute? Oppure
non era pi riuscito a stare al mondo, trovando stupida e
priva di senso la vita di tutti i giorni dopo quella terribile
esperienza? E la morte era stata una liberazione per lui o
l'ultimo insulto della sorte?
Diavolo, non avevamo nemmeno una tomba su cui
piangerlo!
Non volevo essere intervistato da chicchessia, n andare
a Berlino a vedere il fottuto documentario. Ma Chip si era
gi fatto mandare i biglietti da Caspars, quando butt l con
noncuranza che il film sarebbe stato presentato nell'ambito
di una specie di tributo, lo Hieronymus Falk Festival,
un'intera settimana dedicata alla vita del grande trombettista.
Da quando era crollato il Muro, i locali dove suonavamo,
a Berlino Est, erano diventati luoghi di culto. E dai
aveva detto Chip. Ci saranno tutti: Wynton Marsalis, perfino
il vecchio Grappelli. Sar una cosa fenomenale.
Rifiutai, naturalmente. Poi, piano piano, mi lasciai convincere.
Cosa non faresti per gli amici, quando sei vecchio.
Forse perch sai che non dovrai sopportarli a lungo.
Allora cos' che devi dirmi? brontolai. Sputa il rospo.
Ho un mucchio di cose da fare. La TV, ad esempio, ha urgente
bisogno di essere guardata.  spenta da due ore, il che
non  normale.
Chip si strinse nelle spalle. Ho paura che non mi crederai.
Lo penso anch'io.
Strusci la scarpa sul pavimento. Non vorrei che la
prendessi nel modo sbagliato.
Smettila di menare il can per l'aia.
Ma si capiva che aveva qualcosa in testa, qualcosa di
grosso.
Vuoi saperlo? Vuoi proprio saperlo? Si sporse ancora
di pi verso di me, con una faccia seria che non era da lui.
Sid, il ragazzo  vivo!
Pass un minuto buono, poi scoppiai a ridere sguaiatamente.
Non sto scherzando continu Chip. E vivo e abita in
Polonia.
Se  una battuta, guarda che non fa ridere, Chip.
Non  una battuta.
Dico sul serio, non fa ridere, cosa volevi dirmi?
Questo. Non sto mentendo, fratello,  la verit.
Ma va' al diavolo! Che ti ha preso, hai ricominciato a
farti?
Si incup a quelle parole e mi resi conto che avevo esagerato.
Ma ero fuori dai gangheri.
Hai altro da dirmi, a parte queste cavolate?
Rimase l seduto a giocherellare col bicchiere. Io lo fissavo
con un sorrisetto incredulo. Una mosca ronzava nella
stanza e sembrava un macchinario lontano.
A volte gli scherzi di Chip sono perfidi, ma quello era
addirittura odioso.
Fece la faccia avvilita. Cosa devo fare per convincerti?
Scrollai la testa.
Sono serio, al cento per cento, Sidney.
Vedo che non hai ancora finito.
Che ti devo dire?
Non dire niente, chiudi il becco. Mi alzai di scatto,
facendo cigolare le molle della poltrona. Guardavo le sue
mani, le unghie giallastre di nicotina. Ho da fare, fratello.
Annu, ma non si mosse. Non te l'aspettavi, lo so disse
con un'espressione indecifrabile. Voglio dire, capisco che
sia un boccone troppo grosso da mandare gi tutto in una
volta. Ma, diavolo, Sidney, pensaci un attimo: dopo il festival
potremmo noleggiare una macchina, io e te, e andare a
Stettino,  l che abita. Se  troppo lontano possiamo prendere
il treno.
Ero stufo e alla fine sbottai, esasperato dalla sua insistenza.
E com' che sei l'unico al mondo a saperlo, eh?
Hiero  vivo e abita in Polonia? Sa tanto di demenza senile,
fratello. Mi chiedevo se davvero ci fosse qualcosa di
strano in lui. Dovete sapere che cinque anni fa Chip aveva
dovuto rimanere a riposo per qualche tempo, non perch
fosse stanco: una donna l'aveva trovato in pigiama e pantofole
nel metro di Parigi, alle quattro del mattino. Non apr
bocca per tre mesi, poi si riprese e usc dall'ospedale
tornando alla vita di sempre. Il fatto  che stiamo diventando
vecchi.
Chip dissi.
Chip si illumin di colpo, neanche gli avessi detto che
gli credevo. Ho ricevuto una lettera, Sid. Tre mesi fa o gi
di l. Ero appena tornato da quella tourne in Italia e in
Grecia. Ero stanco morto e ho trovato una busta gialla fra
la posta. Sai, la classica busta gialla? Be', l'ho aperta e che
io sia dannato, se non era del ragazzo. Dieci frasi in tutto,
diceva solo che aveva saputo del festival e perch non andavamo
a trovarlo. Una cosa pazzesca, mi sono venuti i capelli
dritti!
Ah-ah!
Due giorni fa me n' arrivata un'altra. Diceva suppergi
le stesse cose. E allora mi sono reso conto che non ti avevo
ancora parlato della prima.
Lettere... dissi.
Esatto.
E cosa ti fa pensare che siano sue quelle lettere?
Chip mi guard negli occhi: sembrava invecchiato di
colpo.
Il cigarillo dissi.
Sbatt gli occhi e guard il mozzicone che stava per bruciargli
le dita. Lo spense nel portacenere.
Qualcuno ti sta prendendo per il culo, Chip. Oppure
sei di nuovo esaurito.
Non sono esaurito, Sid.
Mah! E dove sarebbero queste lettere?
Chip aggrott la fronte. Lo sapevo che me l'avresti
chiesto. La verit, fratello,  che me le sono mangiate. Ero
cos sottosopra che me le sono mangiate.
Non dissi nulla.
Scherzo fece lui, sempre pi a disagio. Ges, Sid,
dove vuoi che siano? Sono a casa mia, insieme alle richieste
imploranti di impresari di tutto il mondo.
Perch non le hai portate?
Un sorrisetto nervoso gli incresp le labbra. Be', quelle
richieste non sono per te, fratello.
Vuoi fare lo spiritoso?
No, per niente.
Inarcai le sopracciglia. Lo sai cosa penso? Non finii la
frase. La sua espressione mi aveva gettato nello sconforto e
non riuscii a dire quello che avevo in mente. Mi chinai a raccogliere
il bicchiere e andai a posarlo sul bancone della cucina.
Poi presi il suo cappotto dall'appendiabiti e glielo portai.
La stoffa era morbida e scivolava come seta tra le dita.
Si alz ansimando dalla poltrona e indoss il cappotto
con quella che voleva essere un'espressione dignitosa. Sar
meglio che vada, cos potrai fare i bagagli.
Sar meglio.
Quante volte sei stato sposato? farfugli.
Non risposi e gli aprii la porta.
Si ferm sul pianerottolo sudicio, nella luce rossastra dell'uscita
di sicurezza, come se si aspettasse qualche altra parola
da me. Ci vediamo sull'aereo disse.
Sembrava pi che altro triste. Gli chiusi la porta in faccia.
Chip Jones, gran figlio di buona donna! Cristo, se ci sapeva
fare con i tamburi. Gi da ragazzino, a Weimar, si capiva
che era destinato alla gloria. Sul palco accanto a lui,
cercavo di mettere tutto il fuoco che avevo nelle corde del
mio contrabbasso, ma per i critici musicali ero sempre e
solo solido e affidabile. Mediocre, in altre parole.
 la verit: sono l'unico della nostra band a non essere
diventato famoso. Non ce l'ho mai fatta. Quanto a Chip, 
considerato a buon diritto uno dei pi grandi batteristi americani,
per dirla nel linguaggio del marketing discografico.
Ma  una fama che si  guadagnato a caro prezzo. Per poco
non ci ha lasciato la pelle. Grazie a Dio, allora era ancora
abbastanza disciplinato e diede il meglio di s in quella registrazione.
Il mio unico merito  di averla salvata dall'oblio.
Gi, Half Blood Blues, 3 minuti e 33 secondi,  in pratica
tutto ci che mi rimane di quegli anni. Non me ne faccio
un cruccio, non si diventa famosi essendo affidabili. Ma
quel pezzo ha rilanciato la carriera di Chip, l'ha rimesso in
carreggiata. E ha fatto di Hiero uno dei trombettisti pi celebri
della sua generazione.
Anzi, l'esistenza del ragazzo avrebbe potuto passare per
una nostra invenzione, se quel disco non fosse sopravvissuto.
Ancora oggi, non c' trombettista che non si senta in
qualche modo in debito verso Hieronymus Falk. Fu uno
dei pionieri, un Louis Armstrong tedesco, per cos dire.
Wynton Marsalis, ad esempio, dice che Falk  stato uno
dei motivi per cui si  messo a suonare. Quando l'ho sentito
sono andato fuori di testa! Ero solo un bambino, ma
l'ho capito lo stesso che era un genio: un talento cos non
puoi non riconoscerlo. Anche gente che non ha mai suonato
jazz ne ammette la grandezza, chitarristi punk, violoncellisti,
perfino i cantanti pop, non c' nessuno che non abbia
preso qualcosa da lui. L'altro giorno ho sentito un pezzo
alla radio che era Hiero sputato.
Ma il ragazzo ha rischiato di essere dimenticato dalla
storia. C' mancato poco. E questo che mi ha sempre colpito:
la mano del destino. Tutto ricominci in una cittadina
francese che durante la guerra era sotto Vichy. Erano
i primi anni Sessanta e stavano ristrutturando un appartamento.
Un giorno, buttando gi un tramezzo, l'artigiano
scopre fra i calcinacci una cosa che sembra una granata. Un
oggetto luccicante, come una moneta nella neve sporca.
Una scatola di metallo, mezza arrugginita, con dentro i cinque
dischi che ci avevano resi famosi a Berlino, pi un altro,
dai bordi ondulati e privo di etichetta. Il gerarca nazista
che aveva abitato in quella casa era morto da un pezzo,
ma evidentemente amava il jazz. Il muratore port i dischi
al fratello, che insegnava all'universit, il quale a sua volta li
gir a uno studioso di musica. Questi per non diede loro
peso e li chiuse in un armadio dove rimasero per cinque o
sei anni, ovvero fino alla sua morte. La figlia dello studioso
stava a Berlino e si guadagnava da vivere facendo il mimo...
Per farla breve, la donna trov la scatola nell'ufficio del padre
e la port a un musicologo della sua citt. Fu lui a rendersi
conto che lo strano disco privo di etichetta era genio
allo stato puro!
Ora viene il bello. Il musicologo decise di approfondire
la faccenda e scopr che i cinque dischi degli Hot-Time e
quello anonimo si assomigliavano parecchio: la formazione
sembrava la stessa, ma suonava in modo pi raffinato. La
musica del disco fantasma era pi calda, intelligente... superlativa.
Non che le cose degli Hot-Time Swingers fossero
scadenti. Anzi, per un certo periodo fummo di gran voga.
Suonavamo nei club pi famosi d'Europa e i nostri cinque
dischi erano famosissimi. Avevamo fan in tutto il continente
e ci esibivamo di continuo in Austria e Svizzera, Svezia
e Ungheria, s, anche in Polonia. In Francia no, perch
quel figlio di puttana di Ernst ce l'aveva con i francesi. Comunque
allora eravamo sulla breccia: Hieronymus Falk alla
tromba, Ernst The Mouth von Haselberg al clarinetto,
Big Fritz Bayer al sax alto, Paul Butterstein al piano e noi
ragazzi della sezione ritmica, Chip Jones alla batteria e il
vostro affezionatissimo al contrabbasso. Eravamo una specie
di famiglia, noi sei, una famiglia incasinata come ce ne
sono tante.
Lo studioso scopr questo e altro, ma poi si aren: non
riusciva a ricostruire la formazione del disco anonimo.
Aveva impiegato un attimo a capire che la prima tromba era
Hiero e due settimane a convincersi che Chip e io eravamo
alla ritmica, ma c'era un'altra tromba e, non sapendo a chi
attribuirla, pens che doveva essere Ernst The Mouth a
suonarla. Il vecchio studioso aveva letto da qualche parte
che, a dispetto della sua preferenza per il clarino, Ernst se
la cavava egregiamente anche come trombettista. (Sbagliatissimo!
Ernst suonava la tromba quanto Monet giocava in
borsa.) Ma che fine avevano fatto gli altri Hot-Timers? Perch
erano assenti dalla session?
Continuando le ricerche, aveva scoperto che Paul era
stato arrestato nel '39 ed era morto a Sachsenhausen; che io
e Chip eravamo tornati a New York con la SS St John -, che
il ragazzo era finito a Mauthausen. Ma che ne era stato di
Big Fritz ed Ernst von Haselberg? Mistero.
In ogni caso, il saggio del musicologo attir l'attenzione
di John Hammond, il Cristoforo Colombo del jazz, scopritore
di Billie ed Ella. All'epoca Hammond lavorava come
talent scout per la Columbia e aveva gi messo sotto contratto
gente del calibro di Aretha, Bob e Lonard. And
apposta a Berlino per ascoltare la nostra musica e quando
la sent per poco non gli venne l'amnesia: non riusciva pi
a pensare ad altro. Sono parole sue. Tornato in s (non 
adorabile il modo di parlare di questi discografici?), decise
che doveva fare tre cose: convincere la Columbia a rimasterizzare
e lanciare i nostri brani in grande stile, rintracciare
quelli fra noi che non erano ancora morti e mandare gli
Hot-Time Swingers in tourne perch si coprissero di gloria
e ricchezza eccetera...
Fu Louis ad aiutarlo a trovare me e Chip. Louis Armstrong.
Armstrong conosceva tutti nel giro e anche se odiava
Hammond, gli scrisse due righe spiegandogli come stavano
le cose. Non c'era Ernst von Haselberg alla seconda tromba,
che idea strampalata. A naso, sembrava semmai Bill Coleman,
l'uomo del Kentucky. Il tema era una canzonetta tedesca
di cui gli sfuggiva il nome. Gli disse anche che probabilmente
Chip e io eravamo tornati a vivere a Baltimora ed era
l che doveva cercarci. Louis non spieg come faceva a sapere
tutte queste cose... Comunque Hammond rispose alla
lettera, ma due giorni dopo si sparse la notizia che Satchmo
era morto. Ad Hammond bast guardare sull'elenco telefonico
di Baltimora per trovare sia me che Chip.
Chip fu subito entusiasta e mi convinse a firmare il contratto
con la Columbia. Per fui molto chiaro su un punto:
che pubblicassero quello che volevano, ma di un tour degli
Hot-Time Swingers non se ne parlava nemmeno, potevano
toglierselo dalla testa. Intanto Ernst, Big Fritz e Paul erano
morti da un pezzo, quanto a Hiero, non avrei mai suonato
Half Blood Blues senza di lui. Per Dio, il pezzo era suo, l'aveva
scritto sputando sangue dalla tromba. E che assolo, ragazzi!
Suoni potenti, selvaggi e misteriosi, come un cespuglio
fiorito in mezzo al deserto! Non c'era nessuno in grado
di sostituirlo. Inoltre, n Chip n io avevamo troppa voglia
di rivangare il passato, dopo quello che era successo.
Era inevitabile che diventasse leggenda una storia cos,
non solo la storia del ragazzo, ma anche quella della band,
gli Hot-Time Swingers: un branco di giovani tedeschi e
americani si incontrano a Berlino e Parigi negli anni fra le
due guerre e fanno una musica gioiosa e sfrenata, prima
della bufera nazista. E la leggenda sopravvive solo grazie
al fatto che una scatoletta di metallo salta fuori per caso
nell'appartamento di un nazista! Se non  una storia di fantasmi
questa...
Ma chi era Hieronymus Falk? Tutti cominciarono a
chiederselo e dissero le cose pi stravaganti sul suo conto,
alcune perfino vere. Gli bastava ascoltare una canzone una
sola volta per eseguirla alla perfezione (vero). Era il fratello
perduto di Sidney Bechet (chi lo sa?). Come Robert Johnson,
aveva il vizio di dare le spalle al pubblico (sarebbe stato
un peccato, bello com'era). Aveva fatto un patto col diavolo
per avere quelle labbra prodigiose.
Non mi stupirei se quest'ultima illazione fosse autentica.
Poi, nell'autunno dell'81, emersero nuovi dettagli. Hammond
dichiar, durante un'intervista, che il ragazzo, sopravvissuto
a Mauthausen, era morto nell'agosto del '48 a
causa di un'embolia polmonare. Embolia polmonare? Suonava
fasullo, e scoprire com'era morto Hieronymus Falk divent
lo sport preferito dei giornalisti musicali. Ci fu chi
scrisse che Falk se nera andato a causa di una pleurite. Un
altro spieg che se l'era cercata, camminando sotto la pioggia
con un fisico gracile e minato dalla prigionia. Un altro
ancora asseriva che i polmoni non c'entravano: era stato il
cuore a tradirlo, un arresto cardiaco dovuto alla denutrizione.
Una fine pi romantica, insomma. Tutte queste congetture
non facevano che girare il coltello nella piaga, a me
e a Chip. Lasciate in pace il ragazzo, pensavamo. Lasciatelo
riposare in pace.
Ma Hammond non era disposto a mollare.
 come ho detto io, Sid, embolia polmonare mi ripete
in seguito. Non capisco perch nessuno voglia crederci.
Certo, ti saresti aspettato una morte pi spettacolare da un
uomo come Falk. Una morte degna della sua leggenda.
Diavolo, pensai, un uomo come Falk? Hiero era solo un
ragazzo. Un ragazzo cresciuto troppo in fretta.
Rimasi dietro la porta ad ascoltare i passi strascicati di
Chip gi per le scale. Poi chiusi le due serrature di sicurezza
e riagganciai la catenella.
Chip Jones, pensavo amaramente. Gran testa di cazzo.
Ecco un uomo che non ha il senso della misura.
Non gli avevo creduto, ovviamente, neanche per un
istante. Tornai nella quiete del salotto, spensi la luce e andai
a sbirciare la strada dalla finestra. Un minuto dopo comparve
Chip, una sagoma minuta nella luce del tramonto.
Attravers la strada lentamente e a un tratto si volt a guardare
verso il mio appartamento. Tirai la tenda.
Poi mi sedetti e rimasi a fissarmi le mani. La stanza era
quasi buia ormai, i mobili ricoperti dalle ombre della sera.
Sembrava tutto pi pesante, l'odore del cigarillo di Chip
indugiava nell'aria come una presenza demoniaca.
E se non fosse una delle cavolate di Chip? mi dicevo. Se
le lettere esistessero davvero? E se il ragazzo stesse davvero
cercandoci, come una di quelle voci che vengono dall'altro
mondo di cui parlano certi libri? Cosa faresti, Sid? Non ti
sentiresti in dovere di andare da lui, dopo quello che  successo
a Parigi? Rimasi seduto l finch la stanza non sprofond
nelle tenebre, il chiarore della strada che filtrava dalla
tenda.
Niente da fare. Non ci credevo.
Avrei dovuto alzarmi, finire di fare la valigia, ma non
mi mossi. Una strana sensazione si era impadronita di me.
Avevo le mani e i piedi indolenziti, poi un'ombra mi pass
sul cuore, facendomi accapponare la pelle...
Mi assopii, svegliandomi qualche tempo dopo con il
collo irrigidito, il davanti della camicia bagnato di bava. Era
ancora buio. Mi alzai e guardai l'orologio con una smorfia.
Mancavano poche ore al nostro volo.
Trascinai la valigia per le scale e dentro il taxi che mi
aspettava in un'alba fredda. Le nuvole bianche del gas di
scarico infestavano la strada come fantasmi. Rabbrividii e
mi infilai nell'auto con un gemito. Il sedile era tutto strappato
e puzzava d'aglio. All'aeroporto borbottai. E senza
giri turistici, devo prendere un aereo.
Il tassista aveva un berretto degli Orioles con la visiera
al contrario. Non ho mai capito gli uomini che guidano
col cappello. Si strinse nelle spalle. Ma certo, capo, l'aeroporto.
Diede una pacca al tassametro e part.
Baltimora  sempre cos sudicia nelle prime ore del mattino.
L'asfalto bagnato dalla pioggia notturna, i ratti che gironzolano
sotto le automobili parcheggiate, le cartacce che
svolazzano nei vicoli. Un tempo non era tutto cos desolato.
Un uomo della mia et non dovrebbe andare all'aeroporto
in taxi, dovrebbe avere qualcuno che lo accompagni
e gli auguri buon volo. Sono solo,  vero, ma non ho rimpianti...
Giusto, capo disse il tassista allegramente. I rimpianti
non servono a nulla.
Trasalii, non mi ero reso conto di aver parlato a voce
alta.
Dove va di bello? mi chiese, rivolgendomi un'occhiata
dallo specchietto retrovisore.
A Londra dissi. Abito l. Meglio non raccontare i
fatti tuoi agli sconosciuti. Soprattutto, mai dire che lasci
una casa incustodita. Bisogna essere prudenti al giorno
d'oggi.
Londra? disse il tassista. Ma pensa un po', ci ho vissuto
anch'io! Si sta bene in Inghilterra, anche se il cibo ti
ammazza. In che parte di Londra?
Inarcai le sopracciglia. Non avevo nessuna voglia di
chiacchierare. Scherzavo dissi. Non sto a Londra, sto in
Canada. Ontario.
Il tassista mi rivolse un'occhiata delusa. Ho imparato
tanti anni fa che basta nominare il Canada per spegnere
sul nascere qualunque conversazione.  uno dei miei piccoli
trucchi.
Mi misi a guardare le strade che scorrevano al di l del finestrino.
Baltimora  uno di quei posti che appena ci torni
ti viene voglia di ripartire. Non  la citt ideale per appendere
il cappello. Gi da ragazzino non vedevo l'ora di andarmene.
Mi venne il magone mentre osservavo il muro verde
dei boschi lungo l'autostrada. Non sono mica stupido, lo
sapevo che quello sarebbe stato il mio ultimo viaggio.
Il fatto  che io sono nato a Baltimora prima della
Grande Guerra, e tutti quelli nati a Baltimora prima della
Grande Guerra volevano tagliare la corda, specialmente se
erano come me: poveri, neri e pieni di speranze impossibili.
 vero che Baltimora non  profondo sud, e la mia famiglia
aveva la pelle abbastanza chiara, ma sbaglia chi pensa
che la gente di colore se la passasse male solo in Louisiana.
Tutti storcevano il naso, se io e i miei amichetti entravamo
nei locali frequentati dai bianchi. Era mortificante. Alcuni
dei parenti della mamma si spacciavano per bianchi, gi a
Charlottesville, e non ci volevano tra i piedi. Ah, come mi
sarebbe piaciuto presentarmi l e mandare all'aria la loro
messinscena! Oggi la vedo diversamente: forse volevano
solo vivere in pace. Anche noi avremmo potuto passare per
bianchi, dire che eravamo meticci, o roba del genere, ma
pap non voleva saperne. Il Signore mi ha creato negro e
cos sia, diceva sempre.
Dopo aver fatto il check-in, intrapresi la lunga camminata
che portava al nostro cancello d'imbarco. Corridoi
bianchi, controllo passaporti e tutto il resto, ma di Chip
neppure l'ombra.
Non sbuc fuori neppure quando fu il momento di salire
a bordo.
Bene, pensai con soddisfazione, se Dio vuole ha perso
l'aereo.
Il buon Caspars ci aveva procurato dei biglietti di prima
classe e mi ero appena sistemato nell'ampio sedile, liberandomi
dei miei scarponcini ortopedici, quando vidi Chip
trascinarsi nel corridoio verso di me.
Sid disse trafelato. Pensavo di non farcela. Non riuscivano
a trovare la mia fottuta prenotazione! Era impeccabile,
con un completo di seta nera e il foulard grigio nel
taschino. Ma sei seduto nel posto sbagliato disse, scrutando
il biglietto.
Tirai fuori il mio e guardai il numero sopra il vano portabagagli.
Non hai il 2B? disse.
4D risposi.
Si accigli. Io sono nel 2A, dannazione, ci dev'essere
un errore...
Si guard intorno deluso.  dall'altra parte! brontol.
Gli avevo detto di metterci vicini, fratello, te lo giuro.
Va bene cos, Chip dissi, facendomi di colpo amichevole.
Non te la prendere, tanto avrei dormito comunque
per tutto il viaggio.
Chip annu con aria afflitta. Okay. Magari vengo a sedermi
qui dopo il decollo.
And al suo posto, mentre la hostess si affannava a sistemare
borse e valigie. Poi ci staccammo dalla pista e l'aereo
s'inclin bruscamente, sollevandosi nell'etere. Mi aggrappai
ai braccioli e guardai le nuvole fuori dal finestrino, un
fitto strato grigio che nascondeva la citt. Prima che si spegnesse
la luce della cintura di sicurezza avevo gi ingoiato
due pillole di sonnifero e mi ero rannicchiato sotto la coperta.
Chi me l'ha fatto fare? pensai gi mezzo stordito.  una
vera pazzia.
Vidi Chip che si sporgeva per attirare la mia attenzione.
Chiusi gli occhi. Berlino, pensai, maledizione...
Chip sembrava pi piccolo del solito quando sbarcammo
dall'aereo. Altri corridoi e controlli, eccetera... Alla
fine ci ritrovammo seduti su una panchina davanti al nastro
trasportatore in attesa che comparisse la mia valigia. Non
comparve. Rimanemmo un bel pezzo a guardare due borse
verdi che giravano da sole sul nastro.
L'hanno persa dissi. Volo una volta ogni quindici
anni e mi perdono il fottutissimo bagaglio!
Chip annu. A me non  mai successo in quarant'anni.
E meno male, perch quelle costano un occhio, fratello.
Guardai il set di valigie in cuoio di prima qualit e tutte
con il monogramma, piazzate accanto a lui in ordine decrescente
come una specie di famigliola. Notevole brontolai,
scuro in volto. Un viaggiatore di classe.
Chip ridacchi. Gi. Non ti preoccupare, Sid, ti presto
qualcosa io per la prima di stasera.
Non voglio i tuoi vestiti, devono darmi quella cazzo di
valigia!
Vedrai che la ritrovano fece Chip in tono incoraggiante,
ed ebbi di nuovo la sensazione che ci fosse sotto
qualcosa: non era da Chip essere cos gentile e disponibile.
Al banco reclami un tizio con i baffetti mi disse che avrei
trovato il bagaglio ad aspettarmi in albergo. L'avevano spedito
per sbaglio in Polonia, ma stava gi tornando.
Polonia! disse Chip ridendo, mentre eravamo in coda
per il controllo passaporti. Ha voluto precederci per avvisare
Hiero che stavamo arrivando. Ribad il concetto mentre
aspettavamo il taxi fuori dall'aeroporto. Pensaci un attimo,
Sid: la Polonia non pu essere lontana se la tua valigia
ci mette cos poco a fare avanti e indietro. Dev'essere come
andare da Baltimora a Washington, o gi di l!
Inarcai le sopracciglia, voltandomi dall'altra parte.
Mentre filavamo verso l'hotel, dissi al tassista di passare
dalla Porta di Brandeburgo. Mi ero seduto accanto all'autista
per stare a distanza da Chip, ma lui non faceva che sporgersi
in avanti con l'alito che sapeva di cigarillo.
 meglio se andiamo dritti in albergo, Sid disse. Mancano
meno di tre ore alla prima.
La Porta di Brandeburgo ripetei al tassista in tedesco.
Poi aggiunsi, rivolto a Chip: Abbiamo tutto il tempo, rilassati
e goditi lo spettacolo.
Lo ammetto, un po' lo feci per dispetto, ma ero anche
curioso. A stupirmi fu soprattutto la vastit di Berlino: era
sempre stata grande, ma non cos. Si distinguevano ancora
chiaramente i grossi squarci che la guerra aveva aperto nel
tessuto della citt. Il verde dei parchi interrompeva il mare
di cemento e c'erano parecchi piazzali deserti e invasi dalle
erbacce. Le strade erano pi larghe di quanto non ricordassi,
e quando passammo davanti al Berliner Dom mi venne un
groppo in gola: la cattedrale pareva essersi ristretta! Aveva un
aspetto dimesso, come un nobile decaduto.
Appena il taxi svolt in Unter den Linden, Chip mi
pos la mano sulla spalla. Lo sai dove siamo? mormor.
Era difficile spiegare ci che provavo. L'ultima volta che
avevo visto l'Unter den Linden, i tigli erano stati sradicati
e sostituiti da colonne bianche; i nazisti avevano cosparso
di sabbia il selciato per evitare di scivolare con i loro dannati
stivaloni.
Era tutto finito, peggio che se non fosse mai esistito. Fu
scioccante, come una rivelazione. Dio sa perch, mi torn
in mente la notte che avevo visto mia madre distesa nella
bara. Chinandomi su di lei, avevo ritrovato i suoi lineamenti,
la pacatezza di sempre, ma anche qualcosa che non
le apparteneva. Una lieve increspatura sulle labbra, dovuta
forse all'uomo delle pompe fnebri. Le dava un'aria
capricciosa, come se morendo avesse imparato una nuova ironia,
e si fosse lasciata il mondo alle spalle con uno sberleffo.
Non  pi la nostra Berlino disse Chip.
Deglutii.
 il tempo, fratello prosegu Chip. Si porta via tutto.
Annuii. Qualcosa  andato perduto e scommetto che
nessuno sa che  esistito.
Tranne noi due, fratello.
Tacqui.
Chip si appoggi allo schienale.  per questo che siamo
qui, Sid.
Mi voltai a guardarlo: le grosse mani ficcate fra le cosce,
il vestito nero e lucido, senza una piega. Chiacchieri
troppo dissi. Tu hai in mente qualcosa.
Ridacchi. Oh, non riuscir a convincerti, lo so. Il vecchio
Sid non vuole andare in Polonia.
Puoi contarci.
Chip fece un'altra risatina.
Ma io non avevo voglia di ridere. Neppure il lusso del
Westin Grand su Friedrichstrasse riusc ad addolcirmi l'umore.
Mi sdraiai sul letto gigantesco, con le tende di velluto
tirate, l'aria densa dove pareva fluttuare la polvere dei
secoli.
Diavolo, se ero stanco. Troppo stanco per dormire. Uno
straccio, come diceva mia madre. Avevo ricominciato a parlare
in tedesco e mi sembrava di averlo sempre parlato: la
mente  davvero fenomenale, acchiappa le parole e le custodisce
per anni, senza lasciarle pi andare. Respirai a fondo.
Tutto nella stanza era color panna, un beige cos chiaro che
a malapena si vedeva, come essere sospesi nel nulla.
Mi lasciai inghiottire da quel silenzio. Berlino, la nostra
splendida Berolina! Che citt meravigliosa era dopo la
Grande Guerra! E noi, poveri ragazzi inquieti, affamati di
vita. Io ci arrivai tardi, solo nel '27, ma quant'era bella! Gli
esuli accorrevano da ogni parte, portando con s i loro strumenti:
gli animali da palcoscenico arrivavano a frotte.
Ogni bettola pareva un teatro, allora. Il Barberina. Il
Moka Efiti, la Scala. I cervelli pi brillanti del secolo affollavano
il Romanisches Caf, scambiandosi le idee fra
una birra e l'altra. Potevi incontrarci Kstner e Tucholsky,
grandi artisti come Otto Dix. Dix sempre a caccia di incubi
per i suoi dipinti, lo sguardo fisso sul bicchiere mentre
rimuginava su qualche nuova immagine. Come quella
di Anita Berber, la ballerina, con i capelli e il vestito rossi,
come carne viva.
Eh, s, correvamo tutti al Weisse Maus per vederla! Lei
scivolava mezza nuda fra i tavoli e all'apice della trance
spaccava bottiglie di champagne in testa agli avventori. Anche
Big Fritz se ne becc una e nemmeno se ne accorse da
tanto era eccitato! Anita si esibiva anche all'Eldorado, il ritrovo
preferito dalle lesbiche, cos buio che faticavi a vedere
il palcoscenico. Si muoveva sinuosa, accompagnata dalle
note austere di Saint-Sans... Roba da svenire!
Nel periodo di massimo splendore c'erano pi di venti
cabaret a Berlino. Ogni impresario diventava un Cristoforo
Colombo, tanti erano i talenti in attesa di essere scoperti.
Marlene Dietrich al Zwei Krawatten, Ursula Fuller al Rote
Feder. Una ragazza graziosa come la Fuller, con quel viso
d'angelo, che si dava da fare in un postaccio simile! Perch
i costumi delle ballerine del Rote Feder lasciavano poco
all'immaginazione, ve l'assicuro. Ci andammo solo una
volta, ma non l'ho mai dimenticato. Venivano fuori quasi
nude e si sedevano a gambe larghe sui tavoli dei clienti, vestendosi
con studiata lentezza. Era come spiare la moglie
del tuo vicino. Questa era l'idea. Anche se rammento che
Ernst si chin verso di me e disse con un sorrisetto: Magari
fosse cos la moglie del mio vicino!
Bussarono alla porta e mi alzai a fatica dal letto. Credevo
che fosse la fottuta valigia. Al diavolo la Polonia, pensai.
Non era la valigia, ma un tizio con una gruccia da cui
pendeva un vestito azzurro nella plastica. Il signor Jones
mi ha chiesto di portarle questo disse in un buon tedesco.
Ma lasci che mi presenti. Parlava cos in fretta, mangiandosi
le parole per la timidezza, che non riuscii ad afferrare
il suo nome, ma capii che l'avevano mandato quelli del festival
perch si prendesse cura di me e Chip. Un'ora mi sarebbe
stata sufficiente per prepararmi? chiese con imbarazzo.
Ma certo, fratello! Sta' a vedere che questo rimane ad
aspettarmi nel corridoio, pensai chiudendo la porta. Sbirciai
dal buco della serratura, ma non vidi nessuno. Il ragazzo
non era scemo come sembrava.
Ovviamente Chip sapeva che il suo vestito non poteva
andarmi bene. Lo adagiai sul letto, andai a tirare le tende
e scoprii la citt che si estendeva di fronte a me. La luce si
stava affievolendo e il pomeriggio era agli sgoccioli. I lampioni
cominciavano ad accendersi e m'incantai a guardare
il profilo dei tetti, il luccichio delle vetrate del Reichstag e
gli alberi schierati lungo il viale.
Le citt cambiano, anche se all'apparenza rimangono
uguali. L'ho sempre saputo. Perfino Baltimora non mi era
sembrata la stessa quando ero tornato da Parigi. Ma Berlino
non  una citt come le altre. Ripensavo alla prima
volta che eravamo stati l. Chip e io eravamo richiestissimi
allora, le jazz band tedesche ci volevano perch davamo colore:
sbatti due veri americani nell'organico e tutto diventa
pi autentico! Probabilmente era lo stesso motivo per cui ci
avevano voluto a quel festival.
Negli anni Trenta c'erano perfino musicisti tedeschi che
si fngevano americani: Herr Mike Sottneck definiva la sua
band amerikanische Jazz-Tanzkapelle. E non era l'unico. Il
guaio  che i Crucchi erano negati per la nuova musica. Noi
venivamo direttamente dalla culla del jazz, ce l'avevamo nel
sangue. Non voglio dire che fosse una questione di razza,
ma eravamo cresciuti a pane e jazz, Cristo santo! Invece parecchi
dei Crucchi venivano dalla musica classica e non riuscivano
a liberarsi dello stile melenso delle sale da ballo europee.
Una musica senza palle!
Non che fossero tutti cos, ma c'era da diventare matti
sentendo un Gluskin o un Bela, con quei goffi cambi di
tonalit e le percussioni senza peso. E poi non avevano un
briciolo di swing, gli mancava il senso dell'improvvisazione.
Ernst aveva sorpreso Wilhelm Bosch a trascrivere un assolo
di Red Nichols da un disco. Ma vi rendete conto? Red Nichols
era un grande, ma come si fa a ripetere un assolo leggendolo,
nota per nota, da uno spartito? Ernst era quasi
morto dal ridere.
Chip e io non ci mescolavamo con gente simile. Eravamo
snob. Suonavamo solo con i migliori: Franz Grothe e
Georg Haentzschel, Walter Dobschinski, Ernst Hoellerhagen e Stefan Weintraub. Suonammo anche con Eric Borchard
fino alla sera in cui, strafatto di eroina, strangol la
ragazza. Comunque eravamo sempre sulla breccia...
L'odore metallico dei gas di scarico riempiva l'aria fredda
della notte. L'ocra lucente del cinema Babylon si stagliava
al di l dell'erba di Rosa-Luxemburg-Platz. Giallastro e spigoloso,
da lontano sembrava un'enorme fetta di formaggio.
Mi fece uno strano effetto ritrovarmi l, in uno dei luoghi
della mia giovinezza. L'ultima luce del tramonto illuminava
l'edificio, facendolo risaltare contro il grigio della piazza.
Chip era fra me e il nostro taciturno accompagnatore.
Di tanto in tanto si sputava sulle dita e si sistemava l'acconciatura
afro. In preda alla tensione, guardai il Babylon,
la gente che si riversava nella piazza. Ma quanti erano?
Non riuscivo a deglutire, come se avessi la gola imbottita
di ovatta.
Nervoso, eh, Sid? disse Chip.
Scacciai le parole con un gesto stizzito. Sono calmissimo.
Un fiume di persone si dirigeva anche verso il teatro
dall'imponente colonnato sull'altro lato della piazza, il
Volksbiihne. C'era una ressa tale che uno non poteva starnutire
senza spruzzare i vicini. Sembrava che tutta la citt
fosse venuta a vederci.
E ora come facciamo a entrare? chiesi.
Oh, in qualche modo entreremo disse Chip, con aria
beffarda. Sei sicuro che ti senti bene? Sei un tantino verde,
Sid.
Non sono verde.
Chip grugn e mi diede una pacca sulle spalle. Il tocco
della sua mano per mi fece piacere, era rassicurante e io
avevo un gran bisogno di essere rassicurato. Ma il suo vestito
mi andava decisamente corto: sembrava che mi fossi
tirato su le maniche per lavarmi la faccia e il colletto della
camicia rimaneva floscio in mancanza del suo collo taurino.
Volevo farglielo notare, ma invece dissi: Avrei dovuto
darti un cazzotto sui denti quando mi hai chiesto di venire
qui.
Una frase pi adatta alle circostanze.
Chip scoppi a ridere e si avvi verso l'ingresso. Non
sarebbe servito a niente disse. Non  rimasto un dente, n
un briciolo di buon senso in questa zucca.
Purtroppo brontolai.
Si volt verso di me con un sorriso divertito. Sei pronto
a tornare nel mondo, Sid?
Non ebbi il tempo di rispondere perch apr la porta del
cinema, spingendomi dentro.
Fummo immediatamente assaliti da un'orda di scalmanati
che strillavano come uccelli in gabbia. Chip Jones! Sidney
Griffiths! Charles! Sid! I flash balenavano come lampi
sull'acqua. Quella mezza cartuccia del nostro angelo custode
era troppo piccolo e spaventato per proteggerci dalla
folla. Mentre gridava agli scalmanati di lasciarci passare, fui
strattonato da ogni parte e per poco non caddi sulle scale,
la seta del mio vestito che si stropicciava sfregando contro
quello di Chip. Avevo una gran voglia di prendere il mio
socio per la collottola, ma mi trattenni perch avrei fatto
la figura dello sciocco. L'aria era afosa e pesante come nelle
notti di luglio a Baltimora. Tutto era colorato di rosso e
arancione: le pareti, i riflessi del sole al tramonto, lo
scintillio dei vestiti e delle scarpe lucide. Mi sentivo oppresso
da quel bagliore e tutti continuavano a ripetere il nome di
un certo Sidney Griffiths, chiamandolo a gran voce come
se si fosse perso.
Nervosetto, eh? fece qualcuno alle mie spalle. Caspars.
Mi voltai e mi trovai di fronte il faccione di Kurt, le
guance mal rasate, il pallore scandinavo che contrastava
violentemente con il nero dei capelli tinti. Aveva sulle labbra
quel sorrisetto derisorio. Lo odio quel sorriso, ti fa sentire
a disagio, come se fosse appena successo qualcosa di incredibile
di cui solo tu non sei a conoscenza. Un frettoloso
cenno di saluto e si dilegu.
Il nostro accompagnatore ci guid attraverso l'incubo
del foyer verso la sala. Rimasi a bocca aperta: il cinema
era pieno da scoppiare, stipato, fila dopo fila, da persone
di ogni genere. Quelli nel foyer erano solo coloro che non
erano riusciti a trovare posto in sala. Per Dio! pensai. Chi
me l'ha fatto fare?
L'accompagnatore fece sedere Chip in prima fila, tra i
VIP. Lo deposit come un sacco di patate in mezzo a due
tizi sconosciuti e mi port in fondo alla fila, sedendosi al
mio fianco. Questo mi sorprese: ero convinto che ci avrebbero
messi uno accanto all'altro, non si erano accorti che il
vecchio Jones e io viaggiavamo in coppia?
Mi sedetti di malumore. L'imbottitura esalava un odore
sulfureo come se fosse appena stata lavata e le poltroncine
scricchiolavano intorno a me come i grilli della Virginia. I
VIP erano tutti pi vecchi di noi, cerei e austeri. Non c'erano
facce conosciute fra loro, che fine avevano fatto i Marsalis
e i Grappelli?
Kurt Caspars sal sul palco con il suo sorrisetto scaltro.
Grazie a tutti per essere venuti. L'accento ruvido del regista
mi fece tornare in mente Big Fritz. Povero bastardo.
Una volta non riuscivo a pensare a lui senza arrabbiarmi.
Era stata una pessima idea tornare a Berlino.
Per mi fece piacere vedere che a Caspars tremavano le
mani. Questa serata disse  il frutto di parecchie voci, un
viaggio durato parecchi anni. Un festival dedicato a
Hieronymus Falk, in quella che un tempo era la Horst-Wessel-
Platz? S, e proprio per testimoniare la forza della nuova
Germania, la forza di un popolo che guarda al futuro.
Se il Babylon era una fetta di formaggio, il pubblico se
lo mangi: applausi, grida di giubilo, tutti che battevano
sui braccioli delle cigolanti poltroncine azzurre. Io aggrottai
la fronte. Caspars  sempre stato bravo a fare bei discorsi
senza dire niente. Non basta essere suadenti,  come cucinare
lo stufato senza la carne: manca la sostanza. Mi voltai
verso il centro della fila per vedere come l'aveva presa il
vecchio Jones. Fissava il palco con una faccia seria e priva
di espressione. Cercai di incrociare il suo sguardo, ma Chip
non se ne accorse.
A un tratto Caspars usc di scena e cal il silenzio, le
luci si smorzarono e l'intera sala rimase in trepida attesa.
Anch'io dovetti dare qualche segno d'impazienza, perch
l'accompagnatore si chin verso di me sussurrando: Ora
verr proiettato il documentario, poi voi della prima fila salirete
sul palco per rispondere alle domande del pubblico.
Dunque l'esecuzione  rimandata? dissi.
Il piccoletto tacque, guardandomi con aria interrogativa,
poi ripet: Ora verr proiettato il documentario, poi
voi della prima fila salirete sul palco per rispondere alle domande
del pubblico.
Fui attraversato da un brivido. Avevo la sensazione che
stesse per accadere qualcosa di sgradevole.
Ma poi lo schermo si illumin e la colonna sonora si diffuse
gracchiando nella sala, fra gli applausi del pubblico. Inspirai
a fondo. Due ore, mi dissi, passano in fretta...
Il documentario di Caspars non aveva un andamento
lineare. L'intervistato non aveva ancora finito di parlare
e gi ne compariva un altro, le voci che si accavallavano.
Una cosa cos. Ma ogni volta che la faccia del ragazzo
riempiva lo schermo, avevo un sussulto. Era come se stessi guardando
me che guardavo le immagini, gli occhi spalancati, le
mani sudate sui calzoni. Cristo, quella era la nostra vita di
un tempo a Berlino, non mancava niente: le donne che frequentavamo,
i locali in cui suonavamo, eppure c'era qualcosa
che mi puzzava...
Poi comparve quel vecchio e lo riconobbi all'istante. Il
nostro primo manager. Certo, non aveva pi un capello e
l'azzurro dei suoi occhi era appannato dalla vecchiaia, ma
era lui. Aveva l'aspetto tranquillo di chi  passato incolume
attraverso la vita.
Quei quattro stavano a Parigi raccontava il vecchio
quando arrivarono i nazisti. Ma non fecero le valigie come
tutti gli altri, nossignori. Scrissero questa canzone a favore
della resistenza, sfidando apertamente l'autorit. Lavoravano
in un piccolo studio dove avrebbero potuto arrestarli
in qualunque momento. Le apparecchiature non venivano
usate da almeno cinque anni quando ci entrammo, il tornio
e le lacche erano l a prendere la polvere. Le matrici erano
sciupate, alcune al punto che si vedeva l'alluminio sotto la
cera. Bisogna tener presente che la lacca dev'essere perfettamente
liscia se si vuole ottenere un'incisione decente e non
ne rimanevano pi di una decina in buono stato. E al centro
di tutto c'era lui, Falk, un ragazzo di vent'anni. Se non
era soddisfatto, si metteva a gridare nel bel mezzo di una
registrazione, prendeva la lacca e la rigava con il temperino.
Non dovevano uscire brani mediocri degli Hot-Time
Swingers!
Per una strana coincidenza, la stessa mattina in cui Falk
venne arrestato, Griffiths aveva deciso che era stufo del perfezionismo
del ragazzo. Cos prese l'ultimo disco che avevano
inciso e lo nascose nella custodia del contrabbasso. Aveva capito
che c'era qualcosa di buono. Fu un miracolo che non
si sciup, perch la cera era ancora calda: se mancano certe
note  proprio perch furono cancellate dalle corde del contrabbasso
di Griffiths che premevano sulla lacca!
Per  davvero geniale. E pensare che c' solo mezza
band, ma forse il brano  perfetto proprio per questo. Minimalista.
Ed  merito del talento di Falk, se i quattro strumenti
sembrano otto. Il suo fraseggio ha una complessit,
una ricchezza incredibile... Il pezzo  un capolavoro, anche
con Falk che a un certo punto si mette a gridare... Cos'
che dice? Non ci siamo!, qualcosa del genere. Non basta
a rovinare l'atmosfera. Anzi,  diventata leggendaria quella
frase.
Figlio di puttana, pensai. E lui che ne sapeva? Si era imbarcato
sulla prima nave all'arrivo dei nazisti. E cos, oltre
a suonare il clarinetto, il povero Ernst doveva darsi da fare
per trovarci gli ingaggi.
Altre immagini in rapida successione. Cominciavo a essere
stanco e chiusi gli occhi per un minuto. Poi fu la volta
di un professore di storia, un vecchio barbagianni che non
avevo mai visto, gi pronto per la bara con il completo
scuro e la cravatta blu. Le condizioni di vita della gente
di colore potevano rivelarsi molto diverse da un caso all'altro,
sotto il Terzo Reich disse con un forte accento nasale.
Il trattamento riservato ai neri cambiava in base al gruppo
cui appartenevano. Un conto erano gli africani provenienti
dalle colonie tedesche, un altro gli artisti afroamericani,
come la cantante d'opera Marian Anderson o i suonatori di
jazz. Al pari dei loro colleghi parigini Josephine Baker, Arthur
Briggs e Bill Coleman, solo per citarne alcuni, Charles
Jones e Sidney Griffths erano venuti in Europa per sfuggire
al razzismo allora imperante nel sud degli Stati Uniti.
Le leggi Jim Crow, emanate tra la fine dell'Ottocento e la
met del secolo successivo, impedivano di fatto alla gente
di colore di partecipare attivamente alla vita sociale. Invece
nell'Europa degli anni Venti, musicisti e cantanti neri
potevano guadagnarsi da vivere, soprattutto in Germania,
dove i confini erano rimasti aperti agli stranieri in seguito al
trattato di Versailles. La sconfitta subita nella Prima guerra
mondiale aveva causato profondi cambiamenti culturali e
artistici in Germania, e il jazz aveva acquistato un'enorme
popolarit in tutto il paese.
Mi fece uscire dai gangheri, il barbagianni. Che ne sapeva
lui dei motivi che ci avevano fatto venire qui? Che ne
sapeva della mia infanzia, dei miei pensieri, della decisione
impulsiva che mi aveva portato a Berlino? Per un pelo non
ero rimasto a Londra, dove la mia vita avrebbe preso tutta
un'altra piega.
Hieronymus Falk apparteneva a un gruppo ancora pi
raro e ristretto. Era uno dei cosiddetti bastardi della Renania.
Dopo la Prima guerra mondiale, la Germania aveva
dovuto cedere alla Francia il controllo militare di quella
regione disse il sapientone sporgendosi verso l'obiettivo,
come se fossimo arrivati al dunque. Il governo francese
decise di schierarvi truppe provenienti dalle colonie africane
e, come si pu immaginare, questo suscit il malcontento
di buona parte della popolazione tedesca. La vergogna
nera, cos li chiamavano. Se una donna, come Marieanne, la
madre di Hieronymus, aveva un figlio da loro,
voleva dire che era stata stuprata o era una prostituta. E
quando Hitler rioccup la Renania, i meticci furono considerati
un'onta.
Nuove immagini comparvero sullo schermo, un vecchio
filmato in bianco e nero che mostrava una fila scomposta
di soldati dalla pelle scura con le divise sporche di fango.
Sono fatti cos i soldati francesi? diceva in tedesco la voce
fuori campo.
I diversi tipi di neri furono trattati in modo diverso e
spesso contraddittorio sotto il Reich prosegu. Anche perch
vi erano appena quattromila tedeschi di origine africana
in tutto il paese e non fu ritenuto opportuno promulgare
una legge destinata specificamente a una minoranza
tanto esigua. Comunque a molti di loro venne ritirato
il passaporto e si ritrovarono di fatto nella condizione
di apolidi.
Parecchie di quelle cose non le avevo mai sapute e le scoprii
solo quella sera. Quando sei in fuga non ti fermi a guardarti
intorno, e in quegli anni eravamo tutti in fuga. Mi
sentivo incredulo, oltre che amareggiato.
Falk ebbe una sorte assai peculiare, poich fu tra i pochi
tedeschi di origine africana a finire in un campo di concentramento.
Se fosse stato afroamericano, probabilmente
lo avrebbero tenuto a Saint-Denis, come avevano fatto con
gli altri musicisti arrestati a Parigi. Ma siccome era tedesco
- o peggio apolide, dopo le misure prese dal governo - fu
trasferito a Mauthausen.  difficile stabilire quante furono
le persone di colore finite nei campi di concentramento,
perch gran parte degli archivi  andata perduta.
Inoltre, in mancanza di una legge contro i neri, essi venivano
internati con incriminazioni fittizie. Potevano essere
assimilati ai comunisti che portavano il distintivo blu, agli
omosessuali che l'avevano rosa, ai delinquenti recidivi marchiati
dal triangolo verde, agli asociali cui toccava quello
nero. Quest'ultima categoria era piuttosto imprecisa, comprendendo
zingari, prostitute e borsaioli, ed  arduo stabilire
se e quanti neri ci fossero fra loro: sono innumerevoli
gli uomini e le donne spariti tra le fauci della storia...
A un tratto apparve un vecchio pazzo sullo schermo, un
brutto ceffo che ci fissava immusonito. Mi prese lo sgomento
quando mi resi conto che il brutto ceffo ero io.
Per poco non mi venne un colpo! La mia faccia era uno
sfacelo: la pelle rovinata, le guance scavate, gli occhi bui,
appannati dalla cataratta e dall'incertezza. Quando il mio
nome lampeggi sullo schermo ebbi di nuovo quella strana
sensazione, come se ci fosse qualcosa che non quadrava. La
sensazione che sarebbe finita male.
Sicuro, io ho suonato con il ragazzo, con Hieronymus,
voglio dire,  cos che lo chiamavamo, il ragazzo bofonchiava
la mia faccia sullo schermo. A un certo punto Caspars mi
interrompeva sussurrandomi di guardare dentro la
cinepresa.
Il pubblico rise di me e io mi rannicchiai sulla poltroncina.
Quello che gli piaceva, a parte la musica intendo, era
leggere. Distoglievo nuovamente lo sguardo dalla cinepresa,
poi tornavo a fissare l'obiettivo, come un tasso sorpreso
in mezzo alla strada dai fari di un'automobile. Aveva
una vera passione per Erodoto, e la storia antica. Buffo,
no? Non faceva che leggere storie che parlavano di greci ed
egizi, non ne aveva abbastanza di quelle che gli avevano insegnato
a scuola? Qui mi schiarivo la voce e mi voltavo
con aria smarrita verso Caspars che mi suggeriva qualcosa.
S mormoravo. S e rimanevo a capo chino, senza
fiatare.
Mi scocciava proprio fare quella figuraccia. Sospirai e
cambiai posizione fra lo scricchiolio della poltroncina.
Be',  stato terrificante, si capisce diceva il Sid sullo
schermo, con un sorrisetto tirato. Eravamo usciti per bere
un po' di latte e ci ritrovammo al Coup de Foudre con i
nazisti! Una cosa terribile. Mi leccavo le labbra nervosamente,
gli occhi spiritati. Non potete neanche immaginare
quanto fu brutto. Il mio tono si era fatto enfatico e avevo
iniziato a gesticolare. Un incubo, un vero incubo. Solo allora
rammentai che Caspars non era sembrato troppo convinto
dal mio racconto al momento dell'intervista. Posso
dire soltanto che essere con lui in quel momento terribile,
vedere il suo coraggio, fu un onore per me.
Il silenzio scese sulla sala mentre la mia faccia svaniva.
Avevo il cuore in gola e il sangue mi pulsava nelle orecchie.
Ero cos inquieto che quasi non riuscivo a respirare.
Ma cosa mi prende? pensavo. Il buio stesso mi spaventava,
come un animale in agguato.
A un tratto Chip comparve sullo schermo e la mia inquietudine
si trasform in un brutto presentimento. Aveva
un'aria brutale ma solenne nel suo vestito bianco ghiaccio,
avresti potuto scambiarlo per un vecchio predicatore
del delta del Mississippi. Guardavo la sua faccia consumata
dalla vita, le guance gonfie e gli occhi da drogato, ed
era come se lo vedessi per la prima volta. Quell'uomo era a
pezzi, ma la cosa peggiore era che non se ne rendeva conto.
Arrestarono Hiero, in quel caff diceva Chip, e dovevano
inventarsi una scusa. Cos lo accusarono di sporcare
la razza, dissero che era un apolide, corruttore della
razza ariana e comunista per di pi. Figuriamoci: se c'era
un comunista fra noi, quello era Sid! Trattennero il povero
Hiero a Saint-Denis per due settimane, senza un processo,
nulla. Poi lo misero su un treno e lo spedirono a Mauthausen.
Mauthausen, vengono i brividi solo a sentirlo, vero? Il
ragazzo fu rinchiuso laggi e non ci furono soldi o raccomandazioni
capaci di tirarlo fuori. Non che Delilah avesse
l'influenza di un tempo, era sull'orlo dell'abisso anche lei.
Sidney Griffiths disse Chip scuotendo la testa, e qualcosa
si spense dentro di me.
Fu una vergogna, e pensare che ci fidavamo di lui.
Chip inspir a fondo con aria severa. Ma  stata una lezione,
abbiamo capito fino a che punto pu arrivare l'invidia.
Tradire un genio di quel calibro per una donna! Gi,
per una donna e per invidia. Come si fa? Sid non mosse
un dito mentre lo portavano via, anzi giur che neppure
lo conosceva! Non voglio dire che si fosse messo d'accordo
in precedenza con la Gestapo, questo no. Ma, Cristo, lasciarlo
portare via cos... Chip scroll la testa.  pazzesco,
vi pare? Non c' bisogno che dica il danno irreparabile
che questo arrec al jazz, alla nostra musica. Stavamo
per registrare qualcosa di strabiliante... Certo, un pezzo di
quelle session, quel blues,  arrivato fino a noi, ma immaginate
cosa avremmo potuto fare se non lo arrestavano. 
un delitto, un vero delitto di cui Sid non  mai stato chiamato
a rispondere.
Non me lo sarei mai aspettato da lui.
Ma quando Chip pronunci quelle parole sullo schermo,
il senso di oppressione che covava nel mio petto svan di
colpo. Era come se non fossi pi in quella sala. Come se
qualcosa fosse finito. Per sempre. Il sangue mi era salito alla
testa e il cuore mi batteva appena.
Chiusi gli occhi.
Mi svegliai altrove, in una stanza fredda e sconosciuta,
le finestre che davano su una strada della Baltimora di un
tempo, una strada che non riuscivo a riconoscere. Giacevo
fra le lenzuola umide di una donna che non era mia moglie.
La stanza era bianca come la farina nella luce dell'alba
e l'odore acre del carbone si levava dal corpo della donna.
Avrei voluto voltarmi verso di lei, stringere le sue membra
delicate, come avevo fatto poche ore prima, baciare l'incavo
fra le clavicole, i suoi riccioli bagnati e sudici. Ma non lo
facevo. Qualcosa di sgradevole montava dentro di me, un
senso di nausea. C'era un bicchiere con due dita d'acqua sul
comodino impolverato. Fuori, le grida dei gabbiani. Giacevo
accanto a quella donna, ubriaco di infelicit, e pensavo
a mia moglie.
Poi tornai in me. L'aria si era fatta vischiosa e torrida
nella sala, il silenzio lancinante. Mi aggrappai ai braccioli e
mi alzai, con le giunture che scrocchiavano. Le immagini
continuavano a scorrere sullo schermo, ma sapevo che tutti
mi stavano fissando e quegli sguardi gravavano su di me
come una coperta ruvida.
Dopo il documentario, voi della prima fila salirete sul
palco per rispondere alle domande del pubblico bisbigli
l'accompagnatore, ma non gli diedi retta.
Le mie gambe non volevano saperne di muoversi e il
cuore mi squassava le arterie. Non guardare Chip, mi dicevo,
neppure un'occhiata. Mi feci strada sbattendo contro
le ginocchia dell'accompagnatore, e poco dopo passai davanti
a Caspars.
Il regista si sporse verso di me. Dove diavolo stai andando?
sibil.
Mi bloccai e rimasi imbambolato come un vecchio decrepito,
incapace di reagire.
Un codardo fottuto, pensavo,  questo che sei, Sid.
No, non dissi una parola. Risalii il corridoio con passo
strascicato, trafitto dal silenzio. La gente guardava me invece
del documentario, guardavano il vecchio che batteva
in ritirata. Mi pesava la faccia, un peso insopportabile,
come se fosse diventata di pietra.
Nessuno fiatava al mio passaggio, ma un figlio di puttana
mi sussurr nel buio: Vergognati.
Trasalii, voltandomi per un attimo verso il mare di facce
rischiarate dallo schermo. Poi proseguii.
Uscii nel foyer e poi nella notte. L'aria fredda della citt
mi accolse nella piazza deserta.
Gi all'et di dieci anni Chip era un bugiardo incallito.
Un vero Pinocchio. Ricordo il giorno che ci conoscemmo.
Un sabato afoso a Baltimora, con l'aria calda che sapeva di
fogna. Il vapore eruttava dai tombini lungo il marciapiede
e ti entrava acre nella gola. Ero nel parco dove andavamo
noi neri, con mia sorella Hetty. Hetty aveva il berretto dei
Philadelphia che le aveva regalato pap e che non si toglieva
mai, per nessun motivo al mondo. Mi prendeva in
giro di brutto, dicendo che ero uno sciancatello con gli occhi
storti. Cos, appena vidi arrivare il ragazzino con la salopette
marrone, sputai sulle scarpe di mia sorella e corsi da
lui nella buca della sabbia.
Era piccolo e non sembrava troppo furbo, nonostante il
testone. Avvicinandomi mi accorsi che era davvero buffo,
con le guance rotonde e i bicipiti da pugile che parevano
presi in prestito da un fratello maggiore. Quando andai
verso di lui non alz neanche la testa.
Ti va di giocare a palla? gli dissi, guardando dall'alto i
suoi capelli ricci con strane chiazze grigiastre.
Finalmente si decise a sollevare lo sguardo e il suo ghigno
mi colp all'istante. Ti sembra un campo da pallone
questo, eh, razza di scemo? disse. Questa  una buca di
sabbia e serve per fare i castelli di sabbia. Scroll la testa e
aggiunse con il pi vivo disprezzo: Sono qui seduto nella
sabbia e mi chiede se voglio giocare a palla!
Mi sentii un idiota coi fiocchi. Arrossii e feci per tornare
da Hetty.
Tu stai a Peabody Heights, vero? mi grid dietro il ragazzino.
Mi voltai. L'espressione era sempre beffarda, ma mi colp
il suo sguardo pungente, si capiva che era un tipo sveglio.
In Maryland Avenue.
Rimasi di stucco. Come fai a saperlo?
Anch'io abito a Peabody Heights disse con noncuranza.
Non mi hai mai visto in chiesa?
Credetemi, se avessi visto quel melone me ne sarei ricordato.
Ma non volevo rischiare un altro ghigno. Forse... S,
mi pare di s.
Il morale mi fin sotto i tacchi quando lo vidi sputare
nella sabbia. Sporco bugiardo disse e una smorfia incresp
le sue labbra sottili. Non mi hai mai visto in vita
tua.
Invece s.
Scosse il testone, ma non voleva farmi scappare di nuovo
e decise di cambiare discorso. Lo sapevi che Charles Street
ha preso il nome da me?
Ora chi  lo sporco bugiardo, avrei voluto dire, ma devo
ammettere che ero in soggezione. Ah, s? Ti chiami Charles
Street?
Ma no, scemo! Mi chiamo Charles Jones. Charles C.
Jones.
Per cosa sta la C?
E a te che te ne frega? La C sta per C, e basta. Charles
C. Jones. E un giorno diventer sindaco di questa citt.
Te lo sogni, pensai, ma gli diedi corda, tanto avrebbe
provveduto la vita a togliergli quelle illusioni. Ma certo
dissi. Rimasi l, sotto il sole, la pelle che mi formicolava per
la calura, pregando che Hetty mi chiamasse.
Dove vai adesso? disse Charles C. Jones, con uno dei
suoi sorrisetti. Sapeva che non vedevo l'ora di mollarlo e
voleva trattenermi il pi a lungo possibile.
Io e mia sorella Hetty, quella laggi con quello stupido
berretto, dobbiamo andare a casa.
Perch non vieni a casa mia? Ho un mucchio di caramelle
e cioccolata.
Per me la cioccolata era l'unica ragione per cui valesse
la pena di stare al mondo. Ma andare a casa di quel buffone...
no, grazie. Te l'ho detto, Hetty e io dobbiamo tornare
a casa.
Giusto il tempo di dirlo, ed Hetty sfrecci verso di noi
sull'erba rinsecchita, il berretto che svolazzava a ogni falcata.
Si ferm a prendere fiato contro il palo delle altalene
e poco dopo arriv tutta trafelata.
Io vado da Lucia disse, guardandomi con aria dispettosa.
Aveva intuito che volevo liberarmi di quel ragazzino e
non mi avrebbe reso la vita facile. La mamma ha detto che
possiamo rimanere fuori fino alle sei... divertiti, piccolo rospo.
Cos impari a sputarmi addosso. Ci vediamo a casa.
Se ne and inseguita dal mio odio. Dannazione, non
avevo nessuna intenzione di passare la giornata con quell'antipatico!
Charles si alz, la sabbia grigia che gli colava dai vestiti.
Mi diede un pugnetto amichevole sul braccio. Dai, andiamo
da Tante Cecile.
Chi? dissi, marciando controvoglia dietro di lui.
La mia prozia.  lei che ha la cioccolata.
Charles C. Jones viveva in un caseggiato fatiscente, all'angolo
fra Mace Avenue e la Ventiseiesima Est. L'androne
puzzava di bacon ed era ingombro di divani sfondati. Una
gran bella casa, Charlie dissi mentre salivamo le scale.
Il tono voleva suggerire che la mia era molto meglio, ma
Charles non colse l'ironia. Grazie rispose. Ma non chiamarmi
Charlie. Tutti mi chiamano Chip.
Chip.
E tu come ti chiami? Me lo dici o devo indovinare?
Sidney. Sidney Griffiths. Ma tutti mi chiamano Sid.
L'angusto pianerottolo puzzava di bacon e sudore, Chip
mi prese per un braccio. Quando saremo da Tante Cecile
non aprire bocca, intesi?
Il suo tono minaccioso mi lasci di stucco.
La vuoi la cioccolata? fece Chip con cipiglio. E allora
piantala di fare quella faccia e vieni con me.
Mi trascin attraverso stanze stipate all'inverosimile, la
cucina puzzolente, il salotto con il pavimento tappezzato
di riviste, una camera in cui una donna aveva abbandonato
calze e giarrettiere come fanno i serpenti quando cambiano
pelle. Finalmente, ci fermammo davanti a una porta
socchiusa da cui usciva un fetore spaventoso. Mi faceva ribrezzo
l'idea di mangiare qualcosa che proveniva da l, ma
Chip mi spinse dentro.
Il sole di mezzogiorno divampava nella stanza attraverso
le tende di pizzo. Sul letto c'era una creatura cos vecchia
che doveva aver conosciuto Caino: la pelle avvizzita e grigia
come la cenere, due buchi al posto delle guance, una testuggine
pi che una persona.
Tante Cecile! fece Chip, imitando la voce di un uomo.
Siamo noi, Arnold e Theodore! Buon compleanno!
Sulle prime pensai che la vecchia sarebbe morta di
paura, invece si tir su lentamente, la camicia da notte che
crepitava come la carta. Lo stupore si dipinse sul suo volto
grigiastro. Che sorpresa!  gi il mio compleanno?
S! E quest'anno siamo venuti tutti e due, sia Arnold
che Theodore!
La vecchia si illumin. Arnie e Theo? Oh, mio Dio,
non posso crederci!
Neanch'io ci riuscivo. S, Arnie e Theo, Arnie e Theo
ripet Chip evitando di guardarmi. Siamo venuti per gli
auguri!
La vecchia fece un sorriso cos ampio che per poco i
denti non le caddero di bocca. Allora bisogna festeggiare!
esclam con l'accento del Mississippi. Infil la mano sotto
il cuscino e tir fuori una scatola di legno finemente intagliata.
Se la mise in grembo e la apr, estraendo una barretta
al cioccolato e qualche caramella.
Ci sono sia Arnie che Theo, Tante Cecile disse Chip,
facendomi l'occhiolino.
Ah, gi, me n'ero scordata! La vecchia tuffo nuovamente
la mano nella scatola e tir fuori wafer e baci al cioccolato.
Siete venuti tutti e due questa volta. Che bella sorpresa!
Chip fu lesto ad acchiappare i dolciumi, mi pass la
barretta e i wafer e si tenne il resto. Poi scart velocemente
cioccolatini e caramelle e se li ficc in bocca tutti insieme.
Io rimasi a guardarlo stupefatto mentre masticava avidamente
leccandosi le labbra, finch non mi rivolse un'occhiata
interrogativa, come a dire: che aspetti a mangiare i
tuoi?
Pensavo che a quel punto ce ne saremmo andati, ma
Chip mi prese per il braccio, dicendo con il vocione di
prima: Siamo venuti tutti e due, Tante Cecile, sia Arnie
che Theo.
Ah, gi, me n'ero dimenticata. Che bella sorpresa!
Tante Cecile estrasse altre quattro barrette dalla scatola di
cedro e Chip le acchiapp al volo, gettandomene due e ingoiando
le altre.
Ora dobbiamo andare, Tante Cecile. Ma torneremo
presto. Chip mi spinse fuori dalla stanza e chiuse la porta
sbattendola.
Cos' questa storia? domandai.
Sssh! Abbassa la voce bisbigli. Tante Cecile non ci
sta con la testa. Ha la memoria di un piccione, ma nessuno
glielo dice.
Chi sono Arnie e Theo?
Chip ridacchi. Erano i suoi figli. Sono morti.  l'unico
modo per farle tirare fuori i dolci. Ho pensato che se
ci andavamo in due ce ne avrebbe dati il doppio, e infatti.
Lo guardai di traverso nel corridoio buio. Ecco un ragazzo
che si faceva beffe del suo stesso sangue e ci rideva
sopra.
Non li mangi? disse, indicando le mie barrette.
Me le ficcai subito in bocca. Ricordo che sapevano di
gesso.
Non so per quanto camminai, fremendo di rabbia. Maledetto,
Chip! Figlio di puttana. Uscito dal cinema, imboccai
la prima strada che mi capit, trascinandomi lungo una
fila interminabile di macchine parcheggiate sotto la luce
dei lampioni.
Trovai un giardinetto con il prato all'inglese e mi sedetti
su una panchina. Le ginocchia mi facevano un male cane. Il
vento gelido spazzava una citt che stentavo a riconoscere.
Le gru svettavano in lontananza simili a ponti spezzati, stagliandosi
contro il chiarore di Berlino. Mi chinai a massaggiarmi
le gambe intirizzite, ma la vescica non mi dava pace.
Avevo bisogno di un bagno.
 una gran brutta cosa la vecchiaia, e quella notte mi
sentii pi vecchio che mai.
Chip Jones era un bastardo. Su questo non c'erano
dubbi. Per non era mai stato cos maligno prima di allora.
Meschino, magari, sfacciato, fuori di testa, ma non cattivo.
Le sue parole mi risuonavano ancora nelle orecchie, mi bruciavano
dentro come tizzoni. Mi torn in mente una cosa
che mi diceva sempre la mamma. Era da secoli che non ci
pensavo. Sid diceva, non mi piace quel Jones. Non c'
luce nei suoi occhi. Non c' luce nei suoi occhi. Io ci rimanevo
male, perch pensavo che volesse dire che era stupido.
Solo quella sera di settant'anni dopo, mentre mi trascinavo
nel buio di un parco berlinese, capii cosa intendesse.
Il caff che trovai puzzava di cavolo e risciacquatura.
L'arredamento era scadente, con i sedili in similpelle, ma
non m'importava. Varcai la porta d'ottone con una smorfia.
Dentro c'erano solo due persone, un uomo e una donna,
seduti accanto alla parete. Rivolsi un cenno alla cameriera,
una donnina con i capelli simili alla stoppa, e mi arrampicai
sullo sgabello. Aprii il menu, anche se non avevo fame.
Quando la cameriera si avvicin, ordinai Wurstel, crauti
e patate bollite.
Dov' il bagno? domandai.
La donnina si picchiett la penna sul mento, come se
dovesse pensarci su, prima di puntarla con indolenza verso
il fondo del locale.
Ero appena tornato, quando sentii tintinnare il campanello
sopra la porta e poco dopo due grosse mani scure si
posarono sullo sgabello di fianco al mio.
Bastardo figlio di puttana dissi, senza neppure voltarmi.
Ciao, Sid disse Chip, tenendosi il petto dopo la lunga
camminata. Caspars non avrebbe dovuto farlo.
Non penserai mica di sederti qui? Va' all'inferno.
Chip allarg le braccia. Non so spiegarmelo... farfugli.
Io non ho mai detto quelle cose, te lo giuro.
Gli diedi un'occhiata. Aveva la faccia confusa, come se si
sentisse in colpa, ma senza sapere perch.
Dico sul serio, Chip. Fuori dalle palle.  finita, fratello,
non voglio pi vederti.
Non lo sapevo, Sid insistette. Non me l'aspettavo
neanch'io.
Mi hai ammazzato. Mi hai fatto venire fin qui per ammazzarmi.
La cameriera cominciava a essere preoccupata.
E dai, Sid! fece Chip, sbattendo le palpebre. Aveva lo
sguardo vitreo e a un tratto scoppi in lacrime. La pelle
sotto il mento gli ballonzolava come un foulard nero e gli
tremavano le spalle dai singhiozzi.
Imprecai e mi voltai dall'altra parte.
Oh, Sid balbettava. Che cazzo, Sid!
Rimasi in silenzio. Non gli avrei mai pi rivolto la parola.
O almeno cos pensavo, perch poco dopo sentii il
suono inconfondibile della mia voce roca. Non credevo
che potesse farmi una cosa del genere disse quella voce
fottuta. E pensare che mi portava delle cravatte in regalo
quando andava in tourne. Lo consideravo un amico, e invece.
Sid fece Chip, asciugandosi gli occhi con i pollici.
Sembrava vecchissimo. Dev'essere stato per via del montaggio.
Io non ho detto neanche la met di quelle cose. Devono
aver tagliato...
Ecco, un bel taglio,  quello che ci vuole.
E dai, Sid!
Ma che vuoi da me? Pensi di cavartela con un piantino?
Dovrei spaccarti la testa, Cristo santo!
Ma la mia rabbia stava gi sbollendo. Maledizione. Chip
pareva cos piccolo su quello sgabello, ingobbito dentro la
giacca di seta, le nocche rugose appoggiate sul bancone.
Lo so disse con voce sommessa. Mi sono lasciato trasportare.
Ma non  quello che intendevo, te lo giuro! Caspars mi ha fatto un sacco di domande. Mi stava addosso.
Ho detto molto di pi, ho parlato anche bene di te, ma
quello non l'ha messo nel documentario. Caspars sapeva
quel che voleva, e ha usato solo quello che gli faceva comodo.
Rimanemmo in silenzio per un po'. La cameriera venne
da noi e Chip la guard stringendosi nelle spalle. Siccome
non se ne andava, le dissi in tono risentito che gli portasse
le stesse cose che avevo ordinato io. Il tedesco di Chip era
piuttosto arrugginito.
Sei un bastardo dissi, freddamente.
Lui annu con aria afflitta. S,  vero. Mi sento di
merda.
E questo  niente. Io torno a casa con il primo volo.
Chip strabuzz gli occhi.
Non fare quella faccia sbottai. Ti sorprende, forse?
No,  logico, voglio dire, ti capisco.
Non so che farmene della tua comprensione.
Cos ti perderai la Polonia, per.
Mi limitai a un sibilo sdegnato.
Non te ne voglio per questo fece Chip. Poi si volt
verso di me con aria speranzosa. Comunque se cambiassi
idea... Ho gi noleggiato la macchina.
Stai scherzando?
Chip mi guard con aria perplessa, come se non sapesse
neppure lui cosa dire. Scesi dallo sgabello e sbattei qualche
banconota sul bancone. Mangia! esclamai. E mangia
anche il mio. Finisci tutto, mai lasciare le cose a met
aggiunsi, uscendo per sempre dalla sua vita.
Almeno cos pensavo.
Naturalmente, dopo quella sera snobbai il festival. E siccome
ritenevo che Caspars mi dovesse qualcosa, trascorsi il
sabato all'hotel facendomi massaggiare e mangiando cibi
costosi quanto indigeribili a spese sue. La domenica mi rifornii
di cravatte nelle boutique del Westin Grand, comprai
cioccolato e vini che neppure mi piacevano, mettendo
tutto sul conto del vecchio Kurt. Ah, come mi sarebbe piaciuto
vedere la sua faccia quando gli tocc pagarlo! Chip
venne due volte a bussare alla mia porta, ma non gli aprii
e alla fine la piant.
Rividi quel giuda solo il luned mattina. Uscii dalla
stanza con la mia povera valigia - non l'avevo neanche
aperta - e stavo seguendo il facchino verso la fermata dei
taxi quando il ragazzo si ferm, voltandosi a guardare la
strada. In Behrenstrasse, una piccola folla assisteva alle goffe
manovre di una Mercedes grigio metallizzato che cercava
invano di uscire dal parcheggio. La vidi rinculare, mancando
per un pelo un taxi in partenza, e subito dopo avanzare
bruscamente, fermandosi a un millimetro da un'altra
macchina.
E chi era il vecchio chino sul volante? Il tizio dalla faccia
stravolta che continuava a girarsi spasmodicamente da
una parte all'altra? Charles C. Jones con l'aria di un bambino
spaventato.
Aspetta un attimo, amico dissi in inglese al facchino.
Quello mi guard con sconcerto, finch non ripetei la frase
in Hochdeutsch.
Mi avvicinai alla Mercedes e tamburellai con le nocche
sul finestrino. Chip si volt di colpo e l'inquietudine sul
suo viso si trasform in stizza quando vide che ero io. Tir
gi il vetro.
Lasciami in pace, Sid. Ce la faccio benissimo da solo.
Avrei voluto sputargli la dentiera sul grugno. Col cazzo
che ce la fai, Cristo, non riesci nemmeno a vedere la strada,
tappo che non sei altro! Lo sai cosa mi sembri?
Togliti dai piedi brontol Chip.
Scrollai la testa. Un perfetto idiota, ecco cosa sembri.
Chip fissava il parabrezza.  tutto okay borbott, aggrappato
al volante. Devo solo uscire da questo dannato
parcheggio e sono a posto.
Ma certo, sei a posto, come Tante Cecile.
Si volt verso di me con una mezza speranza negli occhi.
Io per ero ancora arrabbiato con lui.
Non fissarmi in quel modo dissi. Tanto non ti aiuto.
Non te l'ho chiesto.
Infatti.
Rimanemmo a guardarci in silenzio e sentii il dolore di
una vecchia ferita che si riapriva. Se me lo avessi chiesto,
forse avrei potuto aiutarti dissi, mestamente.
Non so che farmene del tuo aiuto.
Ma se non arrivi neanche al cruscotto! Perch non provi
a metterti l'elenco del telefono sotto il culo?
Chip sbuff e inizi ad armeggiare con il cambio, cercando
di ingranare la retromarcia.
Hai preso una macchina col cambio manuale? Sei pi
pazzo di quel che pensavo.
Non sono pazzo, Sid grid, e capii che stava per piangere.
Feci un passo indietro incrociando le braccia. D'accordo,
vediamo come esci da questo dannato parcheggio.
Chip non disse una parola. Fissava il parabrezza sbattendo
le palpebre, come un vecchio abbandonato a se
stesso.
Il personale dell'hotel ci guardava attraverso la vetrata.
Figlio di puttana sbottai. Forza, scendi! Non lo faccio
per te, ma che sia dannato se ti lascio ammaccare una macchina
cos bella.
Aprii lo sportello e il segnalatore acustico si mise a suonare,
mentre l'odore del cuoio di prima qualit si sprigionava
dall'interno. Il facchino era ancora sul marciapiede
con la mia valigia in mano. Abbassai il finestrino e gli feci
segno di portarla.
Chip non osava voltarsi. Gettai un'occhiata alla strada:
era come se tutto stesse rallentando, una giornata fredda
e limpida in un paese irriconoscibile. Forse  vero che in
fondo non cambiamo mai nella vita, rimaniamo sempre
gli stessi.

TERZA PARTE.
BERLINO, 1939.

La fortuna, si sa, non  fatta per durare.
Paul e io affiancammo il tram che procedeva sferragliando
sul viale fra il tintinnio del campanello. Dopo essere
balzato sulla vettura, Paul si sporse per aiutarmi a salire.
Un tramonto acceso faceva sembrare ancora pi luminosi
i suoi occhi azzurri, ancora pi chiare le nocche della
mano con cui mi teneva. Era l'ultima settimana di agosto e
la luce filtrava attraverso i finestrini, liquida e verdeggiante.
Devi fare pi sport, negro disse Paul ridendo.
Annuii, mentre prendevo fiato.
Cercammo due posti liberi, mentre il tram vibrava e
mugghiava riprendendo la sua corsa, le lampade di vetro
che tintinnavano a ogni scossone. Il sole aveva scaldato le
panche di mogano e dovetti ripararmi gli occhi per guardare
fuori. La citt ci scivolava accanto come una creatura
che sente arrivare la fine.
Ansimavo buttato sul sedile, oppresso da un vago senso
di tristezza.
Paul invece pareva di buon umore. Sorrise alla ragazza seduta
di fronte, facendole l'occhiolino. Lei arross e abbass
lo sguardo. Cristo, era un vero dongiovanni, il nostro Paul,
che faceva sempre il cascamorto. Con i capelli biondi e ondulati
e i baffi ben curati, sembrava un divo del cinema pi
che un pianista disoccupato. Guardandolo mentre si spazzolava
la polvere della strada dall'elegante completo blu, intuii
l'effetto che doveva fare alle ragazze: avvenente, dal fisico
atletico, con la mascella squadrata e gli occhi pi celesti
del mare. Un perfetto esemplare di razza ariana. Peccato
che fosse ebreo.
Davvero vuoi aiutarmi domani? mi domand.
Con Marta o con Inge?
Si strinse nelle spalle. Non lo so. Con Marta, credo.
Preferirei Inge.
Vada per Inge, allora. Per me  uguale.
Il viale era avvolto nell'ombra, le fronde verde scuro
dei tigli contro un cielo senza nuvole. Il tram si ferm, si
svuot e si riemp di nuovo. Eravamo diretti all'Hound per
provare certi brani con il ragazzo, anche se mi domandavo
che senso avesse, visto che ci avevano proibito di suonare
dal vivo. Se non fosse stato per l'Hound, il grazioso localino
che Ernst aveva comprato con i soldi di pap, avremmo anche
potuto appendere gli strumenti al chiodo. Forse la situazione
non era cos tragica, ma credo di aver reso l'idea.
In pi il locale era chiuso da mesi: ultimamente ci andavamo
solo a fare bisboccia.
Lasciai vagare lo sguardo, sbirciando i passanti nel lento
crepuscolo dell'estate, gli uomini in maniche di camicia,
le ragazze in bicicletta. Stavamo attraversando una piazza
piena di tavolini dove la gente beveva caff e mangiava pasticcini,
quando scorsi una faccia familiare.
Non  Ernst, quello? dissi, raddrizzandomi sulla panca.
Di sicuro gli assomigliava: i capelli nerissimi, la pelle
quasi trasparente con le vene che risaltavano come tatuaggi.
Parlava animatamente con una sconosciuta, la sigaretta fra
le dita.
Quale? fece Paul. No, non  lui.
Ti dico che  lui, guarda meglio, fratello. Eravamo
ormai rasente il marciapiede inondato dal sole. La donna
aveva sul capo un enorme foulard grigio, chiuso sul davanti
da una brutta spilla d'ottone. Era magra come uno stecco
e quando sorrise vidi che aveva i denti piccoli e piuttosto
storti. Il tram prosegu la corsa sferragliando sui binari.
Dove? chiese Paul strizzando gli occhi.
Laggi. Insieme alla ragazza con quella cupola in testa.
Come fai a non vederlo?
Paul si torse sulla panca di mogano, scrutando il marciapiede
finch non fummo troppo lontani. Non era lui ribad.
Ernst non uscirebbe mai con una ragazza cos.
Una ragazza come?
Paul sporse la mandibola in fuori a mostrare i denti di
sotto e mim il gesto di chi si avvolge la testa in un turbante.
Sorrisi. Si vede che non pu permettersi di meglio.
Ernst dev'essere ai ferri corti con il padre, come al solito.
Il tram si ferm e ripart con il solito scampanellio. Era
salito solo un uomo di una certa et, basso, con le spalle
strette e il distintivo del partito sul bavero. Ci zittimmo.
L'ometto mi guard con aria cupa, ma un sorriso gli illumin
il volto appena vide Paul. L'ariano Paul. Lo sconosciuto
diede un'occhiata all'orologio e cerc un posto libero.
Fin per sedersi davanti a noi, le mani chiazzate dei vecchi
sulle ginocchia. Aveva il sole del tramonto alle spalle e
questo mi impediva di coglierne l'espressione.
Se va avanti cos, l'estate durer fino a novembre disse
in tono garbato.
Non fiatai.
Speriamo disse Paul, sfoderando tutto il suo fascino,
un sorriso smagliante dipinto sul viso.
Vedo che non indossi la divisa, giovanotto fece il vecchio.
Non ancora disse Paul, rivolgendogli uno sguardo
d'intesa.
L'uomo parve pensarci su, poi aggiunse sottovoce: Cosa
si dice in giro?
Voi cosa avete sentito? replic Paul.
Ci siamo, vero? Il vecchio si chin verso di noi. I cavalli
sono spariti dal mercato. Mia moglie dice che non significa
nulla, ma io ho capito: stavolta ci siamo.
Ogni giorno pu essere quello buono assent Paul.
Dobbiamo stare pronti.
Gli inglesi non ci fermeranno.
Gli inglesi sono impotenti disse Paul.
S esclam il tizio. S!
Mi accorsi che aveva un pezzetto di prezzemolo fra i
denti e mi venne il voltastomaco. Noi non iniziamo le
guerre borbott, ma grazie al Fhrer le finiamo.
Mi si era seccata la bocca. Pigiai il pulsante per prenotare
la fermata e ci alzammo mentre il tram si arrestava con
un sobbalzo.
Heil Hitler disse l'uomo.
Heil Hitler rispose Paul sorridendo.
Scendemmo e proseguimmo a piedi fino all'Hound.
Paul tremava e pensai che fosse per lo shock, ma quando lo
guardai in faccia vidi che era furibondo.
Non dissi nulla. Ernst ci aveva procurato parecchi mesi
prima i certificati di appartenenza alla razza ariana, ma
non bastava a farci sentire tranquilli. Non comportatevi
in modo strano ci aveva detto. Non attirate l'attenzione.
Sono degli ottimi falsi, ma non sono perfetti.
Fino a quel momento eravamo sempre riusciti a farla
franca, in un modo o nell'altro, ma ci sentivamo appesi a
un filo.
Il locale di Ernst, l'Hound, era stato chiuso da tempo
perch bazzicato da degenerati. Ovvero, da noi. Non
era in abbandono, non esattamente. Aveva ancora l'acqua
corrente, le piastrelle per terra e le sue splendide luci. Un
tempo i clienti salivano le scale tappezzate di velluto rosso
per raggiungere la galleria piena di specchi. Poi Ernst aveva
venduto il tappeto per comprare il combustibile. Non importava
se c'erano i topi, se certi giorni usciva acqua marrone
dai rubinetti, per noi, gli Hot-Time Swingers, il palco
dell'Hound era come una casa.
Entrando, trovammo il ragazzo gi alle prese con le sue
scale vertiginose. Faceva sempre uno strano effetto provare
senza Chip. Si poteva suonare anche senza tamburi, ma
non era la stessa cosa. Come svegliarsi e scoprire che mentre
dormivi qualcuno ti aveva aperto la pancia strappandoti
l'appendice. Mancava qualcosa.
Mezz'ora dopo eravamo ancora sul palco, il ragazzo, io e
Paul al pianoforte. Tutti e tre in maniche di camicia con la
sigaretta in bocca, fra un bicchiere di czech e l'altro. A un
certo punto il ragazzo smise di suonare e si volt verso di
me, facendo piccoli gesti con le mani, come per incitarmi.
Dopo un po' mi fermai e incrociai le braccia sopra il contrabbasso,
guardandolo in cagnesco.
Perch non la pianti, fratello? dissi, asciugandomi il
collo con il fazzoletto: si crepava dal caldo l dentro. C'
qualcosa che non va?
Hiero guard Paul con aria sgomenta.
Parla lo incalzai. Qual  il problema?
Il ragazzo si strinse nelle spalle.
Qual  il problema, Hiero? fece Paul. Diglielo, altrimenti
Sid ci pianta in asso.
Scusatemi farfugli il ragazzo. E che vorrei sentirlo di
pi in questo passaggio.
Sid disse Paul con un sorrisetto stanco. Questo ragazzo
ti far morire!
Per dare enfasi alle sue parole pest sui tasti bassi del
piano.
Il ragazzo mi gett un'occhiata furtiva.
Va bene, va bene dissi. Riprendiamo dal ponte,
okay?
Il ragazzo annu timidamente.
Voi andate avanti fece Paul, accendendosi una sigaretta.
Io vi aspetto qui.
Figlio di puttana. Riprendemmo a suonare da soli, io e
Hiero, e avevo l'impressione che mi spingesse, che pigiasse
sulle mie dita perch picchiassi sulle corde, invece di sfiorarle.
Rimase a fissarmi per un po', poi chiuse gli occhi e si
lanci in una serie di note micidiali. Dopo il ponte rientr
anche Paul con degli arpeggi.
Roba da pazzi, quel pivello che mi costringeva a ripetere
un passaggio! Non mi piaceva per niente.
Suonammo fino al cambio di tonalit, poi Hiero abbass
di nuovo la tromba, guardando nervosamente la sala
buia.
E ora che c'? ringhiai, ma poi capii.
Qualcuno stava battendo le mani, lentamente ma con
convinzione.
Ernst? Paul si alz dallo sgabello, appoggiando il gomito
sul piano. Sei tu? domand, riparandosi gli occhi
dalla luce.
Ernst usc dalle tenebre, il mozzicone di sigaretta cos
corto che rischiava di bruciargli le dita. Aveva lo sguardo assonnato,
le palpebre a mezz'asta. Fate una pausa, signori,
devo presentarvi qualcuno.
Una figura comparve alle sue spalle e prese ad avanzare
fra i tavolini. Cristo, era lei: la ragazza con i denti storti! A
parte il foulard, indossava un abito azzurro che la fasciava
come una guaina. In equilibrio sui tacchi vertiginosi, era
alta e rigida come una betulla. Rimasi senza fiato. Non che
fosse bellissima, aveva la pelle scura con una strana sfumatura
color avena, ed era secca come un chiodo, spigolosa.
Quando sollev la mano per sistemarsi il foulard, avrei potuto
contare le ossa del polso.
Non ve la cavate male disse per essere un trio tedesco.
Sid viene dall'America le sussurr Ernst.
Ah, ora capisco!
Che bella voce! Bassa, vellutata, con l'accento cupo della
mia Baltimora. M'incantai a guardarla: il seno piccolo ma
rotondo, le labbra carnose dall'espressione maliziosa, i fianchi
mascolini. Quando mi sorrise, persino i suoi denti storti
mi parvero sensuali.
Ernst le pos delicatamente la mano sul gomito, portandola
verso il palco. Signori, vi presento Delilah Brown.
Viene da Parigi e purtroppo non conosce il tedesco, ma
vorrebbe parlare con noi di alcune cose.
Paul si pass il dito sui baffi, guardandomi. Scommetto
che il nostro Sid, qui, non vede l'ora di parlare con lei.
In che lingua? fece Hiero in tono allusivo.
La lingua dell'amore.
Teste di cazzo dissi rivolto ai miei colleghi. Mi schiarii
la voce e scesi dal palco. Signorina Brown? Io sono Sid,
Sid Grififiths. Vi presento Paul Butterstein e...
Hieronymus Falk fece lei. Lo conosco. Rimase a fissare
il ragazzo con sguardo rapace. Che begli occhi aveva,
quasi trasparenti e di un verde misterioso.
Le piaci, negro disse Paul con un ghigno, rivolto al ragazzo.
Hiero abbass lo sguardo.
La donna si rivolse a Ernst. Dove sono gli altri? Mi avevano
detto che gli Hot-Time Swingers sono sei, ne mancano
due.
Dal tono sembrava quasi che parlasse di oggetti.
Dove sono Chip e Fritz? chiese Ernst.
Paul si strinse nelle spalle. Fritz ha detto che aveva un
appuntamento. E Chip sar da qualche parte a smaltire la
sbronza. Ma chi  questa, Ernst? Che vuole da noi?
Hanno detto che ci avrebbero raggiunto pi tardi intervenne
timidamente il ragazzo. Ai bagni turchi.
Sedetevi, vi prego fece Ernst. Lo ripet in inglese, indicando
uno dei tavolini con la tovaglia azzurra, sotto il
palco. Cosa possiamo offrirvi? Purtroppo abbiamo solo
czech.
La ragazza si volt verso Paul che stava gi trafficando
dietro il bancone del bar. Czech?
Il vecchio Butterstein torn con una bottiglia piena di
un liquido torbido e cinque bicchierini infilati nelle dita
dell'altra mano. Sollev la bottiglia, la agit e riemp i bicchierini,
porgendone uno all'ospite.
La donna guard il liquido contro la poca luce che c'era
nel locale e inarc le sopracciglia. Davvero bevete questa
roba?
Ernst sorrise. Chip a volte la inala, ma di solito la beviamo.
Feci un risolino e ne mandai gi un sorso. In effetti sapeva
di benzina e bruciava nella gola.
Il ragazzo si rigirava il bicchiere fra le dita.
Per la verit non  cecoslovacca dissi tossendo. La
chiamiamo czech o anche cheque: bevi e poi la paghi...
Ernst rise della battuta, scol il bicchierino e lo pos con
garbo, rabbrividendo. Su, assaggiatela disse alla donna.
Hieronymus per non l'ha ancora toccata fece lei con
diffidenza.
La signora dice che bevi come una donna scherzai.
Il ragazzo non reag, ma continu a fissarla.
Almeno un sorsetto disse Ernst.
La donna sollev il bicchierino, fece un cenno al ragazzo
e chiuse gli occhi, ingollando la czech d'un fiato.
La guardammo in faccia.
Ges! esclam rauca, riaprendo gli occhi. La smorfia
di disgusto che era comparsa sul suo viso ci fece sganasciare
dalle risate. Il sapore  ancora peggio dell'aspetto. Ci credo
che Hitler  cos arrabbiato, se beve questa robaccia!
Le lacrimavano gli occhi.
Era davvero tremenda la czech. Scommetto che non era
legale neppure nel paese da cui veniva. Il ragazzo non la
smetteva pi con la sua risata acuta, singhiozzante. Poi rivolse
a Delilah un'occhiata divertita da sotto la tesa del cappello.
Lei si sporse in avanti e solo allora, vedendo la sfumatura
scura della sua carnagione, capii che era come me. Una
Mischling. Ma ci voleva occhio per cogliere i tratti meticci
sul suo viso.
Ragazzi disse accavallando le gambe, e io arrossii di
eccitazione perch il vestito aderente le lasciava scoperta
buona parte della coscia. Ragazzi, dovete venire a Parigi
con me a incidere un disco. La vostra musica  esattamente
ci che stavamo cercando.
Vuole che andiamo a Parigi a fare un disco tradusse
Ernst.
Parigi ripet Paul aggrottando la fronte.
Io stavo ancora fissandole la coscia e arrossii di brutto
quando la donna mi colse sul fatto.
Siete una... del giro? dissi, senza rendermi conto che
poteva sembrare un'allusione.
Sono Delilah Brown!
Ho capito.
La cantante aggiunse in tono risentito. Black-eyed
Blues? Dark Train Song?
Annuii vigorosamente. Ma certo. Delilah Brown.
Mi voltai verso Ernst per capire se si trattava di uno
scherzo. Forse era davvero una cantante, ma io non l'avevo
mai sentita nominare.
 qui per conto di Louis Armstrong disse Ernst.
Rimanemmo tutti a bocca aperta.
Ma che vuole da noi? fece il ragazzo sottovoce. 
un'impresaria?
Siete l'agente di Armstrong? chiesi direttamente a Delilah.
No.
Paul si tolse dalla fronte uno dei suoi riccioli dorati e
rivolse gli occhi celesti verso Ernst. Stiamo parlando di
Louis Armstrong? Il trombettista?
Scrollai il capo. No, di Armstrong il buffone di corte!
Quello per si chiamava Archy disse Ernst senza battere
ciglio. E comunque la signora fa sul serio.
Lo guardai. C'era davvero un buffone che si chiamava
Armstrong?
Ernst annu. Come no, alla corte di Giacomo I.
Va' al diavolo.
Ovviamente la nostra ospite ci guardava, senza capire
una parola. Ma forse pensava che stessimo discutendo la
sua proposta. Allora?
Ernst si volt verso di lei, guardandola dritto negli occhi.
Ci state chiedendo di cambiare vita, signorina Brown,
 una decisione difficile...
La donna si irrigid. Perch, questa la chiamate vita, signor
von Haselberg? Con tutto il rispetto, mi pare che ve
la passiate maluccio. Fece un mezzo sorriso, come per addolcire
le sue parole.
Ernst si tolse un pelucco dai pantaloni. Sopravviviamo.
Appunto, la vita per  un'altra cosa. Comunque non 
necessario che decidiate stasera. Io vi sto offrendo la possibilit
di tornare a vivere davvero, di suonare la vostra musica.
Di camminare per strada senza il timore di essere arrestati
da un momento all'altro. O peggio. Berlino  diventata
una prigione per voi e io vi offro una via d'uscita.
Stentavo a seguire il discorso, incantato da quella coscia
seminuda.
In Germania il jazz era considerato un virus letale e noi
eravamo le pulci che lo trasmettevano, i negri, gli ebrei e gli
altri teppisti che suonavano quella roba chiassosa e volgare,
portando i bei ragazzi biondi sulla via del sesso e della corruzione.
Non era una musica, n una moda, ma un'epidemia
diffusa dalle orde dei neri su istigazione dei giudei. Infatti,
noi negri eravamo considerati colpevoli solo in parte:
in quanto selvaggi, eravamo attratti per istinto dai ritmi lascivi,
per non parlare della nostra notoria mancanza di autocontrollo.
Erano stati i giudei a diffondere in Germania
la musica della giungla, per indebolire la giovent ariana,
traviare le fanciulle, contaminare il sangue tedesco.
Questa storia andava avanti da una decina d'anni grazie
al vecchio Joe Goebbels e alla sua Reichsmusikkamer, e poi
ci fu l'umiliazione pi grande, l'awilente concerto di Dusseldorf.
Un po' come la mostra dell'arte degenerata che il
regime organizz a Monaco nel '37, solo che al posto dei
quadri c'erano artisti di colore che soffiavano nei loro sassofoni.
Fu a quel punto che diventammo ufficialmente degenerati.
E intanto le tenebre avanzavano. I neri vagavano coperti
di stracci, se entravano in un caff li buttavano fuori a
calci e per sfamarsi erano costretti a frugare nei bidoni. Gli
ebrei venivano trucidati per la strada, le vetrine dei loro negozi
andavano in frantumi e se erano musicisti non potevano
suonare in pubblico. Il giorno in cui quel pianista da
quattro soldi di Volker Schramm denunci il suo manager
di essere un falso ariano, capimmo che Berlino non era pi
la stessa. Fu un decennio infernale.
Per questo Parigi ci pareva un'idea allettante.
Il problema erano i documenti: la gente come noi poteva
scordarsi di ottenere il passaporto, era un miraggio gi
da anni.
Non fraintendetemi, io amavo Berlino. Dico sul serio.
All'inizio l'imbianchino non pareva cattivo come Jim
Crow. Se non altro in Europa un nero poteva essere amato
per la sua musica, anche se era un amore clandestino, una
palpata data di nascosto. Personalmente non avevo grossi
problemi, anche perch non sembravo affatto nero, i pochi
che se ne accorgevano avevano tutta la mia ammirazione.
E nei primi anni il Reich non ci stava con il fiato sul collo.
Eravamo troppo pochi per rappresentare un problema.
I bagni pubblici gestiti dagli ebrei erano decrepiti e in
pessime condizioni, con la maggior parte delle vasche gi in
disuso, ma erano anche gli unici dove lasciavano entrare noi
gente di colore e a volte uno aveva proprio voglia di crogiolarsi
nell'acqua calda. Le pozze d'acqua verde e cristallina
si aprivano come crateri nella terra e noi appoggiavamo
la testa sui bordi, fluttuando nudi come le nostre mamme
ci avevano fatto.
Chip e Fritz ci aspettavano nello spogliatoio. Chip si era
tolto le scarpe e se ne stava l torcendo le dita dei piedi.
Che aspetti a entrare? gli dissi. La tua puzza si sente
dalla strada.
Sar Fritz ribatt Chip, poi annus l'aria. Deficienti,
quello che sentite  il formidabile balsamo del dottor
McMorran!
Paul inspir a fondo. Cos'? Sciroppo per la tosse?
Per la testa, vorrai dire scherzai.
 il profumo che fa impazzire le signore disse Chip.
S, nel senso che le fa scappare sussurrai al ragazzo.
Hiero sogghign.
Big Fritz era stravaccato sulla panchetta di legno,
enorme e accaldato. Il bavarese, con le dita grassocce, i capelli
di stoppa e il naso aquilino, se ne stava buttato l, respirando
affannosamente nel caldo soffocante dello spogliatoio.
Ti senti bene, Fritz? gli chiese Ernst e pos il cappello
sulla panchetta, iniziando a slacciarsi le scarpe.
Fritz agit la mano pelosa. S, sono solo esausto tuon,
facendo quasi vibrare il soffitto. Sbatt le palpebre, il sudore
che luccicava sulle ciglia.
Il vecchio Fritz soffre il caldo disse Chip ridendo.
Gi, non sono come voi scimmie.
Hiero mi rivolse uno sguardo inquieto.
Feci una smorfia. Sapevo che Fritz stava solo scherzando,
era fatto cos: sgarbato ma senza cattiveria.
Chip chiese a Paul delle sue due fidanzate. Infatti da un
mese il nostro Paul usciva con due ragazze. Era arrivato al
punto di dare appuntamento a entrambe nello stesso ristorante
e nessuna delle due se n'era mai accorta. Del resto,
anche quando suonava il piano era cos, diceva Chip: la sinistra
e la destra andavano ognuna per conto suo. Secondo
me Paul doveva essere vicino al collasso. Chip lo ammirava.
Quanto al ragazzo, credo che fosse quasi scandalizzato.
Dovrai scegliere prima o poi disse Ernst. Se non vuoi
finire al tappeto.
Chip non la pensa cos fece Paul con un sorrisetto.
Dice che dovrei presentare Marta a Inge e vedere cosa ne
esce.
Scoppiai a ridere. Marta  un bocconcino, non ci sono
dubbi, ma saresti pazzo a perdere Inge. Quella ragazza ha
una carrozzeria che... Allargai le braccia. Dannazione!
Devi fare un passo indietro per inquadrarla!
Fossi in te, me le terrei tutt'e due! esclam Chip.
Fritz scoppi a ridere, le guance rosse e paffute che tremolavano.
Ma colsi una punta di severit nel suo sguardo.
Tu che ne dici, ragazzo? disse Chip rivolto a Hiero. Ti
piace Inge?
Il ragazzo si strinse nelle spalle.
Quale preferisci?
Marta disse Hiero con riluttanza e subito dopo arross.
O forse Inge, non lo so, sono carine tutt'e due.
Chip si sfil i calzoni e pos un piede sulla panca, le
palle pelose che penzolavano. Ma va'! esclam ridendo
forte. Marta non ha niente davanti e troppa roba dietro!
Per ha un bel sorriso disse Hiero distogliendo lo
sguardo.
S, ma Inge  un'altra cosa disse Chip. Una cos ti fa
ribollire il sangue!
Anche tu mi fai ribollire il sangue scherz Paul. Mettiti
addosso un asciugamano o vieni qui a baciarci tutti.
Meglio l'asciugamano disse Fritz.
Chip li ignor. Un bel sorriso non basta, fratello sentenzi
e si sporse in avanti, esibendo l'uccello quasi con fierezza.
Un bel sorriso non stuzzica nessuno. A meno che
non sia un sorriso come dico io, tipo quello di Monna Lisa,
lei s che  attraente, piena di mistero.
Ernst appese la cravatta allo sportello dell'armadietto.
Poi si volt verso Chip e lo guard con aria divertita.
Charles C. Jones disse, slacciandosi i polsini. A volte hai
delle uscite assolutamente sbalorditive.
Chip fece una risatina. Lo so. Comunque non mi dispiacerebbe
trovarmi una Monna Lisa nel letto. Avete notato
che non ha le sopracciglia? Non vi siete mai chiesti se
 rasata anche da un'altra parte?
Ernst sbarr gli occhi. Me lo chiedo dalla mattina alla
sera disse scrollando la testa. Ora piantala di dire cazzate!
Mi sfilai la camicia e le mutande, e quando sollevai lo
sguardo vidi che Hiero mi stava fissando.
Non sei il mio tipo, negro scherzai. Non metterti in
testa strane idee.
Chip mi guard e scoppi a ridere. Per Dio, Sid, devi
fare un po' di sport, hai le gambe pi secche di una gallina!
Lo colpii con l'asciugamano e un attimo dopo eravamo
l che ci rincorrevamo nel corridoio, dove uomini anziani
oziavano seduti sulle panche, avvolti nei teli bianchi che
sembravano sudari. Sbatacchiando i piedi nudi sulla pietra
bagnata, passammo accanto a due vecchi avvizziti che
giocavano a scacchi, i corpi umidi da cui esalava un vago
odore di stallatico. E finalmente sbucammo nei sotterranei,
tetri come una cattedrale, le ombre che si allungavano sul
soffitto avvolto dal vapore, le voci che risuonavano spettrali
sotto le volte imponenti.
Chip corse subito verso la vasca e si tuff, prendendo
una panciata.
Maledizione, fratello dissi ridendo. Devi avere lo stomaco
di pietra.
Che male! scherz Chip sputando acqua.
Mi lasciai scivolare nella vasca. L'eco delle nostre parole
rimbalzava fra le pareti e il vapore si levava denso intorno
a noi velando i contorni di cose e persone, come la nebbia
nei campi d'autunno.
Gli altri ci raggiunsero alla spicciolata, Ernst si tolse l'asciugamano
dai fianchi ed entr nell'acqua, il corpo pallido
e lucido come la cera. Paul rimase per qualche istante
su una gamba sola, come una gru, prima di posare anche
l'altro piede nella vasca. Fritz si immerse tenendosi la pancia
debordante, sotto la quale spuntava una specie di lumacone
rossastro.
Ernst si accost alla parete. Dov' Hiero? disse, tergendosi
la fronte.
Forse si vergogna dissi.
E chi se ne frega fece Chip.
Forse  andato a frugare nel portafoglio di Chip per
scoprire il suo secondo nome esclam Paul fra il vapore.
Ora te lo do io il mio secondo nome ribatt Chip.
Sotto forma di un bel calcio sui denti.
Gli sghignazzi di Big Fritz echeggiarono fragorosi.
In quella arriv il ragazzo, l'asciugamano bianco che faceva
risaltare ancora di pi il nero della pelle. Il petto magro
gli si gonfiava a ogni respiro, come se fosse agitato. Faceva
tenerezza.
Stavamo proprio parlando di te gli disse Chip.
Hiero entr nella vasca con titubanza.
Ci chiedevamo se eri nero anche sotto.
Come sei curioso, Chip! Perch non gli domandi anche
da che buco la fa? disse Paul.
Hiero si volt verso Paul e all'improvviso scoppi a ridere.
Vedo che ti diverti sibil Chip. Sguazz verso di lui e
afferrandolo con le braccia muscolose lo spinse gi in un
ribollire di schiuma. Il corpo del ragazzo sott'acqua tremolava
come cenere scura sparsa dal vento. Ridi adesso, se ti
riesce gli grid Chip. Cos'? T' passata la voglia?
Smettila, Chip esclamai.
Ora basta disse Fritz e prese Chip sotto le ascelle, sollevandolo
come un fuscello. Chip si divincolava, stretto contro
il ventre di Fritz, che lo ammon: Lascialo in pace, non
puoi trattarlo sempre in questo modo.
Intanto il ragazzo era tornato a galla, tossendo e sputacchiando.
Inclin la testa per far uscire l'acqua dalle orecchie
e accenn un sorriso, ma si capiva che era imbarazzato, oltre
che furioso.
Chip fece una faccia disgustata, cercando invano di liberarsi
dalla stretta di Fritz. Sento che sei felice di abbracciarmi!
strillava. Mollami!
Sei sicuro che non ti piaccia, negro? lo canzonai.
Appena Fritz lo lasci andare, Chip si allontan sollevando
grandi spruzzi. Mi piacerebbe tanto darti due ceffoni,
fratello disse al gigante. Solo che non so da che parte
arrampicarmi!
Ernst si tir su, fendendo l'acqua con il torace pallido,
i capelli neri appiccicati alla testa. Allora, ci andiamo o
no?
A Parigi? fece Paul. Certo che ci andiamo, per quale
motivo non dovremmo?
Chip e Fritz guardarono prima Ernst e poi Paul con aria
smarrita.
Di che stanno parlando? chiese Fritz a Chip.
Chip si strinse nelle spalle.
Abbiamo ricevuto una proposta spieg Ernst. Una
signora  venuta a trovarci nel pomeriggio per chiederci
se siamo interessati a incidere un disco con Louis Armstrong.
Chip fischi.
E tu cosa le hai detto? domand Fritz.
Che ci avremmo pensato su.
Chip grugn e diede una manata all'acqua calda. E cosa
c' da pensare?
Sarebbe un no, Jones?
Sarebbe un s. Anzi dieci, cento s! Parigi, Armstrong...
Ma vi rendete conto?
Big Fritz aggrott la fronte, ergendosi come un masso
rosato fra il vapore. Siamo sicuri che sia vero? Chi  questa
donna? Possiamo fidarci?
Ridacchiai. Di cosa hai paura, fratello? Pensi che sia
una trappola per attirarci a Parigi?
Fritz non rispose, si limit a spostarsi come un pachiderma
nell'acqua.
Quella lavora con Armstrong, Fritz spieg Ernst. I capelli
gli si stavano gonfiando a causa del vapore e sembrava
la caricatura di se stesso. Stese le braccia violacee lungo la
parete, lasciando affiorare le gambe e disse, rivolto al
soffitto: La proposta  seria, non ci sono dubbi. Ma non 
questo il punto.
Fritz era sempre perplesso.  venuta a Berlino per noi?
Nonostante quello che ha in mente il Fhrer?
L'Imbianchino precisai.
Fritz mi guard senza parlare.
Non  venuta per noi disse Ernst.  venuta a recuperare
dei soldi per conto di Armstrong. Noi siamo la ciliegina
sulla torta.
Puoi dirlo, fratello fece Paul, scivolando pigramente
verso Fritz. Lo sai che Armstrong  un nostro fan, Fritz?
Ha i nostri dischi.
Quali?
Che importa quali? dissi.
La donna dice che Arthur Briggs ci ha visto suonare
qualche anno fa continu Paul. E Bechet ha detto a Louis
che gli eravamo piaciuti un sacco quando abbiamo aperto
per lui a Vaterland.
Bechet? Chip fece una smorfia. Cazzo, mi deve ancora
cinquanta dollari.
 una specie di agente di Armstrong a Parigi disse
Ernst. Una sua amica intima, a quanto sembra.
Intima sussurr Chip.
Paul sorrise malizioso, la punta della lingua in mezzo ai
denti.
Sembrate dei bambini di dieci anni! li sgrid Ernst.
Armstrong deve aver saputo che non battiamo chiodo e avr
pensato che potremmo essere interessati a cambiare piazza.
Ma c' di pi intervenni. La donna ha parlato anche
del ragazzo. Pare che Armstrong voglia suonare soprattutto
con lui. Si dice in giro che sia il miglior trombettista
al di qua dell'Atlantico. Perfino meglio di Briggs.  stato
Henry Crowder a dirlo. Crowder ha detto ad Armstrong
che Hiero gli ricorda il King Oliver dei tempi d'oro!
Pensavo che sarebbero scoppiati tutti a ridere, ma nessuno
fiat.
Ah, ma vuole noi o gli interessa solo il ragazzo? domand
Chip rompendo il silenzio.
La signora dice che Louis vuol suonare con gli Hot-Time
Swingers si scherm Hiero. Tutti quanti.
Fritz si volt verso di me con una domanda negli occhi.
Mi strinsi nelle spalle. Ha detto proprio cos.
Ci ha chiamato iconoclasti disse Paul.
E tu non l'hai schiaffeggiata? Usare un linguaggio del
genere davanti al ragazzo!
Quanto ci danno? disse Fritz fuori dai denti, com'era
suo solito.
Ernst tir su la testa. Come sarebbe a dire?
Eh, s, fratello, se ci danno meno di quanto guadagniamo
qui, non ne vale la pena aggiunsi io.
Sid ha ragione assent Paul.
Cervello fino il nostro Sid, e non ha solo quello di fino
a sentire le signore scherz Chip, spruzzandomi.
Ah-ah!
Tacemmo per un po', lasciandoci cullare dall'acqua tiepida.
Lo sciacquio delle onde contro le pareti della vasca
echeggiava dolcemente sotto le volte di pietra.
Il ragazzo si alz in piedi sgocciolando e diede un colpo
di tosse. Credo che dovremmo andare disse con voce incerta.
Ma se siamo appena arrivati! fece Paul.
Sta parlando di Parigi disse Ernst.
Hiero torn a immergersi, cercando di mascherare l'imbarazzo.
Ah, tu credi che dovremmo andare disse Chip in tono
ironico. A Parigi, lontano dall'imbianchino. Suonare con
Armstrong e camminare per la strada senza la paura di essere
accoppati. Ti piacerebbe, vero?
Hiero lo guard in faccia, rispondendo con un semplice
S.
Oh, sei davvero fantastico, ragazzo mio. Chip scoppi
a ridere. A chi non piacerebbe?
Il problema  come disse Ernst.
Frena, frena brontol Fritz. Scusatemi, ma io non
sono affatto convinto. Si diresse verso la parte bassa della
vasca e si sedette sui gradini, l'acqua che gli colava dalle cosce
enormi e dal petto folto di peli. Scusatemi tanto ripet.
Ma io non mi butto solo perch qualcuno dice che
 il caso di buttarsi.
Giusto gli disse Ernst. Infatti ne stiamo solo parlando.
Parigi, fratello disse Chip. Per Dio!
E dove abiteremo? prosegu Fritz. Per quanto tempo
ci rimarremo?
Ernst scroll la testa. Non lo so. Neanch'io ho tutte le
risposte. Anzi, non so nemmeno se riusciremo ad arrivarci.
Ci servono dei visti.
Dategli un paio d'ore e vedrete che il vecchio Ernst s'inventer
qualcosa disse Chip con entusiasmo.
La ragazza di Louis si fermer a Berlino tutta la settimana
ricordai. Possiamo pensarci con calma.
Bene.
Ernst si schiar la voce. Siamo d'accordo allora?
D'accordo.
Ma l'incertezza di Fritz ci aveva contagiato, perfino l'acqua
dove galleggiavamo indolenti pareva pi torbida. Tacemmo
per qualche tempo, limitandoci a sguazzare. Poi
Ernst si schiar la voce e annunci: Signori, credo che me
ne torner al locale.
Lavori fino a tardi anche stasera? Non capisco che li
scrivi a fare quegli articoli, amico disse Paul. Ormai il jazz
non interessa pi a nessuno.
A me interessa rispose Ernst e usc dalla vasca bianco
come un morto, quasi che l'acqua gli avesse prosciugato il
sangue fino all'ultima goccia.
Di l a poco ce ne andammo tutti.
Davanti ai bagni pubblici la piazza brillava come talco
sotto i lampioni a gas, e i passanti la attraversavano immusoniti.
Avevo ancora la nuca umida e l'aria fredda mi dava
fastidio. Chip mi pos la mano sulla spalla.
Togliamoci di qui, amico disse cupo.
Annuii. Nemmeno io ero di buon umore.
Le strade erano buie. Ci avviammo a capo chino, le
mani in tasca, i capelli umidi. Camminavamo piano, quasi
avessimo paura di tornare a casa. Fritz, il ragazzo e Paul ci
precedevano e a un certo punto svanirono fra le tenebre.
Mi era sempre piaciuta Berlino a quell'ora, la quiete, le
ombre che si riflettevano nelle vetrine. Passammo davanti a
un negozio di giocattoli che vendeva palline di Natale con
la svastica e a una macelleria protetta da una pesante grata
di ferro. C'era una polvere sottile nell'aria e sbuffai per liberarmi
il naso. A un tratto udimmo delle grida e voltandoci
scorgemmo tra la foschia degli operai al lavoro in fondo a
una via caliginosa. Manovali giovanissimi reggevano grossi
bidoni fumanti, versando il catrame sul selciato sconnesso.
Un vapore denso si levava dalle fessure. Uomini con la tuta
da lavoro si toglievano il sudiciume dal viso.
Cambiammo strada, rifugiandoci nell'ombra.
A cosa si  ridotta la nostra vita, pensavo. Fino a due
anni prima camminavamo disinvolti per quelle stesse vie
e ora ci rintanavamo impauriti nel buio. Pensavo a Baltimora,
a me e Chip da ragazzi che ascoltavamo i dischi
di Armstrong. Pensavo ai parenti di mia madre, in Virginia,
biondi come i francesi ed evanescenti come fantasmi
nel mondo dei bianchi, sempre assillati dal timore di essere
scoperti...
Poi lo sentimmo. Un urlo stridulo. Ci pass accanto
come una folata di vento notturno.
Chip mi prese per la manica. E Hiero?
Tesi le orecchie, ma non sentii pi nulla.
Cazzo! fece Chip a denti stretti.
Ci mettemmo a correre.
Girato l'angolo, ci fermammo trafelati. E tutto rallent
di colpo. Sotto casa nostra, nel vicolo fiocamente illuminato
dai lampioni, tre nazisti tenevano il ragazzo per i capelli,
come un cervo per le corna. Cercavano di trascinarlo
via, ma in qualche modo il ragazzo resisteva, ondeggiando
come una cartaccia nel vento. Un quarto bastardo, alto e
con il collo taurino, aveva immobilizzato Paul. Mi si torsero
le budella e fu come se la luce si fosse spenta dentro di me.
Chip mormorai. Siamo fregati!
Chip si era gi tolto il cappello e si stava liberando in
fretta anche della giacca. And a grandi passi verso il nazista
pi vicino e gli sferr un calcio sul ginocchio. Si sent
una specie di scricchiolio seguito da un latrato, e l'uomo
cadde a terra contorcendosi, con Chip che lo colpiva alla
gola. Uno degli altri nazisti si avvicin e spacc una bottiglia
in testa al vecchio Jones, che stramazz sul selciato reggendosi
il cranio fra le mani.
Maledetto! gridai.
Sporchi giudei! prese a strillare uno dei nazisti. Sporchi
negri! Sporchi giudei!
Mentre mi avvicinavo, scorsi un'ombra contro il muro
del nostro palazzo, poi l'ombra cominci a muoversi, come
se il portone si fosse staccato dalla parete: Big Fritz. Acchiapp
da dietro il nazista che stava picchiando Paul, lo
scaravent in mezzo alla strada e inizi a massacrarlo di
botte.
Presi una bottiglia e la diedi sui denti a un altro di quei
figli di puttana che indietreggi con una smorfia di dolore.
Cercai di afferrarlo per il bavero, ma continuava a sfuggirmi
sputando sangue e graffiandomi le guance e le orecchie.
E cos sei amico dei negri, eh? gridava. Non ti vergogni
a infangare la tua razza? Amico dei negri!
I suoi occhi scintillavano nel buio.
Lo colpii di nuovo e poi ancora. A un tratto sentii una
ftta tra le costole e caddi a terra. Temevo che mi prendessero
a calci e rotolai sul fianco. Il ragazzo aveva ricominciato
a gridare a squarciagola, ma i calci non arrivarono.
Sollevai lo sguardo e vidi Big Fritz in piedi accanto a me.
Tremava tutto.
Fritz, vecchio figlio di puttana gli gridai. Picchi come
un bastardo, lo sai?
Si volt e mi accorsi che piangeva.
Passi pesanti risuonarono nel buio. Mi alzai con un gemito,
la testa confusa, e vidi altri tre nazisti che correvano
verso di noi. Erano in borghese, a parte i fottuti stivali.
Tentai di colpirne uno, ma avevo i riflessi rallentati e
mancai il bersaglio. Mi beccai un paio di cazzotti allo stomaco
prima di riuscire a stenderlo con un destro sotto la
mandibola. Intanto per il primo si era rialzato: lo centrai
in pieno volto e sentii qualcosa di umido che si fracassava
contro le mie nocche.
Voltandomi, vidi Fritz che incalzava due di quei bastardi
ricacciandoli verso le tenebre, e ce n'erano altri due che si
dimenavano sul selciato, piagnucolando miseramente. Ero
senza fiato e mi chinai a vomitare, ansimando.
C'era un tramestio confuso davanti alla nostra porta.
La prima cosa che vidi, quando sollevai lo sguardo, fu quel
luccichio. Un collo di bottiglia, premuto sulla gola del ragazzo.
Io ti conosco, giudeo di merda gridava il nazista.
Sei quello che suona il jazz, vero? La musica dei negri! Ora
ti scanno!
Ma a un tratto il figlio di puttana si volt: Chip stava andando
verso di lui. Il vecchio Jones barcollava e aveva il dietro
della camicia imbrattato di sangue. Si rannicchi come
per prendere lo slancio. Sbattei gli occhi e subito dopo vidi
il ragazzo che si allontanava carponi, mentre Chip e il nazista
si azzuffavano nel vano della porta. A un certo punto il
nazista cadde sui gradini, la testa ciondoloni.
Qualcosa di scuro gli colava dal petto, formando una
macchia sul selciato.
Chip mormorai, dobbiamo andare.
Chip non si mosse.
Fritz teneva Paul sotto braccio e con l'altra mano aiut
il ragazzo ad alzarsi. Mi guard con aria inquieta. Sid!
chiam. Non possiamo rimanere qui!
Annuii. Lo so. Chip sussurrai al vecchio Jones. Andiamo!
Aveva ancora il collo di bottiglia stretto nel pugno.
Guardai il sangue che sgorgava da sotto il corpo del nazista,
lucente e nero come la pece. La pozza sembrava un'enorme
bocca spalancata sul marciapiede, un portale che
scendeva nell'abisso.
Chip ripetei.
Finalmente si volt e corremmo via.
Ci staranno gi cercando disse Chip. Poi si gir di scatto
con un grugnito. Cazzo, Fritz, fai piano! protest. Cos
mi fai un buco in testa!
Big Fritz aggrott la fronte, guardando la scheggia di
vetro insanguinata che aveva appena estratto dalla testa di
Chip. Teneva le pinzette fra le dita grassocce con insolita
delicatezza.
Cosa vuoi dire? domandai a Chip.
Paul si premeva uno straccio bagnato sullo zigomo violaceo.
Vuol dire che dobbiamo rimanere qui borbott. Per
cui preparati l cuccia sul pavimento, amico.
Il ragazzo sedeva in silenzio, stropicciandosi le mani.
Mi mossi sulla sedia, le costole che mi dolevano a ogni
respiro. L'Hound era buio e silenzioso intorno a noi.
Eravamo seduti sul bordo della pista da ballo e l'unica
luce era quella giallastra che veniva dall'uffcio di
Ernst, sopra il bar. Scendendo, Ernst aveva lasciato la
porta aperta e si era seduto a fumare al tavolino accanto
al nostro.
Il silenzio fu rotto da un lieve tintinnio quando Fritz lasci
cadere la scheggia nel piatto.
Ora hanno una scusa disse Chip.
Per fare che?
Qualunque cosa. Se la prenderanno con i fratelli. Spedizioni
punitive, arresti...
Fritz inarc le sopracciglia. Non  detto. Esiste ancora
la giustizia in questo paese. I nazionalsocialisti sono per
l'ordine e il rispetto della legge.
Scrollai il capo. Ma dove vivi?
Chip si morse il labbro. Dannazione, Fritz! Fai piano.
Fritz sbuff.
Poco dopo sentimmo tintinnare un altro pezzo di vetro.
Ernst era chino in avanti, con le gambe accavallate,
il mozzicone che si consumava fra le sue dita esangui.
Quando parl, lo fece in tono pacato, misurando le parole.
Chip ha ragione. Dobbiamo stare qui finch non avremo
deciso il da farsi.
A questo punto non credo proprio che ci convenga rimanere
a Berlino dissi a Fritz. Sar meglio che inizi a
mettere i mutandoni in valigia. Come si dir in francese:
Avete dei polpacci meravigliosi, signor Armstrong.
Devo ridere? fece Fritz.
Io non ci riesco ribattei. Mi fanno troppo male le costole.
Hiero? chiam Paul, cercando con gli occhi il ragazzo.
Tutto a posto?
Il ragazzo tremava e rivolse un'occhiata impaurita a Paul.
Il ragazzo sta bene. Anzi, secondo me sta gi sognando
Parigi.
Certo che sta bene disse Chip. Non l'hanno neanche
toccato. Cristo santo, Fritz! Mi hai preso per un Wurstel?
Fritz fece un gesto scocciato con la mano libera, poi
la pos sulla testa di Chip, girandola verso la luce. Non
vi sembra un po' strano? Salta fuori questa donna con la
sua proposta pazzesca e la stessa notte veniamo assaliti. 
da un pezzo che viviamo qui, ma non era mai successo
niente...
Ora s che l'hai detta giusta, fratello.
Ernst si mosse inquieto sulla sedia. Cosa sai che noi
non sappiamo, Fritz?
Fritz strinse le labbra.
Fritz?
Nulla. Da quando  arrivata, ho avuto una brutta sensazione.
Ora basta! strill Chip battendo la mano sul tavolino.
Subito dopo si sent l'ennesimo tintinnio. Che nessuno
parli pi a Fritz finch non ha finito con la mia fottutissima
testa!
Non so se andremo a Parigi disse Ernst. Ma di sicuro
non possiamo restare a Berlino.
Fritz si volt verso di lui. Passer, vedrai. E tutto torner
come prima.
Ernst si alz, scuro in volto. Comunque per il momento
 meglio se rimanete qui. Almeno finch non avremo scoperto
la gravit della cosa. Magari il tizio non  morto. E
non  detto che vi abbiano riconosciuto.
Ci hanno riconosciuto, fidati dissi.
Come fai a esserne sicuro? fece Fritz.
Non ce ne sono molti grossi come te in citt, Fritz. Un
gigante che va in giro di notte con un paio di negri. E ovvio
che sanno che siamo noi.
Quella notte dormimmo nei nostri vestiti, sudici e spiegazzati.
Il locale aveva una forma stretta e allungata e forse
per questo ebbi l'impressione di trovarmi nella stiva di una
nave. O forse fu perch il divano su cui ero sdraiato aveva i
cuscini che dondolavano appena mi muovevo. Vecchie sedie
erano allineate lungo le pareti e c'era un'accozzaglia di
tavolini sbilenchi. Un lavandino di rame, grosso come un
timpano, occupava per intero uno degli angoli, riflettendo
la luce che veniva dallo specchio. La finestra con le inferriate
era coperta da una tenda dorata, ma il chiarore dei
lampioni filtrava ugualmente dalle fessure.
Fui svegliato da qualcuno che mi picchiettava sui piedi.
Aprii gli occhi ed ebbi la piacevole sorpresa di vedere
Delilah Brown ritta di fronte a me. Elegantissima con i tacchi
a spillo, la gonna e la camicetta bianche, aveva un foulard
che sembrava garza sui capelli e un sacchetto di carta infilato
sotto il braccio.
Hai un aspetto orribile mi disse.
Buongiorno farfugliai e richiusi gli occhi. Mi faceva
male anche respirare.
Paul tir su la testa. Aveva dormito sotto un tavolo e i
suoi capelli, biondi e unti di pomata, avevano preso una
piega bizzarra. La conosco questa voce disse in tono
scherzoso.
Hiero russava ancora nella poltrona accanto allo specchio.
Dov Ernst? mi domand Delilah sottovoce, per non
svegliare nessun altro. Si accucci accanto a me, le cosce fasciate
dalla gonna.
Non riuscivo a fare mente locale.
Dov' Ernst? ripet Delilah.
Perch, non  qui? Mi voltai verso Paul sbattendo gli
occhi e gli chiesi in tedesco: Che fine ha fatto Ernst?
Paul aveva la voce impastata. Forse  andato a casa. Gli
sembrava pi sicuro. Si pass la mano ferita tra i capelli e
si sedette con i movimenti meccanici di una marionetta. Lo
guardai mentre si stirava il collo: il livido sulla guancia gli
dava un'aria vissuta, una specie di Bogart ma pi avvenente.
Quel bastardo di Paul non perdeva il suo bell'aspetto nemmeno
se lo picchiavano!
Feci una smorfia, massaggiandomi le costole malconce.
E cos ha dormito in un letto? Beato lui.
Si sentirono dei passi e Chip entr nella stanza con la
testa fasciata. Ernst  nel suo ufficio brontol in tedesco.
Poi si rivolse a Delilah. Cercavi Ernst, ragazza?
Lei si volt verso di me. Che ha detto?
Ma Chip aveva la faccia cos gonfia e tagliuzzata che invece
di tradurre scoppiai a ridere.
Cos'hai da ridere? disse Chip. Guardati la tua di faccia,
negro!
Sid non le ha prese in faccia osserv Paul.
Gi, lui  brutto di suo. Chip fece una pausa, esaminando
Delilah da capo a piedi, e aggiunse in inglese:
Cos',  arrivato il circo?
Senti chi parla ribatt lei, guardando la testa di Chip
avvolta dalle bende. Il signor Jones, immagino.
Chip prov a sorridere, ma il suo sorriso si trasform
quasi subito in una smorfia di dolore. Charles C. Gli amici
mi chiamano Chip, ma tu puoi chiamarmi quando vuoi,
giorno e notte.
Wow! fece Delilah in tono sarcastico.
Devi scusarlo dissi. Ha preso una botta in testa.
Non  quella la parte del mio corpo di cui deve preoccuparsi
disse Chip in tedesco.
Paul rise sotto i baffi. Ora vi manca solo il cammello
disse indicando il foulard di Delilah e la fasciatura di Chip.
A Delilah non era sfuggito il senso della battuta di Chip.
Di' al signor Jones che ho delle gonne da prestargli, se
vuole fece asciutta, rivolta a me.
Oh, sono convinto che ne sar entusiasta, sta benissimo
con la gonna scherzai.
Intanto Chip si era avvicinato al ragazzo e, dando un
calcio alla poltrona, strill: Sveglia, fratello!  un nuovo
giorno!
Lascialo dormire dissi.
Ma il ragazzo aveva gi aperto gli occhi ancora spaventati
e, quando vide Delilah fargli l'occhiolino, si volt turbato
dall'altra parte. Il suo disagio mi ramment di colpo la
ferocia di quella notte. Mi tirai su, stropicciandomi il viso.
E cos tu sei la famosa Delilah Brown disse Chip e si
butt sul divano, incrociando i piedi sul tavolino.  da
ieri che non si parla d'altro. La famosa cantante, Delilah
Brown!
La donna lo guard di traverso.
Chip feci io, con una punta di apprensione.
Quando hai finito dimmelo disse Delilah.
Ho appena cominciato, ragazza fece Chip, con un sorrisetto
beffardo. Quando avr finito porter via le palle.
Finalmente una buona notizia.
Scoppiai a ridere.
Lo sguardo infuriato di Chip pesava su di me e la sua
improvvisa irritazione mi avvolgeva come una ragnatela.
Ma il sorriso mi mor sulle labbra quando mi accorsi di
come Delilah guardava Hiero. Aveva occhi solo per lui, maledizione!
Chip indic il sacchetto che teneva sotto il braccio.
Cosa ci ha portato la famosa Delilah Brown? Forse un po'
di combustibile per i nostri vecchi motori?
Lei non rispose, fissando Chip con i suoi occhi verdi,
duri come la pietra. Poi sorrise e intravidi per un istante i
suoi dentini storti. Sento che ce la intenderemo, io e te,
Charles.
Chip rimase interdetto.
Delilah apr il sacchetto e tir fuori un giornale e sei
croissant alle mandorle.
Ora s che ci siamo fece Chip allegramente. Ma come
facevi a sapere che...
Il vostro sassofonista. Fritz. L'ho incontrato qui fuori
stamattina. Mi ha raccontato quel che  successo ieri notte.
Mi ha detto anche che forse eravate stanchi di mangiare
solo noccioline. Continuava a fissare il ragazzo, che si era
alzato e si stava lavando. L'acqua era torbida come sempre,
ma sembrava argento liquido sulla sua pelle scura. Come
sta? disse Delilah indicandolo con un cenno della testa.
Hiero? fece Chip. Benone. I Crucchi non l'hanno
neanche sfiorato.
Delilah non sembrava convinta.
Aspetta un attimo, hai detto che hai incontrato Fritz
qui sotto? le dissi. Dove stava andando?
Delilah non rispose. Forse non aveva sentito.
Chip aveva gi addentato uno dei croissant. Paul mi fece
un bel sorriso, incurante del cibo che aveva fra i denti. Apr
il giornale e inizi a scrutarne le pagine.
Mi viene fame quando dormo poco disse Chip. Sar
normale?
S disse Paul.
Com' che non hai dormito? chiesi a Chip. Non  da
te essere sveglio a quest'ora.
Vorrei sapere come avete fatto voi a dormire ribatt
Chip. Non avete sentito il gatto?
Hiero si stava asciugando il viso con la camicia. Gatto?
disse timidamente.
Sei sordo, negro?
Ha detto gatto? fece Paul rivolto a me. Gatto?
Annuii. Gatto.
Chip ci guard uno dopo l'altro, come se fossimo un
branco di svitati. Gatto. G-A-T-T-O. Il dannato miagolio del
bastardo di un felino che  andato avanti per tutta la fottutissima
notte. Non l'avete sentito?
Scoppiai a ridere. Era forte la botta che hai preso,
eh?
Ges, non ha smesso un minuto!
Te l'avevo detto di non bere quella cazzo di czech.
Io l'ho sentito disse Hiero.
Paul sollev lo sguardo dal giornale.
Ci credo, devono averlo sentito in tutto il quartiere!
fece Chip.
Paul sorrise. Si vede che l'amica di Armstrong, qui, non
 l'unica cantante sulla piazza.
Ora che ci penso, aveva una voce che mi ricordava la
sua fece Chip con un ghigno. Qualcuno sa dove ha passato
la notte?
La Regina Delilah Seconda mormor Hiero. E venuta
a tenerci compagnia.
La Regina Delilah! ripete Chip ridacchiando. E ora
chi dorme pi con due cantanti?
Delilah si volt sentendo pronunciare il suo nome.
Cosa c'? disse bruscamente, il polso con il braccialetto
sul fianco.
Non ti stavamo prendendo in giro le dissi in inglese.
Anzi, parlavamo bene di te fece Chip.
Ne dubito. Allora, Ernst  in ufficio? domand Delilah,
fissando il ragazzo che aveva preso in mano la tromba
e giocherellava nervosamente con i tasti.
Da KaDeWe vendono i calzini a dieci pfennig il paio
annunci Paul. Ma temo che non potremo approfittare
dell'offerta. Volt pagina.
Dice niente di stanotte? chiese il ragazzo sommessamente,
gettando un'occhiata furtiva a Delilah.
Ci stavo guardando disse Paul, gli occhi fssi sulle pagine.
Nessuna nuova, buona nuova? fece Chip.
Mi strinsi nelle spalle. Non lo so. Che dice della Polonia?
Paul scroll la testa. Questo  un giornale di quartiere,
amico. Ci sono solo pettegolezzi, lo sai. Volt pagina. Ma
Fritz sar felice di scoprire che il cuore del commercio non
ha ancora smesso di battere.
Vai avanti, Socrate, che altro c'?
All'improvviso Hiero inizi a sbattere le palpebre, poi
allung la mano e strapp un pezzo di giornale. Paul lo
guard in cagnesco.
Che ti prende? disse Chip.
C' Albert Basel che parla dei Golden Seven fece
Hiero con la sua voce acuta. Sentite cosa dice: Mai dei seri
musicisti erano caduti cosi in basso. I Golden Seven propongono
una sorta di parodia dei ritmi negroidi che alla fine risulta
pi spregevole dello stesso jazz di Chicago.
Quel porco di Goebbels si d la zappa sui piedi! sbrait
Chip Jones. Fa stroncare i suoi amati Seven dal vecchio
Albie?  ammattito?
Perch, avevi dei dubbi? dissi.
Che Dio ti fulmini, Albie!
Albert Basel era un critico musicale di Lipsia che aveva
abbracciato la fede nazista. Nel '29 era uno dei nostri pi
fervidi ammiratori, diceva che la nostra musica andava assaporata
come un buon Merlot, celebrava la sapiente complessit
ritmica del jazz tedesco: si riferiva a me e Chip, ovviamente.
Ma nel '33 l'avevano cacciato dal Conservatorio
di Lipsia e aveva pensato bene di cambiare rotta. La prima
volta che lo incontrai per strada dopo la conversione,
finse di non vedermi. Ormai eravamo diventati parassiti
sonori e un branco di insulsi giudei e ottentotti.
Chip se l'era legata al dito.
Ma era assurdo che stroncasse i Golden Seven, ovvero
la risposta di Goebbels alla crescente fame di jazz dei tedeschi.
Infatti la nostra musica si rifiutava di morire. E non
mi riferisco solo agli Swing Boys di Amburgo: in Germania
c'era ancora gente capace di distinguere fra un Whiteman e
un Ellington. C'era ancora gente che impazziva per il vero
swing. Il jazz era stato bandito dalla radio, ma Joey Goebbels
aveva avuto l'astuzia di fornire un surrogato: i Golden
Seven. Come sostituire lo zucchero col sale. Franz Thon,
Kurt Hohenberger, Erhard Krause e i loro soci non erano
che mezze tacche, suonavano leggendo gli spartiti!
Che altro dice? chiesi a Hiero.
Il ragazzo si volt verso la porta.
Sollevai lo sguardo e vidi nella penombra la faccia pallida
di Ernst che ci fissava in silenzio. Metteva quasi soggezione
con il vestito nero, i capelli neri e gli occhi lucenti come due
pezzi di carbone. Chi manca? disse in tono severo.
Paul abbass il giornale.
Come dici? fece Chip.
Chi manca? Chi?
Sbattei gli occhi. Fritz. Ti riferisci a lui?
Ernst aggrott la fronte. Fritz passerebbe dall'ingresso
degli artisti disse sottovoce. Poi si rivolse a Delilah.
Aspetti qualcuno? Hai detto a qualcuno di venire qui?
No.
Ma che ti prende, Ernst? domandai.
Non rispose. Gir sui tacchi e si allontan. Lo seguimmo
tutti sul palcoscenico. Un attimo dopo Ernst si immobilizz
e sollev la mano bianca come la cera. Ci fermammo
anche noi e sentimmo quello che lui aveva gi sentito.
Quattro colpi secchi sulla porta. Il vetro che tintinnava.
Una voce attutita che ci chiamava in tedesco.
Non  Fritz sussurrai.
La tromba stretta al petto, Hiero si guard intorno con
aria spiritata, come in cerca di una via di fuga.
Porca puttana disse Chip a denti stretti. I Crucchi.
Temo di s. Ernst annu, tornando lentamente verso
di noi. Non sembrava pi agitato, era tornato l'uomo tutto
d'un pezzo di sempre. Si accese una sigaretta e vidi che le
mani non gli tremavano neanche un po'. Andate in bagno,
c' un passaggio che porta sotto il palco. Nascondetevi in
un angolo e non fiatate.
Il ragazzo tremava come una foglia.
Perch non usciamo dal retro? suggerii. Avevo paura e
si capiva benissimo. Possiamo scappare dal vicolo.
Ernst scroll la testa. Di certo lo stanno sorvegliando
fece senza scomporsi. Su, andate disse, agitando la mano
con cui reggeva la sigaretta.
Scendemmo dal palcoscenico e ci avviammo in fretta
gi per gli scalini, attraverso le porte insonorizzate, lungo
il corridoio di mattoni, fino al bagno. Il ragazzo aveva ancora
la tromba stretta al petto e stavo per togliergliela, ma
poi pensai: forse  meglio se non la vedono.
Il sangue mi martellava contro le tempie. Sul muro,
sotto il lavandino, c'era un pannello che nascondeva un
passaggio segreto. Il ragazzo si accucci e lo apr, infilandosi
nel buio. Non ci stavamo tutti nel bagno e mi tocc aspettare
fuori, guardando con terrore la porta del palcoscenico.
Sbrigati, Paul sussurrai. Vai, Cristo santo!
Da sopra non giungeva alcun rumore.
Hai paura di rovinare il tuo bel vestito? disse Chip rivolto
a Paul. E muoviti!
Finalmente Paul sgattaiol dentro e Chip si accovacci,
pronto a seguirlo. Entrai nel bagno, chiudendo piano
la porta.
Meno male che non c' Fritz sussurr Chip, mentre
si infilava nel buco. Le bende che aveva in testa
biancheggiavano nell'oscurit. Sorrideva, ma si capiva che era spaventato.
Lo seguii.
L'aria sapeva di segatura e dovetti sforzarmi per non starnutire.
Eravamo sotto il palco, in uno spazio angusto che
si trovava dietro il deposito delle scenografie. Appena entrato
mi girai, sfiorando con le nocche ferite le pareti dove
correvano le tubature, e rimisi a posto il pannello. Di colpo
piombammo nell'oscurit.
Sentii una mano calda sulla spalla e il respiro di Chip.
Pian piano i miei occhi si adattarono al buio e vidi filtrare
minuscole schegge di luce fra le assi del palcoscenico. Poi
qualcosa di terrificante sbuc dalle tenebre, due occhietti
luminosi come monetine, che si dileguarono con la stessa
velocit con cui erano apparsi.
La Regina Delilah fece Chip. Ve l'avevo detto che
c'era un fottuto gatto da qualche parte.
Taci! bisbigli Paul. Affanculo.
Mancava l'aria. Poco dopo sentimmo dei passi pesanti
sopra di noi, lo strusciare dei tacchi. Chiunque fosse, si
ferm sull'orlo del palcoscenico, come se stesse guardando
verso la pista da ballo.
Sollevai lo sgardo, cautamente nonostante il buio.
L'uomo inizi a parlare con una voce nasale, ma cos
piano che non si riuscivano a capire le parole.
Un tonfo ci fece trasalire. Subito dopo ce ne fu un altro,
seguito dalla voce irritata di Ernst. Ora basta, dico sul
serio!
Il rullante di Chip cadde pesantemente sulle assi.
Lo scalpiccio riprese sopra le nostre teste. Lo sconosciuto
continuava a parlare con quel tono flemmatico. E all'improvviso
pensai: Dio mio, abbiamo lasciato qualcosa nella
sala verde? Capiranno che qualcuno ci ha dormito, che
quattro uomini ci hanno passato la notte...
Sentii la manona di Chip sul mio braccio.
Le porte si stavano aprendo una dopo l'altra e il rumore
si avvicinava sempre pi: la sala verde, le quinte, i camerini.
Passi pesanti, il tramestio degli stivali che prendevano
a calci tutto quello che incontravano. Una pausa di silenzio
e poi una porta, vicina, che si spalancava.
Trattenemmo il fiato.
C'era qualcuno nel bagno.
Intanto lo sconosciuto sopra di noi parlava con la sua
voce nasale. Parlava di permessi, orari. Non si capiva bene.
Chiunque fosse nel bagno, respirava molto piano. Sentimmo
qualcosa che rotolava nel lavandino e poi un colpetto
sulla parete. L'uomo doveva essere salito sulla tazza e
batteva sul muro con le nocche. Figlio di puttana!
Il pannello sotto il lavandino era pi che visibile. Se entra
qui dentro, pensavo, se entra qui dentro...
Quando parl trasalii, la sua voce era cos nitida che mi
pareva di averlo accanto. Mia moglie voleva chiederti dove
hai comprato quelle mele.
Qualcuno gli rispose dal corridoio.
Alle sei ribatt l'uomo nel bagno. No, scusa, alle cinque,
ma non domani.
La risposta mi parve interminabile, questa volta. Rannicchiato
nel buio, trattenevo il fiato e pregavo, una preghiera
senza parole.
Poi lo sconosciuto usc dal bagno, chiudendosi la porta
alle spalle. Sentii i suoi passi che si allontanavano.
Mi abbandonai a un pianto silenzioso, nascondendo il
viso contro la manica della camicia. Quel giorno scoprii
che la paura ha un suo sapore. Un sapore, e un odore, che
ti riempie le narici. Sabbia nella gola. Per poco non mi soffoc.
Avevo le gambe intorpidite e poi non le sentii pi. Da
quanto eravamo pigiati nel buio di quel bugigattolo, muti
come pesci? A un certo punto udimmo la voce di Delilah.
Non muovetevi grid. I tedeschi se n'erano andati
ma potevano tornare. Pass dell'altro tempo. All'improvviso
Chip spost i piedi e il ragazzo mugol qualcosa, delle
scuse piene d'imbarazzo. Sapevo che presto avrei iniziato a
dare i numeri...
E finalmente sentimmo quel fruscio sulla parete, il pannello
venne rimosso ed Ernst mise dentro la testa.
Forza, uscite disse in tono concitato.
Dannazione. Venimmo fuori uno dopo l'altro, senza dire
una parola. Avevo il collo sudato e impiastricciato di segatura,
ma finalmente potei grattarmi. Ernst ci precedette su
per le scale fino al suo ufficio. Passando dal palcoscenico, vedemmo
i tavolini rovesciati, i tamburi e i piatti della batteria
sparsi qua e l.
Delilah sedeva sul divano di pelle, sotto la finestra, le
mani sottili intrecciate sopra la gonna bianca, lo sguardo
cupo.
La moquette era disseminata di fogli scaraventati fuori
dai cassetti.
Sedetevi disse Ernst da dietro la scrivania, lisciandosi
la cravatta. Siamo nei guai.
Nessuno di noi fiat. Avevamo ancora le gambe indolenzite.
Hanno scoperto chi siamo? fece Paul dopo un momento.
Lo immaginano disse Ernst.
Cazzo! ringhi Chip. Dio li maledica. Ma dov Fritz?
Che sta facendo?
Ernst si strinse nelle spalle. Le pareti rosso scuro e la
mobilia nera davano un'aria lugubre all'ufficio. Prese una
penna d'argento e inizi a picchiettare sullo scrittoio. Ho
chiamato Amburgo, ieri sera.
Fissammo tutti il vecchio Ernst. C'era tanto silenzio che
si sentivano i topi a spasso dietro il muro.
Fu Chip il primo a parlare. Hai chiamato tuo padre?
Davvero?
Ma come pu aiutarci? disse Paul con stizza. E perch
dovrebbe farlo?
Perch siamo nei guai, amico.
 da mesi che siamo nei guai!
Non so se ci aiuter tagli corto Ernst. Forse no.
I miei occhi si posarono su Delilah, sulle sue gambe accavallate.
La gonna bianca e l'enorme foulard la facevano
sembrare una visione, una specie di fantasma.
Il ragazzo si alz, and verso le scale e poi torn, come se
volesse sgranchirsi le gambe. Appoggi una delle sue mani
morbide sullo stipite della porta e disse, cercando di mascherare
l'ansia: Cos'ha detto tuo padre?
Ernst fece un gesto vago con la penna.
Che significa? lo incalzai, scimmiottando il suo gesto
con la mano scorticata.
Ernst mi guard con le palpebre socchiuse. Significa
che sto ancora aspettando una risposta. Ha detto che mi
avrebbe richiamato. Forse nel pomeriggio.
O fra una settimana, magari fra un mese! sbott Chip.
E nel frattempo che cazzo facciamo? Stiamo qui ad aspettare
che tornino i Crucchi?
Ma soprattutto disse Paul, possiamo fidarci di lui?
Ernst si pass le dita bianche come il marmo sui capelli
neri e lisci. S, credo di s.
Resta da vedere se sar disposto a darci una mano.
Infatti il vecchio von Haselberg non ci poteva vedere.
Era uno degli industriali pi spietati della Germania. Trafficava
in ferro, acciaio, carbone e armi ed era a capo di una
sorta di impero nel Saarland. Era duro come l'acciaio che
vendeva e considerava il jazz roba da mammolette. Aveva
fatto fortuna durante gli anni dell'inflazione, acquistando
a debito caterve di macchinari e lucrando sulla perdita di
valore della moneta. Nemico acerrimo dei sindacati, aveva
privato i lavoratori di lussi quali la giornata lavorativa di
otto ore. Ernst ci aveva raccontato che suo padre era stato
pestato due volte per il denaro sporco di sangue che aveva
accumulato sfruttando i poveracci: il vecchio von Haselberg
se nera infischiato.
Era di quell'uomo che avevamo bisogno, un uomo che
ci disprezzava in quanto degenerati, colpevoli, per di pi,
di aver traviato il suo bravo figliolo. Perch era stato a casa
di Paul che Ernst von Haselberg aveva scoperto Ma Rainey
e Rabbit Brown, innamorandosi perdutamente del jazz.
L'orecchio pigiato contro l'altoparlante, ascoltava la musica
nuova ed eccitante dei neri e gli sembrava che suonassero
solo per lui: gli brillavano ancora gli occhi quando lo
raccontava.
E cos si parte dissi.
Chip grugn.
Fritz non ne sar felice disse Paul.
Se ne far una ragione mormor Ernst.
Non restava che aspettare.
L'atmosfera era pesante. Qualunque cosa facessi, ogni
tanto mi fermavo e tendevo l'orecchio verso la porta. Per
ammazzare il tempo, Paul e il ragazzo iniziarono a rimettere
in ordine il locale. Chip non si fece vedere per un po',
a un certo punto scorsi la sua testa bendata davanti al bar,
ma poi scomparve di nuovo.
Le ore trascorrevano lente.
Fuori era estate, ma nel locale faceva quasi freddo, e dovevi
stare col cappotto. Il palco buio, le luci basse nella
sala, le sedie rotte accatastate in un angolo e, nell'aria, l'odore
malinconico delle rose appassite. Ero dietro le quinte
quando, sollevando lo sguardo, vidi Delilah seduta nel soppalco.
Mi stava fissando.
Cazzo. Attraversai il tavolato, scansando le funi e gli
strumenti sparpagliati qua e l, e salii la scaletta scricchiolante.
Il dolore al torace si fece sentire di nuovo, quando
mi issai sulla piattaforma di legno ruvido. Delilah mi gett
un'occhiata e distolse lo sguardo. Se ne stava l, rannicchiata
contro la ringhiera, la testa avvolta in un foulard dorato che
luccicava a ogni suo movimento.
Hai cambiato cappello dissi.
Si strinse nelle spalle con aria mogia.
Ce la caveremo, vedrai.
Ernst  spaventato. Me ne sono accorta.
Figurati! Ernst non ha paura di niente. A parte quando
Chip si attacca al clarinetto. Ma quello fa paura a tutti.
Delilah si volt verso il palcoscenico. Da dove viene?
domand.
Chi? feci io scioccamente. Seguendo il suo sguardo,
vidi il ragazzo che trascinava un baule dietro le quinte.
Sembrava ancora pi gracile e vulnerabile da lass. Hiero?
Da Colonia, credo.
Delilah mi guard negli occhi. Ma con chi suonava
prima? Dove ha imparato?  sempre stato cos?
Avrei voluto chiederle: cos come? Ma non mi andava di
sentire la risposta.
Delilah scroll la testa, le lunghe ciglia rivolte verso il
basso. Lou era uguale, da giovane. Il talento non c'entra:
quella  roba che non si impara, te la porti dietro dalla nascita.
Detto cos sembrava quasi una disgrazia. Mi venne un
groppo in gola e appoggiai i palmi graffiati sul legno ruvido.
 stato Paul a portarlo qui dissi. L'ha scoperto lui.
Uno cos non ha bisogno di essere scoperto.
Di male in peggio.
Che ci faceva a Colonia?
Mi strinsi nelle spalle. Paul aveva una zia che viveva
nello stesso quartiere. Un giorno, mentre era da lei, l'ha
sentito suonare dalla finestra. Oh,  il piccolo Falk, poverino,
un ragazzo di colore, ha detto sua zia. Paul  andato subito
a cercarlo, non si  nemmeno messo le scarpe.
Un povero ragazzo di colore mormor Delilah. Ges.
Pensa se non si fosse messo a suonare in quel momento!
Si volt verso di me. Ma avrebbe sfondato comunque.
Quando uno ha un dono come il suo  destinato ad avere
una band tutta per s, non credi?
Be',  bravo dissi cauto. Ma non so se ha la stoffa del
leader.
Delilah strinse i suoi meravigliosi occhi verdi. E il miglior
trombettista che abbia sentito dopo Lou. Dico sul serio.
Sar ancora famoso quando tutti si saranno dimenticati
di me e di te, Sid.
Non c'era nessuna tristezza nelle sue parole, nessuna invidia.
Solo eccitazione. Mi sentii male. Sotto di noi, il ragazzo
aveva tirato fuori una parrucca bionda dal baule e se
l'era messa in testa. Accenn un inchino, poi se la tolse e ricominci
a frugare fra i costumi.
Cosa c' fra te e Hiero? dissi, quasi con stizza.
Delilah sembrava stupita. In che senso?
Non fai che guardarlo.
Ah disse Delilah, voltandosi pensierosa verso di lui.
Lo vedi!
Mi guard negli occhi e fece un mezzo sorriso.
Forse il ragazzo sa che lei  quass, pensavo. Forse si 
messo a buttare all'aria il baule per attirare la sua attenzione.
Figlio di puttana.
Lui parla come noi dissi all'improvviso, non so perch.
Delilah non cap. Vuoi dire che parla l'inglese?
No, ma  come se imitasse il modo di parlare di noi
americani, il mio accento e quello di Chip. Ecco, quando
suona  un po' la stessa cosa.
Intanto, Hiero si era messo in testa il mio cappello, inclinandolo
di lato. Che diavolo fa? pensai. A un certo punto
abbass le spalle e allora capii: mi stava imitando.
Quel ragazzo ti ammira disse Delilah sorridendo.
Ma no, vuole solo stuzzicarmi!
Delilah scroll la testa. Mi pos la mano sul polso e quel
tocco mi fece venire i brividi. Tu sei una brava persona, Sid,
me ne sono accorta subito. Per questo il ragazzo ti cerca.
Mi alzai di scatto, in preda all'euforia.
Sid? fece lei, sussultando.
Aspettami qui dissi. Torno subito. Scesi la scaletta e
corsi al bar a prendere una bottiglia di czech, mi misi in tasca
due bicchierini e risalii con la bottiglia stretta in pugno.
Ma che stai facendo? disse con un bel sorriso.
Un goccetto per scaldarci. Ricambiai il sorriso e versai
due dita di czech nei bicchieri.
Non vorrai farmi ballare, spero...
Quass? Non prima che abbiamo scolato la bottiglia.
Brindammo e mi sentivo ancora le sue dita sulla pelle,
un calore intenso, la pi deliziosa delle scottature.
Com' che ti sei messa con Armstrong? le domandai.
Non stiamo insieme. Non in quel senso.
Volevo dire, come vi siete conosciuti?
Non  quello che intendevi, ma non sei l'unico. Pensano
tutti che siamo amanti.
Avvampai.
Lou  quello che mi ha scoperto continu Delilah,
stringendosi nelle spalle. O meglio,  stato Oliver a scoprirmi,
ma Lou mi ha insegnato a cantare.
Lou mormorai scuotendo la testa. Lo chiami davvero
cos?
Veramente lo chiamo in un altro modo, ma  una cosa
che non posso dire in pubblico.
Feci una risatina. E ti meravigli se la gente pensa che ci
sia qualcosa fra voi? Ma tu non sei di New Orleans, vero?
No, vengo da Montreal. Lou e io ci siamo conosciuti
a Chicago. Prima cantavo ai matrimoni. E nel coro della
chiesa, ovviamente.
Io e Chip suonavamo nelle stazioni, ma senza strumenti,
facevamo i suoni con la bocca. Eravamo soltanto
dei ragazzini.
State insieme da un sacco di tempo voi due, vero?
Non stiamo insieme, non in quel senso.
Delilah scoppi a ridere, una risata dolce, sorprendente,
come il vento fra le canne in riva a un fiume, una brezza
che gioca con le foglie.
Siamo cresciuti nello stesso quartiere del cazzo.  stato
Chip a farmi conoscere il jazz.
Insomma,  colpa sua.
S,  lui il colpevole dissi sorridendo. E cos sei stata
a Chicago. Anche noi ci abbiamo suonato. Chiss, magari
erano gli stessi anni... Tu con chi lavoravi? Eddie Condon?
Earl Hines?
Conosci Eddie?
Non di persona mi affrettai a precisare. Ma  un vero
fenomeno. C'era da divertirsi a Chicago in quegli anni.
Sbuff. S, quando non eri in un parco a smaltire la
sbronza.
Magari eravamo seduti sulla stessa panchina.
Io ero una ragazzina di sedici anni scappata da Montreal.
Dormivo nei parchi, terrorizzata all'idea di perdere la
mia virt. Mi regal di nuovo quella sua risata dolcissima.
Guardavo i suoi dentini storti e la voglia cresceva dentro di
me. Ma sei matto? pensavo. Ero sicura, al cento per cento:
non dovevo far altro che trovare King Oliver e fargli sentire
la mia voce, lui mi avrebbe accolto nella Creole Jazz Band
e sarei diventata famosa. Pazzesco, vero?
Be', mica tanto.
Pensavo che il talento avrebbe riconosciuto il talento.
Infatti.
Si chin verso di me, guardandomi negli occhi. Vedo
che pendi dalle mie labbra.
Arrossii violentemente.
Scherzavo fece lei con uno strano sorrisetto e distolse
lo sguardo. Ero una bambina. Torn a osservare il ragazzo,
sempre intento a frugare nel baule. Chip si era unito
a lui, ed era uno spettacolo con la camicia macchiata di sangue
e la testa fasciata. Tir fuori un vestito con le paillette
e lo accost al ragazzo, come per vedere se era della sua misura.
Il ragazzo scoppi a ridere.
Una sera ero fuori dai Lincoln Gardens disse Delilah
quando vidi uscire Lil Hardin. L'hai conosciuta? La pianista di Oliver? Non importa. Lou perse la testa per un momento
e quando torn in s si rese conto che l'aveva sposata.
Povero Lou. Ma questo successe anni dopo. Insomma,
la vidi uscire dal locale e pensai che Oliver doveva essere ancora
dentro. Cos entrai.
Be', certo dissi. La timida sedicenne che viene dalla
provincia vede un'occasione per incontrare il suo idolo e si
butta.
Non ho detto che ero timida fece lei con un sorrisetto
malizioso.
Scoppiai a ridere. E poi che  successo?
In effetti Oliver era nel locale. E credo che non gli sia
dispiaciuto vedermi. Delilah si appoggi alla parete, bevendo
un sorso di czech fra il tintinnio dei braccialetti.
Rimasi a guardarla per un momento, poi mi piegai verso
di lei scuotendo la testa. E quindi? Non vorrai mica smettere
sul pi bello...
Per tutta risposta mi offr quella risata gorgogliante.
Dai, Delilah, vai avanti. Pronunciare il suo nome ad
alta voce aveva qualcosa di cos intimo e confidenziale che
arrossii di nuovo. Abbassai la testa fingendo di togliere
qualcosa dal mio bicchiere.
Vuoi sapere come and?
S, rivelami il tuo segreto.
Ti interessa davvero?
Una sedicenne piovuta dal Canada che sfonda a Chicago!
Chi non vorrebbe saperlo.
Non ho mai sfondato, se  per quello disse cupamente.
A Berlino non sanno nemmeno che esisto.
Qui la gente vive sotto una campana di vetro, non si sa
niente di quello che succede nel mondo.
Delilah distolse lo sguardo.
Dimmi com' andata con King Oliver la incalzai.
Sorrise ripensando a quei giorni lontani, ormai. Tu l'hai
mai visto King Oliver? Da vicino, voglio dire, in carne e
ossa...
Una volta abbiamo preso lo stesso taxi, nel senso che lui
ne era appena sceso dissi.
Mi guard con aria divertita. Be',  un panzone, grande
e grosso come il vostro Fritz. C'era dell'altra gente nel locale,
ma lo riconobbi subito anche da dietro. Perch era
davvero grasso. Buon Dio, pensai, un gigante con la faccia
da neonato!
Quando mi vide scoppi a ridere, chiedendo chi avesse
fatto entrare quella bambina. E io: Se hanno fatto entrare
te, zucca pelata!.
Mi stai prendendo in giro dissi. Non ci credo.
E questo  niente prosegu Delilah ridendo. Non si
offese. Ha la scorza dura quello. Mi chiese se ero venuta
per mangiare o bere qualcosa. Io risposi che avevo in mente
di cenare ma, a giudicare dalla sua pancia, doveva aver gi
spazzolato tutto lui.
Scossi la testa incredulo.
Il tizio che gli era accanto non la finiva pi di sganasciarsi
dalle risate, vedendo questa ragazza magrolina che
faceva la voce grossa con Oliver. Sai chi era quel tizio?
Louis. Oliver non mi fil per niente, invece Louis mi port
a casa sua e volle che mi fermassi da lui. Divent come una
specie di fratello maggiore, per me. Delilah annu con aria
pensierosa e si volt a guardare il ragazzo sotto di noi. Il
vecchio Lou mi ha salvato la vita.
Non potei fare a meno di provare un pizzico di gelosia.
Allora  cos che si lega con i pezzi grossi? scherzai. Basta
insultarli. Il vecchio Chip non avrebbe problemi.
Chip? Quello ne far di strada disse Delilah ridendo.
Le gettai un'occhiata di nascosto. Aveva appena toccato
la sua czech.
Mi sono sempre piaciuti i nightclub deserti aggiunse lei.
Annuii. Chip dice che gli mettono tristezza. Ma a me
fanno l'effetto contrario. C' qualcosa di... imprevedibile
nei locali vuoti.
S, come se tutto fosse possibile...
Delilah sorrise e per un bel pezzo non riuscii neppure a
pensare. Quant'era bella!
Ehi, che state facendo voi due lass? esclam Chip.
Lui e il ragazzo ci guardavano dalle quinte, riparandosi gli
occhi con le mani. Delilah accenn un saluto.
Ci nascondiamo dai Crucchi, no? dissi. Cosa pensavate?
Io penso che stai facendo dell'altro ribatt Chip.
Il ragazzo sorrise.
Mi voltai verso Delilah, che fnse di non accorgersi del
mio imbarazzo. Perch lo chiamate Chip? domand.
Charles non gli piace.
Perch?
Dice che lo fa sembrare il figlio di un predicatore.
Che mestiere fa suo padre?
Sorrisi. Il predicatore. Allungai la mano e le diedi un
colpetto alla caviglia. Vuoi ridere, ragazza?
Mi guard con diffidenza.
Dico sul serio. Chiedi a Chip per cosa sta la C.
La C?
Nel suo nome, Charles C. Jones. Chiedigli per cosa sta
la C.
Charlie! Per cosa sta la C? fece Delilah rivolta verso il
basso.
Il vecchio Jones sollev lo sguardo con una smorfia,
come se gli facesse male un dente. Chip, sorella, chiamami
Chip.
Okay. Per cosa sta la C, Chip?
Scrollai la testa, mormorando: Non l'ha mai detto a
nessuno.
Ti ho sentito, sai, non sono sordo disse Chip. E poi rivolto
a Delilah: Ragazza, ci sono cose che un uomo deve
tenere per s.
E da quand' che sei cos riservato? scherzai.
Forse  un brutto nome insistette Delilah. Tipo Clayton?
Chip sgran gli occhi. Per la miseria, hai indovinato!
Davvero? La C sta per Clayton?
Chip storse la bocca. Clayton? Non vengo mica dall'Idaho!
Paul sal sul palco, sollev il coperchio del pianoforte e
inizi a suonicchiare qualcosa guardando verso di noi.
La ragazza ha chiesto a Chip per cosa sta la C spiegai.
Dille di provare con Cecil disse lui, suonando un accordo
basso.
Paul pensa che la C sta per Cecil riferii. Ma io ho
sempre pensato che sta per Chauncey.
Non  Chauncey, negro, e lo sai benissimo.
Cecil ripet Paul. Sento che  questo il nome misterioso.
Chevrotain fece Hiero all'improvviso, trattenendo le
risa.
Paul prese una stecca e smise di suonare. Chevrotain?
ripet e gi a ridere.
Ma va'! esclamai. I suoi genitori non avevano tanta
fantasia. Probabilmente sar Christopher. O Curtis.
Che ne direste di Carolina? sugger Delilah. O Christina?
Chip la guard con aria vacua. Quelli sono nomi da
donna.
Lei gli sorrise e gli fece l'occhiolino.
D'accordo, gente reclam Chip. Ora per potreste
anche piantarla. Tanto non ci siete andati neanche vicino.
Chloe? grid Delilah dal soppalco.
Chip fece di no con la testa. Chloe borbott. Acqua,
acqua.
Delilah rivolse un sorriso sbilenco al ragazzo e io scoppiai
a ridere, accostandomi a lei fino a toccarle la spalla. Era
tempo di rompere gli indugi...
Delilah si volt verso di me e il suo viso perse di colpo
qualunque espressione. Non c'era rabbia in lei, n risentimento
e neppure severit, come capita di solito quando
una ragazza ti chiude la porta in faccia. Era qualcosa di pi
asciutto e crudo. Semplicemente non le interessavo. Perch
non ti alzi e te ne vai, sembrava dire, cos lui pu salire
quass e prendere il tuo posto?
Sorrisi, distogliendo lo sguardo con la morte nel cuore,
e mi morsi l'interno della guancia tanto forte da farla sanguinare.
Il giorno dopo mi trascinavo per il locale in cerca di
Ernst, quando Chip e Paul mi chiamarono dal bar. Erano
seduti sugli sgabelli e stavano giocando a carte, animati da
una bottiglia di czech.
Chip mi fece un sorriso ubriaco. Ehil, fratello. Siediti
un minuto.
Ho da fare, Chip.
Dobbiamo parlare.
Sei di cuori disse Paul strizzando gli occhi. O  un
nove? Inizi a girare la carta da una parte e dall'altra, scrutandola
inebetito. Per me  un nove.
Il seme  picche! lo riprese Chip.
Paul riemp il bicchiere di Chip. Bisogna che bevi come
me, senn non vale. Si rimbocc le maniche della camicia,
i polsi e il colletto ormai giallastri.
Puzzavamo tutti a quel punto. Chip aveva provato a lavarsi
il vestito nel lavandino, ma non era riuscito a togliere
le macchie di sangue. Paul aveva uno strappo sulla spalla.
Ci radevamo con un solo rasoio e per di pi smussato e le
nostre facce erano piene di tagli. Ma soprattutto si moriva
di freddo: nel cuore dell'estate eravamo intrappolati l dentro,
intirizziti e pieni di paura.
Paul gioc la sua carta. Vedi di essere gentile con me
farfugli.
Chip col suo solito ghigno: Sei rincoglionito!
Perch non facciamo giocare anche Sid? propose Paul.
 facile con lui, si lascia guardare le carte.
Spiritoso dissi. Grazie, ma passo la mano.
Tu passi la mano dal giorno che sei nato, fratello disse
Chip, leccandosi i denti con aria circospetta. La mandibola
gli si stava sgonfiando, ma sembrava ancora che avesse la
bocca piena. E dai, stavo scherzando, no?
Sta scherzando, Sid fece Paul, riempiendo un bicchiere
e spingendolo verso di me. Siediti, su.
Chip ridacchi. Lo sai cosa sei, Sid? Un vero cazzone.
Guardi il ragazzo come se volessi ammazzarlo nel sonno.
Cosa?
S, per via di quella tardona pelle e ossa!
Paul sorrise.  tutto okay, Sid, non devi sentirti in imbarazzo.
E invece s che deve sentirsi in imbarazzo. Chip fece
una faccia ansiosa e questo mi sorprese. Sembrava preoccupato
per me. Pensi che non ce ne siamo accorti, Sid? Se vai
avanti cos prenderai una botta che neanche te l'immagini.
Paul assent, lisciandosi i baffi. Guard le carte che aveva
in mano. Qual  il seme? Picche?
Cuori.
Paul aggrott la fronte.
Vuoi fartela? disse Chip. Vuoi davvero fartela? Allora
prima devi scavalcare il ragazzo. Ma non come un pivello,
come un uomo!
Fai l'uomo mormor Paul distrattamente. Sei sicuro
che non sia picche?
Ho detto cuori!
Inarcai le sopracciglia.
Allora ti siedi o no? fece Chip.
Mi sedetti.
Dico sul serio, Sid, non puoi andartene in giro con la
faccia lunga, come se fossi un bambino che ha perso il suo
orsacchiotto. Non devi mostrarle che ci stai male. Devi essere
furbo. Qualunque cosa lui faccia, tu devi farla meglio,
devi rubargli la scena! Ma senza darlo a vedere, altrimenti
non serve a niente. Devi essere superiore!
Sentii l'amarezza crescere in me. Mi sembrava assurdo
che Delilah se la intendesse con il ragazzo. Sbuffai. Stai
scherzando? Dovrei temere la concorrenza di un ragazzino
di diciannove anni? Delilah ne ha ventinove!
Chip si strinse nelle spalle. Paul ha mandato all'aria due
matrimoni prima di compierne sedici.
Erano due donne piuttosto giovanili disse Paul con
un sorrisone e lo sguardo perso. Si port il bicchiere alle
labbra.
Capito? fece Chip. E Delilah non  neanche giovanile.
Scrollai la testa, guardandoli di traverso. Poi tracannai la
czech d'un sorso, rabbrividii e mi alzai dallo sgabello. Siete
fuori di testa. A Delilah non gliene frega niente del ragazzo.
Gli vuole bene, s, ma come una sorella.
Quella  solo la facciata disse Chip fischiando.  una
porca come le altre!
Bada a come parli di lei, Chip!
Sta' calmo fece Paul con un sorriso accomodante. Sta
calmo, Sid.
Chip scoppi a ridere. Non fare quella faccia scandalizzata,
fratello. Quella sembra caviale ma  solo pepe...
Cos'ha che non va il pepe? fece Paul.
E nero disse Chip.
E pepato!
L'hai detto, amico, la ragazza dev'essere una vera peperina!
Mi sporsi verso di loro e li guardai da vicino: Chip aveva
gli occhi rosso fuoco. Ges, ma quanto avete bevuto voi
due?
Giusto un goccetto disse Chip con aria offesa.
Abbiamo a malapena toccato la bottiglia aggiunse
Paul.
Infatti questa l'abbiamo appena toccata!
Paul inizi a ridere in modo convulso, abbassando le
carte, e Chip ne approfitt per dare una sbirciata.
Tolsi la bottiglia dal bancone. Ernst vuole che prepariamo
un repertorio per Delilah. Dite che vi sar passata la
sbronza di qui all'anno prossimo?
Chip si sporse verso di me. Come cazzo facciamo a suonare
senza Fritz? Me lo dici?
Io non suono senza Fritz disse Paul, annuendo ripetutamente.
Teneva una seconda bottiglia di czech sulle ginocchia
e stava riempiendo il suo bicchiere e quello di Chip, pensando
che non me ne fossi accorto. Solo uno che si  bevuto
il cervello pu seguire i consigli di due ubriachi.
Sid si  bevuto il cervello fece Paul sorridendo.
Allora pu bere anche un po' di questa disse Chip indicando
la bottiglia. Dagliene un altro goccio.
Basta cos dissi.
Chip mi guard con aria tragica. Ma come, fratello, hai
davanti a te il re degli sciupafemmine e non ne approfitti?
Guardai Paul, la testa che gli ciondolava sul petto, e pensai:
perch no? Okay dissi. Allora, Paul, com' che le ragazze
ti cascano nel piatto?
Prima devi bere mi intim Chip.
Sia pur controvoglia, presi il bicchiere e lo scolai, sbattendolo
sul tavolo.
Chip esult. Ora s che ti riconosco! Lo spirito di Baltimora
in carne e ossa. Benvenuto a bordo! esclam, dandomi
una pacca sulla schiena.
Tossii, riparandomi la bocca con la mano. Allora, qual
 il segreto, Paul?
Sollev un sopracciglio. Non ci sono segreti. Devi lasciare
che vengano da te. Alle ragazze non piace essere
spinte.
Poi, se sei bello come un adone, non guasta scherz
Chip.
Paul fece un risolino, stringendosi nelle spalle.
Siete matti da legare voi due dissi, ma ormai ridevo
anch'io. Era la maledetta czech, che mi divorava allegramente
il fegato. Io purtroppo non sono un adone.
Sid non ha tutti i torti.
Concordo disse Paul e si schiar la voce, guardandosi
intorno come se si fosse ricordato solo allora che era seduto
nel buio di un locale chiuso al pubblico e che non si cambiava
la camicia da due giorni. Si pass l'indice sotto gli
occhi appannati. Okay disse. Okay. La prima cosa che
devi capire  che le ragazze sono incomprensibili. Se ti trattano
male, pu voler dire che gli interessi. Oppure no. Se ti
ignorano, pu voler dire che non gli interessi. Oppure s.
Annuii sbattendo le palpebre. Okay. Sono incomprensibili.
Ricevuto.
Chip mi vers di nuovo da bere. E devi farle sentire
speciali.
Giusto assent Paul. Devi fingere di ascoltarle quando
parlano. Come se volessi scoprire come sono fatte.
E devi comprargli delle cose. Le signore amano i regali.
Non  vero, Paul?
Paul annu. Verissimo. Le signore amano i regali.
Devi fare in modo che pensi a te prima che inizi a pensare
al ragazzo,  questo il trucco.
 questo il trucco ribad Paul con aria solenne. Proprio
cos. A chi tocca?
Passami la bottiglia, fratello.
A me. Non toccava a me?
Ma io avevo smesso di ascoltare, perch Hiero era appena
sbucato dal sipario di velluto rosso, il segno del cuscino
sui capelli ricci, la tromba appesa all'indice come un
gigantesco gioiello.
E, per Dio, Delilah era comparsa alle sue spalle! Rideva,
scherzando con lui, e sbatteva le ciglia come una dannata
smorfiosa. Non si era nemmeno accorta della nostra presenza.
Ma il ragazzo ci vide e storse la bocca imbarazzato,
quasi gli fosse venuto un crampo. Si port lo strumento alle
labbra e spar un do altissimo, scendendo poi di semitono
in semitono fino a completare la scala. Note cos calde che
ti scottavano i timpani.
Alla fine si volt verso di noi. Che ci fate l? disse senza
scendere dal palco.
Paul scoppi a ridere. Fatti nostri rispose.
Stavamo parlando di te disse Chip in tono malizioso.
Arrossii.
Guardai Delilah in mezzo al palcoscenico. Aveva in testa
il foulard dorato del giorno prima, con le paillette che rilucevano
come milioni di occhi fra le pieghe.
Che spettacolo mormorai. Sembra una regina.
O una chiromante fece Chip.
Profetessa di sventura disse Paul, sorridendo sotto i
baffi.
 bellissima mormorai con aria rapita.
Chip mi guard male. Ma va, sembra che abbia in testa
il sacco della spazzatura! Credi che lo porterebbe se non
fosse obbligata?
Sbattei le palpebre. Come sarebbe?
Apri gli occhi, amico! Quella schifezza che ha in testa
 un regalo.
Cosa?
Non l'hai gi vista da qualche parte quella stoffa?
La lucentezza, le paillette... A un tratto la riconobbi: era
la tenda che avevamo messo sulla finestra della sala verde.
Avrei voluto rimanere impassibile, ma ero cos ubriaco e deluso
che non riuscii a trattenere una smorfia.
Che cazzo borbottai. E adesso siamo rimasti senza
tenda.
No, il ragazzo ci ha inchiodato una vecchia incerata
disse Paul. Fra l'altro funziona meglio. Ora entra meno
luce.
Chip fece un paio di rutti in rapida successione.
Mentre ero girato, mi aveva versato il fondo della bottiglia
nel bicchiere, una poltiglia che si appiccicava alla lingua
come fango, e dopo aver bevuto mi misi a tossire, sputacchiando.
Chip ne fu entusiasta. Vai cos, negro disse.
E ora dalle una ripassata!
Cristo santo, ero cos ubriaco che ci vedevo doppio!
Intanto il ragazzo continuava con le sue scale stridule e
vorticose, su e gi e poi di nuovo su e gi, roba da farti accapponare
la pelle. Chiusi gli occhi e quando li riaprii ebbi
l'impressione che le pareti si muovessero.
Chip fece una specie di grugnito. Devo andare al cesso.
Non guardarmi le carte disse rivolto a Paul.
Paul sembrava avere altro per la testa.
Delilah si tolse le scarpe e rimase a piedi nudi sul tavolato.
Scoprii con stupore che era molto pi bassa di quanto
pensassi. Proprio come una ragazza, pensai tristemente.
Devo parlarti disse Paul con un filo di voce, gli occhi
pi chiari che mai. Sid? Ehi, Sid!
Ti ascolto.
Ho bisogno di aiuto.
Questo  poco ma sicuro. Anche Chip ne ha un gran
bisogno.
Scroll la testa. No, dico sul serio, devi aiutarmi.
Ti ho gi promesso che lo far dissi, salmodiando:
Prendo-Inge-ma-non-Marta-perch-Marta-non-mi-attizza.
Ho lasciato una cosa nell'appartamento borbott Paul.
 una cosa di cui non posso assolutamente fare a meno.
Non posso andare a prenderla e non posso mandarci nessuno.
Chiedilo a Hiero, l'uomo che fa avverare i sogni. Mi
girai, guardando con aria truce il ragazzo che continuava
imperterrito con le sue scale. Delilah lo ascoltava, appoggiata
al pianoforte.
Hiero? fece Paul come se fosse la pi assurda delle proposte.
Stavo ripensando al consiglio che mi aveva dato. Se vuoi
conquistare una ragazza devi regalarle qualcosa. Dannazione,
di certo non le avrei regalato uno straccio da mettersi
in testa! Le avrei regalato qualcosa di importante, io!
Mi stai ascoltando, Sid?
S, hai lasciato qualcosa a casa. Annuii, cercando di
riemergere dalla nebbia dei miei pensieri. Si pu sapere
cos'?
Chin lo sguardo e capii che non me l'avrebbe detto.
Se  cos importante dissi, mandaci Delilah. Lei pu
uscire. E se  una cosa troppo imbarazzante perch la veda
una donna, mandaci Ernst. Qual  il problema?
Paul annu lentamente, ma gli si leggeva negli occhi che
non era convinto. Non gli domandai perch non ci andasse
di persona, in fondo era biondo e aveva gli occhi azzurri.
Conoscevo gi la risposta: aveva paura. Ma perch ne stava
parlando proprio con me? A un tratto lo capii.
Diavolo dissi. Tu vuoi che ci vado io, vero? Se vuoi
che ci vado, io ci vado. Dimmi solo cosa devo cercare.
Il sollievo si dipinse sul volto di Paul, ma un istante
dopo torn a rabbuiarsi. Scosse il capo. No, Sid, non
posso chiederti una cosa del genere. Mi pos la mano sulla
spalla e s'incant a guardarmi.
Allora chiedilo a Delilah. Non sar un problema per
lei fare un salto all'appartamento. Ma la smorfia sul suo
viso, quella bocca da clown triste mi dissero che non glielo
avrebbe mai chiesto. Quando ci si metteva, Paul era pi testardo
di un mulo. E se le regalassi il mio cappotto? dissi
cambiando discorso. Il suo  troppo leggero col freddo che
fa qui dentro.
Paul mi guard con aria perplessa. Cosa?
Cristo santo, il ragazzo non la finiva pi con le sue scale!
Il cappotto di Delilah  troppo leggero ripetei. Non
pu bastarle.  venuta da Parigi con quello perch  estate,
ma secondo me muore di freddo.
Paul annu mestamente. Non lo so, forse hai ragione. A
chi non farebbe piacere un cappotto nuovo?
 quello che pensavo anch'io dissi con entusiasmo.
All'improvviso Hiero drizz la schiena, attaccando una
melodia che l per l non riuscii a identificare. Ma s, era
Empty Bed Blues! Per suonata in modo cos rarefatto da
risultare quasi irriconoscibile. Un'esecuzione languida, sensuale,
con brevi pause al posto del cantato.
Delilah parve sorpresa, di pi, ammaliata. Le labbra socchiuse,
and scalza verso Hiero e sollev le braccia, inspirando
a fondo.
Quando il mio letto  vuoto mi sento cos sola gemette.
Quando il mio letto  vuoto mi sento cos sola, far la ruggine
come la rete, se nessuno mi consola.
Paul mi sorrise.
Dio, ogni parola palpitava sulle labbra di Delilah, come
la carne viva! La sua voce era profonda, irresistibile. Se
trovi un bravo amante, non dirlo a un'altra donna, senn lei
te lo ruba...
Le note acute, audaci e squillanti, avevano un timbro simile
a quello della tromba, e le basse erano ancora pi sensuali,
intrise di rimpianto, come i richiami rauchi di un marinaio.
Sentendo quel duetto, fui preso da una strana inquietudine.
Non era l'ubriachezza, piuttosto una specie di smania
che mi prosciug di ogni energia. Il ragazzo abbass la
tromba e le sorrise timidamente, e Delilah rimase a guardarlo
in silenzio, pi bella e radiosa che mai. Io non potrei
mai darle nulla di simile, pensavo.
Poi mi sentii addosso lo sguardo di qualcuno. Mi voltai
e vidi Chip che mi fissava dalla pista da ballo. Aveva un'espressione
severa e scrollava la testa.
Il soffitto inizi a girare vorticosamente e Paul mi pos
la mano sulla spalla.
Sei bello carico, eh, amico? disse.
Come un mulo farfugliai.
La sera dopo eravamo ancora ubriachi.
Eh, s, Delilah era proprio un osso duro. Ti prendeva alla
sprovvista adulandoti quando meno te lo aspettavi, o coprendoti
di insulti feroci, e quando diceva la sua lo faceva
sempre con noncuranza, come se in fondo non gliene importasse
niente. Per non parlare della sua abitudine di piantarti
in asso nel bel mezzo di una discussione. Ne eravamo
tutti affascinati, anche Chip, che pure la criticava dicendo
che era secca come un chiodo... Lo leggevo in faccia ai miei
compagni: ogni volta che si apriva una porta si voltavano,
sperando di vederla.
Cos, quando Chip sal sul palco barcollando e si mise
ad armeggiare con la batteria, sapevo che la stava sbirciando
di sottecchi.
Ieri sera ti ho sentito le disse. Pensavo che cantassi
molto peggio.
Oh, Charlie, vuoi farmi arrossire?
Charlie  un nome da cavalli protest Chip. Poi fece
un rutto seguito da un sorriso fiero.
Ernst sal sul palco con il clarinetto. Sei un vero gentleman,
Chip. Un uomo di classe. Era in maniche di camicia,
la cravatta allentata. Qualcuno ha notizie di Fritz?
Il ragazzo si strinse nelle spalle.
Delilah era appoggiata al muro e giocherellava con il
primo bottone della camicetta, le labbra leggermente increspate
da un sorriso. Cavolo, non stava cercando di apparire
sexy, non voleva provocarci, ma non riuscivo a staccarle
gli occhi di dosso, e quando si volt verso di me chinai
lo sguardo, imbarazzato.
Ehil, Sid fece lei.
Delilah bofonchiai, fissando la punta delle mie scarpe
bicolori come se ci avessi appena scoperto una macchia.
Delilah scoppi a ridere.
A un tratto vidi qualcosa di scuro sgusciare fuori dalle
quinte. Pass sotto la batteria, incurante di Chip chino sui
tamburi, s'infil dietro il pianoforte e un attimo dopo riapparve
puntando verso Delilah. Cazzo, se era un topo era
enorme! Agitai il braccio e la chiamai per avvisarla:
Delilah! Attenta!
Si voltarono tutti verso di me, guardandomi come se
fossi fuori di testa.
Quella roba pelosa le sfior i polpacci e Delilah si accucci,
scoprendo le cosce, poi la prese in braccio guardandomi
negli occhi. La cosa inizi a miagolare... Maledizione,
era solo una gatta!
Qualcuno ha alzato il gomito disse Chip, come se parlasse
fra s.
Paul mim il gesto di chi si porta una bottiglia alle labbra.
Nascondete il dopobarba fece Chip.
Arrossii dalla testa alla punta dei piedi.
Una gatta con gli occhi spiritati e una folta pelliccia
bianca e nera. Delilah la sollev in aria. Ciao, Lilah. Come
stai? mormor ridendo.
 una gatta feci io, come un perfetto idiota.
Almeno cos sembra disse Paul in tono beffardo. Suon
un accordo dissonante e scoppi a ridere.
Scrollai la testa. Ma da dove diavolo  uscita fuori?
Viene da Parigi disse Chip. Ma afferma di essere nata
a Montreal.
Fai il bravo, Chip lo ammon Ernst.
Delilah si volt, guardandoci con aria di fnto rimprovero.
Avete poco da prenderla in giro, ragazzi, lei  una
gatta guerriera, vero, tesoro?
Un'altra Delilah? fece Chip ridacchiando. Attento,
Hiero: mangia solo le cose pi piccole di lei.
Allora  quella dell'altra notte? dissi.
La gatta miagol, divincolandosi dalle braccia di Delilah.
Risero tutti e io arrossii ancora di pi quando capii
che ero l'unico a non essermi accorto della sua presenza nei
giorni precedenti.
La gatta salt sulle ginocchia di Chip, che si alz bruscamente,
scaraventandola sul pavimento.
Gli piaci, Charlie scherz Delilah.
Chip, sorella, ti prego!
La gatta inizi a fare le fusa, girando fra i tamburi e strusciandosi
contro le caviglie di Chip. Toglietemi questa bestiaccia
dai piedi sbrait lui. Dev'essere in calore.
 innamorata di te disse Delilah.
Ernst scoppi a ridere.
Ma Chip mi guard in modo strano, indicando le quinte
con un cenno della testa.
Il ragazzo. Hiero era al margine del palcoscenico e guardava
la scena con un sorriso compiaciuto.
Dunque era stato lui? Le aveva trovato la gatta. Forse
c'era davvero qualcosa fra loro... Dannazione, Hiero era
solo un bambino! Fui preso dallo sconforto degli ubriachi:
non sarei mai riuscito a tenere testa al ragazzo. Ma dovevo
almeno provarci. Ripensai al consiglio di Paul.
Delilah si sedette sul bordo del palcoscenico con le
gambe accavallate, e apr una scatola di sardine. Da dove
cavolo era saltata fuori quella scatoletta? Delilah Seconda
balz gi dalla batteria e corse da lei.
Sei dei nostri, Sid? mi chiam Ernst.
Un sorriso ebete stampato sul volto, mi avviai a zigzag,
cercando invano di non far vedere quanto ero brillo.
Ti senti bene, Sid? mi chiese Delilah quando le passai
accanto.
I suoi piedi nudi penzolavano davanti a me. Sollevai lo
sguardo. Mi piaceva sentirle pronunciare il mio nome. S,
sto bene dissi, ma il tono mi parve troppo stridulo, allora
mi schiarii la voce e ripetei: S, sto bene. Cos, andava
meglio. Poi rammentai il mio piano e dissi con aria solenne:
Ma sono preoccupato per te.
Lei fece un sorrisetto stupito. Per me? E perch?
Non hai freddo? Le parole mi uscirono fuori come se
avessi uno straccio bagnato in bocca.
Delilah aggrott la fronte.  estate, Sid. Come posso
avere freddo?
Nelle tenebre del mio cervello imbevuto di liquore cercai
di capire cosa aveva voluto dire. O meglio, avevo capito
perfettamente, ma volevo trovare il modo giusto di rispondere,
qualcosa di adatto alle orecchie di una signora, una di
quelle parole ricercate, invece delle solite banalit.
Azzardai un: Non  che sei un pochino frigida?
Gi mentre lo dicevo mi resi conto che non andava bene.
Una risata fragorosa arriv dal palco. Chip si chin sghignazzando
verso gli altri e bisbigli qualcosa. A quel punto
si voltarono tutti verso di me, ridendomi in faccia. Perfino
Hiero con la sua risata singhiozzante. Nonostante i fumi
dell'alcol, fui preso dal panico. Ormai ero fritto.
Mi voltai disperato verso Delilah, che era diventata rossa
come un peperone.
Dovevo agire e subito. Voglio darti il mio cappotto, Delilah
balbettai. Feci per togliermelo, ma la dannata czech ci
mise lo zampino: il braccio mi si incastr nella manica e io
rimasi l, con la spalla ripiegata all'indietro, a dare violenti
strattoni per liberarmi, come il pi fenomenale stronzo che
fosse mai comparso sulla faccia della terra.
Non sapendo che altro fare, iniziai a ridere istericamente,
e intanto pensavo: Sid, ma che cazzo fai? Fermati! Fermati!
Sid? disse Delilah, sgomenta. Va tutto bene?
Chip sghignazzava cos forte che per poco non cadde
dallo sgabello. Il ragazzo aveva le mani sui fianchi e ansimava.
E io non riuscivo pi a muovermi. Alla fine sentii
una mano fredda sulla spalla: era Delilah. Mi fece girare e
mi aiut a infilare il braccio nella manica.
Volevo... darti qualcosa farfugliai.
Questo  sicuro grid Chip da sopra il palco.
Lei era verde dall'imbarazzo. Apprezzo la gentilezza,
Sid disse con garbo. Non ho freddo, ma grazie lo stesso.
Prese il suo cappotto e i suoi guanti, la scatola di sardine
e quella gatta pulciosa e usc di scena, non prima di aver rivolto
un cenno di saluto a tutti.
Rimasi l impalato, in preda a un vago senso di vergogna.
Per vago intendo qualcosa di simile a una valanga
che si abbatte su un villaggio spazzandolo via. Mi pareva di
essere in uno spazio vuoto e ovattato, come se fossi di colpo
sprofondato sott'acqua.
Merda, quelli continuavano a ridere, fra un po' si sarebbero
pisciati addosso. Perfino Ernst sogghignava scuotendo
la testa, quasi non riuscisse a credere a ci che aveva visto.
Oh, Sid fece Chip sbuffando. Sei davvero unico,
cazzo!
Ora vieni su, per disse Ernst, con le lacrime agli occhi.
E Fritz? Qualcuno ha sue notizie?
Proviamo lo stesso anche senza Delilah? domand
Chip.
Mi avviai verso il palco, ma le gambe non mi reggevano
e dovetti sedermi a un tavolino, davanti alle luci della ribalta.
Ges Cristo disse Ernst. Ma quanto avete bevuto?
Paul si fece di colpo serio. Non molto disse, scandendo
bene le parole.
Chip pest sul pedale della cassa e trasal, guardandola
come se avesse suonato da sola. Poi si volt verso Paul con
una smorfia e ricominciarono a sganasciarsi dalle risate.
Mi vergognavo da morire. La risata inconfondibile di
Hiero mi riecheggiava nella testa come un incubo. Brutto
bastardo.
I miei compagni stavano suonando in modo sciatto.
Paul sbagliava tutti gli attacchi e sorrideva impacciato
ogni volta che Ernst gli ridava il tempo. Ma Chip, anche
se ubriaco fradicio, era preciso come sempre, e lavorava di
spazzole che era un piacere. Rimasi per un pezzo seduto al
tavolino, in preda alla nausea, poi mi alzai trascinandomi
verso le quinte.
Ai piedi della scaletta mi imbattei in Delilah che stava
uscendo dalla sala verde. Non mi sorrise, ma neppure mi
moll un ceffone, n mi guard male, e questo mi parve
un buon segno.
Mi devi scusare per prima le dissi, stringendo il cappello
fra le mani. Mi tremavano le braccia e per nasconderlo
iniziai ad agitarle. Non c'ero con la testa, non intendevo
dire quello che ho detto. Se...
Se pensasse che sei frigida, non cercherebbe di infilarsi
nelle tue mutandine fece Paul, che era apparso dal nulla. Si
tocc il cappello a mo' di saluto e prosegu per la sua strada.
Il silenzio era cos denso che avresti potuto affondarci
i denti. Rimasi l deglutendo vistosamente. Non ti azzardare
a guardarla negli occhi, mi dicevo. Infatti abbassai lo
sguardo, ma cos mi ritrovai a fissarle il seno. Sussultai e sollevai
la testa.
Lei era decisamente a disagio, un sorriso posticcio sul
viso.
Mi sono appena ricordato che devo dire una cosa a
Ernst dissi, dopo essermi schiarito la voce.
Capisco fece lei, annuendo con evidente sollievo. Allora...
ciao.
Gir sui tacchi e si avvi con passo deciso nella direzione
opposta alla mia. Ma non c'era nulla da quella parte, solo
uno sgabuzzino.
Dire che mi sentivo male non rende l'idea. Ero avvilito,
mortificato, distrutto... Dannazione, ero cos stravolto che
non riuscivo a dare un nome ai miei sentimenti. E, Ges,
ero intrappolato in quel fottutissimo nightclub!
Dopo aver vagato a lungo qua e l, m'infilai nella sala
verde in cerca di un diversivo che mi aiutasse a liberarmi
dell'angoscia. Ci trovai Chip. Seduto sul divano, fissava la
parete nuda, neanche si aspettasse di veder comparire un
quadro. Delilah Seconda faceva le fusa, acciambellata sulle
sue gambe.
La guard con aria schifata. Sei solo una bestiaccia
rognosa disse in tono burbero. Aveva ancora la voce da
ubriaco.
Mi sedetti accanto a lui.
Ti ha dato picche? disse. E cosa ti aspettavi? Ti metti
a corteggiare una tipa ubriaco fradicio. Sei pazzo, certe
cose non si fanno da sbronzi, mai! Scroll la testa. Tu sei
pazzo. Vuoi farti una e le dici che  frigida?
Alzai le spalle e le lasciai ricadere con un sospiro. Aveva
ragione. Dovevo imparare a controllarmi. Farle il filo, s,
ma con pi tatto.
Chip ridacchi. Non avrai mai la meglio con una
gatta! Fece per sollevare Delilah Seconda, che gli si aggrapp
al vestito con le unghie. Chip la mise gi, esalando
una zaffata di czech. Ma va bene cos. Ora sei nella condizione
ideale, fratello, hai qualcosa da farti perdonare. Le ragazze
lo adorano.
Aggrottai la fronte. Maledizione, Chip, dammi un consiglio,
dimmi che devo fare!
Te l'ho detto, va' da lei e chiedile scusa. Funzioner, vedrai.
La luce giallastra che proveniva dal guardaroba gli illuminava
la faccia e faceva risaltare i contorni delle sue labbra
da ostrica.
Perch,  ancora qui?
E dove vuoi che sia? E di sopra disse beffardo. Nell'ufficio
di Ernst. Ed  sola, fratello.
E il ragazzo dov?
Chip si strinse nelle spalle.
Mi alzai con aria indifferente, rigirandomi il cappello
fra le mani. Poi uscii dalla stanza come se nulla fosse, ma
in realt stavo pensando: ora basta, le parler col cuore in
mano e sia quel che sia!
Ernst aveva portato una sedia sul palco e stava lucidando
il clarinetto con cura. Non si volt neppure quando gli passai
accanto, lo strumento che luccicava come una lama. L'unica
luce era quella che veniva dall'ufficio. Salii la scala e mi
fermai nell'ombra. La porta era aperta, ma bussai lo stesso.
Delilah era in piedi, col suo vestito azzurro. Si teneva il
foulard dorato con entrambe le mani, la stoffa che le scivolava
su un orecchio, le ascelle folte di peli neri. Sidney!
disse voltandosi. Che sorpresa.
Sono venuto a scusarmi. Non la guardai in faccia, temendo
che fosse ancora in collera, ma il silenzio che segu
fu peggiore di qualunque rimprovero. Sollevai gli occhi e
vidi che mi fissava duramente.
Non ho niente da darti dissi.
Lei tacque per un momento. E una battuta?
No.
Meno male, perch ne ho abbastanza delle tue spiritosaggini.
Mi schiarii la gola nervosamente.
Cosa vuoi, Sid? C'era qualcosa di fragile nel suo tono
di voce, qualcosa di vulnerabile.
Feci per prenderle la mano, ma lei si chin in avanti sistemandosi
il foulard dorato sopra l'orecchio. Poi lasci cadere
le braccia lungo i fianchi.
Non ho niente da darti, Delilah ripetei sommessamente.
Ma vorrei darti il mondo.
Arrossii. Ma che stavo dicendo? Non avevo mai parlato
cos a una femmina, neppure nelle mie prime cotte da ragazzino!
E avevo davanti una donna intelligente come Delilah,
la sua freschezza quasi brutale, una faccia che pareva
segnata dalla felicit e dal dolore allo stesso tempo. Dannazione.
Mi fiss senza dire una parola. Guardai le sue labbra livide
e mi sentii morire.
Scusami borbottai, non avrei dovuto parlarti in quel
modo.
Mi toccai il cappello annuendo e feci per andarmene.
Sidney. Mi voltai e colsi una strana tenerezza sul suo
viso, oltre al broncio. Sembrava pi che altro arrabbiata con
se stessa.
Rimasi impietrito, il tavolato che scricchiolava sotto i
miei tacchi, mentre un'ondata di calore mi attraversava il
corpo, lasciandomi confuso, sballottato, come una falena
dentro una lanterna.
Entra disse lei. E chiudi la porta.
Tir le tende e rimanemmo soli in quell'ufficio con i caloriferi
che non emanavano alcun calore. Il suo vestito azzurro
era cos leggero che si intravedeva la biancheria sotto
il satin.
Mi bagnai le labbra, turbato.
Delilah sollev le braccia, lentamente, con una tale intensit
nello sguardo che non sapevo se soffermarmi su quel
gesto provocante o sul verde magnetico dei suoi occhi. Ero
sempre pi eccitato.
Lei sleg il foulard dorato e se lo tolse con grazia, appallottolandolo
fra le mani.
Dannazione, era calva! Non le rimanevano che radi
ciuffi di capelli, la cute di un pallore inquietante.
La sua faccia era rimasta del tutto impassibile, ma una
sfida le accendeva gli occhi lucidi di lacrime. Si pos la
mano sul fianco. Mi vuoi ancora, eh, Sid? disse amaramente.
Hai ancora voglia di provarci con me?
Non fiatai, continuando a fissarla.
Dicevano che era lo stress spieg con voce cupa. Che
sarebbero ricresciuti... Le parole le morirono in gola.
Mi tolsi il cappello, sbattendo le palpebre per l'emozione.
Poi le andai vicino e la baciai.
Non si mosse, ma sentii chiaramente il suo sollievo, la
tensione che la abbandonava mentre ricambiava il bacio,
le labbra morbide e calde sulle mie. Cazzo, pensai, non ho
mai conosciuto una ragazza cos!
All'improvviso si scost da me, posandomi una mano
sul petto. Che stai facendo?
Continuai ad accarezzarle la testa.
No, Sid. Non farlo! disse ritraendosi.
Perch? Sfiorai con le dita le sue guance umide. Vieni
qui. Lo so che mi prenderai per pazzo. Sei arrivata ieri, eppure
mi sembra di conoscerti da una vita. Ho paura che mi
sto innamorando di te.
Mi gett un'occhiataccia e mi diede una spinta, facendomi
barcollare.
Non prendermi in giro! Capito? disse.
Rimasi a guardarla, massaggiandomi il torace.
Ripetilo disse.
Cosa?
Quello che mi hai appena detto.
Che mi sto innamorando di te?
Vieni qui.
Mi avvicinai, malfermo sulle gambe. Le sue dita affusolate,
i polsi che parevano marmo bianco, la gola sottile e
pallida come un ramo di betulla. Era solo grazia e snellezza,
la creatura che avevo di fronte: guardavo le ombre sulle sue
clavicole, l'incavo che pareva l'impronta di un dito, e morivo
dalla voglia di metterci la bocca.
Mi prese per mano guidandomi verso il vecchio divano
di Ernst. Non riuscivo a staccare gli occhi dai suoi. Si sdrai
e timidamente mi fece sdraiare sopra di lei.
Che stai facendo, ragazza? sussurrai. Ernst potrebbe
arrivare da un momento all'altro.
Sentivo il suo respiro sotto di me. Mi chinai e baciai teneramente
la lanugine sulla sua testa, lei sollev il viso con
un lieve gemito e la baciai di nuovo sulle labbra. Poi mi
puntellai sul gomito e le sbottonai il vestito.
Ricordo la pace che c'era in lei, mentre i miei baci discendevano
dal petto al ventre. Una pace assoluta.
La mattina dopo mi svegliai di soprassalto e mi tirai su,
scrutando l'ufficio di Ernst immerso nel buio. Avevo addosso
una coperta leggera, mentre i miei calzoni, la camicia
e i calzini erano stesi tutto intorno a me, come tentacoli.
Sentivo ancora il tepore di Delilah sulla mia pelle. Feci per
accarezzarla, ma le mie dita strinsero il nulla.
Lilah? chiamai sottovoce. Sei qui, ragazza?
Avevo la sgradevole sensazione che una creatura infida
si aggirasse per la stanza. La porta era socchiusa e scorsi la
gatta che mi fissava con i suoi occhietti gialli al di l della
soglia. Poco dopo si gir e scomparve.
Rabbrividii. Delilah? Dove sei?
Infilai i calzoni e uscii sul ballatoio. Chip e il ragazzo
erano seduti in silenzio, la tromba ritta al centro del tavolino,
come in esposizione.
Guarda chi si vede fece Chip mentre scendevo. Il
fante di cuori.
Sorrisi, arrossendo leggermente, e continuai ad abbottonarmi
la camicia. Dov' Delilah? L'avete vista?
Hiero mi guard a lungo con aria interrogativa. Eh, s,
amico, pensai. Non  pi roba tua.
Non dirmi che  sparita anche lei fece Chip. Poi, passandosi
il dorso della mano sulla bocca, aggiunse: Mi sanguinano
le labbra?
Lo guardai senza dire una parola.
Mi sembrava di sentirle sanguinare spieg Chip con
una smorfia. Paul  uscito mentre dormivamo. Ed Ernst 
andato a cercarlo.
Stai scherzando?
Chiedilo al ragazzo.
Ma che gli  preso a Paul? Perch fa queste stronzate?
A un tratto mi torn in mente quello che mi aveva chiesto
e mi si ghiacci il sangue nelle vene.
E ora perch fai quella faccia? disse Chip. Sai qualcosa?
Mi sedetti insieme a loro e mi schiarii la voce, guardando
l'ingresso del locale. L'altra sera mi ha chiesto di
andare a prendere una cosa per lui nell'appartamento. Ha
detto che ne aveva un gran bisogno.
Cosa pu essere di cos importante?
Mi strinsi nelle spalle. Non me l'ha detto. Ma sembrava
in imbarazzo. Mi voltai verso il vecchio pianoforte che se
ne stava l con il coperchio sollevato, i tasti che sorridevano
come tanti denti. La paura crebbe dentro di me. Gli ho
detto di mandarci Delilah mormorai.
In effetti Paul non aveva un bell'aspetto disse Hiero,
giocherellando con il polsino sfilacciato della camicia. Gli
ho chiesto se si sentiva bene, e lui ha risposto di s, ma si
vedeva che c'era qualcosa che non andava.
Mi torn in mente Paul come l'avevo visto quella sera.
I capelli biondi dritti sulla testa, la sua risata da ubriaco.
Chip sospir e pos le mani tozze sul tavolino.
Aspetta un attimo, hai detto che Ernst  uscito? esclamai.
Maledizione, siamo spacciati senza Ernst!
Calma fece Hiero. Se sono andati all'appartamento,
presto saranno di ritorno. Non  lontano.
Per Paul  via da un bel pezzo obiett Chip.
Mi sentii di colpo stordito, svuotato e pieno di paura
allo stesso tempo. Che ore sono?
Diciamo che hai saltato il pranzo, amico fece Chip.
Non preoccuparti, Sid. Ernst li trover disse il ragazzo
in tono rassicurante. E poi non sappiamo se Paul e Delilah
sono insieme.
Lo guardai con sgomento e scrollai la testa.
Se li hanno beccati disse Chip, dobbiamo squagliarcela.
Perch  qui che i Nazi verranno a cercarci.
Al diavolo, se li avevano beccati era finita comunque.
Dobbiamo stare calmi disse il ragazzo. Potrebbero
tornare da un momento all'altro, no? C'era una strana sicurezza
nella sua voce. Mi ricordava qualcuno, ma chi? Un
attimo dopo ci arrivai: Delilah.
Ernst torn a notte fonda. Non eravamo nervosi, di pi:
l'ansia ci stava mangiando vivi. Ernst camminava adagio e
capii subito che non era un buon segno. Aveva i capelli impomatati
e pettinati in modo impeccabile, i gemelli d'argento
che luccicavano ai polsi, ma non voleva dire niente.
Si lisci la cravatta con la mano pallida e la infil dentro il
vestito. Poi scosse la testa.
Che ci fate qui al buio? brontol. Qualcuno accenda
quella cazzo di lampadina.
Ero sempre pi angosciato.
Niente? domand Chip. Davvero?
Potrebbe essere una buona notizia fece Hiero. Potrebbe
voler dire che non sono nei guai.
No, ragazzo, non  una buona notizia ribatt Ernst e
lo guard con aria truce, gli occhi come due pozze scure.
Poi aggiunse: Come sarebbe sono?
E sparita anche Delilah spieg Chip, gettandomi
un'occhiata.
Ora s che mi girava la testa. Sei andato alla polizia?
domandai.
S.
E che ti hanno detto?
Fra gli arrestati non c' nessuno che corrisponda alla
descrizione di Paul. Ernst deglut. Non ho chiesto di
Delilah, ma lei ha la cittadinanza canadese, per cui non dovrebbe
avere problemi...
Canadese e americana.
Ernst annu. Ancora meglio disse, ma aveva un tono
troppo conciliante: si capiva benissimo che non ci credeva
neanche lui.
Oh, guardate un po' chi c'! sibil Chip.
Big Fritz era appena sbucato dalla tenda in fondo al palcoscenico.
Stentavo a credere ai miei occhi. Il vecchio Fritz
aveva qualcosa di assurdo, con il sax in una mano e il cappotto
ripiegato sull'altro braccio. Si ferm a osservare la
gatta, buttata come un cencio fra le luci della ribalta. Poi
riprese a camminare e scese verso di noi.
Aveva un aspetto decisamente orribile, il vestito zuppo
e sporco di fango, le guance rosse ombreggiate dalla barba.
Ci punt addosso i suoi occhietti di pietra, la bocca sprofondata
nel viso paffuto. Sembrava che stesse per dire qualcosa,
ma non fiat.
Che brutta faccia, Fritz disse il ragazzo. Ti senti
bene?
Fritz lo salut Ernst con un cenno. Ma Fritz non rispose.
Rimanemmo a fissarlo in silenzio.
Sono corso appena l'ho saputo disse con aria preoccupata.
Povero Paul. Ma che cavolo  uscito a fare?
Guardavo il naso rosso di Fritz, pieno di punti neri, e
pensavo: quant' brutto.
Non manca solo Paul disse Ernst.
Abbiamo perso anche Delilah mormorai.
Fritz mi guard spalancando gli occhi. La ragazza di
Armstrong?
Chip si alz, facendo stridere la sedia. La ragazza di
Sid, vorrai dire grugn. Si vede che  parecchio che manchi,
amico.
Fritz aggrott la fronte, le labbra esangui da quanto
strette le teneva.
Volevo solo togliermi dalle palle. Mi sarei tagliato la gola
piuttosto che ascoltare un'altra parola sull'argomento. Ma
non mi mossi.
Delilah Brown disse Ernst. L'amica di Armstrong venuta
da Parigi. Paul era con lei quando  sparito. Non so
perch.
Fritz si appoggi al bancone. Non sapevo della ragazza.
 americana?
Americana e canadese.
Sei sicuro che fosse con lui? domand Fritz.
Ma Ernst non rispose. Aveva lo sguardo assente, come
se stesse rimuginando. Hai detto che sei corso qui appena
l'hai saputo, Fritz. Cosa hai saputo?
Fritz scroll la testa. Soltanto che Paul  stato arrestato.
Cristo mormor Chip.
Fritz ci guard con aria stupefatta. Perch, non lo sapevate?
No. Ernst si appoggi allo schienale e accavall le
gambe. I suoi gesti tradivano l'inquietudine di chi non vuol
credere a un presentimento.
Arrestato? fece il ragazzo sgomento.
L'hanno deportato a Sachsenhausen. Stamattina. Non
so niente delle imputazioni. Immagino che siano le solite.
Le solite ripet il ragazzo con un'amarezza infinita.
Cristo sussurr Chip e si pass la mano sul viso, fissando
il pavimento.
La gatta si alz fra le luci della ribalta, si stiracchi e si
sdrai di nuovo, iniziando a leccarsi le zampe.
Qualcosa si era spezzato dentro di me all'annuncio di
Fritz, come se i miei polmoni avessero smesso di funzionare.
Il mio respiro si era fatto corto e affannoso. Sachsenhausen.
Maledizione. Sapevamo benissimo cosa voleva dire.
Non c'era nessuno che non lo sapesse in citt.
Un rubinetto sgocciolava da qualche parte nella sala
verde. Il pavimento ebbe un fremito, come se un grosso autocarro
fosse passato accanto al locale. Anche il ragazzo ansimava.
E i documenti? domand. Avr avuto i documenti
con s?
Fritz scroll la testa. Non ho chiesto dei suoi documenti.
A chi? domand Ernst. Si pu sapere chi te le ha
dette queste cose, Fritz?
Sachsenhausen, pensavo. Maledizione.
Fritz tacque per un pezzo, il faccione rosso, come se si
vergognasse. Tir indietro le falde della giacca e infil le
mani enormi nelle tasche dei calzoni. Alla fine sospir. Albert
Basel. Mi ero nascosto da lui, in attesa che si calmassero
le acque.
Albert Basel! grid Chip. Albie Basel?
Ma sei impazzito? sbottai. L'anno scorso ci ha stroncato!
Sempre meglio che stare qui con voi disse Fritz con
aria mesta. Che stare tutti insieme, intendo. Avrei dovuto
dirvelo, mi dispiace.
Oh, gli dispiace! sibil Chip.
Fritz si alz, sovrastandoci come una statua di cera.
Chiudi il becco, Chip. Non ho voglia di scherzare.
Tu chiudi il becco ribatt Chip. Se non fossi uscito di
qui in pieno giorno, per Dio, forse i fottuti Nazi non si
sarebbero insospettiti! Sono venuti a cercarci la mattina che
te ne sei andato, lo sapevi questo?
Se tu non avessi fatto fuori quel povero ragazzo, non saremmo
in questo guaio.
Povero ragazzo? feci io. Sbaglio o voleva tagliare la
gola a Hiero con una bottiglia?
Fritz aggrott la fronte. Ci siamo capiti.
Ora basta disse Ernst.
La luce ruvida del locale ristagnava sulle nostre facce
trasformandole in maschere. Nessuno di noi sembrava se
stesso.
Delilah se n' andata, pensavo. E poi: Sachsenhausen. E
poi: Delilah.
Ernst si alz deciso, lisciandosi le maniche, come per
abitudine. Tiro fuori la Horch dal garage e la porto nel
vicolo. Dobbiamo andarcene di qui. Subito. Io mi fido
di Paul e Delilah, ma troveranno il modo di farli parlare.
Prendete solo lo stretto necessario.
Sachsenhausen.
E dove andiamo? fece Hiero con voce smorzata, come
se fosse sott'acqua.
Delilah non c'era pi.
Ad Amburgo, e se tutto va bene a Parigi. Ernst sembrava
intenzionato ad aggiungere qualcosa, ma poi rinunci.
Non era il momento di perdersi in chiacchiere.
Sachsenhausen.
Io non vengo disse Fritz con voce tesa. Non ne fui
troppo stupito: lui voleva sempre fare di testa sua. Si avvicin
al palco, raccattando il cappotto e lo strumento.
Non puoi rimanere qui, Fritz.  una follia disse Ernst.
Fritz tacque per qualche istante. Poi aggrott la fronte.
Franz Thon mi ha invitato a unirmi ai Golden Seven annunci
tranquillamente. Stavo per venire a dirvelo quando
ho saputo di Paul. E poi, be'. Si strinse nelle spalle.
Avevo la bocca impastata, come se avessi mangiato una
ragnatela. Fritz con i Golden Seven? Cazzo! Era la cosa pi
assurda che avessi mai sentito. Sembrava un sogno, o una
farsa.
Ernst abbass la testa. E tu hai accettato?
Gli occhi di tutti erano puntati su Fritz.
Lui si strinse di nuovo nelle spalle e si avvi impettito
verso l'uscita. Mi pareva di sentire il rumore delle sue
grosse cosce che sfregavano una contro l'altra nei calzoni.
Era a pochi passi dalla porta quando si ferm. Dovresti
venire anche tu, Ernst, finch ti vogliono. Non suonano
male. E sarebbero ancora meglio con uno come te al clarinetto.
Pensaci. Buon cibo, tanti soldi... e spalle protette.
Ci guard con aria triste.
Ernst si chin e si accese una sigaretta misurando i gesti.
Ma gli tremavano le mani.
In tutta la mia vita non mi sono mai vergognato cos
tanto per qualcuno disse. Mai. Esal lentamente una
lunga boccata di fumo bianco. Buona fortuna, amico.
E lo chiami amico? berci Chip. Questo cazzone lardoso?
Hiero fissava Fritz con un'espressione indecifrabile.
Fritz annu un paio di volte. Stava per dire qualcosa, ma
poi lasci perdere.
Chip si alz e si protese sopra il tavolino. Sacco di
merda! url. Vattene prima che ti ficchi quel sax in bocca
e te lo faccia uscire dal culo!
Dannazione, Chip disse Ernst alzando la voce. Siediti.
Ma Fritz era gi nell'ingresso, oltre il guardaroba.
Il respiro trafelato di Chip riempiva la sala. Udimmo il
cigolio del chiavistello e il tintinnio della porta a vetri che
si chiudeva bruscamente. Poi cal il silenzio. Il rubinetto
continuava a gocciolare dietro il palco e da fuori giungeva
un brontolio sordo, come se la strada stessa si fosse messa a
tremare, scuotendo l'intero marciapiede.
Ero rannicchiato nel sedile di dietro della Horch, la giacca
ripiegata sotto la testa a mo' di cuscino. Filavamo nel buio,
un chilometro dopo l'altro. Ricordo il sole rosso che spuntava
a est. Pensavo a Delilah e mi pareva di sentire il profumo
della sua pelle, le sue dita fredde che mi sfioravano il
petto. Pensavo a Paul, seduto al piano, ubriaco fradicio, con
la sua risata calorosa. Mi sentivo vuoto, come se qualcosa
fosse morto dentro di me. La Horch ballava e sussultava
correndo nei vicoli. Poi imboccammo l'autostrada e non
sentii pi niente. Nessun dolore, disgusto o rabbia. Nulla.
Ricordo le imprecazioni del ragazzo. Eravamo lontani da
Berlino, quando inizi a gridare battendo la testa contro il
sedile di Ernst. Aveva lasciato la tromba all'Hound. Aprii
gli occhi. Il mio contrabbasso si ergeva fra noi, il riccio che
spingeva contro il tettuccio dell'automobile. Il ragazzo mi
pos la mano sulla spalla, mormorando delle scuse. Richiusi
i miei occhi stanchi.
Ricordo il cielo del mattino chiaro come la cenere, un
vento caldo che sapeva di carbone e foglie di betulla. La
strada che si srotolava silenziosa davanti ai nostri occhi.
Chip tir gi il finestrino e mi venne da piangere sentendo
odore di fumo. Chiusi gli occhi e nascosi la faccia nella
giacca. Avremmo dovuto fare qualcosa, non era giusto abbandonarli
cos...
Ogni tanto mi giungevano le voci smorzate di Chip
ed Ernst che discutevano sul sedile di fronte. I chilometri
scorrevano senza fine. Ricordo Chip che si toglie la
benda macchiata di sangue, stacca la garza dalla ferita, la
appallottola e la butta dal finestrino. Amburgo era vicina.
Poco dopo la macchina si ferm traballando. Sollevai lo
sguardo e vidi con terrore Ernst in piedi sul ghiaino davanti
a due nazisti.
Va tutto bene, Sid sussurr Hiero, stringendomi il
braccio. Non preoccuparti. Ernst sa il fatto suo.
Uno dei nazisti si chin e guard dentro il finestrino con
la sua faccia arrossata. Ernst gli grid di stare lontano dalla
Horch, quasi avesse paura che gliela sporcasse. Parlottarono
ancora un po' e all'improvviso i due soldati ripartirono con
la loro camionetta alzando una nube di polvere. Ernst risal
in macchina, le mani delicate sul volante. Aveva un sorriso
sdegnato sul volto. Mise in moto senza una parola.
Poco dopo mi riaddormentai.
Avevo la bocca secca quando mi svegliai. Le facce di Delilah e
Paul apparvero subito nella mia mente, ma cercai di
non pensarci. Ombre sfilavano fuori dai finestrini.
Come stai, Sid? disse il ragazzo sottovoce.
Cambiai posizione, voltandomi verso di lui. La macchina
saltava sulle buche, scuotendomi come un sacco. Il
ragazzo teneva le ginocchia piegate contro il mio vecchio
contrabbasso.
Hiero dissi e iniziai a tossire.
Hai sete, amico? fece lui. Tir fuori una borraccia da
sotto il sedile e me la porse.
Una morbida luce verde filtrava dagli alberi che orlavano
il viale. Iniziammo a passare davanti ad alti cancelli e muri
di mattoni dai quali sbucavano i frontoni e gli archi di dimore
imponenti. Si vedevano signore eleganti a passeggio
per le strade e domestiche in divisa che reggevano orde di
cani con guinzagli di pelle.
Ernst guidava piano e sembrava a disagio. Nessuno di
noi parlava.
A parte Chip, ovviamente.
Cazzo, Haselberg disse con un ghigno.  qui che sei
cresciuto? Con il maggiordomo, i giardinieri e la balia che
ti puliva il culetto?
Non siamo noi a scegliere il posto in cui nasciamo
disse Ernst.
Chip ridacchi. Be', questo non sembra proprio un posto
da suonatori di clarinetto!
Si sentiva l'odore del mare. Ernst svolt in una strada
che si snodava all'ombra dei tigli. S'intravedevano prati
ben curati al di l dei tronchi e all'improvviso mi resi
conto che quella non era una strada ma il viale privato di
una casa!
Ernst ferm la macchina in uno spiazzo di ghiaino rosa.
Siamo arrivati disse, quasi con imbarazzo, poi scese dalla
Horch lasciando la portiera aperta.
Che mi venga un colpo, pensai. Era un'enorme casa
bianca, con una doppia scalinata che saliva verso il loggiato.
Una balaustra di pietra si affacciava sul cortile racchiuso tra
due ali smisurate. C'era gente al lavoro sul prato, due uomini
accucciati fra le aiuole e una ragazza che andava verso
di loro con un secchio. Sembra un ospedale! pensai.
Sei cresciuto qui, fratello? borbott Chip. Non  che
tuo padre va in giro col camice?
Ernst pos la mano sul cofano caldo della Horch e si
volt verso di noi che, in piedi sul predellino, fissavamo intimoriti
quella reggia. La mia famiglia...  una cosa, io non
sono cos. Vi prego di tenerlo a mente disse.
Hiero annu. Lo sappiamo, Ernst, stai tranquillo.
E poi non sono cresciuto qui disse Ernst rivolto a
Chip. Mutti ha comprato questo posto due anni fa.
Comunque devi avere una famiglia numerosa, fratello
scherz Chip. Quei fottuti nazisti non ci troveranno mai
qui!
Un uomo alto si era sporto a guardarci dalla balaustra e
il modo in cui stringeva la pietra con le sue dita grigie mi
mise a disagio. Ernst lo fiss riparandosi gli occhi con la
mano.
 tuo padre? gli domand Hiero.
Ernst scosse la testa.  Rummel.
L'uomo scese verso di noi con rigida compostezza. Era
ancora pi alto e allampanato di quanto non sembrasse da
lontano, con un volto smunto e inespressivo, gli occhi celesti
socchiusi. Ci salut con un breve inchino, allungando
il collo.
Lieto di rivedervi, signor Ernst disse.
Rummel fece Ernst con un sorriso. Vi presento Sid
Griffiths e Chip Jones. E quello  Hieronymus Falk. Si fermano
per la notte. Vi dispiacerebbe trovar loro una stanza?
Nell'ala ovest, direi.
Rummel annu. Devo informare vostra madre che siete
qui?
Ernst lo guard in faccia. Dov' mio padre?
Vostro padre, signore?
Ernst non rispose. Scroll il capo, avviandosi verso la
casa. Gli strumenti potete lasciarli in macchina ci disse
voltandosi. Se ne occuper Rummel. Avete fame?
Rimasi di sasso entrando: il soffitto sar stato alto sette
o otto metri, con gli stucchi e tutto il resto. Il pavimento
era di marmo, le finestre con i vetri a piombo inondavano
di luce le pareti. In mezzo all'atrio c'era un tavolo di legno
scuro con sopra un vaso di candidi gigli che dondolavano
pigri nell'acqua. Corridoi si estendevano in ogni direzione.
Al di l di una spessa tenda di velluto vidi quello che sembrava
un giardino d'inverno. Due ampie scalinate ricurve
salivano al piano superiore.
Hiero guard Ernst con gli occhi sgranati.
S, lo so fece Ernst.  grande questa casa. E quasi tutta
disabitata. Sembra un sepolcro, vero?
Chip fischi. Roba da pazzi, fratello!
L'hai detto fece Ernst.
Ci precedette in uno dei corridoi e si ferm davanti
a una nicchia, voltandosi a guardare l'atrio con aria perplessa.
Dalla finestra si vedeva la Horch impolverata nello
spiazzo sottostante. Non so se siano in giardino o nel solarium.
C'era una panca di mogano sotto la finestra e il ragazzo
si sedette. Un attimo dopo sollev la testa, inarcando le sopracciglia.
Stava arrivando qualcuno. Il fruscio di un vestito, un rumore
di tacchi e un cigolio metallico che faceva pensare a
un carrello delle bevande. Forse era l'ora del t...
Ma apparve un'anziana signora con un elegante vestito
color panna. Spingeva una sedia a rotelle su cui era seduta
una ragazza.
Mi asciugai la mano sudata sulla coscia. La ragazza era
piuttosto carina, con gli occhi scuri e i capelli biondo rame,
le mani delicate giunte in grembo. Faceva effetto una creatura
del genere su una sedia a rotelle. Quando sorrideva era
come un lago increspato dalle onde.
Ernie! esclam. Lo sapevo! Lo sapevo!
Ciao, Buggy. Ernst sorrise ma non and loro incontro,
lasciando che si avvicinassero. Chip mi rivolse un'occhiata
stupita.
La signora schiacci col piede il fermo della carrozzella.
Poi si raddrizz e incroci le braccia, guardando Ernst con
severit. Ti sei visto? gli disse. Hai un aspetto orribile.
Ernst ridacchi.
Liesl ha sentito la macchina.
Hai visto che non mi sbagliavo, mamma? fece la ragazza
sorridendo.
Frau von Haselberg giunse le mani e si volt verso di
noi. Era bianca come un lenzuolo, la faccia piena di rughe
minuscole, identiche alle venature di una foglia. L'unica
cosa scura in quella faccia erano gli occhi castani. Aveva
qualcosa di inquietante il suo pallore, sembrava una creatura
sbucata dagli abissi.
Voi dovete essere gli americani disse. Ernst parla
spesso di voi. Peccato che abbia aspettato cos tanto per
portarvi qui. Naturalmente abbiamo tutti i vostri dischi.
Naturalmente ripete Ernst asciutto. Ma li avete mai
ascoltati?
Ernst! fece sua madre con fnta irritazione.
Chip si tolse il cappello mentre Ernst faceva le presentazioni.
Guardai le sue nocche segnate da una zuffa che sembrava
cos lontana ormai, le labbra peste e screpolate, l'occhio
gonfio e mi dissi: dannazione quant' brutto, sembra
Frankenstein.
Ernst indic le due donne. Vi presento mia madre,
la signora von Haselberg, e mia sorella Liesl. Noi la chiamiamo
Buggy,  un'incosciente e una rompiscatole.
Liesl ci fece un bel sorriso.  vero, ve ne accorgerete
presto.
Pensate di fermarvi a lungo? chiese Frau von Haselberg.
No rispose Ernst.
Sua madre parve delusa. Avete fatto tutta una tirata da
Berlino? Dovete essere esausti. Naturalmente vi fermerete
per la notte. Dir a Frieda di preparare le camere.
Esausti, mamma? Degli omaccioni come quelli? disse
Liesl, con un sorrisetto malizioso. Spero che non basti cos
poco per stancarli...
Io non sono per niente stanco disse Chip con il suo
ghigno.
Liesl si volt verso di lui e gli regal un altro sorriso smagliante.
Li guardai entrambi, con inquietudine.
Rummel mi ha detto che pap non c' disse Ernst.
Sua madre sospir. E dovuto andare dalle parti di
Saarbrucken, per lavoro. Ma non dovrebbe stare via molto.
Sei venuto per parlare con lui? Spero che tu non sia nei
guai...
Ernst si accigli. Non vi ha detto niente?
A quale proposito?
Lo sai com' pap, Ernie fece Liesl. Rummel ne sa
sempre pi di noi.
Ah, gi, le fragili von Haselberg, non dobbiamo mettervi
in apprensione, giusto?
Qualunque cosa accada assent Liesl.
Mi voltai a guardare il sole basso sopra la distesa verde
del prato. Che pace c'era in quel posto!
Li accompagno disse Ernst alla madre. Ci vediamo
dopo. Vi avverto che siamo affamati. Se Anke riuscisse a
trovare qualcosina in pi...
Frau von Haselberg annu: Anke non  pi con noi, ma
sono sicura che la ragazza nuova rimedier qualcosa.
Ernst annu. Bene.
Ci condusse su per una rampa di scale, lungo un ballatoio
che sovrastava un ampio soggiorno. Chip sbirci dalla
balaustra e mi guard strabuzzando gli occhi, poi riprese a
camminare.
Cos'ha tua sorella? domand il ragazzo.
Ha avuto la poliomielite a quattro anni spieg Ernst.
 paralizzata dalla vita in gi.
Cristo fece Chip. Per sembra a posto.
Ma non lo  disse Ernst. E nemmeno mia madre.
Sono tutt'e due snob e ipocrite. Se fosse per loro, vi butterebbero
in mezzo alla strada. E questo vale anche per
Rummel.
Rummel? Cio il maggiordomo?
Ernst aggrott la fronte. Rummel non  un maggiordomo.
Rummel  un... esecutore. Rallent, guardandoci
con aria pensierosa, come se cercasse le parole. Quando c'
qualcosa da fare, Rummel la fa. E non fallisce mai.
Immagino che non stai parlando del bucato mormor
Chip.
Ernst sorrise. No, il bucato lo fa qualcun altro.
Quella notte dormii a meraviglia in un letto morbido.
Mi svegliai tardi e trovai in camera un vestito suppergi
della mia misura. Mi domandai dove avessero dormito Delilah
e Paul, e quale giornata li aspettasse.
Chip e il ragazzo erano gi nel cortile dove era stata portata
la Horch. Anche loro indossavano abiti puliti e qualcuno
aveva lavato via la polvere dall'automobile, che scintillava
sotto il sole.
Mi fermai a osservarli dalla portafinestra. Hiero mi dava
le spalle seduto sui gradini di pietra e guardava Chip che
accarezzava il metallo lucente della Horch. Un'immagine
cos normale. Poi Hiero si volt e mi vide, sebbene fossi
nell'ombra. Sid, sei tu?
Qualcosa era cambiato fra me e il ragazzo da quando
avevamo lasciato Berlino. Mi teneva d'occhio come una
specie di fratello maggiore, e mostrava subito i denti se
Ernst o Chip o chiunque altro si azzardava a trattarmi male.
Non riuscivo a capire il motivo: fino a pochi giorni prima
eravamo stati rivali a causa di Delilah.
Mentre scendevo i gradini mezzo abbagliato dal sole
scorsi un movimento in cortile. La sorella di Ernst stava andando
verso Chip spingendo da s la carrozzina.
Che bella macchina gli disse.
Il vecchio Jones si strinse nelle spalle e disse qualcosa che
non riuscii ad afferrare.
Una Horch 853 Sport-Cabriolet fece lei ridendo. I
modelli del 1938 erano stupendi.
Chip rimase stupito.
Eh, s, me ne intendo di veicoli io, signor Jones: ci vivo
sopra disse la ragazza.
Chip la guard come se fosse una creatura bizzarra, poi
scoppi a ridere. Chiamatemi Chip.
Va bene, Chip. Ma voi dovete chiamarmi Buggy. Liesl
 troppo... pesante.
Il ragazzo mi rivolse un'occhiata inquieta mentre mi sedevo
accanto a lui. Liesl era una di quelle ragazze che non
ammettono pause nella conversazione e fanno di tutto per
riempirle. Sembrava cos fragile. Era bella come la fine di
una stagione, qualcosa che ti piace ma sai che non durer a
lungo. A un certo punto diede una pacca al bracciolo della
carrozzella, esclamando: Bisogna far buon viso a cattiva
sorte, Chip.
Cattiva sorte, un corno mormor Hiero. Quella sedia
costa pi di quanto una persona normale guadagna in
un anno.
S, per a lei non funzionano le gambe ribattei sottovoce.
Il ragazzo inarc le sopracciglia. Non hai sentito quel
che ha detto Ernst? Quella sembra gentile ma  pericolosa.
Ernst conosce i suoi polli.
Mi sorprese la sua rabbia. Fissava Liesl che aveva allungato
la mano e sfiorava i ricci afro di Chip.
Non mi  mai piaciuta Amburgo mormor con astio.
Mia madre ci veniva a volte, credo che le ricordasse mio
padre. Forse  per questo che la odio. Mia madre  di Colonia.
Sollevai il volto, stupito. Vuoi dire che  nata a Colonia?
Che altro potrebbe voler dire?
Ma allora sei un Mischling?
Perch, non si vede?
Ti sei mai visto allo specchio?
Si guard il dorso delle mani. Nero come la notte, eh?
Non c' niente di male nell'essere neri, fratello.
Mio padre veniva dal Camerun.
Ma va'!
Il ragazzo fece un sorrisetto. Era di sangue reale. Il Kaiser
Guglielmo II in persona l'aveva invitato qui per studiare
medicina. Venne ad Amburgo nel 1899 con una nave della
compagnia Whrmann. Conobbe mia madre l'aprile dopo,
durante le vacanze. Lei studiava da infermiera. Dopo essersi
laureato si trasfer a Colonia e la spos...
Vedo che hai fatto ricerche approfondite dissi, ma pensavo:
non pretenderai mica che ci creda? Sangue reale, eh?
Mi sorrise. Incredibile, vero?
Eh, s.
Chip si avvicin alla Horch, tir fuori il vecchio clarinetto
di Ernst e lo porse a Liesl, che aspettava parcheggiata
al sole. Le fece vedere dove si mettevano le dita, poi lo
riprese e se lo port alle labbra, suonando un do acuto che ci
trapass le orecchie. Pul l'ancia e glielo ripass.
Hiero si volt verso di me. Lo sai cosa mi viene in
mente quando la guardo? disse con amarezza.
Cosa?
La scrut per un momento con i suoi occhietti neri. Te
lo far vedere mormor. Per ci serve la macchina.
Posai la mano sulla fronte per ripararmi dalla luce. Mi
sentivo stanco e fui nuovamente assalito dall'inquietudine.
 pericoloso andare in giro, ragazzo.
Tranquillo ribatt, stringendomi il braccio. Non ci
succeder niente, te l'assicuro.
Lo guardai con stupore.
Ma rimanemmo seduti al sole ancora un po', mentre
Chip portava Liesl in giro per il cortile.
Comunque il mio secondo nome  Thomas disse a un
tratto il ragazzo. Voglio che tu lo sappia, non faccio il misterioso
come certa gente, io.
Accennai un sorriso. Roscoe dissi. Sidney Roscoe
Griffiths.
Amburgo non era niente di speciale per me, solo un'altra
cupa citt della Germania del nord. Ricordavo le sue giornate
piovose, il cielo grigio e opaco come un riflesso sull'acqua.
Ci avevamo gi suonato un paio di volte nei club frequentati
dagli Swing Boys, i giovani di buona famiglia che
venivano a sentirci sfidando l'imbianchino. I ragazzi con le
giacche a quadri, i capelli bisunti di brillantina, le ragazze
con le gonne corte e le calze di seta. Come se fosse il modo
di vestire quel che contava. Il nostro pubblico ci teneva a
distinguersi, ma non capiva un accidente del jazz: venivano
a vederci solo perch era proibito. Pensavano che Whiteman,
Gluskin e Bela fossero come Armstrong o Basie. Non
sapevano neanche ballare, agitavano le braccia tutti insieme
come una strana bestia a cento zampe. Seguivano la musica
dondolando la testa, il cappello e perfino gli ombrelli. Lo
so che ci amavano, che rischiavano le botte per venire a sentirci.
Dio! Come avrei voluto ricambiare quell'amore. Ma
non c'ero mai riuscito.
A questo pensavo, mentre la Horch filava per le vie della
citt: la moda dello swing stava agonizzando in Germania.
Il ragazzo e io non parlammo quasi durante il tragitto.
Forse pensava anche lui le stesse cose. A un certo punto
diede un colpetto sul cruscotto con le dita affusolate e indic
un parcheggio. Rallentai e la Horch si ferm ronzando.
Guardai, al di l del parabrezza, l'insegna in cima
alla cancellata.
Che cazzo, vuoi portarmi allo zoo?
L'Hagenbecks non  uno zoo fece il ragazzo.  un
parco. Non ci sono gabbie, solo fossati, cos gli animali
sono liberi di girare quanto vogliono.
Sta' a sentire, non sono dell'umore giusto, dico sul serio.
Incrociai le braccia sopra il volante, corrugando la
fronte.
Hiero mi guard freddamente. C' una cosa che devi
vedere, questa  Amburgo, per me.
Scese e sbatt la portiera. Rimasi a guardarlo per un minuto,
poi sospirai e spensi il motore.
Il cancello si ergeva imponente davanti a noi, inondato
dalla luce del sole. Andammo a fare i biglietti e il tizio al
botteghino si rivolse a Hiero in modo educato, nonostante
l'espressione arrogante del ragazzo.
Entrando, passammo accanto a una donna col suo bambino.
Vedendoci, il piccolo tir la madre per il braccio e
sbarr gli occhi, intimorito.
Hiero non disse nulla, ma un sorrisetto compiaciuto gli
comparve sulle labbra.
Hagenbecks era un parco verde e ombroso. L'aria sapeva
di piscio e fango, come in una fattoria. Grossi uccelli bianchi
strillavano sopra di noi, mentre scendevamo verso il laghetto.
I dorsi degli ippopotami sembravano rocce lucide.
Vidi che il ragazzo si guardava intorno con aria inquieta.
Stai calmo gli dissi. Non corriamo alcun rischio qui
dentro.
Non  per quello rispose.
A un tratto scorsi una fila di capanne di fango con il
tetto di paglia. Hiero si diresse da quella parte. Non c'era
quasi nessuno in giro. Indugiai un momento sul sentiero,
poi lo raggiunsi.
A differenza delle altre zone del parco, la schiera di capanne
non era circondata da un fossato ma da una palizzata
con le punte acuminate.
Sono queste le bestie feroci disse Hiero con sarcasmo.
Fissavo le capanne e all'inizio non riuscivo a capire che
animali ci fossero. Poi imprecai a denti stretti.
Perch erano persone. Neri, scalzi, vestiti di stracci. C'era
un gruppetto di uomini che avevano dei dischi appesi ai
lobi degli orecchi e fumavano pipe rudimentali accovacciati
nel fango. Le donne sedevano un po' pi in l, le parti intime
coperte da pelli di leopardo. Stavano pestando il granturco
nel mortaio e avevano i piedi coperti di farina. Nonostante
il fango, le mosche e il sudiciume, avevano la pelle
scintillante, un nero dai riflessi argentei, quasi che i guardiani
le tirassero a lucido tutti i giorni.
Mi venne una fitta di dolore. Li tengono chiusi qui?
E questi sono solo gli africani mormor Hiero. Poi ci
sono quelli di Samoa, gli eschimesi... Si sforz di ridere,
come se non fosse una cosa cos terribile, o forse perch era
talmente raccapricciante da diventare ridicola. Ma sorrideva
solo con la bocca.
Uno zoo di esseri umani dissi. Merda.
Ero senza parole. Una vecchia usc da una delle capanne
con un bimbo fra le braccia, le gambe rinsecchite che luccicavano
al sole. Si avvi nel fango cantando una nenia al
bambino, che inizi a strillare.
Mio padre non si  mai perdonato per essere venuto
qui fece il ragazzo.
Non fiatai.
A Douala era un capo, qui solo un selvaggio in abiti europei.
Ma, Cristo, Sid aggiunse Hiero, guardandomi con
aria furente, non gli ho mai sentito dire una parola contro
la Germania! Mai. Erodoto racconta una storia a proposito
di Dario, il re di Persia. Il re chiam i greci e gli chiese:
quanti soldi devo darvi per farvi mangiare i corpi dei vostri
padri? E i greci gli risposero che non li avrebbero mangiati
neppure per tutto l'oro del mondo. Poi Dario convoc degli
indiani, che avevano l'usanza di mangiare i loro vecchi, e
chiese loro davanti ai greci: quanti soldi devo darvi per farvi
bruciare i corpi dei vostri padri? E gli indiani risposero che
mai e poi mai avrebbero bruciato i corpi dei loro padri. Capisci?
Ogni uomo  convinto che le sue usanze siano le migliori.
Non c' modo di fargli cambiare idea. Ma mio padre
non era cos. Lui  venuto in Germania ed  diventato
un tedesco.
Non dissi nulla.
Rimanemmo a lungo davanti a quel recinto, mentre il
sole scivolava verso l'orizzonte. A un certo punto lo sguardo
del ragazzo incroci quello di uno dei reclusi, un tizio con
i capelli grigi e gli occhi giallognoli. Continuarono a guardarsi
per un pezzo. Gli uccelli gridavano sopra di noi, di
tanto in tanto delle persone ci passavano accanto chiacchierando.
Ma Hiero non batt ciglio. Non c'era curiosit nel suo
sguardo, n turbamento. Solo rassegnazione, lo sguardo di
un uomo che guarda un'immagine di s appartenente a un
altro tempo.
Non c'era nessuna indignazione sul suo viso, quando ce
ne andammo, sembrava solo stanco. Per non tornammo
subito alla villa di Ernst. Hiero mi indic la via del porto e
fermammo la macchina in un vicolo. Ci sedemmo in fondo
a un molo, nella luce fredda del pomeriggio, le gambe penzoloni
sopra l'acqua scura, un volo di gabbiani urlanti sopra
le nostre teste. L'aria sapeva di sale e metallo.
Una grossa nave grigia ci pass di fronte lentamente.
Hiero si tolse il fango secco dalle scarpe, fissando l'acqua
fra le banchine. Sembra assurdo che seguendo quest'acqua
si possa arrivare fino in Algeria.
Annuii senza entusiasmo. E anche in Islanda.
Hiero sorrise. E magari in Canada?
In India.
Forse in questo momento c' un povero cristo a Baltimora
che guarda verso di noi disse il ragazzo dondolando
i piedi.
Inarcai le sopracciglia. Potrebbe essere qualcuno che conosco,
zio Henry ad esempio.
L'America mormor Hiero con una voce strana.
Noi diamo nomi al mare dissi. Atlantico. Pacifico.
Ma non ci sono confini nell'acqua.
Hiero guard i gabbiani strizzando gli occhi. Sei un
poeta, Sid. Altro che Erodoto!
Ma i miei pensieri avevano gi iniziato a vagare. Mi
venne in mente il giorno che il ragazzo era entrato nelle nostre
vite. O meglio la notte. Paul aveva portato all'Hound
questo pivello con il viso seminascosto da un vecchio cappellaccio.
Avevo sorriso a Chip, pensando: cazzo, questo 
un bambino, non pu avere pi di dodici anni. Paul deve
essere ammattito, ci parla di un trombettista e poi si presenta
con un lattante!
Il ragazzo sal sul palco, la giacca che oscillava a ogni
suo passo, goffo, tutto gomiti e ginocchia. Era vestito
come un barbone, enormi calzoni cachi tenuti su dalle
bretelle azzurre, un lacero cappotto pied-de-poule. E quel
cappellaccio che portava per proteggersi dallo sguardo altrui,
pi che dalle intemperie. Lo riparava dal mondo
quando non gli andava di vederlo. Insomma, un moccioso
qualunque. Ma era il suo modo di muoversi a fare
la differenza. Troppo timido per andare a testa alta, camminava
in modo dinoccolato, con uno strano ritmo, come
se fosse zoppo.
Paul continuava a cantare le sue lodi, il ragazzo era un
genio, un talento raro, un vero virtuoso. Io guardavo i suoi
polsi scheletrici.
Quando sollev la tromba, tacemmo in segno di rispetto.
Era una tromba da quattro soldi, piuttosto ammaccata,
come una carta stagnola stropicciata a furia di rimanere
in tasca. Il ragazzo pos le dita magre sui pistoni,
chin la testa, gli occhi ridotti a una fessura.
Buttermouth Blues sugger Ernst.
Il ragazzo annu. Inizi a soffiare aria nell'ottone mentre
noi lo guardavamo, pronti a unirci a lui. Ma non succedeva
niente. Gettai un'occhiata a Chip, scuotendo la testa.
E finalmente lo sentii: un sibilo, sottile come una puntura
di spillo, il canto di un colibr, tanto acuto e vibrante da
risultare quasi impercettibile. Non avevo mai udito niente
del genere. Note assurde, eppure scintillanti come pezzi di
cristallo. A un certo punto si ferm, prese fiato, ed esegu
una scala assordante, facendola sgorgare dalla frase eterea
che aveva suonato prima.
Gli andammo tutti dietro e vi assicuro che non impiegai
pi di un minuto a capire che tipo di musicista fosse. Suonava
lentamente, in modo assorto, tenendo le note all'infinito.
Faceva venire in mente la sirena di una nave nella
brezza marina, una musica nitida e possente, solo che le
note del ragazzo erano molto pi dense: la sua nave solcava
la terra oltre al mare! Un suono cos ricco poteva andar
bene per un vecchio jazzista, ma pareva falso uscendo
dalla tromba di un ragazzino. Il dialogo che si instaur fra
lui e noi ricordava quello fra predicatore e coro in un gospel,
ma non c'era armonia. La voce di un pastore troppo
giovane perch il gregge possa prenderlo sul serio. Da una
parte ci sgridava, dall'altra ci supplicava di ascoltarlo. Una
voce appassionata e lamentosa, fervida e implorante. La
sua tromba evocava qualunque sentimento. Tranne l'odio.
Aveva qualcosa di indifeso il suo modo di suonare, qualcosa
di toccante. Come vedere un'anima scorticata, i nervi
che fluttuano nell'aria. Distorceva le note o le legava, spingendoci
a rispondere ancora con pi foga. E pi lo contrastavamo,
pi ci supplicava... Ma cosa ci stava chiedendo? A
un tratto lo capii: nulla! Sembrava che fosse l solo per se
stesso, per puro sfoggio di abilit tecnica. E lo trovai poco
convincente, poteva sembrare un vecchio musicista, ma anche
un ragazzino che prendeva in mano la tromba per la
prima volta.
Lo odiai quella notte. Mi sembrava fasullo e presuntuoso.
Rimasi a testa bassa, lontano dalle luci della ribalta,
mentre il brano si esauriva, lentamente.
Quando sollevai lo sguardo vidi che Ernst aveva le lacrime
agli occhi.
Paul si chin verso il ragazzo e gli cinse le spalle. Cosa
vi avevo detto, gente? La voce di Dio!
Seduto sul molo accanto a lui, ripensavo a quella notte,
e all'improvviso mi resi conto che non me ne importava
nulla. Forse non era il genio che pensavano gli altri, ma mi
fece tenerezza quel ragazzo che fissava le acque grigie del
porto, sembrava cos piccolo e vulnerabile. Una foglia in
balia del vento. E capii che era questo che sentiva Delilah
quando lo guardava.
Gli posai la mano sulle spalle e sentii le sue ossa aguzze
sotto la camicia.
Mi guard timidamente e sorrise. Andr tutto bene,
Sid disse e chin la testa, imbarazzato, distogliendo lo
sguardo.
Un paio di giorni dopo stavo camminando in giardino
con il ghiaino rosa che mi scricchiolava sotto i piedi,
quando vidi Ernst che veniva a grandi passi verso di me.
Sid mi chiam. Aveva le maniche della giacca di lino
sgualcite e si pass la mano sui capelli, voltandosi a guardare
la casa. Mio padre  tornato.
Ha i documenti?
Lo spero. Mi pos la mano sulla schiena e ci avviammo
insieme verso l'entrata. Vieni, te lo presento. Voglio
che conosca la mia gente.
Mi condusse in un cortile di pietra con in mezzo una
vecchia fontana coperta dai rampicanti, oltre l'ingresso ad
arco di un vestibolo, su per una lunga scalinata, in una
parte della casa che non avevo ancora visto. Grosse aquile
dorate erano appollaiate sulle modanature, le ali distese
in modo minaccioso. Gli arredi erano delicati e con fregi
d'oro, le pareti piene di specchi e tende color panna. L'aria
profumava di gigli appena colti.
L'ala orientale disse Ernst con un sorriso amaro. La
nostra Polonia.
Rummel ci stava aspettando in cima alle scale e salut
Ernst con un cenno della testa. Arcigno, con l'incarnato
olivastro e il vestito nero, si avvi senza parlare lungo un
corridoio luminoso bordato di alte finestre che davano sul
giardino. Hiero mi aveva parlato di un certo Caronte che
secondo i greci accompagnava i defunti all'altro mondo.
Che cazzo, doveva essere uno cos! Rummel aveva gli occhi
talmente chiari che mi domandavo come facesse a vederci.
Davanti alla porta dello studio si conged con un inchino
e gir sui tacchi, tornando silenziosamente verso le
scale.
Ernst mi pos la mano sul braccio. Sid, mio padre non
 come gli altri uomini,  perspicace...
Rummel? chiam una voce aspra da dentro. Sei tu?
No! rispose Ernst. Poi mi guard dritto negli occhi.
Bada a quel che dici mormor.
Raddrizz le spalle e apr la porta.
Lo seguii sul folto tappeto azzurro. La luce che filtrava
dall'ampia finestra si rifletteva sui tendaggi, tingendo d'ambra
le pareti. Un uomo minuto sedeva a un'enorme scrivania
scura. Stava scrivendo e continu al nostro ingresso,
senza darci neppure un'occhiata. Aveva il volto pallido, il
vestito grigio argento che luccicava, i capelli grigi rasati,
baffi sottili, la fronte rugosa.
Alla fine sollev lo sguardo, con evidente fastidio, e
punt verso di noi quegli occhi di un blu cos intenso da
mettere paura.
Dannazione, Ernst, che c'? Sono molto occupato.
Ernst si sedette sul divano bianco dinanzi alla scrivania.
Anch'io sono felice di vedervi, padre.
Il padre di Ernst fece una smorfia e si tolse gli occhiali,
tenendoli fra due dita. S, s,  ovvio che mi fa piacere vederti.
Hai un ottimo aspetto, forse un po' smagrito.
Per la verit, ho messo su qualche chilo.
Ah. Meglio cos. Abbass di nuovo lo sguardo sulle
carte che aveva di fronte, scrisse in fretta qualche parola e
torn a rivolgersi al figlio. Allora, cosa c'? disse, aggrottando
la fronte.
Lo so che siete indaffarato disse Ernst. Avete una
guerra nuova di zecca di cui occuparvi.
Suo padre agit la mano con stizza. Quante storie, Dio
mio!
Siamo qui per quei documenti, padre. Dobbiamo andare
a Parigi.
S. Il vecchio von Haselberg annu. Il suo sguardo si
spost su di me, facendomi trasalire. Voi dovete essere uno
dei musicisti di Ernst?
Ero rimasto vicino alla porta, accanto alla pesante libreria
piena di volumi rilegati in cuoio con i titoli d'oro. Deglutii.
Mi sentivo come un oggetto in mostra. Sidney Griffiths dissi.
Ma certo disse von Haselberg. Una musica piuttosto
strana, la vostra, non  vero?
Siediti, Sid fece Ernst. Stai fresco se aspetti che mio
padre ti dica di accomodarti.
Dov' Rummel? disse von Haselberg con noncuranza.
In cima alle scale. Come sempre. E sembra un cadavere,
se mi  consentita l'osservazione.
S, povero Rummel. Von Haselberg accenn un sorriso.
Dopo devo chiedergli una cosa.
Von Haselberg infil il foglio che stava scrivendo in un
cassetto e lo chiuse a chiave. Si alz, prese il sigaro e gir
intorno alla scrivania. Si muoveva con la grazia e la scioltezza
che aveva trasmesso al figlio. Mi strinse la mano saldamente,
con un sorriso.
Cosa vi ha detto Ernst di me? Immagino che mi avr
dipinto come un orco.
Non sapevo che dire e mi voltai verso Ernst che fissava
il giardino scuro in volto. Illuminata dalla finestra, la sua
pelle sembrava quasi trasparente.
Von Haselberg si sedette e si sbotton la giacca allungando
le gambe.
Si guard intorno in cerca di un posacenere poi, non vedendone,
butt la cenere direttamente sul tappeto. Frieda
svuota i posacenere e si dimentica sempre di rimetterli al
loro posto. A volte penso che lo faccia apposta per incoraggiarmi
a smettere di fumare.
Dovreste, padre disse Ernst.  una pessima abitudine.
Sciocchezze.
Ernst si alz e, inginocchiatosi sul tappeto azzurro, raccolse
col fazzoletto la cenere sparsa dal padre.
Ma che fai! esclam il vecchio von Haselberg e mi
guard inarcando le sopracciglia, come se fosse scioccato
dalla follia del figlio. Pago le ragazze per quello.
 per questo che le pagate?
Smettila, Ernst.
Ernst storse le labbra e ripieg il fazzoletto sporco di cenere,
rimettendolo nel taschino.
Il vecchio von Haselberg ridacchi, strizzando gli occhi
blu. Non credo che tu sia venuto qui per fare le pulizie
disse. Non che la cosa mi disturbi aggiunse guardandomi.
L'importante  che mio figlio faccia sempre quello
che gli pare e piace.
Anche Ernst sorrise. Che padre meraviglioso siete.
Ero sempre pi a disagio.
Ma per fortuna von Haselberg si limit a un'alzata di
spalle. Si pass le mani sulle cosce con aria stanca. Vi trovate
bene nell'appartamento di Fasanenstrasse, signor Griffiths?
Non cominciate, padre.
Insomma fece il vecchio in tono spazientito, si chiama
semplicemente buona educazione.
Vuole ricordarti che vivi della sua carit fece Ernst in
tono caustico.
Non essere ridicolo, non era questa la mia intenzione.
Ernst inarc le sopracciglia, esattamente come aveva
fatto suo padre poco prima.
E cosa ne pensate della questione polacca? mi domand
il vecchio von Haselberg.
Non rispondere fece Ernst.
Cal il silenzio, come se entrambi si aspettassero una
qualche risposta da parte mia. Mi schiarii la voce e mi voltai
verso Ernst che era intento a guardarsi le scarpe. Quale
questione? dissi con titubanza.
Von Haselberg scoppi in una risata fragorosa. Ottima
risposta. Sul serio. Mi hai detto che il signore  di Baltimora,
se non sbaglio? fece rivolto al figlio.
S.
Davvero scaltro per essere un americano. Posso offrirvi
qualcosa da bere?
No disse Ernst. Grazie.
Peccato. Il vecchio von Haselberg si alz ugualmente.
Scivol verso la libreria e ne estrasse una bottiglia di vino,
riempiendo tre bicchieri che pos sul tavolino accanto al
divano.
Ho detto di no, padre.
E allora non bere. State tranquillo, non  avvelenato
disse von Haselberg sorridendomi da sopra il sigaro. Ho
il massimo rispetto per l'arte, ogni genere d'arte. Forse non
capisco il jazz, ma ammiro la passione che voi ragazzi ci
mettete. La dedizione  di per s sintomo di genio.
Annuii, incerto su cosa dire, rigirandomi il bicchiere fra
le mani.
Mio padre si considera un grande mecenate fece Ernst.
Il vecchio si sedette con un gemito. Non cos grande,
temo. Il lavoro mi porta via molto tempo. Ma il mondo sarebbe
pi povero senza le arti. Oh, non mi faccio illusioni,
signor Griffiths, sono vecchio e anche i miei gusti lo sono,
ma so che gli artisti che amo hanno sempre scandalizzato
i vecchi del loro tempo. Mozart, Schiller, Goethe. Perfino
Paul Hindemith.
Hindemith, padre? Pensavo che preferiste un Kurt Eggers o Arno Breker. Hans Pfitzner. Richard Wagner.
Wagner fece von Haselberg scuotendo la testa grigia.
Piuttosto cupo, vero?
Vi piace Wagner? chiesi educatamente.
Santo Dio, certo che no! Anche se il mio povero figlio
 convinto del contrario.
A quel punto Ernst ne ebbe abbastanza. Vi secca che
siamo venuti qui, vero? Dovevamo rimanere ad aspettare a
Berlino come tanti bambinetti?
Anche il padre si irrigid, come temevo dall'inizio. Deglutii,
vedendo i suoi occhi farsi pi scuri. S, avreste dovuto
rimanere a Berlino finch non vi telefonavo disse
asciutto.
Ernst sollev gli occhi. Volete dire che i documenti non
sono ancora pronti?
Il vecchio von Haselberg esal un lungo filo di fumo azzurro
e la cenere del sigaro cadde di nuovo sul tappeto. Oh,
cazzo, pensai. Lascia stare, Ernst, per carit!
Ma Ernst non si mosse, limitandosi a serrare la mascella.
Suo padre si alz con un'espressione strana, quasi ironica,
e torn dietro la scrivania. Apr un cassetto e tir
fuori una busta gialla. Mancano solo le vostre firme disse
rivolto a me. C' tutto: fotografe, carte di identit, garanti.
Abbiamo gi pagato anche la tassa del Reich per
quelli fra voi che sono di nazionalit tedesca. Ora potete
partire per la Francia. Estrasse una penna con le sue iniziali
dal taschino della giacca e disse, gettando un'occhiata
al figlio: Vi fornir anche la penna, signor Griffiths, da
buon mecenate.
Si alz e venne verso di me, porgendomi busta e penna
con un sorriso.
Ero senza fiato. Sembrava un miracolo. I nostri destini
erano dentro quella busta anonima. Tirai fuori le carte e
iniziai a sfogliarle, saranno state almeno una trentina di pagine
battute a macchina.
C' un passaporto tedesco per il signor Falk disse von
Haselberg.
Sollevai lo sguardo annuendo.
Fammi vedere. Ernst prese i documenti e tolse quelli
intestati a Fritz Bayer e Paul Ludwig Karl-Heinz Butterstein.
Non servono pi mormor.
Ah, il vostro pianista ebreo. Vittima degli eventi, immagino.
Eventi? Ernst guard il padre negli occhi. Se avessimo
avuto questi disse indicando i documenti, forse sarebbe
ancora vivo.
Von Haselberg annu. Era un pianista di talento?
Era una persona, padre.
Era bravissimo dissi con rabbia. E per me non 
morto.
Ernst mi restitu le carte e le infilai nella busta. C'era
un'espressione indecifrabile sul suo viso quando si rivolse
al padre.
Grazie disse. So che non  stato facile per voi.
Von Haselberg rispose con un risolino altero.  stato
un piacere conoscervi, signor Griffiths disse. Vi auguro il
pi grande successo.
Grazie.
Un'ultima cosa aggiunse, guardandomi negli occhi.
Partirete immediatamente, intesi?
Ma certo.
Ernst, mentre vai via, ti spiacerebbe dire a Rummel di
venire da me?
Il vecchio torn alla scrivania e riprese il foglio che aveva
messo via al nostro arrivo. Mi voltai a guardarlo prima di
uscire.
Ernst chiuse la porta e ci avviammo nel corridoio.
Dove sono i tuoi documenti? gli dissi in tono allarmato.
Ho guardato bene e qui dentro non ci sono.
Lui sospir, trasalendo in modo quasi impercettibile.
Poi inspir a fondo.
Ernst?
Quasi non osavo guardarlo. Si abbotton la giacca e si
lisci la cravatta, come per mettersi in ordine, la faccia impassibile.
Non vengo con voi disse alla fine, sommessamente.
Cosa?
Non vengo con voi ripet con lo stesso tono.
Ero tramortito. Ma come sarebbe? Stiamo parlando di
Armstrong, fratello. Louis Armstrong!
Ernst aggrott la fronte e si volt verso la finestra. Era
fatto cos, non manifestava mai le emozioni. Poi capii.
Merda! L'hai promesso a tuo padre per convincerlo ad
aiutarci. Hai accettato di restare in modo che noi potessimo
andarcene.
Scroll la testa. Non dire scemenze.
Ma era chiaro che non sapeva cosa rispondere. Rimase a
capo chino, le braccia distese lungo i fianchi. Alla fine mi
rivolse un sorrisetto tirato. Star bene qui, Sid, questa 
casa mia.
Bene un cazzo! Avevo gi un groppo in gola.
C' una cartina sotto il sedile anteriore e una busta
piena di franchi. Dovrebbero bastarvi per un pezzo, se non
li scialacquate. E le indicazioni per trovare Armstrong a
Montmartre.
Ges, non ce ne andiamo senza di te, Ernst.
Prendete le stradine di campagna, ho segnato sulla cartina
il punto in cui varcare il confine. State attenti, mi raccomando.
Scrollai la testa. Non ci muoveremo di qui. Dovetti
mordermi la lingua per non mettermi a piangere come un
bambino.
E invece lo lasciammo ad Amburgo.
Il muso lungo e spettrale della Horch solc il cortile e
varc il cancello, puntando verso le tenebre. I fari fendevano
il crepuscolo mentre viaggiavamo in silenzio a ovest,
con un senso di oppressione nel petto. Ci inoltrammo nella
notte, persi nei nostri pensieri, muti per l'amarezza. Ci fermavamo
solo per fare rifornimento grazie alle taniche che
avevamo portato con noi o per pisciare nei prati.
Il sole era appena sorto e le prime ombre si allungavano
sull'asfalto sconnesso, quando vedemmo il confine, pochi
chilometri davanti a noi.
Pensavo che Chip e Hiero dormissero ancora, ma a un
tratto il ragazzo si schiar la voce. E cos non  venuto
disse. Ernst non  venuto.
Chip si volt verso di lui e lo studi a lungo, ma non
disse nulla.
Avevamo intorno solo campi giallastri e le foreste scure
della Francia si stagliavano davanti a noi nella luce fredda
del mattino. I cartelli gridavano gi Achtung. Achtung.
Achtung. Sotto c'erano istruzioni che ignorai. Per, quando
vidi i cavalli di Frisia con il filo spinato, diedi un colpo di
freno. La macchina ebbe un sussulto. Cazzo! borbott
Chip e sbadigli stropicciandosi il viso.
Pigiai sull'acceleratore e la Horch gir lentamente intorno
al primo sbarramento, docile come un purosangue.
Attraverso il parabrezza impolverato vidi due soldati in una
garitta sulla sinistra, i mitra puntati verso di noi. Avevano
le divise stirate e i colletti immacolati, come se fossero appena
montati di guardia.
Merda sussurr Hiero, in tono angosciato.
Non dire niente fece Chip. Hai capito? Non una parola.
Un soldato ci venne incontro con il braccio alzato. Aveva
il fucile a tracolla. Cercai di assumere un'aria indifferente,
ma il cuore mi batteva all'impazzata. Fermai la macchina.
Il Nazi si avvicin, guardando la macchina con diffidenza.
Stringevo il volante cos forte che mi si erano sbiancate
le nocche, ma era l'unico modo per nascondere il tremito
delle mani. Mi schiarii la voce. Datemi i documenti mormorai
con una voce roca e stridula allo stesso tempo.
Poi tirai gi il finestrino. L'aria di fine estate sapeva di
polvere e fumo.
L'uniforme verde del soldato si rifletteva sulle cromature
della Horch. Gli feci un cenno. Era giovane, capelli castani,
abbronzato, le labbra screpolate dal sole. Mi guardava con
gli occhi socchiusi.
Documenti! intim.
Glieli porsi con mano tremante, neanche fossi gi un
vecchio di ottantadue anni!
Il soldato li prese sbuffando e inizi a scorrerli. Aveva gli
occhi nerissimi, come Ernst. Si port lentamente sul davanti
della Horch, osservando la griglia del radiatore e i fanali
d'argento, come se non avesse mai visto niente del genere.
Poi torn accanto al finestrino.
Destinazione? chiese freddamente, sfogliando i nostri
documenti.
Parigi dissi con un colpo di tosse. Mi schiarii la voce
e ripetei: Parigi.
Il tedesco mi scrut e si chin a guardare Chip e Hiero.
I suoi occhi si soffermarono sul contrabbasso appoggiato
sul sedile di dietro.
Siamo musicisti americani farfugliai. Stiamo andando
a Parigi per un concerto.
Il tedesco sollev la testa, fissando qualcosa oltre il tettuccio
della Horch. Non muovetevi disse e and verso
uno dei suoi commilitoni, mettendosi a confabulare con
lui.
Il sole del mattino filtrava attraverso il parabrezza impolverato,
scaldando i sedili di cuoio. Una goccia di sudore mi
scivol sul petto.
Chip pos la mano sul cruscotto come per sentirne il tepore.
Non ti agitare, Sid. Non succede niente. Lo fanno
per innervosirci. Secondo me stanno parlando di calcio.
Non ne ero cos sicuro. Temevo che si mettesse male.
Cazzo. Forse quel bastardo del padre di Ernst ci aveva fregato
dandoci documenti chiaramente falsi. E poi Hiero
non poteva non insospettirli, era apolide da anni. Cercai di
non deglutire.
Il tedesco si volt e rimase a fissarci, riparandosi la fronte
con la mano.
Di fronte alla macchina, fra i sacchi di sabbia ammucchiati
come carcasse di cane, ce nera un altro, accucciato
dietro la mitragliatrice, gli occhi nascosti dall'elmetto.
Il primo torn verso di noi, sempre sfogliando i documenti.
Si chin davanti al finestrino e piant gli occhi su
Hiero. Stai calmo, ragazzo, pensavo, tieni duro.
Il Nazi mi restitu le carte con fare sbrigativo. Si allontan
dalla macchina e rivolse un cenno ai soldati che uscirono
dalla garitta e spostarono i cavalli di Frisia. Ce nera
uno magrolino che sbuffava e ansimava.
Quello che ci aveva controllato i documenti ci fece segno
di andare.
Era un trucco. Fingevano di lasciarti passare e poi ti sparavano.
Ti aspettavano nella terra di nessuno cos non era
colpa di nessuno. Le avevamo sentite anche noi queste storie.
Pigiai nervosamente sul gas e scivolammo via, fra i sacchi
di sabbia, oltre la mitragliatrice.
Vai piano mormor Chip. Non correre.
E cos entrammo, adagio, in terra di Francia. Un soldato
francese ci corse incontro agitando le braccia per farci
fermare.
Hiero si volt a guardare i tedeschi. Girati, ragazzo! lo
sgrid Chip.
C'era un'altra mitragliatrice in cima a un pendio ed era
puntata verso di noi. Mi venne la pelle d'oca.
Il soldato francese si ferm accanto alla Horch guardandoci
in cagnesco, come se fosse impaziente di rispedirci da
dove eravamo venuti. Aveva gli occhi stanchi. Guardavo il
suo pancione, i mustacchi brizzolati e pensai a quello che
avevo sentito raccontare sulla carneficina di Verdun.
Papiers fece bruscamente, allungando la mano grassoccia.
Frugai nel cruscotto, tirandoli fuori per la seconda volta.
Vous-allez o? Votre destination.
Guardai Chip con aria sconcertata e poi di nuovo il soldato.
Non parlate inglese, vero? dissi, e nel farlo tolsi la
mano dal volante tendendola verso il francese. Quello fece
un passo indietro puntandomi il fucile sul viso.
Tes mains... dans la voiture, mains dans la voiture
sbrait.
M'immobilizzai, terrorizzato, e alzai le mani. Calma,
calma.
Il soldato agit il testone grigio e mi restitu i documenti.
Non disse, scuro in volto. Vous devez retourner. Ce
n'est pas correcte, a. Indic la linea tedesca con la canna del
fucile, facendoci segno di girare la macchina.
Oh, no feci io. Per favore.
Noi, americani esclam Chip e si sporse verso il finestrino
passandomi davanti. Siamo americani, dannazione,
e stiamo andando a Parigi, Paris. Non tornare indietro, Sid,
non farlo.
Il brizzolato mi rivolse un'occhiataccia, come se avesse
una gran voglia di prendermi per la collottola e mettermi
al muro. Iniziai a tremare.
S'il vous plau gli grid Chip. Monsieur,; s'il vous plait,
noi americani. Mi prese i documenti e li sventol in faccia
al soldato, ma quello rimase impassibile, scuotendo la
testa.
Un altro soldato venne verso di noi, gridando qualcosa
in tono aspro. Sudavo freddo. Ci siamo, pensavo,  la fine.
Si chin verso di noi urlando chiss cosa e strapp i fogli
di mano a Chip. Si tir su e cominci a scorrerli di malavoglia.
Il pi anziano continuava a borbottare scuotendo la testa.
Oui, oui gli disse alla fine il collega, inarcando le sopracciglia.
Mi leccai le labbra. Non farci questo, Signore, pensavo.
Ti prego, non farlo.
Improvvisamente il secondo soldato mi porse i documenti
e si gir gesticolando verso i commilitoni. La sbarra
fu alzata e ci fecero segno di andare: le colline della Francia
nere di boschi non erano pi un miraggio. Guardai Chip
con aria trasognata, le mani strette sul volante. Non riuscivo
quasi a respirare.
Vai, fratello sibil Chip. Portiamo via le palle.
Diedi gas e ripartimmo, scivolando verso il mondo libero.

QUARTA PARTE.
BERLINO, 1992.

Sei ancora arrabbiato, vero? disse Chip. Ci stai ancora
pensando.
Non fiatai. Ingranai la terza e la Mercedes scatt col suo
piacevole ronzio. Filavamo tranquilli sulle strade lisce di
Berlino, il sole velato dai vetri scuri, avvolti dal gradevole
profumo della pelle nuova.
Chip tir fuori il portasigarette di titanio e lo apr con
un clic. Lo guardai male.
Non si fuma qui dentro lo ammonii. E allacciati la
cintura.
E dai, Sid, non fare cos! Non c' niente di male se ce la
spassiamo un po', non  mica proibito dalla legge!
La cintura ripetei.
S'infil in bocca un cigarillo e allung la mano verso la
cintura. Poi si volt con uno sguardo ferito. Tanto perch
tu lo sappia disse, non ce l'ho con te.
Strinsi i denti cos forte che per poco non mi spezzai un
ponte.
Sid? fece Chip.
Cosa?
Ho detto che non ce l'ho con te ripet e cambi posizione
facendo squittire la pelle del sedile. E tu non mi
dici niente?
Cosa dovrei dire, eh? Sentiamo.
Non lo so fece Chip, togliendosi un pelucco dal vestito.
Una cosa tipo che neanche tu ce l'hai con me. Dannazione,
fratello. Sei il mio migliore amico!
Sei un figlio di puttana, Chip, ecco cosa ti dico!
L per l tacque, ma poi si volt di nuovo verso di me,
con uno dei suoi sorrisetti maliziosi. Sicuro disse.
Sicuro. Ma voglio che tu sappia che sei sempre nel mio cuore,
fratello.
Il fottutissimo Chip Jones  peggio di un mastino: non
molla mai la presa.
Pigiai sul freno e la macchina inchiod sbandando leggermente,
e pensare che avevo appena sfiorato il pedale! Un
automobilista suon il clacson e inve contro di noi mentre
ci superava, ma non lo sentimmo perch avevamo i finestrini
chiusi. Quando Chip abbass il suo, per, il frastuono
della citt irruppe all'interno, insieme a una zaffata
di olio bruciato. Troppi gas di scarico, pensai, troppa polvere.
A un tratto Chip fece un fischio di stupore e mi voltai
verso di lui.
Cazzo mormor.
Il Muro. O quel che ne restava. Spezzato e rimosso. Vicino
al tratto superstite, in Potsdamer Platz, era sorto una
specie di bazar. Sembrava un mercatino polacco: uomini
corpulenti e accigliati vendevano arance, radioline e maglioni
fitti come armature. L'aria era frizzante. Mi fermai a
un semaforo e una Trabant ci pass davanti sferragliando.
Non possiamo tornare indietro, vero? disse Chip, serrando
la dentiera.
Non sapevo se alludesse al festival o ai giorni andati.
No, non possiamo risposi.
Sid disse Chip, facendosi di colpo serio. Ti chiedo
scusa.
Rimasi in silenzio per un minuto buono, prima di rispondere:
S, ma vedi di rimettere le cose a posto.
Lo far, te lo prometto.
Annuii e aggiunsi in tono scorbutico: E tira su il finestrino.
Non so perch, ma la nostra presenza l mi sembrava
in qualche modo sconveniente.
E cos eravamo di nuovo sulla strada, io e Chip. Proprio
non capisco perch, ma sono settant'anni che lo sopporto.
E non sono mica stupido, non pi della media, almeno, e
lui non  certo un simpaticone, per ho paura che non riuscir
pi a togliermelo di torno. Il meglio che possa dire 
che  una specie di acciacco, per me. Come il problema che
ho alla spalla sinistra e che mi spinge a usare il braccio destro.
Dev'essere una cosa cos: un disturbo del cervello che
m'impedisce di dire di no a Chip Jones!
Avevamo appena superato la rotonda che immetteva nel
rettilineo deserto davanti all'aeroporto, quando Chip apr
gli occhi e lo stupore si dipinse sul suo volto.
Siamo all'aeroporto! disse.
Quelle lenti bifocali lavorano a meraviglia dissi. Hai
speso bene i tuoi soldi, amico.
Che siamo venuti a fare qui, Sid?
Scrollai la testa. A imbarcarci su una nave, no?
Ma Chip non rise della battuta. Guardava smarrito le
file di taxi e le porte scorrevoli. Pensavo che stessimo andando
in Polonia, fratello disse. Comunque il volo per
Baltimora  partito da un pezzo.
Lo so. Fermai la Mercedes nel parcheggio a pagamento
e mi voltai verso di lui.
Cazzo, se era agitato.
Ci andiamo in aereo, in Polonia, non con questo scatolone!
Gi che c'eri potevi noleggiare un camion. E poi
non lo so se  legale passare la frontiera con una macchina
presa a nolo.
Non vi dico quant'era sollevato.
Pensavo che non saresti venuto disse Chip durante il
check-in. Mentre passavamo i controlli di sicurezza ampli
il concetto: Eh, s, temevo proprio che volessi piantarmi
in asso, fratello.
Sono ancora in tempo.
E allora aspetta ancora un po', prenditela comoda
disse con il suo solito ghigno.
Dovrei ridere?
Il buon vecchio Sid disse Chip allegramente. Eccoci
qua, di nuovo sulla breccia come ai vecchi tempi. Hiero si
manger la tromba dallo stupore quando ci vedr!
L per l non feci caso alle sue parole e iniziammo a trascinarci
verso il cancello d'imbarco. Hai detto che Hiero
sar stupito di vederci?
Sicuro. Come una cicciona che apre il frigo pieno!
Solo allora capii e mi bloccai in mezzo al corridoio, posandomi
una mano sulla testa.
Chip dissi.
Lui stava ancora ridendo per la sua battuta e gir la testa
senza fermarsi. Che c'? Andiamo, dai!
Lo sa che stiamo andando da lui, vero?
Chip si ferm e smise di sorridere, cercando in fretta
qualcosa da dire. Mi si accappon la pelle.
Il mio socio si schiar la voce e tese le mani verso di me.
Certo che lo sa! Voglio dire, non sa esattamente quando,
ma sa che andremo a trovarlo.
Non sa esattamente quando?
Il vecchio Jones sbatt le palpebre, confuso.
Chip?
Ti stai dimenticando che  stato lui a invitarci, fratello.
E allora? Tu non avvisi quando vai a trovare una persona?
Hai ragione fece Chip in tono conciliante. Ma cosa
dovevo scrivergli? Caro Hiero, veniamo a trovarti per essere
sicuri che non sei un fantasma, ci spiace che la tua vita
sia stata un casino, ma siamo felici che non sei ancora morto.
Una cosa cos?
Bastava semplicemente un: Caro Hiero, veniamo a trovarti
la seconda settimana di ottobre, a presto.
Chip inclin la testa e sogghign. Ma va'!
Alcuni di quelli che passavano ci riconoscevano, guardandoci
con venerazione, ma non me ne importava un fico
secco. Rimasi l scuotendo la testa come se non avessi pi
ossa n muscoli nel collo, come se volessi scrollarmela di
dosso una buona volta.
Tranquillo, Sid fece Chip. Sembrava davvero sconcertato
dalla mia reazione. Il ragazzo sar felicissimo di rivederci.
Mi sentivo male. Vedevo Hiero che veniva ad aprire e mi
sbatteva la porta in faccia o mi prendeva per il bavero scaraventandomi
gi dalla veranda. O, peggio, afferrava una
vecchia accetta e mi spaccava il cranio come un melone.
Forse mi sarei ritrovato in lacrime a implorare piet, maledizione!
Salii sul fottuto aeroplano con le ginocchia molli. Chip
non ci fece caso. Un volo breve fino a Stettino e poi una
lunga corsa in taxi fino alla stazione delle corriere. Stettino
non era che un posto buio e freddo. Per quanto me le sfregassi,
le mie mani continuavano a tremare.
Il nostro autobus non era insieme agli altri, ma da solo
al di l di un reticolato, sotto un edificio tetro e fatiscente.
Stai scherzando! esclamai, quando lo vidi.
Chip mi pos la mano sulla spalla. In effetti non  un
granch disse. Poi aggiunse con un sorriso: A giudicare
dall'aspetto fa avanti e indietro da almeno cinquant'anni,
ma quel che conta  che ci porti a destinazione.
Quel coso non ci porter neppure fuori dal parcheggio
brontolai.
Era un vero relitto, sbiadito e mangiato dalla ruggine,
con enormi pneumatici di tipo militare, la carrozzeria piena
di ammaccature come se fosse stato su un campo di battaglia.
Il bizzarro cofano in stile sovietico lo faceva sembrare
un grosso insetto, una somiglianza resa ancora pi inquietante
dagli sportelli del portabagagli aperti come ali. I vetri
sudici impedivano di guardare dentro. Pareva abbandonato
da secoli sotto quel palazzo.
Chip inizi a caricare le valigie.
Chip dissi, fissando la corriera.
Cosa?
Quanto dovrebbe durare il viaggio?
Mezza giornata, credo.
Mezza giornata nel senso di dodici ore, o nel senso ti fai
un pisolino e siamo arrivati?
Si strinse nelle spalle. Cosa cambia?
Gi. Non so se me la sento di viaggiare su quel trabiccolo.
Per tutta risposta, Chip si aggrapp alla maniglia, issandosi
in qualche modo a bordo: la corriera era cos alta da
terra che era un'impresa salire. Perch non ci avevano messo
una scaletta, dannazione?
Dentro era piuttosto buio. Mi guardai intorno e vidi
l'autista seduto dietro un volante enorme; aveva delle cicatrici
sul viso e un'aria scontrosa. Gli rivolsi un cenno, ma
invece di rispondere al saluto si gir dall'altra parte.
Non li controlla i biglietti? dissi a Chip, sedendomi accanto
a lui.
Chip si strinse nelle spalle.
Quando i miei occhi si furono adattati all'oscurit, vidi
che l'interno della vettura era giallo come un cesso. I sedili
erano sfondati e puzzavano di piscio. Infreddoliti e smunti,
gli altri passeggeri evitavano i nostri sguardi. Mi vennero
i brividi. C'erano uomini con strani fagotti stretti fra le
mani, i volti seminascosti da sciarpe e berretti. Una donna
si mise a tossire qualche fila dietro di noi.
Sembrava quasi che ci stessero aspettando. C'eravamo
appena seduti, quando l'autista scese a chiudere gli sportelli
del portabagagli. Risal e ci fulmin tutti con lo sguardo urlando
qualcosa in polacco. Nessuno se ne cur. Tornato al
suo posto, tir un paio di leve e mise in moto. I freni mandarono
un gemito e i semiassi presero a sibilare come aspidi.
Poi ci fu un rumore, come una grossa bestia che sfiatava,
e la vecchia corriera ebbe un sobbalzo, avviandosi lentamente
sulla strada deserta.
Percorremmo le squallide vie di Stettino, fra grigi caseggiati
di cemento, finestre chiuse, uomini e donne vestiti di
scuro e con le borse della spesa. Mezzogiorno era passato da
poco, ma i lampioni erano gi accesi. Le strade apparivano
spoglie e inospitali, quasi fosse gi pieno inverno.
Eravamo in viaggio da non pi di dieci minuti, quando
la corriera si ferm. Un vecchio si alz e guadagn l'uscita.
Aveva in spalla un sacco di cipolle. Rimasi a guardarlo mentre
si avviava a passo lento fra i campi e poco dopo scomparve
nella nebbia.
Ripartimmo. L'asfalto era in pessime condizioni e la
corriera procedeva fra balzi e scossoni. Ci eravamo lasciati
la citt alle spalle e viaggiavamo in mezzo a campi desolati
che si alternavano a boschi scuri. E cos era vero. Sulle
prime non ci avevo creduto. Poi avevo smesso di pormi il
problema. Ma ora non potevo pi dubitarne: Hiero era l
fuori, da qualche parte.
Half Blood Blues disse Chip all'improvviso, sfregandosi
il mento ispido. Ero convinto che l'avesse scritta per s.
Non cominciare, Chip. Lascia perdere.
Invece no. Pensava a Delilah, quando la scrisse.
Chiusi gli occhi. Non volevo pi sentir parlare di quella
storia.
Dovevamo portargli qualcosa fece Chip. Un regalo.
Sbuffai. Tipo? Una bottiglia di vino? Un portachiavi?
Non lo so. Qualcosa. Non sta bene presentarsi a mani
vuote.
Aprii gli occhi e lo guardai.  questo che ti preoccupa?
Arrivare da lui a mani vuote?
Chip non si scompose. Che male c' a essere gentili?
Passavano le ore. Dopo un po' Chip si addorment.
Anch'io feci un sonnellino e svegliandomi diedi un'occhiata
al mio compagno di viaggio: dormiva come un sasso. Aveva
la faccia liscia, distesa, e la pelle sottile lasciava quasi intravedere
il bianco delle ossa...
A un tratto Chip apr un occhio e dischiuse le labbra.
Ehi!
Lo guardai con aria assonnata.
Ehi, Sid ripet.
Cosa?
Ti ricordi Panther Brownstone?
Mmh.
Quello delle ragazze!
Feci una smorfia. Come si chiamava la tua?
Merda. Chip fece un sorrisetto, frugando nella memoria.
Si tir su sogghignando. Non me lo ricordo, ma la tua
era uno schianto.
Attento, stai parlando del mio primo amore dissi.
Quella s che ci sapeva fare con il trombone.
Ridacchiai. Com' che ti  venuto in mente?
Chip si strinse nelle spalle. Non lo so. Sar per questo,
forse. Indic il paesaggio grigio che ci scorreva accanto,
l'ampia distesa di campi. C' qualcosa qui che mi fa pensare.
Annuii. Cosa volevi dirmi di quella canaglia?
Di chi?
Panther Brownstone.
Stavo pensando che sembrava un figlio di puttana, e invece
non lo era.
No?
No.
Altro che se lo era! Me lo ricordavo benissimo quel pomeriggio.
Un marted piovoso a Baltimora, afa e puzza di
piscio. Ero agitato da morire quando Chip mi port in
quel club. Avevo tredici anni e non avevo mai visto niente
del genere: una cantina buia, impregnata dall'odore dell'alcol,
con tavoli da quattro soldi buttati alla rinfusa sul pavimento
a quadri. E Panther Brownstone, magro come un
osso, che si alza da uno dei tavoli e sale sul palco facendo
l'occhiolino a Chip.
Abbiamo un ospite speciale stasera annunci. Signore
e signori, radunate i tamburi per il campione di Peabody
Heights: Charles C. Jones!
Cosa? sussurrai. Che succede, Chip?
Sta a vedere disse lui col suo ghigno.
Salt sul palco scrollando gambe e braccia come per
scuotersi la pioggia dai vestiti. Per poco non svenni.
Si sedette alla batteria e qualcuno rise dalla sala fumosa,
vedendo quel ragazzino dall'aria spiritata, vivace e maldestro
come un puledro. A un cenno di Panther, Chip batt
le bacchette e iniziarono a suonare.
Cavolo! Sapevo che se la cavava alla batteria, ma rimasi
a bocca aperta vedendo la delicatezza con cui si lavorava i
piatti, la gambetta che teneva il tempo sulla grancassa. Cristo
santo, il mio piccolo amico faceva cantare i tamburi!
Picchiava sodo di qua e di l, agitandosi come un ossesso.
Fu una rivelazione, uno dei rari momenti in cui vedi una
persona per quello che .
Alla fine del pezzo, la gente sembrava impazzita: gli uomini
gridavano e battevano sui tavoli, le signore agitavano
i tovagliolini dei drink. Quando Chip scese dal palco lo abbracciai
cos forte da stritolarlo.
Ma dove hai imparato a suonare cos? gli urlai.
Poi arriv Panther, con il suo completo color prugna,
e gli pos la mano sulla spalla. Panther aveva un orologio
d'oro al polso e le unghie perfettamente curate. Era la
prima volta che vedevo un adulto con le mani cos pulite.
Voglio offrirvi da bere, ragazzi disse in tono affabile.
Mi innamorai a prima vista di quel posto che odorava
di liquore, sudore e profumo, di quella gente vestita a festa
anche se era un giorno qualunque e pioveva. Quella era
vita! Altro che le domeniche in parrocchia, altro che rubacchiare
nell'emporio all'angolo! Belle donne che agitavano
i fianchi fasciate da abiti splendenti, uomini che bevevano
whisky di contrabbando, l'atmosfera eccitante degli spacci
clandestini. Era quella la vita che volevo per me!
Panther Brownstone ci port a un tavolo appartato che
si liber di colpo al suo arrivo. Ragazzi, pensai, questo  potere.
Ci sedemmo e Panther tir fuori un fazzoletto marrone
dal taschino e pul il tavolo dalle bucce di noccioline
e dai mozziconi di sigaretta. Gli occhi gli luccicavano come
scarabei.
Uno scotch liscio disse alla cameriera. E due limonate
per i ragazzi.
La donna ci sorrise, affettuosa come una zia, e io ci rimasi
male.
Vi offrirei qualcosa di pi forte fece Panther cordialmente,
ma non sono Socrate: non corrompo i ragazzini.
Tutti gli altri s, per!
L'uomo sfoder il suo terrificante sorriso a trentasei denti.
Vado subito al sodo. Non sei malaccio, Charles, ma
non sei nemmeno un batterista. Non ancora. Per sei piaciuto
al pubblico. Come un cane che guida la macchina.
Se fosse per me, ti farei venire a suonare con noi al sabato.
Gli occhi di Chip ardevano di eccitazione, ma la sua
voce rimase calma.
Al sabato? disse, con l'aria di chi  pieno di impegni.
Si pu fare, s, si pu fare.
Panther mi gett un'occhiata, poi torn a guardare
Chip. Un sorriso ironico gli increspava i baffetti. Quanti
anni hai? Anni veri, voglio dire.
Sedici fece pronto Chip.
Tredici lo corressi.
Chip mi diede un calcio sotto il tavolo e io mi chinai
con un gemito, massaggiandomi lo stinco. Ma Panther non
badava a me.
Tredici disse sottovoce. Pensavo che fossi pi giovane.
Come sarebbe! esclam Chip.
Panther scoppi a ridere fragorosamente. Calmati, ragazzo,
scherzavo. Comunque voi non potete venire qui,
neanche se ne aveste sedici. Se vi trovano nel locale ci fanno
chiudere, lo capite?
Chip non fiat, ma i suoi occhi parlavano per lui.
Non prendertela, ragazzo. Te la cavi bene con i tamburi
per essere un pivello. Ma non  detto che suonerai cos anche
fra dieci anni. A meno che tu non sia un Bolden o un
Jelly Roll, ma di quelli ne nascono al massimo due ogni secolo.
Ora ti spiego una cosa: il jazz non  solo musica,  un
modo di vivere. Devi avere delle esperienze per fare il jazz.
Non ho mai sentito di nessuno sotto i diciotto anni che sapesse
da che parte cominciare.
Io lo so! protest Chip.
Panther alz le braccia. Lo so che lo sai, ragazzo.
Arrivarono il whisky e le limonate.
Ecco qua, tesorino disse la cameriera porgendo la bibita
a Chip.
Chip non fiat.
Panther lo guard a lungo come per soppesarlo. Poi
sollev quel braccio ossuto e fece schioccare le dita. Una
tipa venne subito verso di noi, seguita da un'amica. Erano
grandi, avranno avuto almeno vent'anni, i seni che minacciavano
di uscire dalla scollatura.
Ragazze disse Panther. Prendetevi cura di questi due
giovanotti.
Vai tranquillo, Panther fece la prima ragazza, con un
sorrisetto ammaliante.
Mi sembrava tutto un sogno.
Panther si rivolse a Chip con uno scintillio quasi feroce
negli occhi. Ci vediamo, ragazzo disse. E mi raccomando,
vai avanti cos. Si alz, prese il bicchiere e scomparve
nella sala fumosa.
Stronzo disse Chip ad alta voce.
Lo sai che suoni bene, tesoro? disse la prima ragazza
a Chip.
Lui la guard in silenzio.
Come ti chiami, dolcezza? mi disse la seconda.
Sidney Griffiths, signora mormorai.
Sono io quello che ha suonato fece Chip, guardandomi
di traverso. Si dava tante arie che mi venne voglia di
pestargli un piede.
E hai suonato alla grande, tesoro insistette la prima ragazza.
Scommetto che tu saresti altrettanto bravo se ci provassi
disse la seconda, facendomi gli occhi dolci. Cavolo,
era la pi carina delle due, con gli occhi obliqui che sembravano
due chicchi di grano, la pelle color mou, le labbra
come un frutto maturo. Insomma era tutta da mangiare!
Cosa state bevendo, ragazzi? fece la prima.
Limonata risposi.
Ma di quella forte aggiunse Chip.
L'altra ragazza ridacchi. Perch non ci offrite qualcosa,
zuccherino? Tipo due sidecar.
Ora s che ci siamo disse Chip, come se fosse venuto
in mente a lui. Vai al bar, Sid, e prendi qualcosa che ci ringalluzzisca
un po'!
Perch non ci vai tu? gli sussurrai, cercando di non
farmi sentire dalle ragazze.
Vai disse a denti stretti. Non vedi che ci stanno guardando?
Quei drink mi costarono la paghetta di tre settimane,
e il barista si scompisciava dalle risate mentre li preparava.
Stavo tornando malfermo sulle gambe con i cocktail,
quando la mia gattina mi venne incontro in mezzo al fumo.
Mi tolse i bicchieri di mano e li pos di malagrazia su un
tavolino rovesciando met del contenuto.
Ma che fai? le dissi. Neanche lo bevi?
Mi prese per la mano e mi trascin fra la calca verso una
scaletta buia.
Dov' Chip? le gridai. Dobbiamo dirgli dove stiamo
andando.
Ci facemmo largo fra le coppie che pomiciavano e,
quando fummo sul pianerottolo, la ragazza apr una porta
e mi spinse dentro.
Per poco non mi venne un colpo: era una camera da
letto! Ricordo le lenzuola di satin giallo, luride e strappate,
le finestre che sembravano dipinte di grigio ma erano
semplicemente macchiate da anni di nicotina. Il cuore inizi a
martellarmi nel petto.
Abiti qui? dissi frastornato.
Lei chiuse la porta e venne verso di me, prendendomi
per il bavero, cos forte da togliermi il respiro.
Ehi! gridai. Che vuoi farmi? Guarda che chiamo
Chip!
Oh, zuccherino fece la ragazza sorridendo.
E mi baci.
Be', non era certo uno dei bacetti cui ero abituato! Mi
infil la lingua in bocca facendomi ribollire il sangue nelle
vene. Aveva le labbra di fuoco e sentivo i suoi seni che mi
premevano contro il petto. Profumava di mandorle, anche
nei capelli.
A un certo punto si stacc da me e mi guard con aria
maliziosa.
Non sapevo cosa dire. Sei proprio carina mormorai.
Lei mi sorrise. Lo pensi davvero?
Annuii.
Non capii quando cadde in ginocchio davanti a me. Feci
per inginocchiarmi a mia volta, ma la ragazza mi tir su. Mi
baci la patta, poi la sbotton, mi abbass i calzoni e le mutande,
e in men che non si dica me lo prese in bocca, una
bocca calda e umida e morbida come il velluto. Mi formicolava
la pelle dappertutto, come una specie di doccia scozzese,
un piacere cos forte che faceva quasi male.
Dopo, non sapevo che fare. Ero in imbarazzo, mi vergognavo.
Ansimando forte, mi inginocchiai per terra davanti
a lei e le infilai la mano sotto il vestito, pensando di
farle piacere.
La ragazza allontan le mie dita, con gentilezza. Questo
era gratis, perch sei carino, tesoro. Ma se vuoi scopare
devi pagare.
L per l non capii, ma poi la verit si fece strada nella
mia mente. Sei una puttana? le domandai.
La ragazza mi fulmin con lo sguardo, sedendosi sui talloni.
Ti sembra gentile dirmi una cosa del genere, dopo
quello che ti ho appena fatto?
Arrossii, non sapevo che altra parola usare.
Scusami dissi.
Sei proprio un bambino, mi sembravi pi grande.
Scusami ripetei, cercando di rimediare.
La ragazza era proprio arrabbiata. Si alz in piedi. Mi
hai chiamato puttana e mi comporter da puttana disse.
Niente regali. Fuori i soldi! Fuori i soldi o chiamo Vaughn.
Accidenti, tutto a un tratto le cose si erano messe male.
Non mi ero mai trovato in una situazione del genere e fui
preso dal panico. Mi tirai su i calzoni e andai in cerca della
giacca.
Che fai, scappi? Stronzo! disse la ragazza.
Sto cercando il portafogli dissi, pur sapendo che non
avevo pi il becco di un quattrino.
Mi abbottonai la patta e mi aggiustai la camicia, mentre
lei mi fissava con aria torva. Infilai la mano in tasca e con
l'altra spalancai la porta, buttandomi per le scale, il cuore
che mi pulsava nelle orecchie. La sentivo gridare: Fermate
quel negro! Ma da ragazzo mi spuntavano le ali ai piedi in
caso di necessit. Mi feci largo a spintoni, precipitandomi
fuori dal club. Corsi per tutta South Broadway, poi imboccai
East Pratt e continuai a zigzag verso South Bethel e Eastern
Avenue. Solo quando mi fermai per respirare fra il rumore
del traffico, mi resi conto che mi ero scordato di Chip.
Maledizione dissi, boccheggiando. E tornai indietro.
Per mia fortuna, Chip era gi uscito dal locale. Per sua
sfortuna era sdraiato sul marciapiede di South Broadway.
Merda, Chip dissi, chinandomi su di lui. Aveva il
naso rotto, la giacca bicolore imbrattata di sangue. Lo aiutai
a tirarsi su e rimanemmo seduti per terra, uno accanto
all'altro.
Be', la mia era sicuramente una puttana fece Chip con
aria compiaciuta. Scoppiai a ridere. Una risata lunga, inarrestabile.
Chip si sforzava di fare la faccia seria, dandosi un
contegno da adulto, ma non riusc a trattenersi e cominci
a ridere anche lui. Eravamo l, seduti sul marciapiede, e
ci sbellicavamo dalle risate, come due dementi scappati dal
manicomio di Spring Grove.
Il jazz era un modo di vivere e mi aveva gi stregato.
Passammo fra campi desolati, staccionate avvolte dal
filo spinato, vecchie case di legno che marcivano sui bordi
della strada. Immaginavo un odore di sapone e tabacco da
quattro soldi, stanze popolate di centrini, ragnatele e anziane
vedove.
Di tanto in tanto la corriera si fermava a un incrocio
sperduto nella campagna, e uno dei passeggeri scendeva,
recuperava il bagaglio e spariva nel paesaggio. Una buona
met delle persone partite insieme a noi era gi scesa, ma
non era ancora salito nessuno.
Polonia mormorai.
Diedi una gomitata a Chip, che grugn.
Perch la Polonia, secondo te? gli domandai.
Cosa vuoi dire? Chip cerc di appoggiare i piedi sul
sedile davanti, ma aveva le gambe troppo corte. Guardai la
pelle floscia del suo viso, le labbra cascanti. Perch la Polonia,
cosa?
Perch  venuto qui, con tutti i posti che ci sono al
mondo?
Chip fece una specie di smorfia. Che cazzo, fratello,
non c' niente di sensato nella sua vita.
Lo so, per mi sembra strano lo stesso.
Alleluia. Certo che  strano, fratello, ma cosa non lo ?
Rimanemmo in silenzio per un po', ma io continuai a
rimuginarci sopra. La vibrazione delle ruote si trasmetteva
alle mie povere gambe. La vecchia col foulard seduta di
fianco a noi si mise a pelare lentamente un uovo sodo, tenendolo
fra pollice e indice. Aveva solo tre dita. Distolsi lo
sguardo, quando lo ingoll tutto intero e cominci a masticarlo.
Nemmeno Chip aveva smesso di pensarci. Solo Hiero
pu spiegarcelo. Il perch, voglio dire disse qualche minuto
dopo.
Mi voltai verso di lui. Perch non  andato a ovest,
quando  uscito dal campo di concentramento? Che  venuto
a fare all'est? A ovest avrebbe dato meno nell'occhio,
non ti pare? In quegli anni era pieno di rifugiati politici.
Perch  venuto qui? Che senso ha?
Non lo so, Sid. Glielo chiederemo.
Poteva andare in Francia. La conosceva bene. Magari
nella Francia del sud. Perch si  cacciato in bocca ai fottutissimi
sovietici?
Chip scroll la testa.
E assurdo dissi.
Chip si strinse nelle spalle. Forse era diventato comunista.
Anche lui? Ultimamente sono tutti comunisti per te?
Chip chin lo sguardo con imbarazzo, ripensando al documentario.
E se l'avesse fatto apposta? Per soffrire? dissi dopo un
Po'.
Ci sono modi pi facili per soffrire, Sid.
Lo so.
Chip si tir su con aria pensierosa. La cosa pi strana
 che sia riuscito a rimanere qui. Dopo la fine della guerra
i polacchi erano impazienti di mandare via i tedeschi dalla
loro terra. Hanno iniziato a cacciarli ancora prima della
conferenza di Potsdam.
Ora parli come un libro stampato, Charles C. Jones!
Chip infil la mano in tasca e tir fuori una guida di
viaggio. Le gite turistiche sono una perdita di tempo se
non sai quello che stai guardando, se non conosci la storia
che c' sotto.
Non gli diedi retta. Forse stiamo correndo troppo con
la fantasia. Per quello che ne sappiamo, potrebbe essersi trasferito
in Polonia l'anno scorso. Magari ha vissuto tutta la
vita da un'altra parte... magari in Occidente. Ma com' possibile
che non abbiamo mai scoperto che era vivo?
Chip si strinse nelle spalle, come se di colpo la cosa non
gli interessasse pi. Mise via il libro, si appoggi allo schienale
e chiuse gli occhi. Lo guardai per un momento, poi mi
voltai verso il finestrino. La Polonia continuava a sfilare davanti
a noi. Montagne e fiumi. Continuava a tornarmi in
mente il documentario, tutte le cose che avevo scoperto su
Hiero. Le origini nobili che si era inventato. Ecco un uomo
che era stato fuori posto per tutta la vita. Un ragazzo nero
cresciuto a Colonia. I nomignoli feroci che gli aveva affibbiato
la gente: Spazzacamino, Figlio delle Scimmie, Labbrone...
Per la miseria, che senso aveva tornare in un posto del
genere, quando sarebbe potuto andare ovunque? Ma, in
effetti, il ragazzo non faceva mai quello che ti aspettavi.
Quando lo prendevano in giro, ad esempio, si rifugiava
dentro di s, aspettando che la piantassero. Non alzava mai
le mani. A volte nemmeno rispondeva. Sfuggente come
un'ombra...
L'ombra di suo padre, forse. Florian, il biondo Florian
Falk. Si chiamava cos il padre anagrafico, se il documentario
di Caspars non era solo una montagna di cavolate. La
tipica storia di guerra, per piuttosto ingarbugliata. Florian
torna dalla Grande Guerra e scopre che la sua fidanzata ha
sposato un altro. Cos Florian finisce per sposarne la sorella,
Marieanne, incinta di un altro ancora. Marieanne era dolce
come il miele, ma un po' svitata. Comunque, la sorella va
da Florian e gli dice che Marieanne  stata stuprata da un
soldato francese, sposala tu, gli dice, e tutto andr a posto.
Florian accetta, una donna vale l'altra per lui, visto che non
potr avere quella di cui  innamorato. Forse aveva deciso
di farlo passare per figlio suo, perch complicarsi la vita con
una verit scomoda?
Sennonch otto mesi dopo il matrimonio era venuto al
mondo un bel negretto, Hieronymus.
Caspars affermava di conoscere il vero padre. Alto pi
di due metri e nero come la notte. Ma non era uno stupratore,
bens uno dei senegalesi arruolati nell'esercito francese
e mandati a occupare la Renania. E sembra che Marieanne
Falk si fosse innamorata di lui.
La vecchia corriera rallent ed entr in un parcheggio,
il fango secco che scricchiolava sotto i pneumatici.
L'edificio in fondo allo spiazzo aveva l'aria di un ristorante. Guardai
il ragazzino seduto col nonno dietro l'autista. Il vecchio
se ne stava l ingobbito, e il bambino ci fissava come se fossimo
creature di un altro mondo. Coraggio ragazzino, pensavo,
riempiti gli occhi.
Non era rimasto nessun altro a bordo.
La corriera si ferm con un ultimo fremito e l'autista
apr le porte. Si sporse dal sedile e berci qualcosa in polacco.
Tu cos'hai capito? domandai a Chip.
Ridacchi. Area di servizio. Hai fame?
C'erano dei tavolini sgangherati nello spiazzo, sotto un
telone azzurro tenuto su da pali che spuntavano sbilenchi
dal fango. Ci trascinammo verso il pi vicino con le gambe
anchilosate. Il menu era in polacco. Sorrisi vedendo gli eleganti
mocassini di Chip sporchi di fango. Ben gli sta, pensai.
C'erano decrepite case di legno intorno a noi, ognuna
con il suo bravo porticato. Posai le mani sul tavolino e guardai
Chip, che mi sorrise.
Bel posticino, eh?
Enormi mosche sciamavano nell'aria fredda. Il cielo era
bianco e senza sole. Mi diedi uno schiaffetto sul collo e un
altro sul polso. Mi avevano gi pizzicato.
Anche loro devono mangiare disse Chip ridendo.
Ma sar un ristorante anche per umani o solo per insetti?
Mi voltai verso l'autista che ci dava la schiena, seduto
il pi lontano possibile da noi. Dici che non gli piacciono
i negri?
Chip si strinse nelle spalle. No, non credo. Secondo me
non gli piace la gente in generale.
Forse questo posto era una comune dissi. Una di
quelle comuni sovietiche?
E chi lo sa. Qualunque cosa fosse  conciata male.
C'era un'insegna rossa sopra l'ingresso dell'edificio principale.
La scritta era stata cancellata. Cosa c'era scritto secondo
te? dissi indicandola.
Chip non si volt neppure a guardarla. Cristo, Sid, ti
ho gi detto che non ne ho idea.
Non insistetti. Eravamo tutti e due esausti, e lo sapevo.
Mi chiesi che fine avessero fatto il nonno e il nipote, e voltandomi
li vidi allontanarsi lungo la strada, ciascuno con
un sacchetto in mano.
Mi prese lo sconforto. Siamo rimasti solo noi.
Come?
Siamo gli unici due passeggeri rimasti.
Chip si strinse nelle spalle. Per me pu andarsene anche
l'autista se vuole, l'importante  che quel trabiccolo si
metta in moto.
Non  che sanno qualcosa che noi non sappiamo?
Tipo i topi che abbandonano la nave, vuoi dire?
No... Forse.
Sid, quelli sono scesi perch era la loro fermata, tutto
qui.
Ma non era tutto l. Me lo sentivo, anche se non sarei
riuscito a spiegare perch. Invecchiando impari a fidarti
dell'istinto, o almeno ad ascoltarlo. Mi alzai in piedi.
Torno sulla corriera dissi. Tu rimani, se vuoi.
Chip sollev lo sguardo. Ordino anche per te?
Non ho molta fame.
Ti porto qualcosa io. Non ne puoi pi di queste dannate
mosche, vero?
La corriera mi parve pi bassa e slanciata ora che era
vuota.
Mi issai a bordo e fu l'istinto a guidare i miei occhi e la
mia mano verso la borsa di Chip. La tirai fuori da sotto il
sedile e passai il dito sulla pelle pregiata con le L e le V intrecciate.
La trovai subito. Una busta color acqua sporca. Signor
Charles C. Jones, c'era scritto con una pessima calligrafia sopra
l'indirizzo. Aprii la busta con mani tremanti. La carta
era ruvida come il legno mal carteggiato. Mio caro amico...
cos cominciava.
Spero che questa lettera non ti sconvolga troppo. Se pu consolarti,
sappi che  stato difficile scriverla per me. Il fatto  che ho scoperto
solo di recente che eri ancora vivo. Spero che la cosa non ti offenda.
La settimana scorsa qualcuno mi ha parlato di un Falk Festival che
si sarebbe svolto a Berlino. Incredibile, ho pensato. Ho saputo che tu
eri fra gli ospiti. A quanto mi hanno detto la tua carriera va a gonfie
vele, ne sono felice: sappiamo entrambi quant'e duro il nostro mestiere.
So che hai ricevuto la Medaglia del Presidente e sei stato accolto
nella Hall of Fame, non prendermi per presuntuoso se dico che
il tuo successo mi riempie di orgoglio.
Ti chiedo un favore. Visto che dovrai venire in Europa per il festival,
mi piacerebbe incontrarti, se non  troppo disturbo. Come
puoi vedere dall'indirizzo, vivo in un luogo piuttosto isolato. Purtroppo
le mie condizioni di salute non mi consentono di viaggiare,
ma potresti venire a trovarmi. Da quando ho saputo che sei vivo
non vedo l'ora di riabbracciarti.
Aspetter con ansia una tua risposta,
tuo,
Thomas Falk (Hiero)
PS. Ti sarei grato se non comunicassi il mio recapito a nessuno. La
mia vita  tranquilla e voglio che lo rimanga.
Rimasi l, con la carta ruvida fra le dita. Dio mio, dunque
era vero. Era vivo. Mi resi conto che fino a quel momento
avevo solo fatto fnta di crederlo.
Avevo la gola secca. Guardai di nuovo la firma. Thomas
Falk. In effetti non sembrava Hiero. Le sue lodi suonavano
un po' formali e l'invito a Chip era cordiale, s, ma senza
l'entusiasmo fanciullesco di Hiero.
L'invito a Chip. Fu quello a colpirmi.
Non aveva chiesto di me. Non mi voleva...
A un tratto fu come se la corriera si fosse ribaltata. Respiravo
a fatica, mi sentivo stordito e avevo quasi la nausea.
Mi alzai e la borsa di Chip mi cadde dalle ginocchia. L'aria
che entrava dai finestrini sapeva di fango e cavalli.
La corriera prese a fremere e a scricchiolare davvero. Era
Chip che risaliva a bordo, la manona aggrappata alla maniglia
sudicia.
La pappa si sta raffreddando esclam. Sid?
Brutto bastardo, pensai, lasciandomi cadere sul sedile.
Cos'hai, Sid? Chip si ferm, vedendo la mia faccia.
Hiero non ha chiesto di me. Non mi ha neppure nominato
dissi con un filo di voce.
Chip mi guard allibito.
Nella lettera esclamai sventolando la busta. Il ragazzo
non dice che vuole vedermi.  indirizzata solo a te.
Cristo santo, Sid fece Chip con evidente sollievo. Certo
che  indirizzata a me, non aveva il tuo indirizzo!
Ero quasi in lacrime, al culmine della frustrazione. E
tu che ne sai? Non sai niente... Chip non poteva capire.
Ma che importa? disse. E ovvio che vuole vederti.
Per Dio, Sid, probabilmente non sa neanche che sei vivo.
Si avvicin lentamente. Ora calmati. Per quale motivo
non dovrebbe avere voglia di vederti? Pensa a questo, fratello.
Eravamo tutti amici, allora.
Non riuscivo a guardarlo in faccia. Cos'hai fatto? mormorai
fra me.
Sid. Chip si sedette su uno dei sedili davanti, fissandomi
da sopra il poggiatesta. Ora vedi di calmarti, dico
sul serio.
Tremavo come una foglia.
Di cosa ti preoccupi?  ancora per via del documentario?
Per Dio, fratello, Hiero era l, sa perfettamente come
sono andate le cose.
Gi.
Bene fece Chip. Adesso, andiamo a mangiare? Ho
visto che l'autista sta trangugiando una specie di gulasch.
Dobbiamo sbrigarci, non credo che la corriera ci aspetter.
No mormorai distrattamente. Non credo.
Guardai gli edifici squallidi che avevamo intorno. Sentivo
che ci eravamo lasciati alle spalle qualcosa, qualcosa di
essenziale, e ce ne stavamo allontanando sempre pi.

QUINTA PARTE.
PARIGI, 1939.

La prima notte dormimmo un sonno senza sogni nella
macchina ghiacciata. Ricordo il pallore di Montmartre alle
prime luci dell'alba. Ero ancora assopito quando i lampioni
si spensero, uno dopo l'altro, e gli spazzini cominciarono
a passarci accanto. Chip era rannicchiato in una posa innaturale
sul sedile accanto al mio e Hiero piagnucolava nel
sonno. Battevo i denti dal freddo, ma mi riaddormentai.
Venne mattina e Chip aveva il collo pi rigido della melassa
gelata.
Dannazione disse, con gli occhi socchiusi. Ma quand'
che la finisce di frignare?
Guardai nello specchietto. Ragazzo? chiamai con la
bocca impastata. Sei sveglio?
Hiero sollev la testa con una smorfia.
Dannazione ripet Chip, strofinandosi le mani nel
vano tentativo di scaldarle. Siamo a Parigi, gente, la citt
della luce. Come siamo messi a quattrini?
Ernst mi ha dato qualcosa feci, sbadigliando.
Il buon vecchio Ernst disse Chip con un sorriso, battendo
i denti. Il fottutissimo Ernst dal cuore d'oro.
Hiero prese a dimenarsi sul sedile posteriore cercando
di infilarsi la giacca e nel farlo diede una ginocchiata contro
lo schienale.
Che cazzo, c' un elefante qui dietro! brontol Chip.
Hiero si blocc e sollev lo sguardo.
S, parlo con te fece Chip voltandosi. Forza, andiamo
ad assaggiare la famosa cucina francese.
Dejeunen mormorai quasi soprappensiero. Colazione
si dice dejeunen.
Sentilo come parla, il signorino! mi canzon Chip.
Mi strinsi nelle spalle. Era stata Delilah a insegnarmi
qualche parola di francese, ma il pensiero di lei mi tolse
il buon umore. Scrollai la testa e scesi dalla macchina. Mi
torn in mente l'ultima volta che avevo visto Ernst. Il suo
vestito marrone, la fronte corrugata. Sapeva da settimane
che avremmo dovuto separarci e al momento di salutarci
non aveva trovato le parole.
Ci sedemmo sotto la tenda verde di un piccolo bistrot.
C'era solo un cliente, un vecchio che leggeva il giornale.
Vestito di grigio con un cappello grigio sulla testa grigia,
sembrava una statua. Il metallo della sedia era gelido sotto
i calzoni e non aiutava a scaldarsi. Pass una macchina e
i piccioni si sparpagliarono come cartacce nella piazza deserta.
Strano, non c' nessuno in giro dissi. Eppure  un
giorno feriale.
La gente non lavora a Parigi fece Chip. Parigi  la
citt dell'amore.
Arriv una cameriera e Chip ordin tre caff esprimendosi
a gesti. Quando la donna si allontan con l'ordinazione,
le piant gli occhi sul sedere.
Mi  sempre piaciuta la Francia disse con un ghigno.
Ma non riesci a pensare ad altro? brontolai. Cazzo,
con tutto quello che abbiamo passato!
Il ragazzo si sporse in avanti, posando le maniche sgualcite
della giacca sul tavolino. Dite che Ernst verr? disse
sottovoce.
Non occorre che sussurri, Hiero sussurrai.
Non verr, ragazzo fece Chip. Toglitelo dalla testa.
Ma ha promesso che ci provava, dopo la partenza del
padre.
L'ha detto tanto per dire.
Ha detto che forse provava a passare la frontiera... insistette
Hiero.
Chip lo guard male.
Ora basta dissi. Parliamo d'altro.
La cameriera torn e pos i caf au lait sul tavolino. Chip
le rivolse il suo sorriso speciale. Bonjour disse. .All.
La donna scoppi a ridere.
Chiusi gli occhi. Quelle risa avevano qualcosa di lugubre
nella piazza deserta.
Ah! fece Chip, mentre la donna si allontanava ancheggiando.
E quella la cucina francese, per me!
Potrebbe essere tua madre, Chip ribattei.
Mi guard con aria pensierosa. Premurosa e amorevole,
vuoi dire? Magari!
Hiero si schiar la voce. Allora, che si fa?
Dobbiamo chiamare Louis disse Chip, fissando la cameriera.
Lo chiami tu, Sid?
Mi si era addormentato un piede e mi alzai scuotendolo
vigorosamente. L'uomo grigio mi gett un'occhiata inquieta.
Poi si volt dall'altra parte e riprese a leggere. Il momento
fatidico era arrivato. Louis Armstrong! Cristo, era
la nostra grande occasione. L'occasione della vita. La gente
crede di potersela prendere comoda e invece le svolte arrivano
all'improvviso, come un fiammifero che si accende in
una stanza buia.
Hiero mi guard e sapevo a cosa stava pensando: Louis
ci avrebbe chiesto di Lilah.
D'accordo, lo chiamo io fece Chip, davanti alla mia
esitazione. Dammi il numero.
Ernst ha dato l'incarico a lui disse Hiero indicandomi.
Che ci vuoi fare, fratello disse Chip. Sid  un pappamolla.
Mi frugai nelle tasche, tirando fuori banconote, foglietti
stropicciati e carte di caramelle. Trovai il biglietto e lo stirai
mettendoglielo davanti. Chip non ci pens due volte, lo
prese e si alz chiedendo del telefono.
Guardai il ragazzo. Aveva l'aria affranta, come se il
mondo gli fosse crollato addosso lasciandolo privo di ogni
certezza. Chin lo sguardo e non disse una parola mentre
aspettavamo.
Dopo un po' Chip usc dal bistrot sorridendo alla cameriera,
il puttaniere! Venne pimpante verso di noi e si sedette
in modo plateale, facendo stridere la sedia sul selciato. Le
ombre si erano allungate nella piazza.
Hiero lo guard. Allora? Cos'ha detto?
Chi?
Come chi? Cos'ha detto? sibilai spazientito.
Date retta a me, ragazzi fece Chip sornione. Il vecchio
Louis si manger il cappello quando ci sentir.
Davvero vuole vederci? gli domand il ragazzo.
Chip si volt verso di lui e si limit a sorridergli. Gir il
suo caf au lait, pos il cucchiaino e bevve un sorso. Poi mi
guard da sopra il bordo della tazza. Penso di avere qualche
chance con quella cameriera. Tu che dici? Ne vale la
pena?
Il ragazzo era sempre pi sulle spine.
Dai, Chip sbott. Dicci cos'ha detto!
A quale proposito?
Chip! lo ammonii.
 tutto a posto disse alla fine il vecchio Jones, con sussiego.
Louis dice che Montmartre va bene.
Montmartre va bene? Ma che significa?
Non ti agitare, ragazzo. Dobbiamo rimanere qui a
Montmartre per un po'. Mi rivolse uno sguardo ammiccante.
Sar una gran giornata per te, fratello.
Il cuore mi salt in gola.
Perch? fece Hiero. Louis ti ha parlato di Sid?
Ma Chip si limit a ridacchiare come faceva quando eravamo
bambini.
Salimmo le scalinate di Montmartre nella luce vivida
del mattino. Avevo i nervi a fior di pelle e mi tremavano le
mani, anche se le tenevo in tasca. Louis Armstrong, porca
miseria! Camminavamo in silenzio, esausti, e gettai un'occhiata
al ragazzo. A volte la speranza ti consuma come il
cancro. Perch non ce n'eravamo andati prima da Berlino?
pensavo. Come avevamo potuto perdere Paul ed Ernst? Perch
non eravamo uomini migliori?
Le ripide viuzze di Parigi erano stranamente silenziose e
avevo la sgradevole sensazione che fossimo finiti nella citt
sbagliata. La gente era tutta radunata nei bistrot o faceva
capannello sulle porte delle botteghe. C'era chi leggeva il
giornale, altri confabulavano fra loro.
Che sta succedendo? disse Hiero inquieto.
Sentendolo, un uomo si volt e lo guard freddamente.
Tirammo dritto e ci infilammo fra due palazzi, lontano dagli
occhi della gente.
Sembra quasi d'essere a Berlino disse Chip.
Scherzi? ribattei.
Una chiesa si stagliava contro il cielo nuvoloso, la guglia
aguzza e minacciosa come un incubo. Attraversammo un
giardino e salimmo una scalinata, con Hiero che arrancava
sbuffando alle nostre spalle. Chip si volt.
Grande trombettista ma debole di polmoni! gli disse
in tono canzonatorio.
Il ragazzo si pieg in due ansimando e tossendo.
Sapevo che non era la salita a togliergli il fiato. Ti sentivi
un re a Berlino, vero? pensavo. Ma ora stai per incontrare
un vero genio, ti toccher tornare con i piedi per terra.
Scommetto che te la fai sotto dalla paura!
Il ragazzo continuava a tossire, sputando sul selciato.
Ehi, ragazzo fece Chip. Hai appena vomitato la bile!
Si volt verso di me. Guarda, Sid, hai mai visto uno schifo
del genere?
Non ero in vena di scherzi. Posai le mani sul metallo
freddo della ringhiera e scrutai gli scalini sotto di noi.
Va' a cercarti una panchina disse Chip al ragazzo. Dovremo
fermarci qui per un po'.
Non so quanto tempo rimanemmo ad aspettare in cima
a quella scalinata. Mi persi a osservare un gatto scuro che si
aggirava cauto per la via. Qualcuno gett un secchio d'acqua
dalla finestra. A un tratto una figura solitaria svolt
l'angolo. La luce del giorno le illuminava le gambe e le
braccia sottili, la testa avvolta in uno scialle. Per poco non
mi venne un colpo. La donna si ferm ai piedi della salita
e incroci le braccia. Sembrava pi magra e sciupata, ma
per Dio, era lei!
Delilah.
Iniziai a tremare per l'emozione. Il cuore mi batteva
forte, come quello di un uccellino se lo stringi nel pugno.
Chip mi venne accanto. Te l'avevo detto che era un
gran giorno per te mormor. Che stai aspettando? Vai gi
e falle due coccole.
Non riuscivo a capire. Guardai Chip quasi con spavento
e sentivo l'aria fredda che mi penetrava nel colletto. Delilah
non ci aveva visto e scrutava dentro un bistrot dall'altra
parte della strada. Sembrava una creatura esotica con quel
foulard azzurro. Un miraggio. E a un tratto la gelosia s'impadron
di me.
Aspetta un attimo, Sid, pensavo. Non sai niente di quel
che  successo...
Ma Chip stava gi scendendo verso di lei. Lilah!
esclam. Chi non muore si rivede! Cos'hai da guardare, ragazza?
Non ti ricordi pi di noi?
Delilah si gir e, quando vidi il suo volto, il sangue mi si
ferm nelle vene. Non riuscivo a muovermi. Lei era l sotto
e io non riuscivo a fare un passo.
Charles fece Delilah con la sua risata squillante. Charlie
Jones!
Chip, sorella. Quante volte te lo devo dire? la sgrid
ridendo.
Lilah si alz la gonna e corse su per la scalinata, i tacchi
che crepitavano come colpi di pistola sui gradini di pietra.
Raggiunse Chip e gli gett le braccia al collo, stringendolo
forte. Scommetto che nemmeno sua madre lo aveva mai
abbracciato cos. Poi sollev la testa e mi vide.
Rimasi muto come un pesce, maledizione. Non riuscivo
a spiccicare parola.
Lei si stacc da Chip e rimase l ferma, ansimando.
Delilah? dissi, la mano aggrappata alla ringhiera gelida.
Mi guard timidamente. Ciao, Sid.
Non andai verso di lei e lei non venne verso di me.
All'improvviso udii un grido festoso alle mie spalle, seguito
da un volo di piccioni. Trasalii. Lilah distolse i suoi begli
occhi da me e vide il ragazzo in cima alla scalinata. Corse
da lui e se lo strinse al petto, abbracciandolo quasi con ferocia,
come se non avesse mai abbracciato nessuno al mondo.
Non ci trattenemmo a lungo. Seguimmo Delilah in una
vecchia chiesa, passammo fra le panche di legno e poi in un
cortiletto erboso: una recinzione dietro la siepe, una panchina
sotto un melo, un tavolo con tre vecchie sedie di vimini.
C'era un cancello nell'angolo, Delilah lo apr: un vicolo,
una scalinata con i gradini di pietra.
Venite disse. Non  lontano.
Stiamo andando da Louis? mi domand Hiero in tedesco.
Ero troppo distratto per dargli retta. Non che fossi agitato.
Piuttosto mi sentivo svagato, come se non fossi neppure
l. Ogni tanto le gettavo un'occhiata di nascosto e pensavo:
Delilah, com' possibile? La guardavo scendere i gradini
con le sue gambe sottili e quell'odore fresco, come se
fosse appena stata a passeggiare in campagna, come se fosse
una giornata qualunque e non ci fosse nulla di miracoloso
nella sua improvvisa apparizione. I ricordi mi affollavano la
mente. A un tratto intravidi le sue caviglie sotto la gonna...
Non erano trascorse neanche due settimane, ma sembrava
una completa estranea. La tensione degli ultimi
giorni, l'angoscia, era come se fossero passati vent'anni da
quella notte.
Raccontatemi tutto disse. Voglio sapere ogni cosa.
Si pos la mano sottile sulla nuca, come per accertarsi che
fosse ben coperta.
Pensavamo che fossi morta, ragazza disse Chip, scendendo
i gradini. Com' che sei ancora viva?
Delilah gli sorrise. Fai piano, Charlie, altrimenti ti stropicci
il vestito.
Chip fece lui in tono scherzoso. Non ricominciare
con questa storia.
Hiero ci seguiva a qualche passo di distanza. Delilah si
volt e gli fece l'occhiolino.
Ha di nuovo paura di me disse ridendo.
Abbiamo tutti paura di te fece Chip. Ci credo, sei un
fantasma!
Allora, dov' Louis? domandai spazientito.
Delilah non si volt neppure. Intanto eravamo arrivati
davanti a un altro cancello. Lo apr e ci fece passare. Solo
allora si degn di rispondermi. Siamo quasi arrivati. Louis
non si  ancora rimesso del tutto.
Chip imprec. Vuoi dire che  malato?
Mi voltai verso il ragazzo e dissi in tedesco: Lilah dice
che Louis sta poco bene.
Ma lo vedremo lo stesso?
Il ragazzo vorrebbe sapere se  in condizione di riceverci
dissi.
S fece lei, senza aggiungere altro.
Ci condusse in una stradina, oltre le botteghe dei fornai
che emanavano il profumo del pane caldo, i bistrot e i
banchi dei pescivendoli che sapevano di mare e capesante.
Avete l'aria stanca disse.
Stanchi s, ma pronti a darci dentro ribatt Chip.
Vuoi dire che sareste disposti a suonare anche subito?
fece lei con un sorriso.
A parte Hiero che si  scordato la tromba.
Delilah si volt verso di me. E vero?
Mi strinsi nelle spalle.
Armstrong stava in un albergo in cima a Rue Lepic. Varcate
le porte di vetro, ci fermammo nella hall, abbagliati da
tutti quei dannati ottoni, stucchi dorati, specchi, mattonelle
bianche. Sulla parete di fronte luccicava un ascensore
dorato e il portiere in guanti bianchi salut Lilah togliendosi
il cappello.
La presi per il braccio, nella hall, stringendola pi di
quanto avrei voluto.
Non qui, Sid fece lei.
Non le diedi ascolto. Pensavo che fossi morta mormorai.
Lilah, piccola mia, pensavamo di averti persa.
Ma in quel momento entr Hiero, sbirciando turbato lo
sfarzo dell'hotel, e Delilah si allontan.
Chip era gi accanto all'ascensore e giocherellava nervosamente
col cappello.
Mi rincresce chiedervelo fece Lilah. Ma dove sono gli
altri? Ernst e Fritz?
Non stai dimenticando qualcuno? dissi.
Mi guard con amarezza. So tutto di Paul mormor.
Ero con lui...
Ernst  rimasto ad Amburgo spieg Chip. Con la sua
famiglia. Non preoccuparti, suo padre  un pezzo grosso.
Per non gli ha procurato il visto. Credo che il vecchio bastardo
l'abbia fatto apposta per separarlo da noi.
Poteva farci arrestare, se voleva dissi. Ma non l'ha
fatto.
Chip si strinse nelle spalle. Che faccia aveva, poverino
continu. Se l'avessi visto, il tuo freddo cuoricino
canadese si sarebbe spezzato. Ha dovuto dire addio a tutto
quello che amava di pi nella vita. Stravedeva per Louis. E
perdendo noi ha perso anche la possibilit di incontrarlo.
Che ne sai tu della faccia che ha fatto, se nemmeno
c'eri? dissi a Chip.
Me l'hai detto tu, Sid. Stavo solo raccontando quello
che mi hai detto.
Scrollai il capo.
E Fritzie? disse Delilah.
Chip storse la bocca. Quel giuda  passato con i Golden
Seven.
Delilah pareva dispiaciuta.
Se potessi cancellare il suo nome dai nostri dischi! Cancellare
le sue note lardose!
Che brutta cosa disse Delilah. Povero Ernst, povero
Fritz.
Si accese una luce e l'ascensore cominci a scendere.
Spero che Fritz frigga all'inferno con quei bastardi nazisti
sibil Chip. Non vale neanche la pena di pensare a
lui.
Cal il silenzio e mi sentivo sempre pi avvilito.
Poi Chip scroll la testa. E cos Louis  malato disse
cambiando discorso. Ci ricever dal letto?
S disse Delilah. Se non altro Hiero  al sicuro qui
dentro.
Al sicuro? Perch, fuori  in pericolo?
Lilah aggrott la fronte e fiss Chip come se fosse un
idiota. Ma come? Non siete preoccupati per lui?
La guardammo senza capire.
Per Hiero? fece Chip. Anche in Francia ce l'hanno
con i negri?
Con i negri no, ma con i tedeschi s disse Delilah.
A un tratto tacque, guardandoci come se fossimo bestie
strane. Ma come? Non lo sapete? Davvero non lo sapete?
L'ascensore si ferm e la porta con la griglia si apr sferragliando.
Pendevamo tutti dalle labbra di Delilah.
Siamo in guerra disse. Ieri pomeriggio la Francia ha
dichiarato guerra alla Germania.
Era assurdo. Il pomeriggio precedente filavamo tranquilli
per la campagna francese, tra fienili e mucche pezzate,
e ciclisti che pedalavano con la spesa nei cestini. Una
specie di paradiso terrestre, un fottutissimo sogno pastorale.
Ubriachi di sollievo, ci portavamo dietro i nostri sensi
di colpa, come bisacce nascoste sotto i sedili. Avevamo seminato
i treni scuri che viaggiavano di notte, i giornali
pieni di menzogne, i discorsi spaventosi alla radio. Le ombre
di Berlino. E tuttavia i chilometri che avevamo macinato
non bastavano a tranquillizzarci del tutto. Forse avevamo
intuito che qualcosa stava per accadere.
Uscimmo dalla cabina dell'ascensore e Delilah prese
Chip da parte, facendoci segno di proseguire.
E voi? dissi.
Andate fece Delilah. Louis vi sta aspettando.
Mi tremavano le gambe. Santo cielo, Louis Armstrong
ci stava aspettando! Vidi la mia faccia riflessa in un paralume
di ottone e per poco non svenni: era il ritratto della
paura!
La porta della stanza trecentouno era socchiusa. Hiero
si ferm e rimase a fissarla. Io ero sempre pi terrorizzato,
non mi sentivo pronto per una cosa del genere.
Sid sussurr Hiero.
Mi voltai verso di lui.
Mi fai un favore?
Cosa?
Non ridere per.
Non rider, dimmi.
Mi dai un pizzicotto?
Pensavo di aver capito male, ma vidi che si rimboccava
la manica. L'avambraccio, lucido di sudore, mi fece venire
in mente una salsiccia.
Io non ti tocco dissi.
Ti prego sussurr. Dimmi che non sto sognando.
Oh, dittelo da solo!
Ma lui mi guardava con quella sua aria spaventata. Cosa
mi tocca fare! pensai.
Gli diedi un pizzicotto sul braccio e il ragazzo lo ritrasse
come se l'avessero punto.
Allora? sospirai. Stai sognando o vogliamo entrare?
Hiero sorrise sfregandosi la pelle. Dev'essere uno di
quei sogni che sembrano veri.
Sono i migliori fece Chip, venendo verso di noi. Specie
se c' di mezzo una bella donna.
Nei tuoi non ce ne sono per dissi.
Ah, no? fece Chip.
Solo giovanotti infier il ragazzo.
Siete meglio di Stanlio e Ollio voi due, lo sapete? State
provando uno spettacolino per Louis?
 la trecentouno disse Delilah, arrivando a grandi
passi dal corridoio. Ah, l'avete trovata. Su, entrate, non
fate i timidi.
Nessuno di noi si mosse.
Non  che ci sar qualche infermierina francese con
lui? scherz Chip, ma si capiva che era nervoso.
Si ud un colpo di tosse. Chi c' l fuori?
Dio, che voce, scricchiolava come ghiaia sotto le ruote!
Delilah ci guard scuotendo la testa. Non preoccupatevi,
non ha niente di serio, solo che gli piace farsi compatire
disse, poi aggiunse rivolta verso la porta: Lo sai benissimo
chi . Ma stai tranquillo, non  tua moglie.
Delilah spalanc la porta.
La stanza era radiosa, inondata di luce da due enormi finestre.
Iniziammo a sbattere le palpebre come degli allocchi.
Tende color pesca e sedie d'avorio, una specchiera d'ottone
cos vecchia che dovevano averla usata per incipriarsi
la parrucca. L'aria sapeva vagamente di fiori appassiti. E
steso a letto davanti a noi, nella luce che filtrava dal vetro
smerigliato, la pelle nera che si stagliava contro le lenzuola,
c'era lui: Louis Armstrong.
Ci accolse con la pi calorosa delle risate. Coraggio, entrate
disse. Voglio vedervi bene. Poi si rivolse a Delilah.
Pensavo che non tornassi pi.
Lei sbuff tra il frusciare del foulard e il tintinnio delle
perline. Sono stata via meno di un'ora, Lou.
Armstrong tir un respiro profondo e si mise a cantare.
Dolce Delilah Brown, la mia dolce Miss D. Brown,
il mio fiore, la pi rosea delle rose, lascia che sia il tuo Sansone,...
Delilah agit un lembo del suo foulard azzurro verso di
lui. Taci. Lo sappiamo che hai una bella voce, ma non  il
momento. Allora, cos'hanno detto i dottori?
Armstrong si tir su, appoggiandosi ai cuscini. Eh,
niente di buono, ragazza mia. Niente di buono.
Mmh. Come al solito disse Delilah e si volt verso di
noi.
Signori, questo  Louis.
Non sai cos' la grandezza, finch non ti capita d'incontrare
uno come Armstrong.  la pura verit. Quelle palpebre
socchiuse, il sorriso abbagliante: un uomo immenso,
maestoso. Ma c'era qualcos'altro in lui: un'umanit addirittura
brutale, lo sguardo di chi ha conosciuto la sofferenza.
La bocca poi era scioccante. Si era distrutto la mascella a furia
di suonare quelle note acute e il labbro inferiore gli pendeva
sempre un po', come un cassetto foderato di velluto
rosso. Si port il fazzoletto alla bocca per asciugare la saliva
e scorsi un'infinita stanchezza sul suo viso, una pazienza irriducibile.
Era un'espressione che conoscevo bene: mia madre
aveva sempre quella faccia.
Sono uno spettacolo, lo so disse Armstrong strizzando
gli occhietti. Ma non sono il re di Spagna, per cui piantatela
di fissarmi a bocca aperta e avvicinatevi.
Dio, che voce! Roba da spaccare i vetri. Rauca, eppure
morbida come la panna. Non riuscimmo a trattenere un
sorriso.
Avete fame? disse, e indic la specchiera. L ci sono
delle matzot.
Delle matzot, Lou? fece Delilah. Davvero?
Non capisco come facciano a non piacerti disse Armstrong
ridacchiando.
Delilah fece una smorfia.
Matzot? Chip e io ci scambiammo un'occhiata: qualcuno
gli aveva detto che c'era un ebreo fra noi?
Louis le adora per lo spuntino di mezzanotte.
Le mangio fin da quando ero bambino. Allora chi abbiamo
qui?
Delilah si schiar la voce. Ti presento Sid Griffiths, il
contrabbassista.
Quel Sid Griffiths? fece Armstrong con un sorrisetto
malizioso. Ho sentito delle cose su di te che non farebbero
piacere alla tua mamma.
Delilah arross.
Quasi non riuscivo ad aprire bocca da quant'ero imbarazzato.
 un onore per me conoscervi, signor Armstrong
farfugliai. Siete sempre stato un esempio per me.
Louis mi corresse in tono burbero, come se l'avessi offeso.
Chiamami Louis.
Louis ripetei, intimorito.
Scherzavo fece Armstrong e scoppi a ridere. Sembra
che t' morto il gatto, Sid.
Sorrisi come uno scemo, ma era meglio che parlare.
Delilah si accingeva a presentare Chip, ma lui non gliene
diede il tempo: si fece avanti baldanzoso, il cappello di traverso
sulla testa, e si sedette accanto al letto.
Abbiamo saputo che sei stato poco bene, Louis disse
con aria compita.
Armstrong si volt verso Delilah. Oh, un paio di
matzot e torner come nuovo.
Sono felice di sentirtelo dire.
Tu devi essere il ragazzo dei tamburi.
Chip si schiar la voce e si raddrizz il cappello. Poi tese
la mano ad Armstrong, ma all'ultimo momento la ritrasse.
Non sei contagioso, vero?
Armstrong scoppi a ridere. Non lo so, chiedilo a Delilah.
Chip gli tese di nuovo la mano. Charles C. Jones,
Louis. Ma tu chiamami Chip.
Chip?
Sissignore. Se hai bisogno di una sezione ritmica coi
fiocchi, io e Sid siamo a tua disposizione!
Guardai Chip con orrore. Ma che stava facendo? Come
si permetteva di usare quel tono con Louis Armstrong Non
lo sapeva che i musicisti migliori del mondo facevano a gara
per suonare con lui? Roba da non crederci!
Basta cos, Chip disse Delilah. Non voglio che il vecchio
si stanchi troppo.
Armstrong scoppi nella sua risata rauca. Hai proprio
ragione, ragazza. Sono vecchio, vecchio come la luna.
Louis? gli disse Delilah guardandolo negli occhi. Non
volevi chiedergli qualcosa?
Armstrong si schiar la voce. Ah, s, dimenticavo. Per
cosa sta la C, Jones?
Chip si stava alzando, ma si blocc. La C?
S, la C nel tuo nome, per cosa sta?
Questa proprio non me l'aspettavo. Sorrisi a Hiero. Gli
ha chiesto per cosa sta la C mormorai.
Il ragazzo aveva gi un ghigno dipinto sul viso.
Oh, Louis disse Chip. Che importa?
A quel punto il ghigno sulla faccia del ragazzo divent
una smorfia, come se dovesse andare in bagno e facesse
ogni sforzo per trattenersi.
Ragazzo? gli sussurrai. Ti senti bene?
Hiero non riusciva neanche a respirare.
Ragazzo?
Fu allora che scoppi nella risata pi selvaggia e fragorosa
che avessi mai sentito.
Mi unii a lui.
Delilah ci guard sorridendo. Hiero? Tutto bene?
Dannazione, fratello fece Chip. Vedi di controllarti.
Il ragazzo si port la mano alla bocca, ma continu a
sghignazzare.
Siete sicuri che si senta bene? domand Armstrong,
strizzando gli occhi.
Oh, s dissi. Gli capita, a volte.
Alla fine il ragazzo fu preso dalla vergogna e si volt
verso la porta, la mano sulla maniglia. Ogni tanto faceva
un singhiozzo, segno che stava ancora ridendo.
Allora, Chip disse Armstrong con aria corrucciata.
Non hai ancora risposto alla mia domanda. Si copr il
petto con la trapunta color panna.
Charlie... Chip non ama rivelare il suo secondo nome
spieg Delilah in tono semiserio.
Un colpo di singhiozzo giunse dalla porta.
Ma come? disse Armstrong. Suoni con questi ragazzi
da una vita e non sanno come ti chiami? Ti sembra giusto?
Coraggio, fuori il nome!
Cal un silenzio cos assoluto che si sarebbe potuto
sentire il ghiaccio rompersi in Alaska. Chip si volt
verso la finestra, cercando un modo per uscirne. Avevo
quasi paura che si buttasse di sotto. Gett un'occhiata ad
Armstrong, poi abbass lo sguardo e si mise a giocherellare
con i gemelli. Alla fine si arrese. Si chin in avanti e
bisbigli qualcosa, ma cos piano che solo Armstrong riusc
a capire.
Come hai detto? fece Louis.
Dillo a voce alta, Chip intim Delilah.
Chip la guard pieno di amarezza. Chippewah disse.
Di secondo nome faccio Chippewah.
Chippewah! grid Delilah.
Hiero si aggrapp cos forte alla maniglia che la porta si
apr. La richiuse di scatto, facendo tremare la parete, e mi
guard con aria stravolta.
Scrollai la testa. Chippewah?
Le mie condoglianze, Charles Chippewah Jones fece
Armstrong.
A quel punto fu Lilah a scoppiare a ridere.
Ma Armstrong era tornato serio. Tu sei Falk disse rivolto
a Hiero. L'ho capito appena ti ho visto entrare.
Il ragazzo smise di sorridere e mi guard, sgranando gli
occhi.
Non parla l'inglese spieg Delilah. Ma  vero quel
che si dice in giro:  un grande, uno dei migliori che abbia
mai sentito.
Ora non esageriamo, ragazza! pensai. E io che mi stavo
di nuovo innamorando di te. Dovetti sforzarmi per non
guardarla male.
Sono impaziente di sentirti suonare, campione disse
Armstrong in tono scherzoso.
Hiero non cap, ma lasci andare la maniglia, annuendo
timidamente.
Diglielo, Sid fece Delilah.
Louis vuole sentirti suonare dissi a denti stretti.
Il ragazzo annu di nuovo e fece una specie di inchino
ad Armstrong. Ma non c'era nulla di servile in quel gesto,
solo rispetto.
Armstrong scoppi a ridere. Dobbiamo fare due chiacchiere
io e... Com' che si chiama, ricordamelo un po', Delilah.
Hieronymus. Te l'avr detto mille volte.
Armstrong fece un risolino, scuotendo la testa. Come?
Hieronymus, Lou. Non  che stai diventando duro d'orecchi?
Hurronnious... tent Armstrong. Herro... Piccolo
Maestro, lo chiameremo cos, il cucciolo. Non l'ho ancora
sentito, ma voglio fidarmi di quel che si dice in giro.
Non ti basta la mia parola? fece Delilah.
Mi basta eccome, signora. Armstrong le sorrise. Allora
quando cominciamo?
Quando vuoi, Louis esclam Chip con ardore.
Hiero per non ha la tromba disse Delilah. Sai com',
sono dovuti partire da un momento all'altro ed  rimasta
a Berlino.
Non  un problema fece Armstrong. Gliene presto
una io, se per lui va bene.
Questa poi. Guardai Hiero.
Diglielo fece Delilah. Che aspetti?
Armstrong ti presta una delle sue trombe intanto che
Delilah te ne cerca una borbottai.
Hiero chin il capo, sorridendo.
Delilah mi guard come se mi avesse appena fatto chiss
quale favore. Al diavolo! Mi sforzai cos tanto di sorridere
che per poco non mi slogai la mascella, ma mi bruciavano
quelle parole. Piccolo Maestro? La tromba di Armstrong?
Okay, il ragazzo sapeva suonare, ma non era certo un
Armstrong! Deve farne di strada, pensavo, prima di arrivare
dov'era Louis quando ha inciso West End Blues.
Delilah, la dolce Delilah. S, dolce come il limone su
una ferita.
I morti non tornano in vita cos, come se il lutto fosse
una semplice fantasia. Il male da cui pensavo di essere guarito
torn ad assalirmi. Lascia perdere, Sid, mi dicevo. Non
succeder pi con lei, non sar mai pi come prima.
Eravamo sul selciato grigio, davanti all'albergo di
Armstrong. Guardavo i vicoli di Montmartre e stentavo
a credere che fossimo davvero l, in carne e ossa. Chip mi
pos la mano sulla spalla.
Sei sveglio, fratello? Mi mise in mano un indirizzo. 
il suo appartamento disse. Vai da lei e aiutala a sistemare
le nostre cose.
L'appartamento di chi? domandai scioccamente.
Lo sai benissimo.
Vuoi dire che andremo a stare da lei? esclamai. Non
ci penso nemmeno!
Un'ora dopo parcheggiai la Horch impolverata di Ernst
accanto al marciapiede e tirai fuori il baule. Sollevai Io
sguardo e vidi i suoi occhi che mi fissavano al di l del
vetro.
Era un caseggiato fatiscente, il portone tenuto aperto da
un blocco di calcestruzzo. Trascinai dentro il baule e mi ritrovai
in un cortile con il pavimento di piastrelle. Le scale
erano sorvegliate da due leoni di pietra. La fontana nell'angolo
era secca, la vasca insudiciata dai piccioni. Trascinai il
baule nell'atrio e mi fermai ai piedi delle scale, appoggiandomi
al muro giallo e scrostato. Delilah si sporse dalla ringhiera
e mi chiam. Quass, la seconda porta a sinistra.
La guardai male. Ma come? Non viene neppure ad accogliermi?
Dov' Hiero? domand.
All'inferno.
Cosa?
Mi strinsi nelle spalle. Non ho parlato dissi a voce alta.
Come? Non ti sento. Vieni su!
Feci una smorfia e afferrai la maniglia di cuoio del dannatissimo
baule. Ero deciso a non chiederle nulla di Berlino.
Non avevo intenzione di ricominciare con lei. Non se
ne parlava neanche. L'appartamento mi sorprese: pareti color
panna con le modanature in gesso, soffitti grigi e una lunga
fila di finestre. Posai il baule e la chiamai, ma Delilah non si
fece vedere. Irritato, tornai di sotto a prendere gli strumenti
e li accatastai sul lucido pavimento di rovere del soggiorno.
Poi le porte a vetri della sala da pranzo si aprirono e
Delilah mi venne incontro. Indossava un abito azzurro che le
fasciava i fianchi e un foulard viola, la pelle di velluto che
scintillava nella luce morbida della sera. Nell'aria c'era un
buon profumo di mandorle, come se avesse appena infornato
un dolce.
Ciao dissi, intimidito dalla sua bellezza.
Scusami fece lei con un sorriso disinvolto. Mi stavo
cambiando. Dici che andr bene per voi questo posto? Uno
pu dormire sul divano. Si guard intorno. La mia stanza
 quella. La indic, evitando il mio sguardo.
Mi sedetti, poi mi rialzai e, per Dio, tutti i miei proponimenti
andarono a farsi benedire.
Sta a sentire, Lilah.
Si schiar la voce, sistemandosi nervosamente il foulard
sulla testa. Ma non si avvicin. Lo so, questa casa non 
un granch, ma...
Non  questo, l'appartamento va benissimo.
Sorrise con aria incuriosita.
Mi sentivo sempre pi strano. Allora, non mi dici
niente?
Cosa dovrei dirti?
Come sarebbe?
Giunse le mani davanti alle cosce e rimase a fissarmi
senza aprire bocca.
Imprecai. Se mi dici che sei la sorella gemella di Lilah,
per me va bene. Se mi dici che sei arrivata da Berlino in
groppa a un piccione, ti credo... Non puoi essere tu, non
ha senso.
Si era rannuvolata sentendo nominare Berlino.
I Nazi ti arrestano e sparisci nel nulla continuai. Poi
ricompari a Parigi come per magia. Andai verso la finestra
e un attimo dopo mi voltai. Non lo trovi un po' strano?
Avevo un biglietto, Sid. Non mi hanno arrestata. Hiero
non ve l'ha detto?
Hiero?
S, il tuo amico. Non ti ha detto che sarei partita?
Perch, lo sapeva?
Ma certo. Pensi che me ne sarei andata in quel modo?
Mi guard con disappunto, quasi si fosse resa conto solo in
quel momento di come stavano le cose. Oh, Sid fece teneramente.
Scrollai la testa, ancora incredulo. Il ragazzo sapeva...
Mi lasciai cadere su una poltrona di vimini. Hiero sapeva
che ero in ansia per lei. Lo sapeva perfettamente. Aveva visto
l'angoscia sul mio viso, ma non aveva fatto nulla per alleviarla.
Ma chi mi diceva che fosse davvero andata cos? Poteva
essere tutta una storia. Per mi tornarono in mente certe
occhiate furtive, l'aria preoccupata del ragazzo, l'atteggiamento
protettivo che aveva assunto nei miei confronti. E
pensai: di che ti meravigli,  un tedesco in fondo, lo sai che
 gente fredda.
Sid? fece Delilah. A cosa stai pensando? Sidney?
Rimase a guardarmi. Mi prese una gran tristezza, anche
se non sapevo perch. Non era gelosia, n mi sentivo tradito.
Non era neanche mancanza di fiducia. Non lo so. Il
fatto  che avevo gi sofferto abbastanza per Lilah e non mi
andava di ricominciare.
Feci per alzarmi.
Ma Delilah si avvicin e mi pos le dita esili sul collo.
Rimasi impietrito e fu come se anche la luce si affievolisse.
Sid disse. Dov che vuoi andare, eh?
Si chin su di me, molto lentamente, e mi baci.
Cristo santo!
Fu allora che iniziai di nuovo a detestarlo. Il ragazzo, intendo.
Hiero. Il Piccolo Giuda.
Non dissi nulla a Chip, non so perch. Forse perch mi
dava soddisfazione essere l'unico a sapere di cos'era capace
il nostro amichetto. Quella notte Chip e io ci avvolgemmo
nelle coperte e ci sdraiammo sul pavimento del soggiorno.
Infatti, per qualche motivo il divano era toccato a Hiero.
Ma appena si addorment, Chip lo prese per una caviglia e
lo tir gi come un sacco di patate. Poi sbadigli e si sdrai
al suo posto.
Hiero venne da me stringendosi addosso la coperta. E
tu non fai niente, Sid? disse con voce lamentosa. Dove sta
scritto che deve dormirci lui sul divano?
Ingoia il rospo, ragazzo dissi freddamente. E vedi di
non strozzarti.
Chip ridacchi. Sei ancora giovane disse rivolto a
Hiero. Anche se era buio, immaginavo il suo ghigno. Puoi
dormire sul duro. Le mie povere ossa non me lo permettono.
Qualcosa di duro ce l'ho anch'io, se t'interessa, ma
non  un osso.
Mi misi a pancia in su, con le mani intrecciate dietro la
nuca.
Ehi, Sid, dov' la tua fidanzata? continu Chip.
Chiss com' morbido il suo lettone.
Non  ancora tornata fece Hiero sottovoce, come se
fosse un segreto. E in giro a fare baldoria e ha lasciato il
suo amoruccio solo soletto.
Non  solo soletto, ha ben cinque dita a fargli compagnia.
I fari di un'automobile scivolarono sulla parete. Un tizio
grid qualcosa gi in strada. Tesi l'orecchio sperando di
sentire il rumore della chiave nella serratura. Il mio umore
era sempre pi nero.
O forse ha gi avuto quello di cui aveva bisogno disse
Chip in tono beffardo.
E ha paura che gliene tocchi ancora fece Hiero con la
sua voce stridula.
Chip si scompisciava dalle risate.
Mi tirai su e mi appoggiai sul gomito, voltandomi verso
la sagoma scura del ragazzo. Un'altra parola e ti ficco
quella cazzo di tromba in gola. Hai capito, ragazzo?
Cal il silenzio.
Ma che ti prende? fece Chip. Stavamo scherzando.
Non cominciare, Chip. Dico sul serio.
Non comincio. Ho capito che quella ragazza ti piace,
ma non soffocarla. Se fai cos, finisce per stancarsi di te.
Io pensavo a quel bacio, sentivo le sue dita che mi accarezzavano,
e non riuscivo a dormire. Poi mi torn in
mente Berlino, con Ernst e Paul. Il ragazzo inizi a russare
piano.
Chip mormorai, dopo un lungo silenzio. Sei sveglio?
No.
Ci pensi mai a quel tedesco? Quello che hai fatto fuori?
Chip grugn e si gir sul divano. Vuoi sapere se mi dispiace?
Non lo so... S.
No, non ci penso e non mi dispiace.
Non ci dicemmo altro e alla fine anche Chip si mise a
russare fragorosamente. Io fissavo il soffitto con le sue decorazioni
sfarzose. Ero nervoso, di malumore. Maledetto
ragazzo!
Lilah rimase fuori tutta la notte.
Delilah ci aveva promesso che entro due giorni avremmo
suonato con Armstrong. Due giorni, figuriamoci! Lo sapevamo
benissimo che era una balla.
Tutta Parigi sembrava in attesa di qualcosa, l'ansia incombeva
sulle strade come i panni stesi. Dietro le finestre,
si vedevano famiglie radunate intorno alla radio, nei bar, i
camerieri erano chini sopra gli apparecchi. Cazzo, in quei
primi giorni la gente, ovunque si trovasse, non faceva altro
che ascoltare i notiziari. Nessuno si muoveva, nel timore di
perdersi gli ultimi sviluppi. Le truppe francesi avanzavano
nella Saar. I francesi e gli inglesi si ammassavano lungo la
Linea Maginot. I tedeschi stavano avanzando... Chip si limitava
a scuotere la testa, quando Delilah parlava di viveri
che iniziavano a scarseggiare. Il burro e il vino nei bistrot
dicevano una cosa diversa. Erano solo timori, questo pensavamo.
Ci fidavamo solo delle voci gracchianti della radio.
Hiero non parlava per strada o nei locali pubblici. Meglio
cos, pensavo, piccolo bastardo! Poi anche il cielo divent
grigio. La sera andavo a dormire e speravo di svegliarmi
in un altro posto. Perch non ero scemo, sapevo
di cosa erano capaci i tedeschi, avrebbero fatto un sol boccone
dei francesi. Di giorno passeggiavo lungo la Senna e
mi sporgevo a guardare l'acqua marrone, pensando a Paul
ed Ernst. La citt era tappezzata di manifesti: bambini con
la maschera antigas, fiamme, madri bionde che portavano i
figlioletti nei rifugi. Guardavo i garzoni dei negozi che coprivano
le vetrine con teli neri e la tensione cresceva dentro
di me.
Ma non succedeva niente. I tedeschi si erano presi la
Polonia e i francesi aspettavano. Era cominciata la strana
guerra che sarebbe andata avanti tutto l'inverno, fino alla
primavera inoltrata.
Non ci allontanavamo mai da Montmartre e dall'appartamento
di Delilah, rintanandoci al Coup de Foudre, o vagando
senza meta per le stradine grigie, i baveri rialzati.
Eravamo capaci di fare anche dieci chilometri al giorno
nelle strade del jazz. Eh, s, la nostra musica aveva messo
radici nel quartiere: ci suonavano praticamente tutti. C'erano
le pensioncine e gli appartamenti dove avevano vissuto
i nostri celebri colleghi, locali come Le Rat Mort, ormai
in declino, il Big Apple, con la porta inchiodata, il vecchio
Bricktop da cui una sera Bechet e McKendrick erano
usciti litigando furiosamente, uno pi ubriaco dell'altro.
Passeggiavamo lungo Rue Pigalle e Rue Fontaine accompagnati
solo dall'eco cadenzata dei nostri passi. Finimmo per
diventare magri come levrieri, poca carne addosso e tante
speranze nel cuore.
Pian piano smisi di pensare a Ernst e Paul. Avevo in
mente solo Armstrong, il giorno che avrei suonato con lui.
E Lilah, ovviamente. Non che la paura mi avesse abbandonato.
Il fatto  che le preoccupazioni prima o poi se ne
vanno, come ogni altra cosa. Non bisogna sentirsi in colpa
per questo. Noi esseri umani non siamo nati per essere fedeli,
neppure al dolore. Neppure al nostro dolore.
Quella sera Delilah e io dovevamo cenare insieme, ma
non ero sicuro che fosse una buona idea. D'accordo, non
erano fatti miei dove aveva trascorso la notte precedente. Ma
cazzo, pensavo che quel bacio volesse dire qualcosa!
E c'era di peggio. Delilah sembrava aver ricominciato a
star dietro al ragazzo, riempiendolo di moine e attenzioni.
Faceva di tutto per tirarlo fuori dal guscio dei suoi maledetti
silenzi. E lui ne usciva, sia pur strisciando. Fu Chip ad
aprirmi gli occhi, a pranzo. Mi disse che quella mattina il
ragazzo era andato al mercato e le aveva comprato dei ninnoli,
anelli da quattro soldi e foulard.
Digrignai i denti fino a consumarmeli, mentre lo ascoltavo.
E gli ha chiesto di te, fratello disse Chip.
C'era anche lei? Al mercato?
In carne e ossa. Pi ossa che carne.
'Fanculo borbottai.
Delilah ci raggiunse solo nel pomeriggio. Eravamo da
Jean, il negozio di musica bazzicato dai jazzisti di Parigi,
perch Chip voleva cercare non so quale disco. Il negozio
era in un polveroso seminterrato e la poca luce filtrava dalle
finestre incrostate di sudiciume. Le trombe erano appese
qua e l come capi di selvaggina morta.
La porta si spalanc e Delilah scese le scale con i suoi
tacchi alti, ridendo, sottobraccio al ragazzo. Mi si rivoltarono
le budella.
Chip si chin a guardarli da sotto una tromba. Hiero,
fratello, sbaglio o c' qualcosa che pende dal tuo braccio?
Oh, ragazzi! fece Delilah. Sto ancora tremando.
Hiero ci sa fare, eh? disse Chip.
Sentendo pronunciare il suo nome, il Piccolo Giuda si
stacc da lei. Sembrava in imbarazzo. Io mi allontanai il
pi possibile, girando dietro un pianoforte.
Lilah scoppi a ridere, i dentini che scintillavano come
tanti chicchi di riso nella sua bocca. Eravamo in Place
Pigalle e indovinate chi...
A fare che in Place Pigalle? dissi sforzandomi di sorridere,
ma mi venne fuori una specie di gemito strozzato.
Chip mi guard male.
Abbassai lo sguardo e iniziai a suonicchiare qualche nota.
Delilah fin la frase. Indovinate chi abbiamo incontrato.
Chip si strinse nelle spalle. George Washington. No,
aspetta, Abramo Lincoln!
La Baker! Josephine Baker.
Che splendore sei, pensai con amarezza. Una donna
davvero speciale.
Delilah stava giocherellando con i braccialetti che le tintinnavano
ai polsi. Si vedeva che era a disagio e mi fece tenerezza,
ma ricacciai indietro quel sentimento.
Chiusi il pianoforte con un tonfo e Delilah si volt verso
di me, ma torn subito a guardare Chip. Mi ha rovinato la
giornata. Ora che l'ho vista mi sento una nullit.
Oh fece Chip. Tutto sei meno che una nullit.
Delilah lo guard negli occhi per vedere se diceva sul
serio. Se ne va in giro sculettando con quei ridicoli cigni
o i leopardi o qualche altro strano animale. Si d tante di
quelle arie! L'hai mai sentita cantare, Chip?
L'ho vista disse Chip con un ghigno malizioso.
E che te ne pare?
Chip ridacchi. Roba da vedere ce n'!
Lilah lo guard storto. E una volgare imitazione di Addie
Hall. La conosci? Lei s che ha stile. Josephine le fa un baffo!
Si volt lentamente, puntando su di me i suoi splendidi
occhi verdi, con l'aria ferita di una bambina.
Era un invito, per Dio. Avrei dovuto dire: Tu vali dieci
volte pi di lei, Lilah! Il successo sta per bussare alla tua porta,
non ha scordato il tuo indirizzo.
Ma non fiatai. La compassione  come un muscolo: se
non la eserciti, va a finire che si atrofizza.
Quel giorno il consolato ordin a noi americani di tornare
a casa, a meno che non avessimo un valido motivo
per restare in Francia. Lo disse la radio, ed era sui giornali,
oltre che sulla bocca di droghieri e garzoni. Infatti i
negozi erano pieni di americani che compravano souvenir.
Ma, Cristo, suonare insieme a Louis era un motivo molto
pi che valido!
Rividi Delilah in tarda serata, una cena per due in un bistrot
lungo la Senna. Un tempo era stato una cantina e odorava
ancora di botti affumicate. Tavolini traballanti, la luce
delle candele sotto un pergolato folto di rampicanti. Delilah
tir subito fuori la storia del console.
Io non me ne vado dissi. E neanche Chip.
Invece dovreste fece lei. Non ha senso restare qui.
Louis partir?
Delilah si strinse nelle spalle. Credo di s, magari non
subito.
E tu andrai con lui?
Come sempre.
La guardai con severit. E il ragazzo? Vuoi lasciarlo
cos?
Inarc le sopracciglia. Trover qualcosa da dirgli.
Gi, tu non sei il tipo che scompare senza dire niente.
Delilah trasal.
Mi pentii di averlo detto, ma ero sottosopra. Avevo ancora
davanti agli occhi l'immagine di lei e il ragazzo a braccetto
da Jean. C'era un muretto di fianco al nostro tavolo,
posai il braccio sui mattoni freddi e rimasi a fissarla in silenzio.
Le ombre sotto gli zigomi nella luce fioca della candela,
il collo da cigno. Quant'era bella!
Chin la testa e si mise a far girare il bicchiere di vino
di fronte a s.
Non volevo andarmene cos disse a bassa voce. Lo
sai, vero?
Toccai il coltello e la forchetta di fianco al piatto. C'era
un cestino di pane appena sfornato tra noi. Morivo di
fame, ma non ne avevo preso neppure una fetta.
Non devi sentirti obbligata a parlarne, se non ti va.
Dico sul serio.
 stato orribile, Sid.
Lo so.
No, non lo sai.
Tacqui.
Delilah sospir. Eravamo stati a casa vostra a prendere
questa medicina inizi con voce dimessa. Non so a cosa gli
servisse. Paul non me l'ha spiegato... forse temeva che non
capissi, per via della lingua. Ma credo che non me l'avrebbe
detto comunque. Dava l'idea di essere una faccenda personale.
Comunque eravamo appena usciti dal mio hotel...
Il tuo hotel?
Era di strada e mi ero fermata a prendere la valigia.
Sta' a sentire, non devi darmi spiegazioni dissi. Forse
 meglio non rivangare...
Ma io voglio fece lei.
La guardai con aria rassegnata.
Stavamo tornando al locale continu. Quando qualcuno
ha gridato il suo nome. Paul si  voltato d'istinto.
Poi  scappato. Io sono rimasta l impalata con la valigia
in mano, e due uomini mi sono passati accanto rincorrendolo.
Non riuscivo a capire cosa stesse succedendo. Ma poi
quelli si sono messi a urlare giudeo, e allora ho capito. Oh,
Sid, l'hanno spinto contro una vetrina. C'era gente nel negozio
e guardava la scena. Ho cercato di andare verso Paul,
ma quelli mi hanno buttato per terra.
Erano nazisti?
Non lo so. Non credo.
Non avrei voluto arrabbiarmi con lei. In fondo mi faceva
pena, ma persi le staffe. Dovevi aspettartelo, per Dio!
Andare in giro per Berlino con un ebreo di questi tempi! E
con una valigia, per di pi! Cos'avevi nella testa?
Delilah arross, voltandosi a guardare la strada nella luce
fioca del tramonto.
Cosa pensavi? la incalzai.
Si mise a piangere. Non lo so, Sid. Non lo so.
Piangeva piano, ma lo capii lo stesso dal fremito che le
scuoteva le spalle. Tacqui fissando la tovaglia, in preda a un
crescente senso di colpa. La rabbia mi aveva abbandonato
di colpo. Se l'hanno chiamato per nome, pensavo, vuol dire
che lo conoscevano gi. La valigia non c'entrava nulla!
All'improvviso un'ombra cal su di noi. Sollevai lo
sguardo e vidi che un nero di bell'aspetto si era accostato al
nostro tavolo. Indossava un elegante vestito scuro e una camicia
stirata in modo impeccabile.
C' qualcosa che non va, Lilah? disse.
Lei si volt e gli sorrise fra i singhiozzi. Oh, ciao, Billy.
No,  tutto a posto. Ges! fece, tirando su col naso. Credevo
che fossi partito.
Ho provato a chiamarti, ragazza. L'uomo le sorrise
mettendo in mostra i candidi incisivi da lupo. Ma non ci
sei mai. E io ho solo quel numero.
 l'unico che ho fece lei. Gli rivolse uno dei suoi sorrisi
languidi, asciugandosi le lacrime con i pollici.
Non volevo intromettermi disse lui.
Nessun problema, Billy. Non mi trovi mai perch mi
sono trasferita in Rue des Abesses, nell'appartamento del
conte. Perch non passi a trovarmi uno di questi giorni?
Il tizio si volt verso di me e il suo sorriso si fece meno
caloroso.
Oh, scusatemi fece Delilah, piegando il tovagliolo.
Bill, ti presento Sidney Griffiths. Sid, Bill Coleman. Fate
lo stesso mestiere.
Bill Coleman? Mi alzai subito in piedi. Piacere, fratello.
Sei un grande. In citt c' solo un trombettista sopra di te.
Sei gentile disse Bill.
Non  un complimento,  la verit. E lo sai anche tu.
Ti ringrazio. Per dicono che c' in giro un ragazzino
che suona da Dio.
Eh, la nuova generazione dissi. Ci faranno le scarpe!
Infatti, stavo giusto pensando di tagliare la corda e far
vela verso l'isola.
Delilah lo guard con stupore. Torni a New York?
Chicago, ragazza mia. L'unica isola rimasta.
Chicago non  un'isola, Billy.
Coleman sorrise. Un'isola nel mare della mediocrit.
Anche tu sei stufo di questa dannata guerra, vero?
dissi.
Puoi giurarci, fratello. Ne ho fin sopra i capelli dei tedeschi!
Non feci commenti.
Sei con Chip, vero? Chip Jones domand Bill.
Lo conosci?
E chi non lo conosce? fece Bill con un sorrisetto. Salutami
quel figlio di puttana.
Quando parti? gli chiese Delilah.
Coleman si strinse nelle spalle. Presto. E tu che fai? Rimani
a Parigi?
Io vado dove va Louis disse Lilah con un sorriso.
Arrivarono i nostri piatti e Coleman fece un passo indietro.
Verr a trovarti uno di questi giorni, Lilah. Ci vediamo,
Sidney. Mi rivolse un cenno di saluto e si avvi.
Hai sentito cosa dice il console? La festa  finita! gli
grid dietro Delilah.
Coleman si volt verso di noi urtando un tavolino. Io
sono la festa, amica mia! disse con un sorriso fanciullesco.
Iniziammo a mangiare in silenzio. Non avevo pi voglia
di parlarne. Delilah sembrava distante, ma se non altro
si era calmata. Comunque mi sentivo a disagio. Il pesce
che mi avevano portato sapeva di segatura con una spruzzata
di limone.
Mica male Bill, eh? dissi alla fine in un tono che mi
usc pi tagliente di quanto volessi.
Lilah aggrott la fronte. Non ci vado a letto, Sid disse
senza guardarmi negli occhi.
Non volevo dire questo.
S, invece.
Delilah, non devi...
Mi zitt, posando la sua mano sulla mia, gli occhi ancora
lucidi. A volte inizi, ma s'interruppe come se non
trovasse le parole. A volte, nella vita, ti tocca fare cose che
non vorresti. Mi dispiace. Sospir. Tu non sai quanto.
Avvampai. Non parliamone pi,  acqua passata.
S.
L'importante  che tu sia qui.
Mi fiss a lungo. Non sono venuta a salutarti perch non
volevo che finisse in quel modo. Sai, frasi del tipo: ti penser
tutti i giorni, o che so io. Non sarebbe servito a rendere la
cosa meno difficile e mi avresti di sicuro preso per un'oca.
Guardavo la sua faccia malinconica, le mani snelle distese
sulla tovaglia macchiata. A un certo punto si mise a
giocherellare con l'ultimo bottone del tailleur.
Mi sentivo avvilito e non sapevo perch. Vuoi che ce ne
andiamo di qui?
S, non ho pi fame. Incroci forchetta e coltello sul
piatto con un lieve tintinnio. Non aveva toccato cibo.
Era il crepuscolo e le strade si stavano svuotando. Avevo
nella mente una giostra di pensieri che non volevo o non
potevo esprimere. Guardavo il viale, una brasserie affollata,
le poche automobili nella piazza, le tende sotto le insegne
luminose, sporche di fuliggine e guano.
Camminammo per un po' senza toccarci. Poi lei mi
prese sottobraccio e fui di nuovo percorso da quel brivido.
La mia mente si ferm all'istante. Stavamo attraversando il
ponte quando Delilah rallent, gettando un'occhiata al parapetto
di pietra.
Che ne  stato di Delilah Seconda? mi domand.
La Regina? E tornata da dov' venuta.
Davvero?
S. Il ragazzo l'ha lasciata nel locale. Sempre meglio che
in mezzo alla strada.
Non posso pi stare con te, Sid disse di punto in
bianco. Non come prima.
Va bene mormorai, ma mi sentivo malissimo. Capisco.
Delilah si stacc dal mio braccio e mi si par dinanzi.
Come sarebbe? E mi lasceresti andare cos?
Giuro che non sapevo pi cosa dire.
No? buttai l.
No, cosa?
La guardai negli occhi, sperando di intuire la risposta
esatta.
No, che non ti lascerei andare? farfugliai alla fine. Poi
aggiunsi sommessamente: Pensavo che mi avessi portato
qui per dirmi addio. Non  questo che hai ripetuto per
tutta la sera?
Delilah rimase in silenzio per un po'. I lampioni illuminavano
la superfcie oleosa della Senna. Una chiatta scura
sbuc lentamente da sotto il ponte, fendendo i riflessi per
poi scomparire. Un uomo stava camminando sul ponte e il
rumore dei suoi passi era in tre quarti. Mi tolsi la giacca e
la misi sulle spalle di Delilah.
Hai freddo? Vuoi che torniamo a casa?
Mi guard negli occhi. Stava tremando. Dimmi che mi
ami.
No.
Dimmelo.
Feci un sorrisetto triste. Ah, ragazza mia, tu mi farai
morire.
Mi appoggi la testa sul petto, guardando l'acqua placida.
E io pensavo: Sid, fratello, quando una cosa  vera,
dovrebbe sempre essere cos, semplice e chiara.
Quella notte facemmo l'amore in camera sua. Era la seconda
volta. Poi dormii scomodamente nel suo lettino, con
la schiena calda di Delilah contro di me. La mattina dopo,
quando la luce fredda filtr dai vetri sporchi, cercai invano
di ricordare i sogni che avevo fatto.
E il gran giorno arriv.
Io mi presentai in ritardo, strusciando i piedi e il contrabbasso
come un vecchio decrepito.
Ehi, fratello, non  che sarai troppo stanco per suonare?
mi grid Chip dal palcoscenico. Poi si rivolse ad
Armstrong. Il poveretto ha dormito male.
Hiero mi fece un sorrisetto. Figlio di puttana.
Dev'essere contagioso disse Armstrong con la sua risata
grassa. Mi sa che anche Delilah soffre d'insonnia.
Dove sono gli altri? Suoniamo solo noi? dissi arrossendo.
Chip diede un colpo di charleston. Meglio pochi ma
buoni.
Tanto per rompere il ghiaccio gracchi Armstrong. 
pi intimo cos.
A Sid piace... l'intimit disse Chip con un ghigno.
Sono sicuro che questa non l'ha capita rispose Armstrong
strizzandogli l'occhio.
Salii sul palco con le ginocchia molli. Louis Armstrong,
non so se mi spiego. Quell'uomo faceva luce! E all'improvviso
sembrava culo e camicia con Chip.
Il locale era in un seminterrato con il palco illuminato,
la pista buia e i tavolini contro le pareti, le sedie appoggiate
sulle tovaglie bianche. Qualcuno aveva spazzato il pavimento
ammucchiando la polvere in un angolo.
Chip prov il rullante. Guardai il ragazzo con ostilit.
Teneva la tromba che gli aveva prestato Armstrong contro
la coscia, il mignolo che sbucava fra i pistoni.
Armstrong ci gett un'occhiata. Old Town Wrangler?
disse. Si bemolle.
Hiero annu.
Sei pronto, Sid? mi domand Armstrong.
Avevo la gola secca.
Oh,  pronto,  pronto! Quando vuoi, fratello.
Armstrong diede il tempo solo con un cenno della testa
e partimmo. Chip era preciso e nitido come sempre sui
tamburi e quando sentii le note possenti del mio contrabbasso
che risuonavano nella sala, non riuscii a trattenere un
sorriso compiaciuto. Poi attacc il ragazzo, un po' sfacciato,
ma incisivo e luminoso.
Armstrong aspett un pezzo prima di entrare.
Ma quando entr! Non c'era la minima arroganza nelle
sue frasi. Avevano qualcosa di leggero e spigliato, come
voltarsi a guardare una ragazza per strada senza cambiare
passo. Mettevano i brividi i suoi gorgheggi, la facilit con
cui li eseguiva.
Mi accorsi subito che aveva cambiato stile: i do altissimi
erano spariti e non indugiava pi sul registro acuto come
un tempo, quando a volte sembrava quasi un flauto la sua
tromba. Era pi calmo, pi maturo, la sua voce aveva acquistato
accenti perfino lirici, un vecchio musicante libero dagli
eccessi che porgeva ogni singola nota con misurata eleganza.
Mi sembrava di sognare. Hiero, Chip e io eravamo cos
affiatati, cos vicini nel colore, che sembravamo un'unica
persona alle prese con tre strumenti diversi. Una musica
morbida come il velluto!
Ma poi successe qualcosa.
Neppure io riuscivo a capire. I miei suoni erano sporcati
da una fastidiosa vibrazione, le corde avevano perso ogni
brillantezza e accompagnavo le melodie dei solisti in modo
impacciato. Iniziai a incasinarmi sempre di pi, cercando
di recuperare mordente.
Chip mi guard da dietro la batteria, come a dire: fratello,
sembra che ti si siano aggrovigliate le dita. Ed era proprio
cos! Poi recuperai il tempo giusto e un buon timbro e l'amalgama
torn perfetto. Armstrong sollev la tromba, gett
un'occhiata al ragazzo e ripart con i suoi trilli pacati. Hiero
gli rispose col suo fraseggio penetrante. Chip accarezzava le
pelli delicatamente, come se stesse corteggiando una ragazza.
E poi, all'improvviso, le mie dita inciamparono di nuovo.
Che stai combinando? sibil Chip. Datti una regolata,
fratello!
Sentivo il sudore colarmi sugli occhi. Scrollai la testa.
Armstrong si volt a guardarci, ma continu a suonare.
Alla fine del brano, venne verso di noi asciugandosi la
fronte con il fazzoletto. Grugn e ci rivolse uno sguardo severo
che mi fece arrossire.
Non male disse ansimando. Dovremo cambiare qualcosina,
ma direi che ci siamo. Poi si rivolse a Hiero. E tu,
ragazzo, sei una cannonata! Piccolo Maestro? Tu sei il Piccolo
Louis, altro che storie! Non cambiare di una virgola.
Sei gi perfetto cos.
Il ragazzo ha lo swing nel sangue disse Chip sorridendo.
Anche tu non scherzi, vecchio mio fece il titano. Ci
metti il cuore!
Eh, quando siamo in vena, non ce n' per nessuno
dissi con un risolino incerto.
Ma Armstrong non mi rispose, brontol qualcosa fra s
e scese dal palco.
Rimasi l con quel sorrisetto idiota sulle labbra. Mi chinai
sul contrabbasso, ma mi tremavano troppo le mani per
suonare.
Armstrong si stava passando un bicchiere sulla fronte
per darsi una rinfrescata. Ragazzi ci chiam dal bar. Raccontatemi
un po' di questo cavernicolo con i baffetti che
abbaia in tutta la Germania.
Chip smise di pulire le pelli dei tamburi. Vuol sapere di
Hitler disse rivolto a Hiero.
Hitler. Hiero annu, scuro in volto.
Cosa vuoi sapere? domand Chip ad Armstrong. Le
cose vanno male laggi, parecchio male. La gente ha troppa
paura per aprire bocca.
E tu che dici, Griffiths?
Scesi dal palco, grato per il semplice fatto che mi avesse
rivolto la parola. La gente tiene la bocca tanto chiusa che
i dentisti cavano i denti dal naso dissi. In Germania la
legge non esiste pi.
Hiero mi stava guardando, ma non mi presi la briga di
tradurre. Ero avvilito e quella faccia che mi fissava nella penombra
non faceva che irritarmi.
Voi per l'avete scampata.
Ma abbiamo perso un compagno dissi.
Armstrong annu. S, l'ho saputo. Il pianista. Come si
chiamava?
Butterstein. Paul Butterstein.
Mi dispiace mormor Armstrong.
Chinammo lo sguardo. La ferita era ancora fresca.
Ma la tensione si sente anche qui disse Chip, dopo un
momento di silenzio. Lilah ci ha detto che dovete pagare
una provvigione per suonare.
Armstrong annu. Gi, a quanto pare noi gente di colore
cominciamo a essere un problema per i francesi. Per
non mi preoccupa. C' stato un periodo in cui dovevi contare
i musicisti quando salivano sul palco, per vedere se ne
mancava qualcuno. Comunque sempre meglio qui che nel
posto da cui vengo.
Chicago? dissi. Vedessi Baltimora.
E tu vedessi New Orleans ribatte Armstrong.
Chip si vers un dito di gin. Sembrava una specie di uccello
con i gomiti appoggiati sul bancone.  strano per.
Fino a poco tempo fa i Crucchi avevano due pesi e due misure
per quanto riguarda noi neri. I neri americani, tipo gli
studenti o i musicisti, li trattavano bene. Forse non volevano
che tornassimo a casa parlando male di loro. Ora per
tira una brutta aria per i tedeschi dalla pelle nera, come il
nostro ragazzo, i Mischling. E cos che li chiamano.
E poi la musica sta morendo in Germania dissi. C'
rimasto solo Wagner.
Wagner e la canzone di Horst Wessel fece Chip, seccato.
Horst Wessel ripet Hiero con sdegno, e agit la
tromba come per scacciare le parole.
Cos'? Una canzone famosa? domand Armstrong.
Un inno!
Questo Wessel era un nazista sfegatato disse Chip.
Ha avuto dei problemi con la padrona di casa, perch lei
voleva aumentargli l'affitto o roba del genere. Dicono anche
che la ragazza di Wessel fosse una battona, ma non so
se  vero. Comunque, la sua padrona di casa era la vedova
di un Kozi...
Un comunista spiegai.
Chip annu. E cos alcuni dei vecchi compagni di suo
marito andarono nell'appartamento di Wessel e gli spararono.
Dicevano che questo Wessel fosse un magnaccia, oltre
che un aguzzino, ma i nazisti ne fecero un martire. Un
idealista che aveva dato la vita per la patria. Gli fecero un
funerale in pompa magna.
Hiero aveva aperto le valvole della tromba e ci stava soffiando
dentro per togliere la condensa. Mi guard cupamente
e io distolsi lo sguardo.
E l'inno parla di questo tizio? chiese Armstrong.
No, l'ha scritto lui. O meglio lui ha scritto il testo, su
una musica che esisteva gi. Com' che inizia, Sid?
Feci una smorfia. / alto la bandiera.
Chip si schiar la voce e inizi a cantare in tedesco tamburellando
con le dita sul bancone.
In alto la bandiera! Serrate i ranghi!
Le SA marciano con passo fermo e coraggioso.
E marciano in spinto nei nostri ranghi,
i camerati uccisi dai Rossi e dalla Reazione.
A quel punto, Hiero sollev la tromba e si mise a suonare
una musichetta nervosa, accompagnando le parole in
tono caricaturale e pagliaccesco.
Largo alle Camicie Brune!
Largo alle squadre d'assalto!
Milioni di sguardi gi si volgono speranzosi alla croce uncinata,
il giorno della libert e del pane  prossimo ormai!
Armstrong non disse nulla. And verso Hiero e impugn
la tromba, accostandola alle sue labbra deformate.
Scambi uno sguardo d'intesa con il ragazzo e gonfi le
guance, entrando sulla melodia in controtempo.
Cristo santo, non avevo mai sentito niente del genere!
Era una musica divina. Il vecchio Armstrong e quello
nuovo, l'essenza distillata del maestro e del ragazzo che
era stato, famoso per i suoi liquidi glissando scoppiettanti,
per i suoi acuti micidiali. Hiero inanellava note sfavillanti
come il sole che scivola su un lago, e Armstrong era l'acqua,
placida e profonda. Hiero si protendeva verso la riva
e Armstrong era l ad aspettarlo, incitandolo con i suoi richiami.
Le loro sonorit erano cos nude e schiette che
quasi ti vergognavi ad ascoltarli, come se stessi origliando.
Ben presto Chip smise di cantare, per non sciupare quel
meraviglioso intreccio di suoni.
E finalmente lo capii: il ragazzo era un maledettissimo
genio.
Mi seccava da morire.
Questa s che  musica! grid Armstrong, smettendo
di suonare. Prese il fazzoletto dal taschino e si asciug la
fronte madida di sudore.
Eccome assentii, senza entusiasmo.
Piccolo Louis, ti giuro che quella tromba non ha mai
suonato cos bene! fece Armstrong, strizzando gli occhi.
Si volt verso di me. Diglielo, digli quello che ho detto.
Louis dice che suoni bene riferii a Hiero.
Il ragazzo sorrise e si strinse nelle spalle.
 solo un po' lento quando entra. Diglielo aggiunse
Armstrong.
Cazzo! pensai.
Il vecchio Armstrong infil la mano nel colletto e tir
fuori la catenina. Venite qui disse. Tutti quanti.
Obbedimmo.
C'era la stella di David appesa alla catenina.  il mio
portafortuna. Ce l'ho sempre addosso. Da ragazzino lavoravo
per una famiglia ebrea, i Karnofsky. Venivano dalla Lituania.
Avevo solo sette anni, ma non ero cieco, vedevo che
se la passavano male, poveretti. Per erano sempre buoni
con me. Volevano essere gentili con questo bambino, sapevano
che una parola di conforto l'avrebbe aiutato a farsi
strada nel mondo.
Nessuno di noi fiat. Hiero guardava Armstrong come
se avesse capito perfettamente.
 questo che faremo, fratello continu Armstrong.
Dobbiamo farlo. Non  giusto quello che sta succedendo
in Germania. Incideremo la canzone di Horst Wessel. Una
nostra versione, che ne dici? La cambieremo, la faremo diventare
bella e in questo modo diremo qualcosa al mondo,
ai tedeschi. Qualcosa che soltanto noi possiamo dire. Lo faremo
per il vostro amico Paul.
Armstrong aveva occhi solo per Hiero.
Alla fine si volt verso di me. Dai, Griffiths mi disse
con fervore. Traduci!
Pi tardi nella strada spazzata dal vento, ero su una panchina
con accanto lo strumento, quando vidi arrivare Chip.
Mi sentivo un appestato.
Si pu sapere che t'ha preso? disse con il muso lungo.
Si tocc i gemelli della camicia con aria cupa, ma non si sedette,
come se fossi davvero contagioso.
Accennai un sorriso. Dici che mi dar un'altra possibilit?
Chip mi guard a lungo, prima di rispondere. Non lo
so, fratello. Temo che tu abbia ferito le sue orecchie. Ma
che t' successo?
Perch, a te non capita mai una giornata storta?
Chip si strinse nelle spalle e mi mise una mano sul braccio.
A un tratto i suoi occhi erano diventati duri come pietre.
Mi hai fatto fare una figura di merda, amico. Ti ammazzerei
disse a denti stretti.
Si volt, infil i pugni in tasca e si allontan nel freddo
del pomeriggio.
Tremavo di rabbia e di vergogna, mentre tornavo a
Montmartre. L'appartamento sembrava vuoto. Entrai e
sbattei il contrabbasso contro il muro. Poi mi sedetti e rimasi
a fissare gli stucchi sul soffitto.
Poco dopo sentii un rumore.
Lilah? Sei tu?
Sono in camera mia.
Andai da lei con il morale sotto i tacchi. Si stava infilando
una calza.
Allora? disse. Non mi racconti niente?
Mi strinsi nelle spalle. Non sapevo come dirglielo.
Delilah venne verso di me, mi aiut a togliere il cappotto
e mi fece sedere nel bovindo inondato di luce. Non
fare quella faccia mormor accarezzandomi la testa. Gli 
piaciuto Hiero?
Hiero? Maledizione! sbottai, allontanandomi da lei.
Delilah fece un passo indietro. Che  successo, Sid?
 andata male sibilai.
Che vuoi dire? Hai suonato male?
Non ho suonato male, ragazza. Ho suonato da schifo!
Non ci credo.
Perch non hai visto le loro facce, Lilah. Chip si vergognava
di me!
Aggrott la fronte.
Come dici? esclamai.
Non ho parlato.
Ma stai per farlo. Stai per dire qualcosa che mi far
uscire dai gangheri. Me lo sento.
Lei si alz.
E ora dove vai?
Delilah sbuff. Ne parleremo quando avrai finito di
piangerti addosso. Si ferm davanti alla specchiera e si
volt, guardandomi con aria severa. Ora hai finito?
Tacqui, fissando i calli sui miei polpastrelli.
Bene. Torn a sedersi accanto a me e inspir come se
stesse per dire qualcosa. Invece mi pos la mano sul polso.
Era fresca e morbida la sua pelle. Lo conosco, Louis disse
poi. Nessuno ha pi fiuto di lui. Ha capito che sei bravo,
ne sono sicura.
Ma ho suonato malissimo, Lilah. Come se fossi ubriaco.
Ma tu sai suonare.
Scrollai la testa come se la cosa fosse ininfluente.
Louis ti ha detto che non suonerai nel disco?
No.
E allora piantala disse, ma in tono gentile. Mi prese
le dita e le guid adagio sul primo bottone della sua camicetta.
Ora voglio che mi aiuti a fare una cosa disse con
un sorriso malizioso. Una cosa che sai fare molto bene e
io lo so.
Oh, Lilah, non sono dell'umore giusto.
Ma lei si stava gi togliendo la camicetta.
Louis non disse pi nulla del disco, a nessuno di noi, e
intanto le settimane volavano. Presto la luce inizi ad affievolirsi
nei vicoli e di l a poco ci trovammo a camminare
sopra uno scricchiolante manto di neve. Era quasi novembre,
ormai. Gli alberi lungo la Senna scintillavano come il
cristallo. Forse ho ancora una possibilit, pensavo, forse si
scorder di quanto ho suonato male.
Furono mesi insignificanti, quelli. Parigi sembrava un'ubriaca
che dorme per smaltire la sbronza. La strana guerra
era una guerra fantasma. L'esercito francese temporeggiava
dietro la Linea Maginot: soldatini con i baffetti sottili e
le divise impeccabili giocavano a pallone e coltivavano le
rose per vincere il freddo. Quelli in licenza vagavano per le
strade di Parigi nella foschia del mattino, tristi e infreddoliti
come poeti senza vino. A volte ne vedevamo qualcuno che
dormiva su una panchina, raggomitolato nella luce dell'inverno.
Dormivamo tutti come sassi in quei giorni.
Non si sapeva pi nulla della Polonia, pareva sprofondata
nelle tenebre. Immaginavo che i tedeschi si stessero
mangiando l'Europa, ma non si parlava ancora di barbarie.
Soffiava un vento freddo da oriente e tornati a casa ci
rannicchiavamo tremanti sui divani. Il ragazzo aveva uno
sguardo spiritato, le guance scavate, gli occhi stanchi e ingialliti.
Chip e io ci sforzavamo di ridere, ma avevamo tutti
i nervi a fior di pelle. E Louis non si faceva sentire.
Quando la radio disse che i russi avevano invaso la Finlandia,
Hiero scosse la testa con aria afflitta.  inverno
fece Chip. Sar una carneficina. Eravamo radunati intorno
al fuoco, con le mani sotto le ascelle: la legna scoppiettava
da una parte e la radio sfrigolava nell'angolo come
un altro caminetto. Guardavo la bella testa di Delilah sulle
mie ginocchia e mi dicevo che non poteva essere vero.
E finalmente Louis si decise a riunire la band.
Ero seduto nella veranda della Mantide, con davanti
del pane raffermo. Mi stavo chiedendo se fosse il caso di
cominciare col gin o andare direttamente di cancherone,
quando vidi Chip che veniva a grandi passi verso di me,
fendendo la calca del pomeriggio.
Sembrava agitato. Ah, sei qui! esclam trafelato. Aveva
uno sguardo febbricitante. Stavo per rinunciarci.
Ma che dici?
Ci siamo, fratello. Louis ha telefonato. Vuole che parliamo
del disco.
Sussultai. Cosa? Ora?
Se il signore  in comodo... disse Chip sorridendo.
Mi alzai e cominciai a contare gli stramaledetti franchi
con una faccia da deficiente. Vuole anche me?
Perch me lo chiedi?
Lasciai perdere le monete. Louis non ha chiesto di me,
vero?
Non ha chiesto di nessuno. Ha chiamato solo per dire
che ci aspetta al Coup con il resto della sua band.
Il buon umore mi abbandon di colpo. Guardai Chip
strizzando gli occhi nella luce fioca del pomeriggio. Ma
non ti ha detto di portare anche me, vero?
Non gliel'ho chiesto, Sid fece Chip spazientito. E
Louis non ha fatto nomi. Allora, vieni o no?
Figlio di puttana mormorai.
Ti ha sentito suonare nei nostri dischi, fratello. Lo sa
che suoni bene.
Cos'ha detto? Dimmi esattamente cos'ha detto.
Chip mi guard spazientito. D'accordo. Ha detto, cito
alla lettera: Chip, vieni subito al Coup. Ah, e di' al vecchio
Sid che la sua pupa e stata carina con me stamattina. Sei proprio
uno stronzo, fratello. Se vuoi venire vieni, senn fai
come ti pare.
Ci detto gir sui tacchi, e non mi rest che seguirlo.
Erano al Caf Coup de Foudre, seduti davanti alla vetrina.
Avevano dovuto unire due tavoli per farceli stare
tutti. Li vidi al di l del vetro appannato, ancora prima di
attraversare il boulevard. Ci facemmo largo fra la coltre di
fumo, ancora ansimanti dopo la camminata.
Armstrong ci guard in un modo strano, agitando la
mano verso di noi. Stai calmo, Sid, mi dissi. Non ti ha
guardato in modo strano,  stata solo una tua impressione.
Ma non era stata una mia impressione.
Ciao, Sid fece Armstrong con la sua voce rauca.
Si volt verso i musicisti seduti intorno ai tavoli. Avevano
tutti un'aria truce, come i gangster dei film. Ragazzi,
vi presento la Quinta Colonna disse Louis. Chip Jones,
grande batterista, un americano di Berlino. E con lui c'
Sid Griffiths.
Conosco gi un paio di questi ragazzi disse Chip con il
suo solito ghigno. Gli ho vinto dei soldi ai dadi.
Un nero alto con i baffetti scoppi a ridere. Sempre lo
stesso chiacchierone disse.
Bertie! Come sta tua moglie? Ti sopporta ancora?
Non mi unii alle battute. Mi sembrava di avere la bocca
piena di sabbia.
Dov' il Piccolo Louis? mi domand Armstrong.
Mi strinsi nelle spalle.
Non l'abbiamo visto disse Chip. Ma dovrebbe essere
qui a momenti.
Un tracagnotto con i capelli biondi mormor qualcosa
in francese a Louis e risero tutti.
Avete ragione, ragazzi disse Armstrong. Ora vi presento.
Chip, questo  Jacques Painlev, trombone. Bertie
strimpeller il piano. Herve, qui, ci sa fare col clarinetto.
E credo che tu conosca Jean, che ti dar man forte al contrabbasso.
Figlio di una gran puttana. Arrossii come un bambino e
abbassai lo sguardo, le unghie conficcate nei palmi.
Chip non se nera neppure accorto. Stava insidiando il
gin del trombonista, scherzando con gli altri jazzisti. Fu allora
che Armstrong mi pos la mano sulla spalla.
Sid disse sottovoce. Tu non sarai dei nostri, in questo
giro. Ma non ti preoccupare,  solo il primo. Voglio fare
pi di un disco con voi. Jean ha il tocco giusto per quello
che ho in mente.
Non feci una piega, fingendo che non me ne importasse
pi di tanto.
Va bene, Louis dissi. Non ci sono problemi.
La presi malissimo.
Quando tornai all'appartamento, mi sembrava tutto
strano, come se fosse la prima volta che vedevo quelle cose:
tutta quella polvere, i mobili malandati, le assi del pavimento
scricchiolanti. Mi trascinai fra le poltrone avvolte
nei lenzuoli come cadaveri, davanti ai davanzali sporchi. La
porta del bagno era aperta e rimasi a guardare Delilah china
sul lavandino. Si bagn le dita e le infil sotto il foulard dorato,
grattandosi la testa. A un tratto sent il mio respiro affannoso
e si volt allarmata.
Oh, Sidney, sei tu! esclam.
Che ci fai qui? dissi. Non dovevi andare da qualche
parte?
Lei sorrise. Fa un caldo sotto questo affare! disse indicando
il foulard con gli occhi. Sono come i cavalli da tiro,
sai, ogni tanto bisogna bagnarmi...
Capisco dissi, rigido come una trave.
Lei si raddrizz, l'acqua che sgocciolava dalle dita. Sembri
arrabbiato disse.
In effetti.
Sputa il rospo.
Sono fuori dissi alla fine con voce rotta. Chip e il ragazzo
faranno il disco. Io no. Louis ha gi un contrabbassista.
Delilah rimase impietrita, le mani a mezz'aria. Oh, Sidney,
mi dispiace tanto.
Non dissi nulla.
Cosa pensi di fare? mormor lei.
Niente. Cosa vuoi che faccia? Pi che dirlo a te.
Oh, Sid.
Non guardarmi in quel modo.
Mi dispiace, Sid, ma sono sicura che non ha niente a
che vedere con il tuo modo di suonare. Ci dev'essere qualche
altro motivo, se Louis ti ha scartato.
Sorrisi amaro. Non importa, il ragazzo  stato preso, 
questo che conta, no?
No, Sid. Anche se sono felice per lui.
 ovvio che lo sei.
Cosa vorresti dire?
Lo sai benissimo. Non fai che sorridergli e strizzargli
l'occhio e civettare con lui, come se avessi un debole per il
pivello. Invece di guardarla, fissavo il buco arrugginito del
lavandino che ingurgitava l'acqua. Non pensavo minimamente
che fossero vere le cose che stavo dicendo, ma le dicevo
lo stesso. Mi sembrava di non avere pi niente da perdere.
Se vai avanti cos, il ragazzo si far venire delle strane
idee. Si convincer che fai sul serio.
Il silenzio era rotto soltanto dallo scrosciare dell'acqua.
Delilah chiuse il rubinetto.
Che faccio sul serio, cosa?
Una voce mi disse di chiudere il becco, ma vedendo la
sua espressione caparbia, l'indignazione dipinta sul suo bel
viso, mi and il sangue al cervello.
Non va bene come ti comporti, ragazza mia, neanche
un po'. Lo so che vuoi solo stuzzicarlo, lo so che non vuoi
fare niente con lui, ma cosa penseranno gli altri? E Hiero?
Non lo vedi che si  gi preso una cotta per te? Sei crudele
a illuderlo in questo modo!
Delilah avvolse lentamente le dita intorno alla spalliera
di una seggiola, la tir verso di s e si sedette scura in volto.
Mi bruciava la testa. Guardavo Delilah che si guardava
le mani. Che bel viso aveva, liscio e candido come il latte!
Delilah?
Lei alz le mani, come per farmi tacere, e torn ad abbandonarle
in grembo. Dopo un minuto mi guard con i
suoi occhi verdi e pieni di mistero.
Se gli ho fatto credere che lo amo... inizi, ma s'interruppe
subito. Magari ci fossi riuscita! disse poi. Ci ho
provato in tutti i modi. Qualcuno doveva pur farlo. Ma l'hai
guardato, Sid? L'hai guardato bene? Poveretto, sembra un
gatto randagio. Se tu la smettessi di pensare solo a te stesso...
Hiero  un bambino, non lo capisci? E non ha nessuno.
Ora il suo sguardo era gelido, distante, cos distante che
fui preso dall'inquietudine. Non c'era pi luce in quegli
occhi verdi. Tu e le tue idee malate. Una pausa, poi sollev
il capo.  solo un fratellino per me.
Lo sapevo. Lo sapevo perfettamente. L'avevo perfino
detto a Chip, mesi prima. Di colpo fui preso dalla vergogna,
mi vergognavo cos tanto che mi sarei voluto nascondere.
Inizi a tremarmi il mento e rimasi a fissare la sua
faccia priva di espressione. Fu allora che lo capii, con una
chiarezza che mi lasci senza fiato. Quella donna non mi
amava.
Lilah dissi.
Esci e chiudi la porta.
Non c'era niente nei suoi occhi, neppure una lacrima.
Mi voltai e, mentre mi chiudevo la porta alle spalle, sperai
con tutte le forze che mi richiamasse.
Non fiat.
E cos quel bastardo di un Crucco voleva portarmi via
tutto? La band, Armstrong, il disco. E ora anche Delilah?
Non era disposto a lasciarmi neppure le briciole? Era cos
che facevano i geni, prendevano ci che pi gli piaceva delle
vite altrui?
Perch devo ammetterlo, il ragazzo aveva talento. Ne
aveva a mucchi. Ce ne volevano dieci come me per fare uno
come lui! E non era giusto. Nossignore. Io dovevo dare l'anima
per essere un contrabbassista di seconda scelta, e a
lui bastava sputare in quella maledetta tromba per cantare
come un usignolo. Ho sempre pensato che il genio  distribuito
in modo crudele. Dio lascia il fottutissimo sacco dei
talenti in un fosso e dice: Servitevi, signore e signori, quelli
che arrivano per primi avranno il meglio. In ogni altro mestiere,
pi ti impegni e pi fai strada. Ma per quanto riguarda
l'arte, non c' sforzo che tenga: avrai sempre il talento
con cui sei nato. Perch non si diventa geni della musica:
lo si , e basta. E io non lo ero.
Stavo bevendo da solo a uno dei tavoli del bar-tabacchi,
poco lontano dall'appartamento, quando entr Hiero. La
tabaccaia era appoggiata al bancone, le maniche rimboccate
fino al gomito, le braccia magre a sostenere le guance. La
chiamavamo la Mantide, perch aveva gli occhi sporgenti
e masticava di continuo.
Si era trasferita dalla Svizzera dopo la Prima guerra. Oh,
Hiero! Cosa ti servo? disse in tedesco.
Il ragazzo sembrava confuso, come un attore entrato in
scena nel momento sbagliato. La fiss per un attimo, poi si
volt e fu allora che mi vide nell'angolo.
Non ho sete disse alla tabaccaia.
Be', se ti viene voglia fammi un fischio, offre la casa.
Dannazione! pensai. Perch erano tutti cos carini con lui?
Hiero aveva visto il mio muso lungo e non osava avvicinarsi.
Stavo ancora pensando alle parole di Delilah. Puoi essere
giovane e non essere un ragazzo, mi dicevo. Puoi smettere
di essere bambino a qualunque et. Non ha niente a
che vedere con gli anni. E Hiero non era un bambino, maledizione!
Sei un giuda gli dissi di punto in bianco. Sei un fottutissimo
giuda, hai capito?
Sid? fece lui.
Sputai sul pavimento lercio della Mantide.
Ma il ragazzo aveva un'espressione che mi sarei rimangiato
l'insulto se avessi potuto. Non avevo mai visto nessuno
cos abbattuto. Si vedeva dalla faccia che qualcosa
stava morendo dentro di lui, come una fiamma che si spegne
lentamente.
Stavo scherzando, no? Diedi un calcio alla sedia di fronte
a me. Porta qui il culo che beviamo qualcosa insieme.
Il suo volto per si era indurito, e non si mosse.
Hiero dissi, in tono quasi rabbioso.
Gir sui tacchi e usc dalla bottega, sbattendo la porta.
La Mantide mi guard disgustata, ma non disse nulla.
Cominci cos quello strano inverno.
Mi pareva di sognare anche da sveglio. Un incubo senza
fine. Buttato in una citt straniera, solo come un cane.
Quando stai in un posto di cui non conosci la lingua 
come vedersi sbattere la porta in faccia dalla mattina alla
sera. Mi pesava la solitudine ed ero divorato dalla gelosia.
Presi a evitare Delilah: mi alzavo all'alba o in tarda mattinata
e andavo a mangiare in locali non frequentati dai jazzisti.
Quanto al ragazzo, lo sfuggivo accuratamente. Ma non
so se lui ci faceva caso.
Le strade di Parigi erano bianche come il gesso sotto la
luce fredda dei lampioni.
Il ragazzo e Chip uscivano a orari strani, e il ragazzo portava
sempre con s la tromba di Armstrong. Io li sentivo e
mi giravo dall'altra parte, fissando la parete immersa nell'oscurit.
Non chiedevo mai del disco e loro non me ne parlavano.
Armstrong si ammal di nuovo, poi guar e and
in tourne all'estero. Al suo ritorno le session ripresero e io
continuavo a rodermi.
La cosa pi sorprendente era la velocit con cui passava
il tempo. Una settimana, due, tre. Natale arriv e se
ne and senza festeggiamenti. Mi accorsi che era gennaio
quando vidi sparire i fiocchi rossi e i dolci a forma di abete
dalle vetrine delle pasticcerie.
Fu un inverno cupo e annoiato. Trascorrevo i pomeriggi
vagando per Parigi, le dita dei piedi intirizzite e nella testa
quella tromba maledetta, la meravigliosa tromba di Hiero.
Accadde un'altra cosa in quella stagione strana.
Era mezzogiorno, con un cielo completamente bianco.
Avevo appena attraversato il Pont de la Concorde, le mani
ficcate in tasca, quando un'ombra si stagli sul mio cammino.
Sollevai lo sguardo e me lo ritrovai di fronte, il maledettissimo
Louis Armstrong! Aveva in mano il sacchetto
della spesa e il suo fiato si addensava a ogni respiro.
Arrossii.
Griffiths disse con la sua voce rauca e profonda.
Come va il disco? domandai.
Lentamente, molto lentamente. Brancoliamo nel buio.
Non sapevo che dire, per cui tacqui, e ci avviammo insieme
sulla strada coperta di neve.
Poco dopo Armstrong mi guard di sottecchi. Delilah
 preoccupata per te.
Te l'ha detto lei?
Annu.
Non stiamo pi insieme aggiunsi. Ti ha detto anche
questo?
Mi  giunto all'orecchio.
E ti ha detto che non mi parla? Appena mi vede, se ne
va.
Armstrong mi pos la mano guantata sulla spalla, senza
smettere di camminare. Lo so, quando una storia finisce
cos, ti spezza il cuore.
Ero ancora mezzo stordito dal gin e mi fermai, barcollando,
con aria stupita. Io non ce l'ho il cuore! dissi amaramente.
Forse  per questo che non valgo una cicca come
contrabbassista.
C'era un vecchio seduto lungo il fiume, la canna che
oscillava sopra la corrente. Pensai che era troppo freddo per
prendere qualcosa, ma lui stava l lo stesso.
La voce rauca di Armstrong parve ammorbidirsi. Il talento
non ti manca, Sid.
Ma non ho le palle.
Questo solo tu puoi saperlo.
Scrollai la testa.
Comunque non  importante come credi aggiunse
Armstrong. Un uomo non si misura solo dal talento. Il
Piccolo Louis ha bisogno di te. E Jones ti considera un fratello.
Tu hai questo talento, le persone si sentono a loro agio
con te. Come in famiglia. La musica  importante, lo so,
ma non  tutto nella vita.
Per Dio, Louis, pensai,  l'unica cosa che conta per
me!
Qualcosa mi abbandon dopo quell'incontro, la furia
che si era impadronita di me inizi a sbollire. Mi sentivo
pi leggero, anche pi triste, per la verit, ma meno solo.
Non che ci fosse la cordialit di prima fra me, Chip e il ragazzo,
ma perlomeno riuscivamo a essere gentili l'uno con
l'altro. Li vedevo uscire ogni mattina e tornare la sera stanchi
morti, e un po' alla volta la mia amarezza svan. Cominciavo
a capire che eravamo comunque insieme, in questa
vita.
Quanto a Delilah, non riuscivo ancora a guardarla senza
provare una ftta di dolore. Per non ero pi arrabbiato
nemmeno con lei.
Intanto la strana guerra continuava. Una notte di febbraio
stavo camminando verso casa quando il cielo s'illumin
di colpo, come se ci fosse stato un enorme flash. Poi
torn l'oscurit e un silenzio che metteva paura. La mattina
dopo Lilah ci disse, leggendo il giornale, che una granata
dei francesi era caduta per sbaglio al di l del fiume,
nel Quinto, in Rue Mirbel, vicino alla stazione di Censier.
Aveva scavato un buco largo mezzo metro, devastando
un bistrot. Erano morte due ragazze e un tizio ci aveva rimesso
una gamba. Le sirene non avevano nemmeno fatto
in tempo a suonare.
E cominci il dannato razionamento. Poco pane, ancora
meno croissant. Certi giorni i macellai rimanevano chiusi.
In altri non si trovavano i dolci. Ma il brutto era il marted,
il gioved e il sabato, quando non si vendevano liquori, e un
pover'uomo non aveva modo di farsi un cicchetto neppure
a pagarlo tutti i franchi che c'erano a Parigi.
Ma nemmeno quello riusc a svegliarci. C'era pur sempre
il cancherone e quando uscivamo ci portavamo dietro le
nostre brave bottiglie, come se stessimo andando a un cazzo
di picnic. Le giornate si trascinavano lente e confuse e noi
le passavamo dormendo.
In primavera, insieme alle piogge, arriv la guerra.
La guerra arriv a Parigi in una bella mattina di maggio.
L'aria era gi tiepida, la Senna iniziava a puzzare per il calore,
gli alberi erano pi verdi nei boulevard e i piccioni saltavano
qua e l sul selciato.
Io e Chip stavamo bevendo gin al Coup, assonnati a
causa della sirena antiaerea che ci aveva svegliato di buonora,
insieme al crepitare dei traccianti nel cielo dell'alba.
Era il primo raid che avveniva di giorno e mi aveva fatto
pensare che forse la bella vita era finita: addio nottate di
baldoria, donne e amici e grande musica. Fratello,  tempo
di tagliare la corda, sembrava dire la sorte.
Per tutto l'inverno, Chip e il ragazzo erano tornati tardi
e spossati dalla sala d'incisione, ma poi Louis li aveva mollati
ed era andato in tourne nel sud della Francia. Pi che
depressi erano snervati, come capita quando lavori da un
pezzo a qualcosa in cui credi senza riuscire a vederne la fine.
Il Caf Coup era affollato. A un tratto qualcuno accese la
radio e l'aggeggio si mise a gracchiare cos forte che le ragazze
si coprirono le orecchie: sembravano avere i capelli in fiamme
con le sigarette accese fra le dita. L'annunciatore parlava in
francese ovviamente e noi non capivamo un accidente, ma le
facce stravolte, le esclamazioni allarmate e il silenzio che segu
ci dissero che stava dicendo qualcosa di brutto.
Che sar? dissi a Chip.
Lui si strinse nelle spalle. La guerre, la guerre borbott.
Il tizio seduto accanto a me mi prese per il braccio facendoci
segno di tacere: la radio non aveva ancora smesso
di parlare. Alla fine del notiziario, le persone che affollavano
il locale iniziarono a confabulare fra loro in tono concitato.
Una ragazza seduta in un angolo si alz e cominci
a strillare frasi incomprensibili. La gente si accalcava all'entrata,
chiedendo notizie. Sembrava di essere in mezzo alla
folla quando sta per passare una sfilata, paura ed eccitazione
erano alle stelle.
Nel trambusto qualche bottiglia and in frantumi. Le
persone premevano da ogni parte contro il nostro tavolo.
Chip lev il bicchiere di gin con un sorriso ubriaco.
Alla fine del mondo, fratello.
Brindammo.
Era l'inizio dell'offensiva occidentale. I tedeschi dilagavano
in Belgio, Olanda e Lussemburgo. Le linee di confine
cambiavano da un'ora all'altra. Il giorno dopo Lilah ci
disse che il governo inglese era caduto e che il nuovo premier
era un tipo strano di nome Churchill. Poi i francesi
mandarono truppe a nord e anche gli inglesi aprirono un
fronte contro i tedeschi. A quel punto i tedeschi iniziarono
a paracadutare uomini dietro le linee francesi. Cazzo. Le sirene
dell'antiaerea suonavano tutte le notti e i fasci di luce
squarciavano il buio, mentre noi ci precipitavamo in cantina,
appoggiandoci, stanchi e infreddoliti, contro le pareti.
Qualche giorno dopo si sparse la notizia che i nazisti
avevano bombardato Rotterdam, bruciando venticinquemila
civili nelle strade. Parigi ne fu atterrita: i passanti
avevano le facce bianche, come se fossero gi morti. Le
cose stavano precipitando. L'Olanda capitol. Ascoltando
il corrispondente che trasmetteva dalle Fiandre si sentivano
i colpi delle bombe in sottofondo. Il giorno dopo si
seppe che gli inglesi avevano cominciato a bombardare la
Ruhr, ma le truppe francesi stavano gi ripiegando attraverso
il Belgio, mentre i Crucchi marciavano su Bruxelles.
La notte seguente i bombardieri britannici colpirono Amburgo,
polverizzando la Reeperbahn. Ed Ernst? Cercavo di
non pensarci. L'intera stramaledetta nona armata dell'esercito
francese fu fatta prigioniera a Le Cateau, e anche Anversa
cadde. Ora i Crucchi erano liberi di sguazzare nella
Manica, lavandosi gli stivali nell'acqua fredda, mentre gli
inglesi salpavano da Dunkerque in fretta e furia.
Fu allora che la guerra inizi anche per noi.
Un marted mattina, Delilah irruppe nell'appartamento
trascinando Hiero per il polso. Apr le tende e inizi a guardarsi
intorno, come se stesse cercando qualcosa.
Che ti prende, ragazza? fece Chip, sollevando la testa
dal sof.
Io mi girai, coprendomi la faccia col cuscino. Era giorno
fatto!
Stanno cercando i tedeschi in tutta la citt disse Delilah.
Richiuse le tende e il buio torn nella stanza. Quanta
gente sa che Hiero vive qui?
Chiedilo a Sid disse Chip con uno sbadiglio.
Mi strinsi nelle spalle, senza muovermi dal pavimento.
Nessuno. Solo quelli del jazz.
E la Mantide aggiunse Chip, massaggiandosi il mento.
Ma terr la bocca chiusa.
Delilah si fece pensierosa. Il ragazzo non aveva ancora
fiatato.
E la gente del palazzo? dissi. Forse si ricordano di lui:
lo vedono tutte le dannate notti scendere in cantina.
Delilah aggrott la fronte. Dir loro che  senegalese.
Potrebbe benissimo esserlo.
Un brivido mi attravers dalla testa ai piedi, come se
avessi mandato gi un sorso di acquavite tutto d'un fiato.
Era la prima volta che Delilah mi rivolgeva la parola da settimane.
Cazzo, ero ancora innamorato fradicio!
Che fine fanno? disse Chip.
Chi?
I Crucchi. Li arrestano? Li deportano? Che gli fanno?
Delilah scosse il capo. Non lo so. L'ordine  di presentarsi
allo stadio di Montrouge.
Si volt a guardare Hiero. Era seduto nel bovindo, scuro
in volto, le braccia incrociate sul petto.
Be', si vede che vogliono fare una festa disse Chip,
stancamente. Era cambiato negli ultimi mesi. L'ardore si
era affievolito in lui insieme all'ironia, e le sue battute non
erano pi pungenti e micidiali come un tempo. Si tir su
a sedere sul divano, scoprendo la schiena irta di peli e muscolosa.
Delilah rivolse verso di lui i suoi begli occhi verdi.
Guarda un po' qui disse e scost un lembo della tenda,
sollevando una nuvola di polvere. Un fumo nero come la
pece saliva dal Quai d'Orsay nel cielo plumbeo. Mi pareva
quasi di sentire odore di bruciato.
Stanno distruggendo i documenti disse Delilah. I tedeschi
hanno varcato la Mosa. Presto entreranno in citt.
Passarono alcuni secondi. Quanto presto? fece Chip.
Tre settimane, tre mesi. Lilah si strinse nelle spalle.
Mezza citt  in preda al panico. L'altra met non lo sa ancora.
Parigi diventer zona di guerra. Dicono che si combatter
strada per strada...
Sar un massacro.
Delilah lo guard in silenzio.
I nazisti stanno arrivando dissi a Hiero.
Lui si limit ad annuire cupamente e inizi a tormentarsi
le dita.
Buon per Louis disse Chip con amarezza. Vorrei
tanto essere anch'io in tourne al sud! Si alz, avvolgendosi
il lenzuolo gualcito intorno ai fianchi, e and verso la
finestra.
Lilah si sedette accanto al ragazzo. Dobbiamo procurarci
i visti e lasciare la Francia disse.
E il vecchio Louis? fece Chip, voltandosi dalla finestra.
Vuoi lasciarlo cos?
Non  per lui che sono preoccupata.
Scrollai la testa. Non ce la faremo mai. Non dimenticarti
che il ragazzo  tedesco. Guardai Hiero. Lilah dice
che dobbiamo lasciare la Francia.
Lui le rivolse un'occhiata, poi mi guard. Per me 
impossibile, Sid. Forse Lilah non si rende conto che adesso io
sono il nemico!
Cosa vuoi che ti dica, non mi d mai retta.
Allora  vero che stanno arrivando? mi domand.
Annuii.
E Louis  a Bordeaux?
Annuii di nuovo. E non credo che torner.
Hiero ebbe una specie di sussulto. Allora il disco 
morto disse con voce inespressiva. Proprio cos, pensai.
Morto e sepolto.
Mi dava un piacere perverso la sua delusione e me ne
vergognai.
Delilah si stava massaggiando la nuca nervosamente.
Dobbiamo andare a Lisbona, e salpare da l.
Non riuscirai mai a portare il ragazzo a New York dissi.
Senza documenti, no di sicuro fece lei.
Chip sbuff. Gi, e dove pensi di trovarli questi documenti?
Aggrott la fronte e una ruga sottile le comparve fra gli
occhi. Conosco delle persone che conoscono altre persone.
Insomma un dannato mucchio di gente fece Chip.
Gi che ci sei, perch non metti un cazzo di annuncio sul
giornale?
Ci coster parecchio, immagino dissi.
Cosa, l'annuncio? fece Chip.
Lo guardai come per dire: certo che sei stupido forte.
Chip scroll quella gran testa di cazzo. Delilah aveva l'aria
stanca, come se non dormisse da una vita. Mi riempiva di
tristezza vederla cos.
E cos la nostra Lilah inizi a darsi da fare.
Pensava che la cosa migliore fosse portare il ragazzo con
noi negli States. Non potevo darle torto, visto che tutta
l'Europa era in fiamme. Ma per prima cosa occorreva rimediargli
un passaporto. E anche noi avevamo bisogno dei visti
per muoverci in Francia e arrivare in Portogallo, attraverso
la Spagna. Una volta giunti a Lisbona, non avremmo
dovuto fare altro che imbarcarci su uno dei piroscafi diretti
a New York.
Qualche giorno dopo ci fu il primo abboccamento. Ci
incamminammo insieme nell'aria calda dell'estate, passando
accanto a terrazze dove la gente sorseggiava acqua
minerale, chiacchierando come se non stesse succedendo
niente e la guerra fosse solo un miraggio lontano. Guardavo
Lilah, i suoi occhi infossati, le braccia magre che
oscillavano al ritmo dei suoi passi affrettati. Quanto le volevo
bene!
Sentendosi i miei occhi addosso, si volt e io distolsi subito
lo sguardo, mettendomi a scrutare i palazzi quieti che
orlavano le strade. Ci sono un sacco di posti in cui appostarsi
qui intorno dissi. Se sar necessario combattere.
Lei se ne usc con una risata sprezzante. I tedeschi
stanno trucidando i soldati francesi, Sid. Pensi che dei civili
possano fermarli?
Arrossii. Quella ragazza trovava sempre il modo di farmi
sentire un idiota.
Perch non hai chiesto a Chip di accompagnarti? dissi.
Perch non  uno che passa inosservato.
Arrossii di nuovo.
Mi condusse oltre la Senna, a un cinematografo dove
facevano le matine. Quel giorno davano Pigmalione e la
gente stava entrando senza entusiasmo, come se fosse l perch
non aveva altro da fare. Mi accostai al botteghino, riparandomi
gli occhi dal sole, il sudore che mi colava gi lungo
la schiena, e presi i biglietti.
La sala era piena e sapeva di sigarette e noccioline. Temevo
che non avremmo trovato tre posti liberi uno accanto
all'altro, ma Delilah si avvi nel corridoio. Mi ignor mentre
mi sedevo accanto a lei e pos la borsa e lo scialle nel
posto libero alla sua destra. La busta con i nostri passaporti
e il denaro sporgeva vistosamente dalla borsa.
Il tuo contatto  qui? mormorai inquieto, guardando
gli uomini dall'aria stanca che avevamo intorno. Si abbassarono
le luci.
Ges, Sid, girati mi disse Lilah a denti stretti.
Inizi il cinegiornale, la luce azzurrina che tagliava
il fumo e le tenebre. Fra il pubblico, le grida e gli sghignazzi
si alternavano ai fischi di disapprovazione. Si vedevano
i fanti francesi accucciati nelle stramaledette trincee,
o in marcia con i fucili a tracolla. Non capivo un cazzo
di quello che dicevano, ma le immagini erano piuttosto
chiare. Soldati tedeschi con le mani alzate in segno di resa.
Caccia britannici che decollavano agguerriti verso un cielo
spaventosamente vuoto. Altri soldati tedeschi che fuggivano
dal campo di battaglia, uscendo da fienili e baracche.
Re Leopoldo con l'aria truce e il fottuto Petain tutto impettito.
Che dicono? mormorai.
Abbiamo fermato i tedeschi in Belgio. Stiamo avanzando...
S, verso il baratro dissi amaramente.
Taci.
Ma poi lo sguardo mi cadde sulla borsa. La indicai col
dito, mormorando in tono concitato: Non c' pi, Lilah!
La busta  sparita! Mi voltai a scrutare la platea fumosa.
Lilah mi fece girare a forza, fulminandomi con gli occhi.
Guarda lo schermo, Sid, per l'amor di Dio!
Non riuscivo a star fermo. Mi asciugai le mani sudate
sulle cosce. E ora che si fa?
Lei non rispose.
Dai, andiamo! sussurrai.
Feci per alzarmi, ma Delilah mi ferm, stringendomi il
braccio. Aveva il polso sottile, come se non mangiasse abbastanza.
Riconobbi il suo profumo, fresco come l'acqua di
lago. Guarda lo schermo, Sid mormor di nuovo. Siamo
venuti per guardare un film, no?
Pigmalione, Cristo santo. Mai visto un film pi stupido.
Aspettammo. I giorni passavano ed eravamo sempre pi
in ansia, anche se facevamo del nostro meglio per non darlo
a vedere.
Poi, di punto in bianco, il ragazzo smise di mangiare.
Gi provato da una dieta a base di cancherone, gin e noccioline,
non riusciva a mandare gi niente. La migliore cucina
del mondo non sarebbe servita a migliorare le cose,
perch qualunque cibo gli dava il voltastomaco. Era come
se si nutrisse dell'inquietudine che regnava a Parigi, della
paura che montava ogni giorno di pi.
Burro, zucchero, pane e uova scarseggiavano. In mancanza
di caff, bevevamo un intruglio a base di cicoria, addolcendolo
con la saccarina. Ma il ragazzo rifiutava anche
le poche cose che riuscivamo a rimediare. I pantaloni gli
cadevano anche con la cintura all'ultima tacca e le camicie
pendevano dalle sue spalle scheletriche. Ragazzo, sei davvero
pelle e ossa! pensavo, guardando il colletto che gli ballava
intorno alla gola.
Finch una mattina svenne. Non aveva neppure la forza
di alzarsi dal letto. Ma era soprattutto la cupezza nel suo
sguardo a preoccuparci.
Andai da Delilah e cercai di rincuorarla.  solo debolezza
dissi. Per forza, non mangia.
 la stessa cosa che  capitata a Louis ribatt.
Sei sicura?
Era seduta alla toilette e si guardava senza vedersi. Anche
lui aveva smesso di mangiare.
A parte le matzot scherzai.
Il suo sorriso era velato di tristezza. S,  vero.
Pensi che sia stato il vecchio Louis ad attaccargli questa
cosa?
Delilah si strinse nelle spalle. Non lo so. Ma a lui  passata,
per cui anche Hiero dovrebbe cavarsela.
Era tesa e non riusciva a nasconderlo. Rimasi a guardare
la sua immagine riflessa nello specchio mentre si toglieva il
foulard. Il silenzio rendeva tutto cos intimo e delicato che
non osavo neppure respirare. Delilah aveva la pelle liscia e
candida sopra la testa, quasi azzurra. Se la accarezz con aria
assente, gli occhi rivolti verso la finestra, dove le tende erano
aperte nonostante l'oscuramento. Mi avvicinai e posai le
dita callose sulla sua spalla nuda, sulle sue ossa da scricciolo.
Il ragazzo non sta bene, Sid mormor. Dobbiamo
portarlo via di qui aggiunse e si stacc di dosso le mie dita,
una dopo l'altra.
Non farlo disse. E finita ormai.
Arrossii. Oh, Lilah, non volevo... Voglio dire, lo so...
Mi sentivo cos stupido. Una parte di me non voleva arrendersi.
Una storia come la nostra non poteva finire cos.
La guardai e non c'era ombra di rancore in lei, solo un'immensa
tristezza. Fu allora che lo capii: il fuoco si era spento,
lasciandosi dietro solo una manciata di cenere fredda.
Eppure le cose si ammorbidirono un po' fra noi dopo
quel giorno, e torn un minimo di tenerezza. Avevamo una
paura fottuta di non riuscire a ottenere i visti ed era dura
rimanere chiusi tutti insieme in quell'appartamento. Stavamo
diventando sempre pi gracili e indolenti.
Finalmente, dopo settimane di silenzio, arrivarono novit
su Armstrong. Sapevo che Lilah era in pensiero per lui.
L'avevo capito proprio perch non ne parlava mai. E ogni
mattina la vedevo leggere le notizie con attenzione, anche
se i giornali ormai erano ridotti a un solo foglio, con quei
grandi spazi bianchi dove il testo era stato censurato. I tedeschi
non erano ancora arrivati in citt, ma la guerra s.
Quel giorno trovammo una lettera fra la posta. Era gualcita
come se fosse in giro da un pezzo. Scoprimmo cos che
Armstrong era salpato da Bordeaux il 4 di giugno, tornandosene
negli States con i ragazzi. Nella lettera chiedeva a
Lilah di raggiungerlo al pi presto e consigliava a noi tutti
di tagliare la corda. Diceva di non preoccuparci per i suoi
mobili... Figlio di puttana. Lilah si irrigid mentre ce la leggeva.
Tanto lui  al sicuro sibil Chip. Sput per terra e si
alz da tavola.
Hiero aveva la faccia delusa di chi si  appena svegliato
da un bel sogno. Ebbe una specie di sussulto, poi si volt e
chiuse gli occhi.
Addio disco. Quella storia finiva l. E io che pensavo di
sentirmi meglio, sollevato almeno, dopo una notizia del genere.
Ma le cose non sono mai come te le aspetti. Il ragazzo
mi faceva solo pena.
Ci sentimmo tutti abbandonati e la guerra andava di
male in peggio. Ogni giorno i lunghi boulevard a sud della
citt si riempivano di profughi che spingevano carri, carriole
e perfino passeggini, colmi di masserizie. Famiglie di
belgi e olandesi si trascinavano a piedi o in bicicletta e sembravano
tutti esausti, come se non fosse rimasto nulla dentro
di loro. Una mattina, agli Champs-Elyses, vidi una
donna in abito da sera accovacciata sul marciapiede: un
tassista suon il clacson, ma quella non si mosse. I passanti
non la guardavano neppure.
Gli autobus scomparvero da un giorno all'altro. Tutti
parlavano di paracadutisti, spie naziste, quinta colonna. La
facciata di Notre-Dame venne protetta con i sacchi di sabbia,
ma sul quai c'erano le bancarelle di libri usati, come
sempre.
Erano giorni strani. Camion della nettezza urbana con
sopra le mitragliatrici parcheggiati nelle piazze, travi d'acciaio
e blocchi di cemento agli Champs-Elyses e in Place
de la Concorde. Un giorno la Mantide tir via il telefono
dalla parete con un'alzata di spalle. Le autorit avevano
proibito a chiunque di telefonare.
E noi continuavamo ad aspettare.
Poi, in una bella mattinata di sole, Delilah irruppe
nell'appartamento scalza, con le scarpe in mano, trafelata.
Balzai in piedi.
Ci siamo! disse ansimando. I visti sono pronti!
Il tempo  una cosa davvero strana, la velocit con cui si
muove dipende interamente dalla velocit con cui ti muovi
tu. Insomma  volubile, fratello. E in quei giorni correvamo
tutti a una velocit spaventosa.
Quel pomeriggio Delilah mi port alle Tuileries, nel
parco inondato dalla luce dolce e nitida di fine giugno.
Sembrava proprio un'estate qualunque, un pomeriggio di
domenica come tanti, con le api che vagavano ubriache di
fiore in fiore, gli alberi gonfi di foglie verdi. Delilah camminava
senza fretta, con un'aria spensierata che non vedevo
da tempo sul suo viso. Indossava un abito leggero, di cotone,
che schioccava come una bandiera sbattuta dal vento.
Per Dio, pensavo, se anche fosse l'ultimo giorno della mia
vita, mi andrebbe bene.
L'erba era arruffata alle Tuileries, segno che nessuno tosava
le aiuole da settimane. Un gendarme vagava impaurito
per il parco, con il moschetto a tracolla e l'elmetto in mano.
E a un tratto capii perch tutto mi sembrava cos strano.
Dove sono i bambini? dissi. Non ce n' in giro neanche
uno.
Delilah mi guard con stupore. Non li leggi i giornali?
Sono sfollati. Li hanno portati in campagna.
L'atmosfera era surreale. Un tizio leggeva uno di quei
giornali striminziti accanto al chiosco dei gelati. Si vedeva
da lontano che era storpio e aveva le mani rosse e gonfie
come se lavorasse in una fabbrica di sapone.
Che aspetto ha la persona che dobbiamo vedere? domandai.
Delilah non rispose. Poi si volt e indic una ragazza
seduta su una panchina. Quella  Simone disse. La conosci?
Non credo sia il momento pi adatto per allargare le
mie conoscenze.
Simone portava gli occhiali e un vestito di tweed. Aveva
i capelli castani con un taglio a caschetto, piuttosto irregolari,
come se se li fosse tagliati da sola. Sembrava una maestrina.
Rimase impassibile anche quando ci vide. Aveva in
una mano una rivista arrotolata e con l'altra tirava fuori il
mangime da un sacchetto gettandolo ai piccioni.
Ha un aspetto davvero amichevole dissi. Proprio
un'allegrona. Dove l'hai conosciuta?
I piccioni si sparpagliarono tubando al nostro arrivo, poi
ripresero a beccare il mangime. Delilah si sedette accanto
alla ragazza e le disse qualcosa in francese.
Parla in inglese le disse la maestrina. Aveva una gran
bella voce.
Scusami fece Lilah arrossendo. Me nero scordata.
La maestrina si strinse nelle spalle. Viaggerai con il passaporto
americano. Ma tieni pronto quello canadese, potresti
averne bisogno.
La guardai sgranando gli occhi: era lei il contatto.
Tu sei Sidney Griffiths? mi domand Simone.
Di certo non sono Chip Jones.
Mi rivolse un'occhiata indispettita. Aveva le lenti spesse
come fondi di bottiglia ed era decisamente strabica. Distolsi
lo sguardo per l'imbarazzo. Simone porse la rivista a
Delilah. Era una vecchia copia di Life. Controlla che sia
tutto giusto. La mia gente lavora bene di solito, ma pu
sempre scapparci un errore.
I piccioni si affollavano nell'erba incolta beccando avidamente.
Delilah apr la rivista. Dentro c'erano i nostri documenti.
Li fiss come se non credesse ai suoi occhi. Inizi
a sfogliarli con dita tremanti. Delilah Natasha Fummerton
Brown. Charles Chippewah Jones. Sidney Roscoe Griffiths. I
nomi erano battuti a macchina, in rosso, come usava in
Francia. Tre passaporti con i visti e tutto il resto. Ges
mormor Delilah.
Manca Falk disse Simone con voce inespressiva.
La guardai. Sentimmo delle voci che venivano dal vialetto
e poco dopo due ragazze in bicicletta ci passarono davanti
senza curarsi di noi.
E il passaporto di Hiero? domandai.
Simone sospir. La cosa  un po' complicata per lui.
Quanto complicata?
La maestrina allung il braccio e chiuse la rivista che
Delilah teneva ancora fra le mani. Mettili via disse. Parecchio.
Dobbiamo fargli la carta di identit, oltre al passaporto,
e sta diventando sempre pi difficile. Ma ci stiamo
lavorando.  solo questione di tempo.
Dovete farcela dissi.
Ce la faremo. Simone si volt verso di me e io non sapevo
da che parte guardare. Tenetelo nascosto finch non
vi avremo consegnato le sue carte. Vedo che sei nervoso e
non dovresti esserlo. Quando saranno pronte verremo noi
a portarvele.
Immagino che dobbiamo fidarci di voi ancora un po'
dissi con la mia solita asprezza.
S.
E ci fidiamo infatti si affrett ad aggiungere Delilah.
Siamo solo un po' nervosi, Simone.
Aspettate almeno cinque minuti prima di muovervi
disse la maestrina. E uscite da quella parte. Si alz, lisciandosi
la gonna, e rivolse la faccia verso il sole. Buona
giornata aggiunse e si avvi tranquillamente dalla parte
opposta, senza guardarci.
Delilah si sporse verso di me e mi strinse il braccio.
Ci siamo sussurr. Dimmi che non sto sognando, Sid.
Avevo una strana sensazione guardando il giardino. Una
tristezza indicibile. Le ragazze a passeggio nei loro vestitini
estivi, i capelli dorati dal sole. Gli uomini anziani in maniche
di camicia seduti sulle sedie di ferro battuto. Tutto sembrava
rallentato e malinconico, nell'atmosfera languida del
pomeriggio. L'amarezza mi avvolse come un'ombra o un ricordo
sfocato. Maledizione, pensavo, tutto questo  destinato
alla rovina!
Tornati nella nostra via, trovammo Chip appoggiato al
portone, come se fosse sceso a prendere una boccata d'aria.
Che stai facendo, fratello? gli dissi.
Si raddrizz, spolverandosi i calzoni, e venne verso di
noi. Com' andata?
Mi diedi una pacca sulla tasca della giacca. Siamo a cavallo,
negro!
Bene!
Per mancano quelli di Hiero disse Delilah in tono dimesso.
Alz gli occhi verso l'appartamento e, seguendo il
suo sguardo, scorsi una sagoma scura dietro la finestra. Il
ragazzo ci stava fissando. Rabbrividii, non mi ero accorto
della sua presenza.
Perch  l? domand Delilah.
Hanno rubato la Horch di Ernst annunci Chip.
Non potevo crederci. Mi voltai a guardare la via deserta.
Ma che se ne fanno se non c' pi la benzina? Vogliono
spingerla fino a Bordeaux?
Delilah si incup. Dobbiamo andarcene di qui disse.
Sul serio, presto Parigi diventer terra di nessuno.
Dillo al ragazzo fece Chip.  lui a trattenerci qui.
Non  mica colpa sua.
Per  cos.
Delilah lo fulmin con lo sguardo e s'infil nel portone.
Guardai in alto, ma il ragazzo era sparito. Mi riparai gli occhi
e scrutai la strada da una parte e dall'altra. Non c'era
anima viva. I palazzi incombevano grigi e silenziosi sopra
di noi.
Ti capita di avere la sensazione che gli altri sappiano
qualcosa che tu non sai? dissi.
A volte fece Chip.
Si vedeva una colonna di fumo alzarsi verso sud.
La citt brucia disse Chip.
La mattina dopo Chip si mise in testa di denunciare il
furto della Horch e non ci fu modo di dissuaderlo. Andammo
insieme in questura, ma appena varcammo il portone,
i nostri passi che echeggiavano sul pavimento di
marmo, capii che c'era qualcosa di strano. L'atrio era silenzioso
come un sepolcro e il lampadario illuminava cupamente
il banco di mogano della reception. Oltrepassammo
il grosso ascensore e salimmo a piedi fino al terzo piano. I
documenti erano accatastati nei corridoi e s'intravedevano
gli armadi aperti dentro gli uffici, ma non c'era uno straccio
d'impiegato.
C' qualcuno? chiamai.
Cazzo, fratello, qui sta succedendo qualcosa brontol
Chip.
Ormai  gi successo dissi deglutendo. Ci inoltrammo
nella penombra, passando davanti a uffici deserti e completamente
devastati. Alla fine trovammo un funzionario
in una specie di sala riunioni. In piedi accanto al tavolo ingombro
di documenti, reggeva una cartellina con estrema
delicatezza, come se fosse di seta. Chip si ferm davanti alla
porta e buss due volte.
Vogliamo denunciare il furto di un'automobile disse.
Il tizio si accigli e indic con la matita l'orologio sulla
parete. L'ufficio apre fra dieci minuti annunci bruscamente
in inglese. Potete attendere l aggiunse, indicando
una fila di sedie.
Cristo santo borbott Chip. Il mondo sta andando a
rotoli e questo pensa al suo fottutissimo orario!
L'impiegato si volt verso di lui e lo guard a lungo con
aria incuriosita. Siete americani, vero? Che aspetta il vostro
paese a mandare l'aviazione?
Tutto si stava sbriciolando e quell'uomo non trovava di
meglio da fare che prendersela con due poveri yankee. Afferrai
Chip per la manica e lo trascinai fuori.
Quando tornammo a casa non ci trovammo nessuno.
Feci il giro delle stanze gridando, ma non ottenni risposta.
C'era un biglietto di Delilah sulla credenza, insieme ai nostri
documenti. I tedeschi sono alle porte. Il governo  scappato
nella notte. Andiamo alla Gare dAusterlitz. Venite subito
l anche voi.
La ragazza se n' andata dissi.
Ma ci ha lasciato i passaporti. Non ti dice niente? fece
Chip.
Cosa dovrebbe dirmi?
Chip mi guard come se fossi stupido. Che vuole che
ce la battiamo, con o senza di lei.
Il ragazzo, per, non ha i documenti.
Lo so fece Chip, scuro in volto.
Il vocio si sentiva da lontano, ma quello che trovammo
di fronte alla Gare d'Austerlitz ci lasci comunque sgomenti.
Un'orda di persone terrorizzate che si accalcavano e
sgomitavano e si calpestavano a vicenda, trascinando bauli,
valigie, casse. Donne che svenivano, bambini che piangevano.
E questa marea umana andava a infrangersi contro i
cancelli della stazione. Il tanfo che si levava dalla folla toglieva
il fiato e non cessavano un istante le grida, gli urli, gli
strilli dei bambini innervositi dalla calura. Alzando gli occhi,
vidi lunghi pennacchi di fumo che salivano a intorbidire
le nuvole, come se perfino l'aria fosse avvelenata. Una
luce giallastra ricopriva ogni cosa.
Maledizione mormorai, in preda allo sconforto.
Chip mi diede un pizzicotto. Che c', fratello? Non sei
mai stato a una partita degli Orioles?  solo folla.
Una folla con i denti! Non riusciremo mai a trovare Delilah.
Oh, la gente si trova quando si cerca! Vieni!
Si tuff nella calca e iniziammo subito a essere spinti e
sballottati di qua e di l. Chip mi trascinava, tenendomi
per il davanti della camicia, i bottoni che saltavano uno
dopo l'altro. Eravamo sommersi da fetide ondate di calore,
ma respiravo a fondo in cerca del poco ossigeno rimasto in
quel tanfo. Il sudore mi colava sulle tempie e Chip continuava
a tirare.
A un tratto un vecchio mi url nelle orecchie. Senegal!
Senegal! Si aggrapp al collo di Chip e gli grid qualcosa
in francese. Chip si tolse la mano del vecchio di dosso e gli
moll un cazzotto che lo fece piegare in due.
Fuori dalle palle! gli url. Fuori dalle palle, bastardo
maledetto!
Intanto la ressa ci aveva gi spinto pi in l. Ma vidi che
Chip aveva il colletto lacerato e sporco di sangue.
Stai bene? gli gridai.
Cosa?
Stai bene?
Si strinse nelle spalle. Non mi sentiva.
Non c'era traccia di Lilah e Hiero, n avremmo potuto
vederli fra quelle migliaia di disperati. E la grande cancellata
di ferro era ancora lontana. Alla fine ci fermammo: neppure
sgomitando furiosamente si riusciva a fare un passo. Rimanemmo
in balia della ressa e della calura, bagnati fradici di
sudore, senza guardarci. Ero l che sbattevo gli occhi irritati
dal sudore, quando mi sentii toccare la spalla.
Per un attimo mi illusi che fosse Delilah, ma non era lei.
Una giovane donna che teneva un bimbo alto sopra la testa.
Mi grid qualcosa in francese.
Parla l'inglese? urlai.
Le bb esclam. Passez-lui auxportes?
Cosa?
Un tizio alto con la camicia azzurra ci stava osservando.
Mi disse qualcosa in francese.
Le bb! ripet la donna. Ils les laissent passer  la salle
d'attente! C'est trop dangereux pour eux ici! Non mi diede
il tempo di capire: mi mise quel corpicino umidiccio fra le
mani, facendomi segno di passarlo avanti. Il bimbo aveva
gi iniziato a strillare e mi affrettai a obbedire.
Cazzo grid Chip un minuto dopo. Dobbiamo uscire
di qui!
Ricominci a trascinarmi in senso inverso, facendosi
largo fra i corpi sudati. A un certo punto inciampai in qualcosa
di morbido. Chinai lo sguardo e mi si accappon la
pelle: c'era una donna sdraiata per terra che cercava di
ripararsi il viso con le mani sporche di fango. Feci per aiutarla,
ma qualcun altro la tir su e fummo spinti oltre dalla calca.
Una marea di facce accaldate, donne con lo scialle e grossi
fagotti tra le mani rugose, uomini con le valigie strette al
petto. L'afa era insopportabile e a ogni passo venivo assalito
da nuovi odori: cipolle, melanzane e quello acre del cuoio
grezzo. E soprattutto il lezzo pungente del piscio.
Appena ne venimmo fuori, mi infilai in un portone e
vomitai l'anima per il disgusto e il terrore.
Muoviamoci, fratello disse Chip ansimando. Dobbiamo
trovare il modo di battercela prima che arrivino i tedeschi.
Il silenzio fuori dalla stazione aveva qualcosa d'irreale.
Non c'era anima viva per le strade. Ci incamminammo
verso Boulevard Saint-Michel, che nelle settimane passate
era sempre stato gremito di profughi. Sapevamo che portava
a sud e tanto ci bastava. Anche questa volta sentimmo
la folla prima di vederla. Il ruggito di migliaia di parigini
in fuga dalla citt. Una densa fiumana di persone e masserizie,
carriole e biciclette cariche di bagagli. Le automobili
procedevano a passo d'uomo intasando le strade, con i materassi
legati sul tetto per fermare i proiettili degli Stukas.
Non si sentivano spari per il momento, solo il mugghiare
della folla che si riversava da ogni parte, scansando le
automobili rimaste a secco e i camion con i pneumatici forati,
fra l'odore di gomma bruciata. C'erano macchine con
gli sportelli aperti, i sedili di dietro pieni di orologi da cucina,
mestoli, barattoli di aringhe. Un carro ribaltato con
l'asse spezzato a met. Un cavallo morto che puzzava gi,
nella calura. C'era un muto terrore sulle facce della gente,
una disperazione cieca le accompagnava, mentre arrancavano
lungo il boulevard.
Chip e io andammo a sbattere contro quel muro
umano. Non avevamo n cibo n acqua con noi, e mi apparve
subito chiaro che era una follia. Il sangue mi pulsava
nelle tempie e Chip aveva una smorfia dipinta sul
viso. Fui travolto da un penoso senso di impotenza. Una
vecchia ci pass accanto, la schiena curva come un gancio,
spingendo il marito sciancato su un carretto. Mi voltai
dall'altra parte.
All'improvviso Chip mi prese per il braccio, indicando
il ciglio della strada. Un vecchio mi urt con la sua maledetta
carriola e prosegu senza fermarsi.
Quello non  il ragazzo? grid Chip.
Dove?
Laggi, sotto quel cazzo di albero.
Guardai bene, poi gridai: No! Non  lui. Andiamocene.
Ma Chip si stava gi facendo largo fra la fiumana dei
fuggitivi.
Chip! lo chiamai. Maledizione, Chip!
Non si volt neppure.
Non mi rest che seguirlo, imprecando a denti stretti.
Cazzo, Chip aveva ragione! Il ragazzo era seduto sull'erba,
con la testa ciondoloni e le ginocchia strette fra le
braccia. Accovacciata di fronte a lui, Delilah dava le spalle
alla folla. Hiero spariva quasi nei vestiti, come se fosse rimpicciolito.
Sembrava che li avesse rubati dal bucato steso in
un cortile. C'erano altre persone buttate sotto l'albero, famiglie,
uomini dall'aria prostrata. La luce giallastra illuminava
gli zigomi di Delilah, rendendo la sua faccia pi spigolosa
che mai.
Ciao, ragazza la salut Chip. Vi godete il panorama?
Avete letto il biglietto fece lei stancamente.
Sid, qui,  stato felicissimo di trovarlo disse con aria
maliziosa.
Distolsi lo sguardo. Faceva un caldo insopportabile.
Anche voi avete lasciato perdere la stazione dissi, una
constatazione pi che una domanda.
Delilah accarezz il collo morbido di Hiero.
Il ragazzo non si sente bene? fece Chip, sedendosi sui
talloni.
Hiero sollev la testa e solo allora vedemmo il sangue.
Qualcuno gli aveva spaccato il naso e il labbro.
Figli di puttana ringhi Chip. Fammi vedere.
L'ho gi pulito io, come meglio ho potuto disse Delilah.
Il ragazzo lasci ricadere la testa. Sembrava ubriaco.
Che  successo? domand Chip, aggrottando la fronte.
L'hanno preso per un soldato senegalese. Pensavano che
volesse disertare.
Mi voltai verso la folla spaventata, che continuava a sfilare
nel boulevard carica di suppellettili. Arriver uno Stuka
e non vi dar scampo. Vi falcer come l'erba. Come un pettine
che spazza via le pulci, pensai.
Quante speranze gli dai? mi chiese Chip, guardando
i profughi.
La fiumana s'addens per qualche istante, rallentata da
un carro rovesciato, poi riprese a scorrere stancamente. Le
grida, i pianti dei bambini, le cose assurde che la gente portava
con s. E su tutto quella luce gialla e maligna.
Nessuna risposi.
Chip annu. Non verranno neanche a seppellirci dopo
che gli Stukas ci avranno maciullato.
Ti preoccupi di questo? Di essere seppellito?
Sorrise con aria spavalda. Niente mi preoccupa, amico.
Hiero e io torniamo a casa annunci Delilah.
Ci voltammo a guardarla mentre cingeva le spalle del ragazzo,
che si era messo a tossire.
 una pazzia fece Chip. I tedeschi vi ammazzeranno.
Delilah guard Hiero.  stata una pazzia venire qui.
Non bisogna mai farsi prendere dal panico. Se perdi la testa
finisci sempre per metterti nei guai. Quando arriveranno
gli aeroplani tedeschi... sar una strage.
Dannazione, era come se mi avesse letto nel pensiero!
Chip scroll la testa, ma sapevo che era d'accordo: non si
scappa da una guerra,  pi veloce di qualunque uomo.
E cos tornammo verso Parigi. Camminavamo sul bordo
della strada, risalendo la corrente dei profughi che neppure
ci vedevano. Camminavamo in silenzio, sotto quel cielo
opaco, lungo strade deserte, davanti a porte sprangate, e finalmente
giungemmo a Montmartre, con i palazzi bui e disabitati.
Passando davanti alla bottega della Mantide, gettai
un'occhiata alle nostre immagini riflesse nella vetrina. Sembravamo
scivolare sul marciapiede pi che camminare, i
volti evanescenti, come fantasmi.
Il giorno dopo il sole non volle saperne di sorgere.
Le tenebre indugiavano sulla citt vuota, il cielo dell'alba
nero come il carbone. Un velo di cenere copriva le strade,
i lampioni, le finestre sbarrate. Uscimmo tutti insieme in
quell'oscurit innaturale, ascoltando il brontolio lontano
dell'artiglieria pesante. Di tanto in tanto qualche colpo pi
forte faceva tintinnare i vetri.
I nostri passi risuonavano nelle piazze abbandonate. Assi
di legno inchiodate sulle vetrine. Finestre buie. Anche i piccioni
erano spariti.
Chip si pass la mano sul viso e la guard. Maledizione
borbott. Era nera.
Cos'? disse Delilah. Carbone? Stanno bruciando i
depositi?
I francesi hanno rinunciato a difendersi dissi. Pensano
solo a scappare. Finch possono.
Chip grugn.
Il ragazzo non aveva pi aperto bocca. Si trascinava dietro
di noi a testa bassa, la faccia velata dalle tenebre. Di
tanto in tanto si appoggiava al muro rabbrividendo e sputava
un catarro nerastro, come se il buio gli fosse penetrato
fin nel midollo.
Ci spingemmo fino agli Champs-lyses, fra le travi
di ferro e i rotoli di filo spinato. Ci guardammo intorno
nell'aria fosca: non c'era un'anima e le insegne erano tutte
spente.
All'improvviso Delilah si ferm.
Che c', ragazza? disse Chip.
Devo incontrare una persona. Andate ad aspettarmi a
casa. Delilah guard il ragazzo. State attenti, mi raccomando.
Lui non disse nulla, si limit a ricambiare lo sguardo con
gli occhi pesti.
Vuoi che uno di noi rimanga con te? dissi.  pericoloso
qui.
La ragazza  tosta fece Chip. Se la caver, dico bene,
vecchia mia?
Me la caver disse Lilah e si incammin.
Non le chiedemmo neppure dove stava andando.
Per un po' procedemmo senza meta, vagando verso est,
lungo la Senna. A un certo punto ci ritrovammo nei pressi
di Boulevard Saint-Michel, mentre i profughi continuavano
a sciamare verso sud. La folla si era fatta silenziosa, si
sentiva solo lo sferragliare dei carri sulla strada. Un cavallo,
le costole sporgenti come denti di rastrello, sbuffava scalciando
nervosamente. Lo scalpiccio incessante ricordava il
fruscio delle onde, la voce del vento nell'erba.
Quella non era gente di Parigi, venivano da nord, dalle
regioni dove infuriavano gi i combattimenti. Le loro facce
sembravano tutte uguali, pallide, astiose, la maschera della
sconftta. Mi ficcai le mani in tasca, mormorando una bestemmia.
Alla fine riprendemmo la via di casa. Anche la Mantide
aveva inchiodato le assi di legno sulle vetrine e il locale era
illuminato soltanto dalle candele, ma era ancora aperto.
Appoggiai i gomiti sul bancone e ordinai. Tre cafs au
lait.
La donna mi guard con un'aria stranamente ostile, annuendo
con vigore. I capelli grigi le ricadevano scarmigliati
sulle tempie. Prese a grattarsi una brutta irritazione
sul dorso della mano, scrutandomi come se non mi avesse
mai visto.
Che c'? dissi.
Si schiar la voce. Prima i soldi.
State scherzando? Ci conoscete, signora, siamo vecchi
clienti.
I tempi sono cambiati.
Imprecai e iniziai a frugarmi nelle tasche. Ci eravamo divisi
equamente il denaro di Ernst, ma non l'avevamo speso
altrettanto equamente: Chip aveva scialacquato il suo,
mentre il resto di noi contava ogni centesimo. Dopo qualche
minuto tirai fuori una manciata di banconote sgualcite
e le sbattei sul bancone.
Il doppio fece la barista.
Volete fottermi?
La donna resse il mio sguardo senza battere ciglio. Mi
accorsi solo allora che uno dei suoi occhi sporgenti era di
vetro. Ecco perch aveva un aspetto tanto sinistro. Aggiunsi
altre banconote e mi avviai, imbestialito, verso il tavolino.
Non avete idea di quanto mi sono costati questi caff
dissi.
Il doppio del solito fece Chip. E pagamento anticipato.
Lo guardai allibito.
Chip alz le braccia. Non guardarmi cos.  per questo
che non sono andato a ordinare. Poi aggiunse con un sorrisetto
sprezzante: Ma non prendertela, fratello, quando
arriveranno i Crucchi i franchi non varranno pi un cazzo.
La poca luce che filtrava tra le assi di legno era sempre
pi flebile e grigia. Forse  passata dissi. Non  mica l'Apocalisse,
dopotutto.
All'improvviso il ragazzo si sporse in avanti facendo
quasi rovesciare la sedia. 'Fanculo tutto disse. Facciamolo!
Chip ridacchi. Non sei il mio tipo, ragazzo. Magari
Sid...
In quel momento la Mantide arriv con i caff e li pos
sgarbatamente sul tavolino. Il ragazzo si zitt e chin il
capo. Ma appena si fu allontanata torn a guardarci. Gli
brillavano gli occhi.
Facciamolo ripete. Incidiamo quel disco.
Quale disco? domandai, prendendo la tazza.
Il ragazzo si volt verso Chip, come per invitarlo a rispondere.
Il nostro Horst Wessel fece il vecchio Jones. Il nostro
inno. E questo che ha in mente il ragazzo, dico bene?
Hiero si volt verso di me con un sorriso radioso. Deglutii
nervosamente. Non era il caso di mettersi a discutere
in tedesco in un locale pubblico.
Dobbiamo farlo mormor Hiero. Ricordate quello
che ha detto Armstrong? Fra un paio di giorni saremo tutti
morti, comunque.
E la seconda tromba? disse Chip.
Coleman risposi senza neppure pensarci. Era ovvio.
Billy non ci dir di no. Se  ancora in citt.
Non abbiamo una sala d'incisione aggiunse Chip.
Bevve un sorso di caff e capii dallo sguardo che gli ingranaggi
stavano girando a mille nel suo cervello. Ma Delilah
pu trovarcene una. Che ne dici, ragazzo? Non  che sarai
troppo malato per soffiare?
Il ragazzo lo guard male.
E a un tratto fui percorso da un brivido di eccitazione,
un inebriante senso di euforia. Era una cosa che non mi
succedeva da una vita. Okay, ragazzi dissi, imitando la
voce rauca di Armstrong. Qui si fa la storia della musica.
Chip storse la bocca. Piantala, sembri un cretino.
La luce del sole colorava le strade. Delilah camminava
nell'ombra, rasente l'edificio di fronte, poi attravers e
venne verso il portone a passo lento, come se avesse cattive
notizie da darci. Ma quando entr e il ragazzo la guard
impaziente, tir fuori un mazzo di chiavi arrugginite e lo
pos sulla credenza.
Lo studio non  lontano annunci. Ma  vecchio, e
un po' rudimentale.
Hiero rabbrivid di gioia sotto le coperte.
Andr benissimo dissi. Basta che funzioni. Hai parlato
con Coleman?
Billy  dei nostri fece Lilah.
Aveva appiccicato una bandiera americana sulla finestra,
sopra la tenda nera dell'oscuramento, nella speranza
che servisse a tenere lontani i Crucchi. I caseggiati in tutta
Parigi si erano svuotati e le stazioni traboccavano di gente,
sebbene non vi fossero pi treni. I tonfi sordi dell'artiglieria
facevano tremare il palazzo giorno e notte, ed erano sempre
pi vicini. Rimanevamo svegli nottate intere tra il frastuono
della guerra e il piagnucolio di Hiero. E il borbottio
dei nostri stomaci. Che fame avevamo! Tiravamo avanti
con i brodini di cipolla dei bistrot e qualche carota avvizzita
presa al mercato. Un giorno gli uffici postali chiusero
definitivamente. Poi saltarono le linee telefoniche e rimanemmo
isolati dal resto del mondo.
Ci ammazzeranno e nessuno lo sapr mai disse Chip.
Spariremo nel nulla.
Inizieremo a incidere stanotte disse il ragazzo, con una
specie di rantolo.
Delilah scoppi a ridere. Toglitelo dalla testa. Stanotte
 meglio se ti riposi. Vediamo come ti senti domani.
Hiero si irrigid. Dobbiamo farlo stanotte, maledizione
ripet con un filo di voce. Non c' tempo da perdere.
Non puoi uscire in questo stato e i tedeschi spareranno
a tutto quello che si muove, lo capisci questo?
Il ragazzo ebbe un sussulto.
Chip and alla finestra e si mise a guardare fuori con
aria pensierosa.
Sta' a sentire, fratello dissi in tono pacato. Avevo
preso il contrabbasso e stavo controllando che fosse tutto
a posto. Lo faremo il disco, ti giuro che lo faremo. Anche
sotto le dannate bombe, se  necessario. Ma prima
devi riprenderti, non puoi suonare se fai fatica perfino a
respirare.
Eravamo terrorizzati. Ma il giorno dopo sentimmo la
notizia alla radio e la vedemmo scritta sui manifesti in tutta
la citt: Parigi si era arresa senza combattere.
Ora resistere ai nazisti era contro la legge.
Half Blood Blues. Voleva chiamarlo cos, il nostro inno.
Non era un vero blues, per la verit, il giro di accordi non
era quello tradizionale, ma al ragazzo non importava. Il
blues non  mai stato negli accordi disse una sera, tossendo.
Nulla  quel che sembra di questi tempi, pensai.
La sera dopo il ragazzo sbatt la porta, diede due giri alla
serratura e lo seguimmo in strada. Una pioggerellina sottile
bagnava il selciato e le piazze abbandonate. Hiero camminava
a testa bassa, le spalle incurvate, la custodia con la
tromba di Armstrong sotto il braccio. Le detonazioni ora
venivano da nord, era l'artiglieria dei Crucchi. I lampioni
non si erano accesi e ci trascinavamo nella penombra inzuppati
d'angoscia.
Dove stiamo andando, ragazzo? dissi alla fine.
Hiero toss e si volt, sbattendo gli occhi nella pioggia
fuligginosa. Aveva lo sguardo febbricitante. A lavorare
disse.
Chip sput per terra. A suonare, no?
Allora, sbrighiamoci dissi. Perch quest'affare pesa.
Era il crepuscolo. Parigi citt aperta dicevano i manifesti
incollati qua e l. Quelli appesi ai lampioni si stavano
lentamente disfacendo nella pioggia.
Avevamo appena svoltato un angolo e ci bloccammo
nell'ombra vedendo un tizio appoggiato a una porta sull'altro
lato del vicolo. Chip lo scrut con aria inquieta finch
quello non si fece avanti sotto la pioggerella. Era Bill
Coleman.
Per Dio, pensavo che fosse una pistola mormor Chip,
indicando la tromba che l'amico stringeva contro la coscia.
Lo so io cosa pensavi che fosse! fece Coleman ridendo.
Come ve la passate, ragazzi?
Lo salutammo tutti, decisamente sollevati, mentre Hiero
tirava fuori quel vecchio mazzo di chiavi, provandole una
dopo l'altra. Guardavo le finestre oscurate della casa di
fronte e pensavo: ci mette troppo, non va bene. Ma poi il
ragazzo apr la porta. La scarsa luce del crepuscolo lasciava
vedere solo l'inizio di un angusto corridoio con le pareti di
mattoni. L'aria sapeva di cacca di topo e sapone scadente.
Gettai un'occhiata severa al ragazzo. Lui si strinse nelle
spalle.
Entra disse. Che aspetti?
La porta si chiuse scricchiolando alle nostre spalle.
Chip tast la parete in cerca di un interruttore. Per la
miseria, ragazzo. Non c' la luce!
Ci credo, manca la corrente fece Coleman.
Chip inizi a bestemmiare di santa ragione e io scoppiai
a ridere. Poi si sent una specie di tonfo e Chip imprec di
nuovo. Chi ha messo una maledetta sedia in mezzo a questa
maledettissima stanza?
Mi asciugai la faccia con entrambe le mani. Come facciamo
a incidere un disco senza la corrente?
Questa guerra fottuta disse Coleman. E ora che si fa?
Il rumore di un fiammifero e la luce illumin la mano
ossuta di Hiero, le sue orbite scavate. Si suona.
Ma non possiamo incidere!
Il ragazzo si allontan, scuro in volto.
Prima o poi la corrente torner, Sid fece Coleman.
Non ti preoccupare.
Qualcuno trov una candela e la pos sulla sedia, al centro
dello studio. Era una stanza piccola con il soffitto assurdamente
alto. Le pareti insonorizzate erano bucherellate,
come se ci fosse stata una sparatoria. Le assi del pavimento,
dipinte di bianco, gemevano sotto i nostri passi.
Pensa a come staranno bene questi scricchioli nel disco
disse Chip con stizza.
Hiero ci fissava nella penombra e metteva quasi paura.
Tirai su il contrabbasso. Cominciamo? dissi.
Ero parecchio nervoso. Non avevo pi toccato lo strumento
da quella maledetta mattina con Armstrong, in
un'altra vita. Sfiorai le corde lisce nella luce tremolante
della candela pensando, amaramente, che forse avevo sempre
mentito a me stesso. Ma che importa? Che importa se
sbaglio? Ormai non ho pi niente da dimostrare.
C'era una batteria nell'angolo. Coleman soffiava sulle
valvole. Guardai il ragazzo e lui guard me, e Chip diede il
tempo con le bacchette. Fu cos che iniziammo, senza dirci
una parola. Eravamo saliti a bordo della musica e viaggiavamo
tutti nella stessa direzione.
Funzionava. Io filavo a meraviglia con Chip, e Coleman
ci seguiva con il grido della sua tromba, un suono ricco,
sicuro, eppure angosciato. Brillante e grave, allo stesso
tempo.
A un tratto Chip mi rivolse un'occhiata.
Sembrava che il ragazzo non ci stesse neanche ascoltando.
Reggeva la tromba con indolenza, esalando una specie di lamento,
flebile e strampalato. Come se il panico intrappolato
nel suo cuore, il tumulto che aveva dentro, fosse sul punto
di traboccare, e lui facesse del suo meglio per trattenerlo.
Presi a suonare pi piano, quando si avvicin, temendo
di coprirlo, in quello stanzino. Ma anche lui attacc in sordina,
mescolando le sue note alle mie. Poi, all'improvviso,
esplose con una melodia nitidissima e scintillante. Mio
Dio! pensai.
Mi venne quasi da piangere. Era il suono di qualcosa che
germogliava, qualcosa di evanescente che trovava forma. Il
suono della metamorfosi: la rabbia di un adolescente temperata
dal cuore di un adulto. La musica di un ragazzo che
si faceva uomo. E sembrava aver preso su di s una porzione
dell'immensa tristezza di Armstrong.
Perfino il mio tocco sembrava pi solare. Il calore che
emanava dal suo timbro aveva qualcosa di prodigioso.
Ultraterreno. E a un tratto capii quel che il ragazzo significava
per me: suonando insieme a lui riuscivo a superare i miei
limiti. Da solo non ero nulla. Scandivo il tempo, niente di
pi. Ma il ragazzo mi spingeva al di l di questo, mi buttava
in prima linea: era come se fosse lui a dare il ritmo a
me, e non viceversa!
E forse stavo finalmente iniziando a perdonarmi. Per la
mia incapacit. Forse era il canto del perdono quello intonato
dal mio vecchio contrabbasso. E quella notte, mentre
suonavamo al lume di candela in una misera stanzetta, la
guerra smise di infuriare dentro di me.
Sapevo con assoluta certezza che non avrei mai fatto
niente di pi grande in vita mia. Era quello che aspettavo,
da sempre.
Eravamo liberi, fratello, per quella notte almeno, liberi
e ubriachi di libert.
L'indomani fummo svegliati da un brontolio sordo che
saliva dal pavimento e faceva tremare i vetri. L per l pensai
che fosse un sogno, il jazz sontuoso della notte prima che
tornava a visitarmi. Ma quando mi svegliai del tutto, mi si
ghiacci il sangue nelle vene. Andai alla finestra e mi affacciai
nella luce fioca del mattino. Le strade erano vuote, ma
il brontolio si udiva distintamente, echeggiava fra piazze e
caseggiati. Stivali. Migliaia di stivali in marcia.
Che cazzo fece Chip, sbadigliando. Non dirmi che lo
sento solo io...
Non lo senti solo tu. Mi schiarii la gola e sputai in
strada. Poi mi allontanai dalla finestra. Ci sono i tedeschi.
Era il 14 giugno.
Il ragazzo tremava forte sotto le coperte.
Come sta? domandai.
Ci ha dato dentro, ha dato l'anima, stanotte, e ora  a
pezzi disse Chip coprendogli le spalle, ma Hiero neppure
apr gli occhi. Dici che ce la far a continuare?
Avevo ancora le dita indolenzite. Mi sentivo strano,
sovreccitato. Allungai la mano verso l'interruttore e lo pigiai.
Era tornata la luce.
Che vuoi di pi, abbiamo anche la corrente! scherz
Chip.
Ringrazia i Crucchi dissi, e tesi il braccio. Heil!
Ma questa volta Chip non sorrise.
Dobbiamo andarcene di qui, Sid disse a voce bassa.
Non possiamo rimanere, lo sai anche tu.
Ma io ero ancora in preda all'euforia, dopo la meravigliosa
session della notte precedente. Noi siamo yankee,
fratello. Possiamo fregarcene. Questa guerra non ha niente
a che vedere con noi.
Quelli sparano anche agli stronzi, sai? fece Chip.
Rilassati, non  te che stanno cercando.
Infatti non mi riferivo a me scherz Chip, ma si vedeva
che non era tranquillo. Guard cupamente il cielo azzurro
al di l della finestra. Il fumo  sparito nella notte.
Una giornata ideale per le invasioni.
Delilah usc dalla sua stanza in vestaglia e si ferm sulla
soglia. Aveva la faccia livida. Sono arrivati disse. Tutto l.
Ci vestimmo, infilammo le nostre vecchie scarpe e
uscimmo, io, Delilah e Chip, lasciando che il ragazzo smaltisse
la stanchezza dormendo. Ovviamente avevamo preso
i documenti.
Che si mangia? disse Chip, appena uscimmo dal portone.
Guardai le finestre della casa di fronte: non c'era rimasto
nessuno.
Delilah non apr bocca.
Chip aggrott la fronte. Volete dire che non si mangia?
Saranno anche arrivati i Nazi, ma il mio stomaco non lo sa.
Perch non facciamo un salto dalla Mantide?
Ci avviammo dalla parte opposta, verso Place de la Concorde.
C'era poca gente in giro, qualche ambulante preparava
la sua bancarella per il mercato del venerd. Era come
camminare dentro un sogno. Pass una ragazza in bicicletta
e mi accorsi che stava piangendo. Chip imprec a
denti stretti.
A un tratto mi resi conto che in tutta la mattinata non
c'era stato un solo colpo di cannone. L'aria era immobile,
a parte il rimbombo degli stivali. Bistrot sbarrati con le tavole
di legno, farmacie chiuse, botteghe abbandonate, e sopra
di noi l'azzurro inutile del cielo.
La folla si stava radunando in Place de la Concorde. Vidi
un carro armato tedesco, lucido come se l'avessero appena
lavato, un soldato con l'elmetto e la divisa grigia in piedi
sulla torretta. Un'immagine cruda, abbellita dal sole di giugno.
Grosse mitragliatrici erano piazzate sui tetti degli edifici
e migliaia, migliaia di soldati tedeschi sfilavano impettiti.
Maledizione.
Ci facemmo largo fra la calca per vedere meglio. Continuavo
a deglutire, ma avevo la gola asciutta come il deserto.
I tedeschi avanzavano rumorosamente, pestando sul
selciato della piazza, le teste che giravano di scatto quando
passavano davanti ai superiori, rivolgendo loro quel saluto
obliquo. I fotografi al seguito delle truppe correvano qua
e l e si inginocchiavano cercando di cogliere la parata da
ogni angolatura. Un fiume incessante di uniformi grigie e
verdi, stivali scintillanti, l'eco dei loro passi pesanti contro il
colonnato. Perfino gli edifci sembravano mortificati.
Poi una vecchia strill alle nostre spalle: Senegalese, senegalese!
Chip si volt di scatto. Americano grid con rabbia
e tir fuori il passaporto. Stati Uniti della stramaledetta
America. Hai capito, befana?
Per Dio, fratello, smettila di fare baccano mormorai.
Delilah si limit a scuotere la testa.
Chip la guard con aria disgustata. Vorrei sapere che
aspettiamo a filarcela. I visti li abbiamo, no? Io non sono
mica invisibile, dannazione!
Delilah si accigli. Il visto di Hiero dovrebbe essere
pronto a giorni,  questione di poco, ormai.
S, buonanotte. Scommetto che il tuo contatto ha gi
tagliato la corda.
Delilah si morse il labbro e distolse lo sguardo.
Quei cazzo di nazisti continuavano a sfilare, ondate grigie
e verdi si abbattevano una dopo l'altra sulla piazza, i tacchi
che crepitavano come raffiche di mitra.
A furia di spintoni, un tizio era riuscito a mettersi in
prima fila accanto a noi e fissava le colonne in marcia. Disse
qualcosa che non capii, ma aveva l'aria stranamente sollevata
e si teneva la mano sul cuore.
Delilah lo guard con compassione. Poveretto,  convinto
che sia l'esercito inglese. Si volt verso di lui e gli
parl in francese, con un tono affettuoso.
Non farlo, Lilah sussurrai.
Troppo tardi. Il vecchio aveva spalancato la bocca e la
fissava attonito. Guard i tedeschi e poi di nuovo Delilah, e
infine le facce avvilite della gente che aveva intorno. A quel
punto gli usc un lamento strozzato e si allontan ma, fatti
pochi passi, si blocc e rimase impalato, lo sguardo perso
nel nulla.
Non potevamo fare altro che guardare, mentre le fottute
bandiere rosso sangue spuntavano ovunque: sull'Htel de
Ville, il Palais Bourbon, nell'intera Place de la Concorde.
Perfino la Tour Eiffel era ornata da quell'enorme ragno nero.
Non ne avete ancora abbastanza? dissi schifato.
Aspetta, fra un po' tirano le caramelle.
Deglutii e mi voltai dall'altra parte.
Una mano fredda mi prese per il polso. Sid fece Lilah.
 meglio non muoversi. Non devono vederci andar
via, capisci?
Non ho pi voglia di guardarli.
Chip mi rivolse un'occhiata severa. Vuoi farti sparare
addosso, fratello?
Mi liberai della stretta di Delilah. 'Fanculo. Spareranno
anche a quelli che vanno al cesso? Io porto via le palle. Ci
vediamo a casa.
Era finita. Era tutto finito. Girai sui tacchi e mi infilai
fra la folla. La gente non si muoveva. Sembravano manichini
di cera.
Quando salii nell'appartamento, Hiero dormiva ancora.
Era sdraiato sul vecchio divano nella penombra della
stanza, la fronte imperlata di sudore. Brontol qualcosa nel
sonno e si rannicchi in posizione fetale, facendo scricchiolare
il sof. Presi l'unguento e mi inginocchiai accanto a lui,
spalmandoglielo sul torace.
Tranquillo, sono io dissi. Come ti senti?
Per tutta risposta toss, un brutto colpo di tosse, senza
neppure aprire gli occhi.
Gli misi un secondo cuscino sotto la testa, per farlo respirare
meglio, ma ero disperato.
E poi mi parve di sentir bussare alla porta.
Rimasi immobile, tendendo le orecchie.
Bussarono di nuovo: non mi ero sbagliato.
Cristo! Il cuore inizi a martellarmi nel petto. Gettai
un'occhiata in strada, ma non c'erano soldati, carri armati
o che so io. Posai un dito sulle labbra screpolate del ragazzo.
Zitto mormorai. Non fiatare.
Mi alzai e andai verso l'ingresso. Camminavo in punta
di piedi, ma il parquet crepitava ugualmente come i fuochi
d'artificio.
Altri colpi, ravvicinati, impazienti.
Mi fermai accanto al portone di rovere e rimasi in ascolto.
Nulla. Non c'era lo spioncino. Per vedere fuori avrei dovuto
socchiudere il portone, lasciando la catenella agganciata. Ma
non me la sentivo, mi tremavano le mani. Fratello, mi dicevo,
se fossero i tedeschi urlerebbero, o butterebbero gi la
porta, non si prenderebbero la briga di bussare.
Per non mi muovevo. Rimasi immobile per un'eternit.
Alla fine gridai, nella mia lingua: S? Chi ?
Niente. Nessuna risposta.
Inspirai a fondo, tolsi il chiavistello e aprii.
Il pianerottolo era deserto.
Uscii e mi sporsi dalla ringhiera, guardando il cortile
sottostante. Non c'era un'anima. Ma non avevo sentito nessuno
scendere le scale e questo mi rese ancora pi inquieto.
Sul pianerottolo era rimasto un odore di gomma bagnata
che si univa alla puzza delle cipolle bollite.
Fu allora che vidi l'angolo della busta marrone che spuntava
da sotto lo stuoino. La presi e rientrai in casa, non
prima di aver dato un'ultima occhiata alle scale.
Non ebbi bisogno di aprirla per capire cosa contenesse.
I documenti! Il nome Hieronymus Thomas Falk, scritto con
l'inchiostro rosso, spiccava sul visto di uscita dalla Francia
e su quello di entrata per la Svizzera.
Fui preso dall'euforia, e la speranza rinacque nel mio
cuore: un magico salvacondotto ci avrebbe consentito di
fuggire dall'inferno! Mi appoggiai alla credenza, tremando
per l'emozione. Avevo quasi le lacrime agli occhi.
Poi per ebbi un sussulto. Sfogliai le carte con attenzione,
aprii la busta e ci frugai dentro: niente passaporto
americano, nessun visto per Lisbona. Maledizione! Il ragazzo
poteva uscire dalla Francia ma non venire in America
con noi. La nostra vita insieme finiva l. Svegliandomi, non
mi sarei mai pi trovato di fronte la sua faccia impaurita e
beffarda allo stesso tempo. Merda!
E tanti saluti al nostro disco.
Mi voltai verso il soggiorno. Il ragazzo piagnucolava nel
sonno. Non ci pensai due volte: infilai i documenti nella
busta e andai in cucina, guardandomi intorno. Poi spostai
la ghiacciaia, ficcai la busta contro la parete e rimisi il mobile
al suo posto. Non ti preoccupare, Sid, pensavo, troverai
il modo di sistemare le cose. Ora l'importante  che il
ragazzo si rimetta in piedi. Ci bastano poche ore, il tempo
di incidere una versione come si deve...
Quando tornai in soggiorno, Hiero era sveglio. Mi
guard con aria smunta. Cos'era quel rumore? disse assonnato.
Ci sono i tedeschi?
No, mi  caduto un coltello. Hai sete?
Pensavo che i tedeschi fossero entrati in casa disse il ragazzo
e torn ad assopirsi.
Pochi minuti dopo la porta si spalanc e Delilah si precipit
verso di noi senza chiuderla. Dove sono? mi domand,
i tacchi che ticchettavano sul parquet. Dove sono,
Sid?
Mi hai quasi fatto venire un colpo dissi. E Chip? E
okay?
Si ferm a pochi passi da me, respirando affannosamente.
Cosa? No. S. E okay. Ero venuta per vedere se tu
eri okay. Dove sono i visti?
Non avevo in bocca un goccio di saliva. Quali visti?
I visti disse lei, annuendo.
La guardai con espressione vuota. I nostri, vuoi dire?
Non  il momento, Sid. Ges, i visti di Hiero. Voglio
controllarli. Venendo qui ho incontrato il ragazzo di Giles,
mi ha detto che li aveva appena portati. Sar stato non pi
di cinque minuti fa.
Mi strinsi nelle spalle con l'aria di chi cade dalle nuvole.
Hiero inizi a lamentarsi sul divano. Lei lo guard con
apprensione. Davvero non li ha portati?
Perch dovrei mentirti, ragazza? Il tuo amico ha detto
che li ha dati a me?
Delilah pareva confusa. Guard verso la porta aperta.
Ha detto che ha bussato e che li ha lasciati sotto lo... Un
attimo dopo era in ginocchio davanti allo zerbino. Lo sollev
e inizi a frugare sul pavimento come se quei fogli fossero
invisibili.
Alla fine mi guard arrabbiata.
Che c'? dissi. Perch te la prendi con me? Magari ha
sbagliato appartamento, avr bussato a un'altra porta.
Delilah si alz di scatto e sentii il rumore dei tacchi che
si allontanavano sul ballatoio. Capii che stava controllando
tutti gli stuoini, poi scese le scale di corsa e attravers il cortile.
Sid. Hiero mi chiam con un filo di voce. Sid?
Sono qui, ragazzo dissi. Come ti senti? Lilah  un po'
fuori di testa, non ti preoccupare per lei.
Ti prego disse Hiero. Non lasciare che mi prendano.
Ma certo mormorai. Nessuno ti toccher, stai tranquillo.
La porta di casa sbatt alle mie spalle e mi voltai. Delilah
era tornata e stava prendendo fiato. Ci guard entrambi
con aria spiritata.
Che sta succedendo, Sid? disse. Si schiar la voce e
venne verso di noi appoggiandosi allo stipite della porta.
Dimmi la verit, che fine hanno fatto i documenti di
Hiero?
Te l'ho gi detto, io non li ho visti.
E non hai sentito bussare alla porta?
Mi fnsi spazientito.
Allora perch non sei venuto con me a guardare sotto
gli altri zerbini?
Non potei fare a meno di arrossire. E se quel ragazzo
fosse un bugiardo? Come fai a sapere che non ti ha mentito?
Lo conosci bene?
E il nipote di uno dei miei contatti fece Delilah
asciutta. E non  un bugiardo. Cosa stai combinando,
Sid?
Cazzo, Lilah! ribattei allargando le braccia. Li avranno
rubati! Con i tempi che corrono! Hanno rubato perfino la
Horch di Ernst! Non c' pi benzina, ma l'hanno presa lo
stesso. Il tuo amico non doveva lasciare dei documenti cos
importanti sul pianerottolo, Cristo santo!
Chi vuoi che li abbia presi, Sid? Qui ci abitiamo soltanto
noi, ormai.
Avevo la sensazione che i suoi scintillanti occhi verdi
mi passassero da parte a parte. Il silenzio nella stanza era
rotto solo dal respiro pesante di Hiero. Mi bagnai le labbra.
Cosa vorresti dire?
Il suo volto sembrava ancora pi duro nella penombra.
Se hai fatto qualcosa contro il ragazzo, la pagherai, te lo
giuro!
Mi si ghiacci il sangue nelle vene.
Usc dalla stanza e sentii la porta di casa che sbatteva, seguita
dal rumore dei tacchi sulle scale. Il ragazzo mi guardava
in silenzio, con gli occhi lucidi.
Ti senti bene?
Non andartene, Sid disse e scoppi in lacrime. Non
te ne andare, ti prego, non te ne andare.
Gli posai un fazzoletto sulla fronte sudata.
Non lascer che ti tocchino, hai capito, ragazzo? Tu
sei come un fratello per me. Ti faremo uscire di qui sano
e salvo.
La luce dolce di giugno filtrava dalle tende e nelle strade
regnava una calma mortale. Gli passai il fazzoletto sulla
fronte. Le lenzuola bianche avvolgevano Hiero come un
sudario.
Presi la sua mano calda e la strinsi forte.

SESTA PARTE.
POLONIA, 1992.

Mi svegliai, abbagliato dalla luce intensa che accendeva le
pareti gialle della corriera. Mi guardai intorno in cerca di
Chip, ma non c'era nessuno. La portiera era aperta. Mi trascinai
nel corridoio e scesi in quello strano bagliore.
Chip? chiamai, riparandomi gli occhi. Dove sei, fratello?
La voce mi tornava indietro attutita, come se fossi
sott'acqua.
La mia valigia era per terra, qualcuno l'aveva tirata gi
dal bagagliaio.
Benvenuti in Polonia borbottai fra me, sbattendo le
palpebre.
La corriera si era fermata in uno spiazzo impolverato da
cui partiva una strada sterrata. Folte querce e larici incombevano
cupi su di me. L'aria sapeva di fumo di legna e tutto
appariva nitido e scintillante. Era come se quella campagna,
quegli alberi scuri non avessero mai conosciuto la mano
dell'uomo. Iniziai a massaggiare le mie vecchie gambe per
riattivare la circolazione, e fu allora che vidi Chip in mezzo
allo sterrato, con accanto il suo elegante set di valigie.
Siamo arrivati? dissi, arrancando verso di lui. Gli occhi
mi bruciavano da morire. Che fine ha fatto l'autista?
Chip si strinse nelle spalle. Non c'era quando mi sono
svegliato. Forse  andato a mangiare.
Mi guardai intorno, ma non vidi nulla.
Poi Chip indic qualcosa al di l dello sterrato, e mi
parve di scorgere, nel chiarore, un tetto grigio e spiovente
in mezzo agli alberi. Il fumo che saliva dal comignolo si
distingueva a malapena contro il cielo bianco. Guardai la
strada davanti a noi, la pianura che si estendeva a perdita
d'occhio, vuota e sterminata come il cielo.
Sapevo di non avere scelta. Hiero non aveva chiesto di
me, ma non potevo pi tornare indietro. Ormai ero l. Irrimediabilmente.
Fui assalito da un dubbio. E se Hiero non fosse qui?
Dove andiamo a dormire, fratello?
 qui disse Chip. Stai tranquillo.
Qualcosa nel suo tono di voce mi fece balzare il cuore, il
mio vecchio cuore, in petto.
Chip si avvi e io lo seguii, portando due delle sue maledette
valigie, oltre alla mia. La strada era deserta e la luce
aveva il candore sfolgorante dell'avorio. Ma la cosa pi
strana era il silenzio, un silenzio assoluto, come se non ci
fosse nessun essere vivente nei dintorni, nessun uccello fra
gli alberi. Nulla. Sembrava di essere ai confini del mondo.
Mentre camminavamo nella luce, attraverso campi desolati,
iniziai a pensare a tutti quelli che avevamo perduto,
Ernst, Paul, Big Fritz. E Delilah.
Ernst e la sua idea assurda che morire fosse l'unico modo
per vendicarsi del padre. Si era arruolato nella Wehrmacht
chiedendo di essere mandato sul fronte russo. Avrebbe fatto
qualunque cosa pur di ferire l'uomo che gli aveva rovinato
la vita. Non pi di cinque settimane dopo, durante un'azione
dalle parti di Orel, si era beccato una pallottola in un
occhio.
Pensavo a Paul che aveva voluto tornare a ogni costo nel
nostro appartamento. Doveva recuperare le medicine di cui
aveva bisogno perch soffriva di epilessia, anche se non ce
l'aveva mai detto e noi non ce n'eravamo mai accorti. Stava
camminando per strada con Delilah quando un suo vecchio
rivale, un pianista entrato nella Gestapo, lo aveva sorpreso
in un vicolo e si era messo a strillare. Era stato arrestato
con l'accusa di tradimento contro il regime e contaminazione
razziale, e tradotto a Sachsenhausen, alle porte
di Berlino. Non ne era pi uscito.
Eravamo cos giovani. Anche Fritz. Big Fritz che era rimasto
a Berlino. Di l a poco aveva rischiato di finire in galera
in quanto jazzista, ed era scappato ad Amburgo. Si era
messo a suonare in un bordello di St. Pauli. Le puttane lo
avevano preso a ben volere e lo avvertivano quando arrivava
la Gestapo, facendolo nascondere in cantina fra le botti.
Era sopravvissuto cos anche ai bombardamenti. Dopo la
guerra si era ridotto a vivere come un vagabondo e aveva finito
per morire di fame in un bosco.
Si era pentito di averci lasciato? Io dico di s. Non era
un nazista convinto, solo un ragazzo che voleva salvarsi la
pelle. Mi fa ancora male se ci penso.
Ma Delilah, la mia bella Lilah... Quando eravamo fuggiti
da Parigi, dopo l'arresto di Hiero, aveva nascosto i nostri
dischi nei bagagli e si era cucita la lacca di Half Blood
Blues nella fodera del cappotto. Ma a Marsiglia, i bastardi
di Vichy le avevano requisito tutto, perfino il cappotto
con dentro Half Blood Blues! Povera Lilah. Anche noi eravamo
avviliti, ovviamente, ma per lei era diverso, si capiva
dallo sguardo che non avrebbe mai superato quel dispiacere.
Ci salutammo nel porto di New York e non la vidi
mai pi. Mi baci freddamente sulla banchina e part per
Montreal, scomparendo dalla mia vita. Del resto non era la
prima volta. In seguito venni a sapere che si era sposata, e
due anni dopo mi giunse notizia della sua morte. Era successo
tutto in fretta. Leucemia. Suo marito disse che cos,
almeno, aveva trovato la pace. Finalmente.
Non esagero se dico che non l'ho mai scordata.  qualcosa
che brucia nella mia mente, un alone buio che accompagna
ogni mio pensiero. Ogni giorno.
A un tratto Chip svolt in un sentiero erboso. Mentre
lo percorrevamo, entrambi a corto di fiato, cominciai ad
avere una strana sensazione, come se qualcuno ci stesse osservando.
E all'improvviso ce lo trovammo di fronte in mezzo a
un prato.
Per un attimo mi parve un grosso rottame, un vecchio
macchinario in disuso. Alto un paio di metri, in ferro
battuto, aveva due occhi incavati che fissavano il cielo con orrore.
Era una faccia, una faccia mostruosa.
Ci fermammo a guardarla allibiti. Chip fischi, moll le
valigie e s'inoltr nell'erba.
Che fai, Chip? lo chiamai. Lascia perdere.
Secondo te cos'? disse, passando la mano sul metallo.
Guarda com' bucherellato. Non  stato il tempo. Hai idea
di quanto lavoro ci sia voluto?
No dissi. E nemmeno tu ce l'hai. Vogliamo andare?
Ma Chip fece un passo indietro e rimase a fissare la cosa.
Ora mi prenderai per pazzo... Non ti ricorda qualcuno?
Rimasi in silenzio.
Non ti sembra che assomigli un po' al ragazzo?
Solo che  senza occhi dissi asciutto.
Per la miseria, Chip aveva ragione: sembrava proprio
Hiero!
Dai, andiamo. Quel coso mi fa venire i brividi.
Davvero? disse Chip, tornando verso il sentiero. A me
sembra pi che altro triste.
Ma fatti pochi passi ci trovammo davanti un'altra scultura.
Un corpo questa volta, ancora pi alto, le gambe piegate
in segno di sottomissione, le braccia tese come forconi.
Non aveva la testa, solo un lungo collo mozzo.
Sei sicuro che sia questo il posto? dissi.
Chip non rispose. Scoprimmo altre cose lungo il cammino:
sedie di ferro arrugginite, facce liquefatte e ripiegate
su se stesse, mani grandi come mulini. Pale imponenti impugnate
da mani altrettanto gigantesche. Erano tutte protese
sul prato o riverse nell'erba alta.
La casa ci aspettava al di l di un boschetto di larici. Cristo
santo, non avevo mai visto un posto del genere! Era decrepita,
come quelle sculture da incubo, la veranda ingombra
di carte ingiallite, stivali di gomma e vecchi tavoli. I
muri grigi erano disseminati di pale e scale a pioli. Aveva
tre porte d'ingresso, a pochi metri di distanza l'una dall'altra,
e tutte e tre aperte.
 qui che vive? fece Chip, esterrefatto.
Mi strinsi nelle spalle. Sar meglio entrare, non credi?
Lasciammo i bagagli nel cortile e ci avvicinammo. Il vecchio
Jones sal sulla veranda, le assi che scricchiolavano a
ogni suo passo, e si sporse verso la porta pi vicina. Permesso!
chiam con voce incerta. Salve!
Nessuna risposta.
Si volt a guardarmi, poi si pul le scarpe ed entr.
Aspetta un attimo, Chip esclamai.
Feci per seguirlo, ma all'improvviso mi cedettero le
gambe. Non me le sentivo pi. Iniziarono a tremarmi le
mani e mi venne un gran caldo. Poi pass e fui preso dai
brividi.
Barcollavo quando entrai in cucina. Era tutto di legno
chiaro: il soffitto e i pavimenti, il tavolo e le sedie, gli scaffali
al centro della stanza e persino gli utensili appesi sopra
i vecchi fornelli. Sembrava di essere in un bosco di betulle.
Ma era tutto in perfetto ordine. Scorsi la sala da pranzo al
di l di un arco. Cerano mosaici appesi alle pareti, dipinti
geometrici dai colori accesi e mascheroni africani. Il tavolo
era piuttosto piccolo e con una sola sedia.
La casa aveva un odore dolciastro che ricordava il brandy.
C' nessuno? chiese Chip, rivolto verso la sala da
pranzo. Ci scambiammo un'occhiata perplessa.
Forse  uscito dissi.
Ma Chip alz la mano.
Un rumore attutito, come una porta che si chiude. E
una voce acuta. Kto tam jest?
Ebbi un sussulto. Non avevo capito una parola, ma
quella voce la conoscevo, per invecchiata e rauca che fosse.
Di colpo tutto rallent come in un sogno: ci muovevamo
in quel chiarore come sulla superficie tranquilla di un
lago. Chip oltrepass l'arco e io lo seguii nella stanza pi
luminosa che avessi mai visto, con la luce che filtrava da
enormi finestre, mischiandosi ai riverberi del legno chiaro.
Rimanemmo di sasso. In fondo alla stanza, seduto su
una vecchia poltrona di cuoio, la barba e i capelli bianchi
che facevano risaltare ancora di pi la pelle nera, c'era un
uomo che credevo morto da anni.
Kto tam jest? ripet. Ewa?
Ciao, ragazzo fece Chip, quasi sottovoce.
Il vecchio canuto sembrava pi stupito di noi. Si volt
verso Chip, lo fiss e un attimo dopo vidi la sua faccia
aprirsi, mentre un sorriso gli sbocciava sulle labbra.
Chip? disse e poi, in un tedesco arrugginito: Sei tu,
Chip?
Mio Dio. Furono gli occhi lattiginosi, il modo in cui
aveva inclinato il capo in attesa di una risposta a togliermi
ogni dubbio.
Il ragazzo era cieco.
Chip and ad accucciarsi davanti alla poltrona. S, fratello,
sono io! Gli cinse le spalle lentamente, prima con un
braccio e poi con l'altro, e lo aiut ad alzarsi.
In piedi! esclam il vecchio Jones ridendo. Poi tir indietro
la testa per guardarlo bene in faccia: le guance ancora
pi scavate, la barba candida come la neve. Ma aveva sempre
quella smorfia impaurita. Ti trovo in forma, fratello
disse Chip con un grugnito soddisfatto. Sei uno splendore.
Sembri Sidney Poitier!
Se lo dici tu, io non mi vedo da anni! scherz Hiero.
Poi sollev il mento e si volt. Chi hai portato con te?
Il panico mi svuot la mente.
Chip si sciolse dall'abbraccio. Coraggio, fratello mi
disse. Vieni a salutarlo.
Come mi sentivo strano. Andai verso Hiero, incapace
perfino di parlare, e posai la mano, la mia mano rugosa, su
quella spalla gracile. I suoi occhi spenti cercavano i miei.
Sid? mormor.
Mi sfior il viso con il palmo ruvido, tastandomi gli occhi,
il naso e il mento, mentre annuivo come uno stupido.
Stai piangendo disse alla fine.
No, non sto piangendo mormorai.
Mi abbracci in modo impacciato e sentii che tremava
anche lui.
Questa era una ferriera, un tempo ci raccont Hiero
con la sua voce stridula. Mi hanno insegnato il mestiere.
Facevo il fabbro. Quando la cooperativa chiuse, ci dissero
che potevamo restare e questa divent la nostra casa. Gli altri
se ne sono andati, uno alla volta, ma io sono ancora qui.
Non me ne andr mai.
Sono tue le sculture l fuori? dissi, rivolto alle finestre
inondate di luce. Anche se era cieco, non me la sentivo di
guardarlo negli occhi.
Hiero sorrise. No.
Ah! esclam Chip sorridendo a sua volta. Davvero
non li hai fatti tu quei mostri?
No ripete Hiero. C'erano gi quando sono arrivato.
Figlio di puttana. Il ragazzo era pi vecchio e gracile ma
non aveva ancora imparato a mentire. Guardai Chip e capii
che la pensava come me.
Be' disse il vecchio Jones. Quella roba  sensazionale!
Chiunque l'abbia fatta.
Hiero sembrava soddisfatto. Allora ti piacciono?
Di sicuro non me le dimenticher facilmente disse
Chip.
E tu, Sid?
Non lo so risposi. Non credo che siano fatte per piacere.
Infatti disse Hiero, annuendo. Venite, vi faccio vedere
il resto.
Lo seguimmo, stupiti per la disinvoltura con cui girava
per stanze e corridoi.
Sei sicuro di essere cieco? gli domand Chip.
Vivo qui da anni, Chip rispose Hiero. Ma basterebbe
che qualcuno cambiasse la disposizione dei mobili e sarei
perduto. Ci port fuori, costeggiando il muro della casa,
fino alla doppia porta di un enorme scantinato. La apr fa-
cendola strusciare nell'erba e fummo subito assaliti dall'odore
della muffa.  stato un lavoraccio restaurare questo
posto ci spieg. Volevo farci la dispensa, ma l'unico modo
per ricavare pi spazio era abbassare il pavimento. Quando
me l'hanno detto, per poco non mi  venuto un colpo. Abbiamo
dovuto scavare per mezzo metro, togliere il cemento
e fare un'altra soletta con sotto le serpentine del riscaldamento.
Un lavoraccio, ve l'assicuro. Ho avuto gli operai in
casa per mesi, ma ne  valsa la pena.
Lo guardavo in faccia mentre parlava. Mi aspettavo di
cogliere un segno sul suo viso, rammarico, amarezza, rassegnazione,
qualcosa che mi facesse capire cosa pensava di me
dopo tutti quegli anni. Ma non c'era altro che gioia, una
strana gioia in lui. Il poveretto non sa niente, pensavo, non
ha idea di quello che gli ho fatto tanti anni fa.
Entrammo nello scantinato. L'unica luce proveniva da
fuori, perch la lampadina era fulminata e Hiero non si era
preso la briga di sostituirla. S'intravedevano decine di sagome
bizzarre nella penombra: grandi facce contorte, corpi
grotteschi. Guardandole, cambiai idea: forse Hiero sapeva.
Forse aveva capito, dopo l'arresto, e in quei lunghi decenni
se nera fatto una ragione.
Vieni a vedere, Sid! mi chiam Chip. Questo ti somiglia.
Mi avvicinai con titubanza.
Era una figura alta e snella, con il mento a punta. Stringeva
un'altra creatura, come per proteggerla, una creatura
panciuta che ricordava una donna incinta. Guardando meglio,
capii che non era affatto una donna, ma un contrabbasso.
Non mi sembra mormorai.
Diedi un'occhiata a Hiero ed ebbi la certezza, l'assoluta
certezza, che ignorava ci che gli avevo fatto. Mi incantai a
guardare la scultura.
Lui  cieco e tu sei diventato sordo disse a un tratto
Chip.
Come sarebbe?
Hiero ti ha chiesto se ti va di mangiare qualcosa.
Hiero fece un sorrisetto tirato. Thomas disse. Ora mi
chiamo Thomas.
Thomas, scusami si corresse Chip, guardandomi con
ironia.
Il ragazzo volse i suoi occhi spenti verso di me. Hai
fame, Sid?
Non mi dispiacerebbe mangiare qualcosa.
Cenammo con aringhe marinate e insalata, e per dolce
delle ciambelle comprate al supermercato. Chip e io mangiammo
su degli sgabelli, perch c'era solo una sedia.
Scusatemi per questo spuntino improvvisato disse
Hiero, sventolando il coltello. Non mi era rimasto altro.
Una ragazza viene due volte la settimana e mi porta la
spesa, pulisce la casa e cambia le lampadine. Verr domani.
Riesco a fare parecchie cose da solo, ma non tutto.
Chip e io ci scambiammo un'occhiata piena di imbarazzo.
Avremmo voluto chiedergli cosa gli era capitato agli
occhi. Volevamo sapere tutto: com'era sopravvissuto al
campo di concentramento, cosa l'aveva spinto a scegliere la
Polonia, perch si faceva chiamare Thomas. Ma Hiero non
ne parlava. Era arguto, affabile, aveva qualcosa di interessante
da dire su qualunque argomento. Ma non faceva alcun
riferimento al passato.
Dopo cena tir fuori una bottiglia di scotch e tre bicchieri.
La tenevo per un'occasione speciale disse. E cominciavo
a temere che non sarebbe mai venuta.
Chip ridacchi. Cos mi piaci, fratello! Versa!
Era il tramonto, ma Hiero non pens ad accendere la
luce. Noi non dicemmo nulla e ci mettemmo a bere mentre
la stanza scivolava nelle tenebre.
Finalmente Chip si schiar la voce. Non cercher di
convincerti, ma dannazione, fratello, l'idea mi  venuta,
sai? Potresti tornare sulla scena, prenderti quello che ti
spetta! Sarebbe la notizia del secolo, non voglio insistere
ma...
Che stupido sono, pensai, ecco perch Chip ci teneva
tanto a venire qui. Scrollai la testa in silenzio.
Ma lo stai facendo disse Hiero con un sorriso gentile.
Non ha senso, Chip. Il passato  passato.
Chip si vers dell'altro whisky. Vuoi dire che la musica
non ti interessa pi? E questo che vuoi dire?
Che importanza ha? fece Hiero. Tu sei famoso, Chip.
Non hai bisogno di me.
Chip parve rattristarsi e tacque per un po'. Poi disse: 
per questo che non mi hai scritto per tanti anni? Pensavi
che avrei cercato di coinvolgerti?
Hiero si strinse nelle spalle.
E non ti manca? Davvero non ti manca la musica?
No.
Non ti manca il senso che dava alla tua vita?
Non  quello che fai a dare senso alla tua vita.
Ah, no?
Hiero si volt verso di me. Chiedilo a Sid. Anche lui
ha smesso, no?
Mi mossi sulla sedia, fino a quel momento non avevo
aperto bocca.
Sid? fece Hiero. Sei ancora l?
S mormorai. Per me  diverso aggiunsi. Non sono
come voi due, io non ho talento.
 pi facile smettere, se uno non ha talento?
Arrossii. Non pi facile, solo diverso. Dopo la guerra,
dopo quello che  successo... Non avevo pi voglia di suonare.
Perch? mi incalz Hiero.
Non lo so. Allargai inutilmente le braccia e guardai
Chip nella penombra. Ma Chip non disse nulla. Non lo
so ripetei. La musica dovrebbe farti stare bene, invece
non mi dava pi nessuna gioia...
Questo non lo capisco fece Chip interrompendomi.
Proprio non lo capisco. Sembrava deluso. La musica 
gioia. Solo suonando puoi provare una gioia cos grande.
Hiero lo guard quasi con commiserazione. Ci sono
tanti modi di vivere, Chip, ma in fondo  sempre questione
di dare e prendere. Il jazz, come ogni forma d'arte, prende
molto, sia al pubblico, sia a chi lo fa.
Ma ti ricompensa, eccome!
Sei sicuro, Chip? dissi. Guarda te, per esempio, sei un
grande artista, ma anche un uomo infelice.
Chip non rispose, rigirandosi il bicchiere tra le mani.
Neppure Hiero parl.
Alla fine fu Chip a rompere il silenzio. Sapete cosa
penso? Il mondo  meraviglioso, ma la sua bellezza ... casuale.
Quello che facciamo noi invece  deliberato. Ed  l'unica
consolazione che possiamo offrire, non solo a noi stessi
ma anche a tanta gente che non conosciamo. Guard
Hiero a lungo, con affetto. Tu non devi nulla al mondo,
Thomas. Lo so. E sei un brav'uomo. Ma, per Dio, la tua
musica mi manca da morire. E come se ci fosse un buco
dentro di me, da quando non posso pi ascoltarla. Mi sento
solo ogni volta che ci penso.
Con l'inquietante precisione dei ciechi, Hiero allung il
braccio e prese la mano di Chip nel buio della stanza.
 acqua passata disse. Siamo vecchi ormai.
Mi sentivo a disagio e mi alzai in piedi schiarendomi la
voce. Io me ne andrei a dormire, neanch'io sto ringiovanendo.
Ti accompagno fece Hiero. Ma lo sai che passeremo
la notte a parlare di te!
Lo guardai freddamente, ma vidi che sorrideva. Era stata
solo una battuta innocente.
Fate pure risposi. Se non altro vi concilier il sonno.
Hiero si alz, tamburellando con le nocche sul tavolo.
Versamene un altro, Chip. Torno fra un minuto.
Mi accompagn in un corridoio buio che odorava di
dolce. La stanza era piccola e arredata semplicemente. Al di
l della finestra si vedeva il cielo della notte trafitto da una
miriade di stelle.
Le lenzuola sono pulite disse Hiero, con la mano sul
pomello della porta, e fece un gesto come per dire: cosa
vuoi di pi dalla vita!
Grazie. Grazie, Thomas.
Sono contento che tu sia venuto, Sid disse rivolto
verso il punto in cui mi trovavo un attimo prima. Pensavo
che... Be', sono contento.
Avevo un nodo in gola. Mi fa uno strano effetto rivederti
cos farfugliai.
Cos come?
Mi strinsi nelle spalle. Vivo.
Annu, sorridendo tristemente. Ora riposati. Con un
po' di fortuna lo saremo ancora tutti e due, domattina.
Si chiuse la porta alle spalle e io, seduto sul letto in
quella stanza buia, mi dissi che non avevo scelta: dovevo
raccontargli quel che avevo fatto con i suoi documenti. Era
per questo che ero l. Non per ritrovare un amico, ma per
perderlo, definitivamente.
Mi addormentai, ma queste cose non le vidi in sogno.
Fu piuttosto una pausa nello scorrere del tempo, una sorta
di assenza... Vedevo Hiero in fila insieme a statue arrugginite.
A un tratto le SS gli ordinavano di fare un passo avanti
ed erano cos stupite dal suo colore che gli sfregavano la
pelle per vedere se il nero veniva via. Lo prendevano per un
atleta, come Jesse Owens o Joe Louis, e lo ammonivano a
non approfittare della sua agilit per scappare. Una delle SS
lo seguiva nella stanza degli effetti personali e gli diceva di
togliersi tutto, cappotto, cappello, pantaloni, e ficcava ogni
cosa in un sacco con sopra un numero.
Non era un sogno. Gli davano da mangiare il salnitro fino
a fargli gonfiare le membra, per tenere a freno la sua furibonda
libido africana. Glielo davano tutti i giorni e alla fine
la sua faccia sembrava una fetta di pane inzuppata d'acqua.
Vedevo il ragazzo in una stanza fredda, rasato dalla testa
ai piedi, nudo come un verme, le gambe tremanti. Solo
che non era il ragazzo che ricordavo, ma il vecchio della
Polonia. La sua barba bianca era sparsa sul pavimento e
i suoi occhi lattiginosi erano pieni d'inquietudine mentre
gli consegnavano la divisa a strisce e un berretto da vagabondo.
Sentivo che ripeteva:  acqua passata,  acqua
passata.
Il ragazzo non riusciva a dormire. Fissava i suoi compagni
nei letti a castello e avevano tutti le membra come forchette
storte e dei buchi al posto degli occhi. Ma lo fissavano
ugualmente, stupiti dalla sua pelle nera. Hiero per
non ci badava. Erano fatti di fumo quegli uomini, potevi
passare attraverso i loro corpi. E gli mettevano un po'
paura, quasi che la loro vicinanza bastasse a scarnificargli le
ossa, a raschiare via la luce dai suoi occhi.
Vedevo le sue giornate trascinarsi lente. Lo arruolavano
a forza in un'orchestra. Non mancavano gli strumenti, le
persone li avevano portati con s, pensando che avrebbero
potuto suonare nel posto dove stavano andando. Lo sentivo
suonare il Lohengrin di Wagner, mentre arrivavano altri
treni. Lo sentivo suonare la Canzone dei cannoni, mentre
i corpi venivano caricati sui camion e la gente marciava
verso l'impiccagione. Lo vedevo suonare in un bordello di
prigioniere, le loro urla che squarciavano l'aria, mentre lui
soffiava le sue note acute e sgargianti.
Non era un sogno. E alla fine mi addormentai.
Il sole spunt e torn quella luce incontenibile. Mi alzai
con gli abiti gualciti perch avevo dormito vestito e andai
a sedermi sul bordo della veranda, le gambe penzoloni.
Mi ero fatto il caff e lo stavo bevendo, senza latte per,
perch non ne avevo trovato nel frigo. Quando ci pensai mi
parve la pi assurda delle fatalit: noi tre di nuovo insieme
in una casa, senza latte... No, non avrei mai avuto il coraggio
di dire la verit al ragazzo. Non se ne parlava nemmeno.
Un'ora prima Chip era uscito sbadigliando e mi aveva
proposto di fare una passeggiata, ma le mie vecchie gambe
non se l'erano sentita. Ero rimasto a guardarlo mentre si avviava
da solo lungo il sentiero, appesantito dai suoi ottantatr
anni. Li dimostrava tutti.
Stavo giusto per rientrare in casa quando a un tratto avvertii
una presenza alle mie spalle. Mi voltai e vidi Hiero,
immobile e silenzioso a pochi passi da me, il viso rivolto
verso il sole.
Buongiorno dissi fissandolo. Ancora non riuscivo a
credere che fosse proprio lui, che fosse vivo.
Giorno, Sid. Aveva addosso una maglietta troppo
larga, jeans stracciati e delle scarpe da ginnastica cos consumate
che sembrava ci avesse corso dieci maratone. Trasandato
e malconcio, ma con una parvenza di decoro.
Feci per alzarmi, volevo aiutarlo.
Santo cielo, stai seduto, stai seduto disse, con un sorriso
gentile. Vivo qui da cos tanto tempo che potrei girare
tutta la casa camminando all'indietro.
Cerc tastoni il bordo della veranda e si sedette con cautela.
Hai dormito bene? mi domand, ansimando leggermente.
Sai com', quando non sei nel tuo letto... Lo guardai e
aggiunsi: Comunque, grazie per l'ospitalit.
Il whisky almeno era buono.
Ridacchiai. Ho fatto il caff, se ti interessa. Per non
ho trovato il latte.
Hiero sorrise.
Se penso che eri qui tutti questi anni e io non lo sapevo.
Non disse nulla e rimanemmo in silenzio. Guardavo il
suo profilo, la pelle d'ebano che si stagliava contro il cielo
bianco. I suoi occhi opalescenti che fissavano un mondo
invisibile.
E poi, quasi senza volerlo, cominciai.
Devo dirti una cosa, Hiero, mi rincresce, ma devo
farlo.
Thomas mi corresse.
Arrossii e mi schiarii la voce.  una cosa brutta.
Il ragazzo si accigli. Cio?
Gettai il resto del caff nell'erba e distolsi lo sguardo.
Che il diavolo mi porti. Ti ricordi quando stavamo a Parigi?
Fu colpa mia se non avevi i documenti.
Non disse nulla, in attesa che continuassi. Impassibile come
le sue statue arrugginite.
Mi si secc la gola.  da una vita che volevo dirtelo.
Perdonami, Thomas, perdonami.
Si volt verso di me con un sorrisetto stupito. Ma  per
questo che ho detto a Chip di venire qui. Non volevo che
si sentisse in colpa per quello che mi  successo. Non  stata
colpa sua. Non  stata colpa di nessuno, Sid.
Allora non hai capito. La colpa  stata solo mia, sono
stato io a nascondere i visti.
Ma, Sid, non li avevo nemmeno i visti!
Invece s! Un paio di giorni prima che ti arrestassero ce
li avevano portati. Era quando stavi male e io ero con te. Li
avevano lasciati fuori dalla porta e io li ho nascosti.
Cominci a scuotere la testa. Non ha senso disse. Perch
avresti dovuto fare una cosa del genere?
A quel punto cominciai a tremare. Non riuscivo a dirlo.
Ma ci arriv da solo. Il disco.
Perdonami, Thomas mormorai. Mi dispiace da morire.
Fece un gesto brusco con la mano, come per dirmi di
non toccarlo, e rimase seduto al sole per un minuto buono,
la testa girata dall'altra parte. Poi si alz, lentamente, and
verso la seconda porta ed entr in casa.
Il silenzio sulla veranda si fece assordante. La luce era diventata
di piombo sulla mia pelle, sul torace, su ogni parte
di me. Sbattevo gli occhi, quasi accecato, davanti a quel
bagliore opprimente che minacciava di ingoiare il cortile.
Strinsi la tazza vuota come se ne andasse della mia vita. L'onest
non c'entrava nulla e neppure la compassione, solo allora
lo capii. Pensavo forse di consolarlo in quel modo?
Chip ritorn ansante dalla passeggiata. Cos'hai? mi
domand.
Niente risposi. Non ho niente.
Si sedette con un gemito, dove un minuto prima era seduto
Hiero.
Non credo che dovrei restare qui dissi. Penso che farei
meglio ad andarmene, Chip.
Oh, Sid. Cos' successo? Cosa gli hai detto?
Non avevo nessuna voglia di ripeterlo. Guardavo Chip
e mi sentivo come un guscio vuoto. Ma che importava, in
fondo, se lo sapeva anche lui? Sono stato io a far sparire i
visti di Hiero, prima che ce ne andassimo da Parigi. Tu e
Lilah eravate fuori e li avevano lasciati sotto lo zerbino mentre
il ragazzo dormiva. Provai una fitta di angoscia nel dirlo.
Volevo che finissimo il disco.
Chip mi guard severamente. Davvero hai fatto questo?
Ma lo stupore dur un attimo sul suo viso e torn a fissare
le gigantesche sculture di Hiero come se nulla fosse.
Il silenzio era peggio di un rimprovero e feci per alzarmi.
Chip mi pos la mano sul braccio. Abbiamo fatto tutti
cose di cui non andiamo fieri, Sidney. Soprattutto in quegli
anni. Si volt verso di me inarcando le sopracciglia. Non
 stata colpa tua se i nazisti lo hanno arrestato. Non potevi
immaginare che sarebbe successo.
Se non avessi fatto quello che ho fatto, magari sarebbe
stato in Svizzera...
Chip tacque per un momento. D'accordo. Non ci sono
scuse per quello che hai fatto, Sid. Hai sbagliato. E te lo
dice uno che ha guadagnato grazie a quel disco. Ma sono
sicuro che avresti dato la vita per lui. Il ragazzo era come un
fratello per te. E lo sai anche tu.
Mi facevo schifo. Cercai nuovamente di alzarmi, ma
Chip mi pos la sua grande mano sulla spalla.
Dove vai? disse.
C' un'altra cosa che devo dirgli.
Oh, dagli tempo. Una notizia cos non  facile da mandar
gi.
Il vecchio Jones mi port nel salotto di Hiero, con la sua
parete di luce. Ed ecco cosa ti sei perso ieri sera, andando
a letto con le galline. Mi sorrise, ma io stavo ancora malissimo
e non fiatai. Chip apr un armadio e si chin con una
smorfia. Prese una cassetta di legno piena di dischi e inizi
a tirarli fuori dalle copertine.
Ha i nostri dischi? borbottai.
No, niente jazz disse Chip. E tutta roba che non
avevo mai sentito. Guarda, Adamo Didur, Miliza Korjus,
Georg Malmstn, Marcella Sembrich. Il ragazzo mi ha
detto che sono polacchi, ma ci sono anche finlandesi e svedesi.
Senti che roba, non crederai alle tue orecchie!
Pos la puntina del giradischi sul piatto di un vecchio
grammofono, e pian piano, fra il crepitio dei solchi, si lev
un filo di voce, come da una grande distanza. Sembrava
vecchissima. Saliva di tono e di colpo scivolava verso il registro
grave, per poi salire di nuovo, quasi assorbendo la
luce diafana che veniva dalle finestre. Cantava in una lingua
che non conoscevo, forse in polacco. Una voce chiara eppure
incrinata, nuda... poi tutto si fuse, meravigliosamente,
e chiudendo gli occhi capii quante cose ignoravo ancora,
quante cose potevano ancora accadere.
Il disco fin, e riaprendo gli occhi vidi Hiero sulla soglia,
il volto stranamente sereno.
Chip si alz dallo sgabello, ma Hiero lo ferm.
Non ho bisogno del tuo aiuto, Chip.
E chi vuole aiutarti rispose Chip. Ho un impegno urgente.
Spero che ci sia un rotolo pieno di l, perch avr
da fare per un po'. Passandomi accanto, mi rivolse un'occhiata
complice.
Il disco stava ancora girando sul piatto e lo sfrigolio dei
solchi riempiva il silenzio. Hiero rimase un momento sulla
porta, a capo chino. Poi si volt verso di me con un'espressione
pungente.
And a sedersi nella sua poltrona di pelle e quasi mi
sentivo in obbligo di ricominciare da capo, di confessare
di nuovo la mia colpa. Ma lui si volt con un leggero grugnito
verso i campi al di l del vetro, disseminati di sculture.
Questo cielo, Sid,  il cielo dei grandi poemi epici
polacchi. Il cielo del Pan Tadeusz. Storse le labbra.  l'unica
cosa che mi manca, il cielo.
Annuii.
L'ho visto, sai.  stato il cielo a decidere per me, quella luce sfolgorante. L'ho seguita fin qui,  per questo che sono rimasto.
Capii cosa intendeva dire: la sua cecit non era dovuta al campo di concentramento. E voleva che lo sapessi. Non gliel'avevo regalata io. Lo guardai, guardai i suoi occhi lattiginosi che avevano visto un mondo andare in sfacelo. E poi rinascere.
Pos i palmi sulle ginocchia. Cosa stavate ascoltando? Era Marcella Sembrich, vero? Non la sentivo da anni. La sua voce... La luce era cos.
Mi schiarii la gola. Capisco.
Rivolse i suol occhi spenti verso di me. Ti vedo, Sid disse dal suo mondo di tenebre. Ti vedo com'eri cinquantanni fa. Esattamente come allora.
Non dissi nulla. La puntina scricchiol, fermandosi alla fine dei solchi.
Rimettilo disse Thomas. Voglio sentirlo di nuovo.
...
.
...
FINE.
...
.
...
Ringraziamenti.
.
John Williams, Rebecca Gray, Pete Ayrton e gli altri di Serpent's Tail; lo staff di Key Porter Books, a Toronto; Jackie Baker; Anne McDermid e i suoi eccellenti collaboratori; Hannah Westland e Margaret Halton di RCW; Marie-Lynn Hammond; Sarah Afful; Todd Craver; Michelle Wright; Jack Hodgins; i Price e gli Edugyan; Jeff Mireau; Richard Hess; Graham Newton; Art Schiffrin; Andrew Hamilton. Jane Warren, sei incredibile!
Akademie Schloss Solitude; The Canada Council for th Arts; British Columbia Arts Council; Stiftung Kuenstlerdorf Schoeppingen; il progetto Fiskars A-I-R; Collegium Budapest/ JAK; Het Beschrijf/Passa Porta; Hawthornden Castle; Klaustrid; Fundacin Valparafso.
...
.
...
Bibliografia.
.
Lusane, Clarence, The Historical Experiences of Afro-Germans, European Blacks, Africans, and African Americans in th Nazi Era, Routledge, 2003.
Kater, Michael H., Different Drummers: Jazz in th Culture of Nazi Germany, Oxford University Press, 1992.
Massaquoi, Hans J., Destined to Witness: Growing up Black in Nazi Germany, HarperCollins, 1999.
Shack, William A., Harlem in Montmartre: A Paris Jazz Story Between th Great Wars, University of California Press, 2001.
...
.
...
FINE.